«La Cgil combatterà i modelli ispirati alla violenza»

03/11/2003






3 novembre 2003

Nerozzi, segretario confederale: sono figure emerse dal nulla, con biografie banali

«La Cgil combatterà i modelli ispirati alla violenza»

      ROMA – Che rapporto c’è tra i nuovi brigatisti e il mondo del lavoro? Rispetto ai terroristi operai degli anni Ottanta assistiamo a una terziarizzazione dell’eversione rossa? E il sindacato come reagisce davanti alla cattura di propri iscritti? Donatella della Porta è la studiosa che per conto dell’Istituto Cattaneo ha pubblicato nel 1990 una voluminosa ricerca sul terrorismo di sinistra. Il suo primo giudizio è che «ogni parallelo con gli anni Settanta è fuorviante». I terroristi di trent’anni fa erano delle «avanguardie», godevano di credibilità dentro il movimento e dentro le strutture di base del sindacato. Dalle biografie dei nuovi brigatisti tosco-laziali, invece, emergono figure molto più sbiadite, che quasi mai hanno ricoperto ruoli di rilievo nel movimento. Si ha l’impressione di un brigatismo minimalista. «Per loro la militanza nell’eversione nasce da una cooptazione amicale, quasi da una dimostrazione di lealtà. Le colonne sembrano adottare metodi da piccolo gruppo. Nei comportamenti di più di qualcuno si può osservare poi una militanza trasandata. L’attenzione è rivolta a passare inosservati più che ad aggregare».
      Ma anche se non c’è un legame costante con il sindacato le nuove leve dell’eversione sono figlie o no di una sorta di «eccesso di militanza», come per l’appunto si era verificato negli anni ’70 e ’80? Della Porta anche in questo caso risponde di no. I Mezzasalma e i Broccatelli non sono l’espressione di lotte radicali in fabbrica o sul territorio, tra loro e le necessità di rappresentanza sociale c’è un abisso. I nuovi brigatisti vengono in prevalenza dal terziario ma anche in questo caso non hanno un retroterra di mobilitazioni sul posto di lavoro.

      A differenza di quanto era successo in passato a Roma, quando una consistente presenza eversiva negli ospedali era comunque collegata a situazioni di lotta radicalizzata.
      Secondo Paolo Nerozzi, segretario confederale della Cgil, è necessario capire meglio chi sono i nuovi brigatisti. «Abbiamo tutte le intenzioni di farlo e lo faremo appena il quadro delle indagini sarà più chiaro. Come Cgil non sottovalutiamo il fenomeno, terremo alta la guardia e porteremo fino in fondo una battaglia contro ogni modello ispirato alla violenza». Detto questo, per Nerozzi le nuove leve del terrore sono estranee al mondo sindacale.
      A differenza degli anni passati gli arrestati di questi giorni non hanno avuto una socializzazione a base di lotte operaie e sociali. «Sono figure emerse dal nulla, le loro biografie risultano quasi banali». Chi volesse poi vedere nell’eversione una sorta di perverso prolungamento delle lotte radicali dei metalmeccanici opererebbe nient’altro che «una provocazione». Lo ha detto anche Savino Pezzotta, sottolinea Nerozzi.
      «I nuovi brigatisti non sono pesci che nuotano nell’acqua sindacale», sostiene anche Paolo Pirani, segretario confederale della Uil. Anzi, sovente le confederazioni sono oggetto di atti vandalici e intimidatori come di recente è accaduto proprio alla Uil del Veneto. Pirani riscontra anche una certa terziarizzazione dei brigatisti, almeno rispetto alle colonne toscana e romana. «Ma non c’è quel radicamento nel mondo della produzione che c’era in passato. Non hanno fiancheggiatori».
      Tutt’altro discorso meritano però gli Nta, i nuclei territoriali antimperialisti attivi da alcuni anni nel Nord Est. «Se ne sa ancora troppo poco, ma dai documenti che hanno diffuso trapela un maggiore interesse verso la fabbrica e quindi è possibile che ciò sia il segnale di un certa presenza». Pirani non esclude, in Veneto, qualche infiltrazione nelle strutture di base del movimento sindacale e segnala anche un possibile collegamento con frange estremiste presenti sul territorio.
      Insomma il sindacato non c’entra niente con la nuova eversione ma fa bene a stare in campo e a battersi perché anche la colonna veneta dell’eversione sia ridotta in condizioni di non nuocere.
D. D. V.


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