«La Cgil chiude la porta in faccia alla storia»

25/02/2002
La Stampa web




(Del 24/2/2002 Sezione: Economia Pag. 5)
�La Cgil chiude la porta in faccia alla storia�
D�Amato attacca Cofferati. La replica: nessun rispetto per le controparti

TORINO

�La Cgil, come lo struzzo, nasconde la testa sotto la sabbia e chiude la porta in faccia alla storia�, chiosa Antonio D�Amato con voce quasi flautata. �La Cgil rispetta la controparte, non sempre il presidente della Confindustria lo fa�, sibila di rimando Sergio Cofferati, con un sussurro tagliente che nemmeno l�irritazione fa salire di una quinta. Frammenti di cortesie tra i soggetti pi� ingombranti del nostro universo di capitale e lavoro. Sono uno di fronte all�altro a meno di tre metri – nel centro congressi dell�Unione Industriale di Torino – e si guardano fissi negli occhi, il presidente degli industriali e il leader del principale sindacato. Divisi da tutto: dal temperamento (tribunizio per il primo, professorale per il secondo), dalla storia, dagli obiettivi. Non sono fatti per capirsi D�Amato e Cofferati e, come d�uso, l�incontro si trasforma in un duello rusticano: contenuto solo nei toni. L�occasione, del resto, � ghiotta: in prima fila, accanto al ministro del Welfare Roberto Maroni, ci sono i segretari della Cisl (Pezzotta) e della Uil (Angeletti) che l�imprenditore napoletano vuole sparigliare e il sindacalista cremonese ricompattare. In apertura dei lavori dell�ultima giornata di confronto sul futuro delle relazioni industriali, Cofferati aveva ribadito l�indisponibilit� a negoziare la riduzione dei diritti dei lavoratori, confermato lo sciopero generale, rilanciato a Confindustria l�accusa di lavorare per strappare ampi margini sui licenziamenti. Troppo, anche per suscettibilit� meno spinte di quelle di D�Amato. Che conquista il microfono e parte all�affondo. �Una campagna di disinformazione come quella attuata dalla Cgil contro Confindustria � inaccettabile: assolutamente non all�altezza di chi vuole il dialogo�, scandisce. �Una campagna denigratoria non ha davanti a s� una grande prospettiva, n� serve mettere la testa sotto la sabbia, perch� il conto verr� pagato dal paese, in termini di minore crescita�, incalza. �Noi non vogliamo libert� di licenziamento, ma di assunzione�, aggiunge poi sostenendo che nel dna degli imprenditori italiani �c�� la volont� di coniugare la crescita con l�equit�: rispettando i tempi della storia. Quei tempi che il sindacato di Cofferati, a suo giudizio, non ha mai saputo cogliere �perch� anche le grandi riforme fatte insieme – sulla scala mobile e la politica dei redditi – sono comunque state tardive e il paese ha pagato lo scotto con uno sviluppo inadeguato�.
Il presidente della Confindustria apprezza la franchigia di due mesi concessa dal governo alle parti sociali �per costruire l�avviso comune� e la disponibilit� di Maroni a recepire nella delega le correzioni concordate fra le parti. E condivide il metodo della ricerca del consenso, scelto dal ministro del Welfare perch� – spiega – se i passi avanti si fanno solo con le riforme, su queste si deve trattare a tutto campo: e si debbono avanzare proposte e non limitarsi a respingere sempre quelle altrui. �Confindustria – ricorda – ha avanzato delle proposte che possono piacere o meno, ma lo ha fatto: se il sindacato ha idee migliori le porti al tavolo, ma non si arrocchi come fa da sempre questa Cgil�. A Cofferati, D�Amato non perdona niente. Gli rinfaccia, �oggi che Ciampi, da capo dello Stato, � diventato un�icona per il sindacato nel suo complesso, di aver fatto uno sciopero generale contro Ciampi uomo di governo�. Gli rimprovera �di aver impedito, per cinque anni, l�apertura di un tavolo sul Mezzogiorno�. E lo avverte che la stagione dei poteri di interdizione � finita. Almeno se lo augura D�Amato. Che, per sgombrare il campo dagli equivoci e scongiurare il rischio di compromessi al ribasso, dice rivolto a Maroni: �Il governo ha condiviso alcune nostre posizioni e ora fa bene a cercare il confronto, a patto che non si faccia imporre divieti e tab� da nessuno�. Perch�, conclude il presidente di Confindustria, �se le riforme � meglio farle con il consenso, il consenso senza riforme getta a mare il paese�. Il clima, in sintesi, anche ieri non lasciava granch� ben sperare. Anche per questo l�amministratore delegato della Fiat Paolo Cantarella ha sollecitato a non fossilizzarsi �su una questione pur importante come l�art.18�, ma �a sedersi al tavolo – come si conviene alle associazioni dei lavoratori e degli imprenditori – per discutere di tutti i capitoli davvero importanti� che Maroni ha messo sul tavolo con le deleghe sul lavoro e sulla previdenza.

Flavia Podest�