La Cgil chiama allo sciopero

10/10/2002

          10 ottobre 2002
          La Cgil chiama allo sciopero
          Grande mobilitazione per il 18 ottobre, la Rai fa finta che non ci sia

          MILANO I «motori» già rombano,
          non c’è struttura piccola o importante
          della Cgil che non sia impegnata
          al massimo per preparare lo
          sciopero generale di venerdì 18 dicembre.
          Attivi e assemblee a non
          finire vengono organizate durante e
          dopo l’orario di lavoro, scontando
          le complicazioni di una lotta separata,
          ed ovunque è un pienone di gente
          incazzata col governo e coi sindacati
          che hanno firmato il patto. E
          intanto va avanti la campagna dei
          diritti con 3 milioni e 209 mila firme
          già raccolte, e adesioni non scontate,
          come a Bergamo alla Same (quarto
          produttore mondiale di trattori, con la
          holding tedesca Deutz Fahr e Lamborghini
          motori) dove al banchetto Cgil ai cancelli
          hanno firmato il presidente della Same,
          Marco Vitale, il presidente della holding,
          Vittorio Carozza e l’amministratore
          delegato. Massimo Bordi.
          Una grande battaglia di democrazia
          completamente cancellata dagli
          schermi televisivi: «È vergognoso
          come la Rai trascuri la preparazione
          dello sciopero e la raccolta
          delle firme», denuncia il segretario
          confederale Cgil Carlo Ghezzi.
          Le adesioni giungono anche da pezzi
          di società non tradizionalmente legati
          al sindacato: «Numerose realtà
          che sono con noi».
          Le manifestazioni del 18 saranno
          120, in tutti comprensori della
          Cgil. L’unica di dimensione regionale
          sarà a Torino, dove parlerà Guglielmo
          Epifani. Nei centri del Mezzogiorno
          - il buco più nero della
          Finanziaria – parlano i vertici confederali:
          Giuseppe Casadio a Catania,
          Carlo Ghezzi a Napoli, Morena Piccinini
          a Bari, Titti Di Salvo a Palermo,
          il presidente del direttivo Raffaele
          Minelli a Cagliari, Walter Cerfeda
          in Calabria. Al nord, invece, Ma-
          rigia Maulucci a Venezia, Carla
          Cantone a Bologna, Giampaolo Patta
          a Genova, Paolo Nerozzi a Milano,
          Achille Passoni a Firenze, Nicoletta
          Rocchi a Roma, Paola Agnello
          a Reggio Emilia.
          Un aspro contenzioso si è aperto
          con il ministro dell’Istruzione Lerizia
          Moratti che – spiega Ghezzi -ha
          ritardato quanto più possibile la
          comunicazione dello sciopero alle
          scuole, pur avendo diramato gli avvisi
          di uno sciopero autonomo del
          14. Per indurre il ministro a trasmettere
          la circolare, i militanti della
          Cgil scuola sono stati costretti,
          martedì l’altro ieri, a occupare gli
          uffici ministeriali. Il ministero è stato
          anche denunciato per attività antisindacale:
          «Una vergogna: boicottare
          così il libero esercizio di un
          diritto democratico», dice Ghezzi.
          Martedì scorso la Cgil è entrata nelle
          scuole e nelle università: «Per
          spiegare le motivazioni della nostra
          lotta, e per raccogliere le firme».
          Lo sciopero – dice ancora Carlo
          Ghezzi – «purtroppo è sostenuto anche
          dai fatti: si sono fatte concrete
          tutte le analisi della Cgil sia sulla
          Fianziaria, sia sulla estrema fragilità
          del patto per l’Italia, un accordo sba-
          gliato che ha prodotto una Finanziaria
          disastrosa mentre si profila una
          fase economica negativa, con la crisi
          della Fiat, e con le crisi in arrivo
          nel settore chimico e le ristrutturazioni
          pesanti nel settore del credito».
          E con il parlamento che si accinge
          a varare le deleghe sul mercato
          del lavoro che smantellano le tutele:
          invece di sostenere la qualità dello
          sviluppo, il governo ha aggredito i
          diritti e il welfare, ed ora i risultati
          sono davanti a tutti, conclude il dirigente
          Cgil, che aspetta anche di verificare
          se Maroni manderà le spie.
          g.lac.