La Cgil che vogliamo diventa area programmatica del sindacato

07/07/2010

Non c’è futuro per un sindacato che non sia radicalmente democratico». Tocca a Gianni Rinaldini tenere le conclusioni dell’assemblea nazionale della ex-”Mozione due” (La Cgil che vogliamo), da domani ufficialmente Area programmatica in Cgil. E lo fa nel modo a lui più congeniale. Ovvero, battendo il tasto della democrazia e della partecipazione dei lavoratori. La vicenda di Pomigliano è una ferita ancora molto fresca. Nei prossimi mesi ci saranno, poi, in Parlamento, alcuni passaggi cruciali sul tema lavoro, come la trasformazione dello Statuto dei lavoratori in Stanito dei lavori e l’approvazione definitiva del Collegato lavoro. Cosa ha intenzione di fare la Cgil? Davvero può pensare di andare avanti di scelta tattica in scelta tattica, scivolando così nell’imbuto? Quanto accaduto sulla proposta di scambio tra “blocco dei contratti nel pubblico impiego” e occupazione, messa in campo dal segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani al congresso nazionale di Rimini, è embiematico. 11 Governo ha subito deliberato il blocco senza però far seguire le assunzioni. Il sindacato non solo è diviso, a causa di rna specifica azione di Confindustria e Governo, ma la stessa Cgil sembra aver smarrito l’onentamento. In ballo non c’è più solo
qualche “accordo separato” ma, come sottolinea l’ex-segretario della Fiom, l’esistenza stessa del sindacato, o meglio della rappresentanza dei lavoratori, così come era stato pensato nel secolo appena trascorso. ‘In Cgil ci sono due posizioni completamente diverse», rincara a dose Rinaldini poco prima di prodursi in un duro attacco contro i vertici della confederazone. A partire dalla modalità di cambio della leadership che, con la recente riesumazione della nomina, di Susanna Camusso a vice-segretaria generale a pochi mesi dalla scadenza del mandato di Guglielmo Epifani, sembra somigliare a un passaggio dinastico. Senza contare ciò che sta accadendo nei territori per quanto riguarda la formazione delle segreterie fuori dal patto di gestione unitaria, lo “strappo” sul referendum a Pomigliano d’Arco e l’assenza dall’italia del segretario generale della Cgil Gugliel-. mo Epifani il giorno dello sciopero generale. E poi, per finire, c’è il grande tema della democrazia interna.
Ma l’assemblea generale della “Cgil che vogliamo” ha discusso anche di altro, ovvero della forma organizzativa da darsi in vista della durissima battaglia in difesa dei diritti e delle tutele dei lavoratori. I pilastri della nuova Area programmatica, che per il momento al Direttivo nazionale conta su un 180/o dei voti (Fiom, pezzi di Pubblico impiego e pezzi di Fisac), sono quelli dell’”area senza perimetro”, come è stata definita da
Mangia Maulucci, e dell’autodeterminazione di ogni istanza all’interno del sindacato. Questo vuoi dire che il l’esercizio del famigerato “diritto di proposta”, ovvero l’inserimento di propri rappresentanti negli organismi dirigenti, verrà gestito non centralmente.
«La nostra organizzazione interna – si legge nel documento finale -. dovrà essere assolutamente democratica, nella profonda convinzione che costruire uno spazio di estensione della partecipazione e della democrazia sia un vantaggio per la vita interna e le scelte di tutta la Cgil». «Tale democrazia – continua il documento – si sostanzia nell’attribuire la titolarità di orientamento e scelte ai delegati che si riconoscono nell’Area. A tal fine, prevediamo lo svolgimento di due assemblee nazionali all’anno, precedute da assemblee dei delegati ai vari livelli».
Sarà in queste sedi che l’Area programmatica “La Cgil che vogliamo” darà corpo al suo documento pro- grammatico. Nel testo costitutivo, votato all’unanimità ieri, si accenna ad un «nuovo sistema di regole contrattuali», «stante l’inemendabilità dell’accordo separato del 22 gennaio 2009», alla priorità della «lotta alla precarietà», e «modalità certe e pienamente democratiche nella misurazione della rappresentatività e nella validazione di piattaforme e accordi tramite il voto referendario dei lavoratori».