La Cgil boccia la manovra: “E’ da Prima Repubblica”

26/09/2001



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La Cgil boccia la manovra
"E’ da Prima Repubblica"

Oggi le segreterie unitarie dei sindacati discuteranno la Finanziaria
il retroscena


ROMA – «Siamo stati convocati solo per ascoltare e basta, non abbiamo interloquito, non c’è colloquio: c’erano tutti, forse troppi». Il presidente della Confsercenti Marco Venturi, lunga e collaudata esperienza dei vertici di Palazzo Chigi, è il primo a rappresentare il disagio delle parti sociali alla prima prova generale del governo Berlusconi di fronte alla «stella polare» della concertazione.
Circa ottanta persone, più di trenta organizzazioni, ma soprattutto come già dalla vigilia lamentavano i sindacati la mancanza di approfonditi incontri preventivi per preparare il vertice di ieri. Non a caso Cgil, Cisl e Uil hanno tenuto le bocche ben cucite: si è raccontato di un Cofferati scuro in volto, di un Berlusconi che ha avuto un solo istante, al termine della riunione, per scambiare poche battute con i tre leader. Tant’è che i tre sindacati formuleranno oggi, nel corso della segreteria unitaria, il giudizio politico complessivo sulla Finanziaria e dovranno incontrare nuovamente il governo domani, poche ore prima del varo della manovra previsto in una riunione del consiglio dei ministri «notturna», convocata per le 20 e 30.
Seppure non espliciti i commenti tuttavia ci sono stati. Il più duro sembra quello della Cgil: «Una Finanziaria da Prima Repubblica», hanno sentenziato ieri in Corso Italia. «Non c’è un vero sostegno alla domanda», raccontava ieri Guglielmo Epifani, numero due dell’organizzazione mentre per le deleghe su fisco, pensioni e occupazione la linea è già tracciata e suona come un perentorio «no». Il resto sono giudizi assai critici che vanno dalla «Finanziaria virtuale» alla «Finanziaria di sabbia».
In casa Cisl è lo stesso segretario Savino Pezzotta a fornire il primo giudizio «a caldo». Meno forte, ma non certo entusiasta. «Si è aperto un confronto, sarebbe stato meglio se si fosse avviato prima», ha detto e ha aggiunto che terranno gli occhi puntati su «pensioni e contratti». Del resto Beniamino Lapadula della Cgil fa notare che con le norme che sta studiando il governo Berlusconi ben sei milioni di pensionati rischiano di non avere nessun aumento del «tetto» di un milione di lire promesso.
Le altre organizzazioni non tacciono il disagio. Il presidente Confcommercio Billè si esprime laconicamente: «Non c’è trippa per gatti». «Siamo delusi, siamo usciti con le orecchie molto abbassate», ha commentato il presidente di Confartigianato, Luciano Petracchi. «Vogliamo prima leggere bene le cifre», lo corregge con un pizzico di fiducia in più il presidente di Confagricoltura, Augusto Bocchini, che ricorda che «buona parte degli interventi previsti in agricoltura sono rimasti sulla carta». Si sommano lamentele mentre esce anche il presidente della Confcooperative Luigi Marino.
Dura e già esplicita la reazione del Forum del terzo settore: «No ad una Finanziaria di guerra che possa in qualsiasi modo prevedere una decurtazione delle spese sociali, a favore di una logica improntata sulla sicurezza e sul rafforzamento degli apparati di difesa. Sì al sostegno delle politiche sociali». «Speriamo che il governo non si limiti ad una semplice informativa sulla Finanziaria», si è lamentato anche Marco Paolo Nigi, segretario della Confsal.

(r.p)