La Cgil apre sulla flessibilità

03/09/2010

Via libera ad un tavolo dove si discuta di utilizzo degli impianti, ma totale chiusura sulla partita dei diritti. Susanna Camusso, vicesegretario generale della Cgil, approfitta di un dibattito sulla Fiat, nell’ambito della festa nazionale del Pd, per ribadire che «i diritti dei lavoratori sono inviolabili», e tali devono rimanere.
Sull’utilizzo degli impianti, sui turni, sulla competitività, invece, si può discutere, si può trattare ed è possibile arrivare ad una soluzione condivisa. Ma nella consapevolezza che la sfida, ricorda Camusso, deve riguardare la qualità, non deve essere basata sui bassi costi. «Noi in Italia – ribadisce la sindacalista – non produciamo auto per esportarle in Cina, noi dobbiamo competere con le grandi case europee che producono in Europa. Invece si cerca di mescolare le carte».
Ma anche Massimo D’Alema, alla festa torinese, è intervenuto sul caso Fiat, dichiarando di aver trovato «particolarmente sgradevole» la vicenda dei lavoratori di Melfi. A suo avviso l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, «ha dimostrato una grande forza ma ha commesso errori e assunto atteggiamenti sbagliati». Per D’Alema, comunque, è giusto interloquire con Marchionne ma serve «coraggio per relazioni industriali di maggior collaborazione». Errori, secondo D’Alema, sono però stati commessi anche da alcune componenti della Fiom ed occorre ora che la Cgil discuta la propria politica rivendicativa in uno spirito «di sindacato confederale». Critiche alla Fiom anche da parte di Carlo Callieri, ex responsabile delle relazioni industriali del Lingotto: «non è un sindacato – spiega – perché da cinque o sei anni non firma un accordo».
Dal convegno dove era presente Camusso si è invece ironizzato sui cambiamenti di Marchionne, dal primo spot sulla 500, in cui si mostravano i lavoratori, persino le manifestazioni, e si sosteneva che la Fiat era anche degli operai e degli impiegati che ci lavoravano, sino al "nuovo" Marchionne di questi giorni. Così allineato con quella parte del Paese che tende ad escludere il lavoro dal dibattito, in modo da arrivare – ha sottolineato Camusso – a far lavorare di più ma senza regole. E questo mentre si organizza a Pergine (Trento) un convegno sugli infortuni sul lavoro e mentre in passato, è stato ricordato nel convegno, proprio la Fiat si impegnava a fidelizzare i propri dipendenti con la mutua aziendale e con pensioni integrative aziendali. Era la Fiat che utilizzava i filmati industriali non solo per scopi pubblicitari ma per la promozione aziendale. E per ottenere la benevolenza politica, utilizzava come registi, autori e tecnici gli esponenti dell’estrema sinistra (che poi, come Franco Fortini, evitavano accuratamente di comparire nei titoli di coda). Ora, invece, tutto è fermo nel nostro Paese mentre i governi di Germania e Francia promuovono vere politiche industriali che mancano in Italia. «Il governo italiano – ha proseguito Camusso – dovrebbe costruire delle politiche per il lavoro, un lavoro che non c’è, che si è perso, che non si sta creando». La Germania ha investito in istruzione, in ricerca, in sviluppo mentre l’Italia ha fatto il contrario, bloccando tutto. Per Camusso non ci si può limitare ad un nuovo Patto sociale in Fiat, ma occorre un Patto per lo sviluppo dell’Italia. Poi, ovviamente, è indispensabile che la Fiat investa in questo Paese, ma nel rispetto della rappresentanza sindacale e politica.

Sulla vicenda Melfi, intanto, da segnalare la ricostruzione del settimanale Panorama, che nel numero in edicola ricostruisce gli eventi del 6 luglio scorso sostenendo la tesi del sabotaggio da parte dei tre operai licenziati. Mentre le rsu dello stabilimento hanno ribadito il sostegno ai tre lavoratori ed espresso «piena fiducia nell’operato della magistratura».