La Cgil alza il tiro sulla Finanziaria: il 18 sciopero per l´Italia

04/10/2002




        (Del 4/10/2002 Sezione: Economia Pag. 7)
        La Cgil alza il tiro sulla Finanziaria: il 18 sciopero per l´Italia
        Epifani: la manovra è populista e regressiva, non dà certezze né sull´equilibrio dei conti né sullo sviluppo
        ROMA
        «E´ una manovra economica regressiva e populista, che conferma l´assoluta necessità di una protesta durissima con lo sciopero generale proclamato per il 18 ottobre, che assume ora il significato di uno sciopero per l´Italia»». Così Guglielmo Epifani, leader della Cgil, alza il tiro contro la finanziaria varata dal governo, deciso a combattere ad oltranza per ottenere consistenti modifiche a tutela dei lavoratori, ma anche di tutti i cittadini. «E´ una manovra regressiva – spiega – perché fa regredire il Paese e populista perché non dà certezze nè sul terreno del rigore e dell´equilibrio dei conti pubblici, nè sullo sviluppo, nè sull´equità sociale e sulla coesione istituzionale. E´ il futuro dell´Italia quello che è in gioco in questi mesi, il futuro dei diritti, del modello sociale e istituzionale, della qualità del progresso». Alla Confindustria invia un preciso segnale: «Non si affronta nessuna verifica o revisione del sistema contrattuale a trattative aperte. Le trattative possono durare due mesi o due anni, ma in questo periodo la Cgil è assolutamente indisponibile a qualsiasi riesame del sistema, tanto meno in occasione del rinnovo dei metalmeccanici». E sull´andamento occupazionale delle grandi imprese italiane segnalato ieri dall´Istat (-31.300 unità a luglio 2002 rispetto a luglio 2001) Epifani esprime un giudizio di forte preoccupazione: «Hanno serie difficoltà. Questo è un paese che si avvia a non avere più imprese con dimensioni significative. A fine ottobre si prenderanno decisioni pesanti per l´industria automobilistica, per la Fiat e per migliaia di lavoratori». Rispetto a uno scenario così allarmante ci si trova, invece, di fronte a una finanziaria «quanto mai inadeguata, inefficace, deludente». Con le misure economiche previste, osserva il segretario generale di Cgil, si rischia di avere per il 2003 il rapporto deficit/pil tra il 2,4% e il 3%, una forbice molto distante da quella prefigurata dal governo. Non è possibile, a suo avviso, che si intaschino 8 miliardi di euro dal concordato e dai condoni, ma non è neanche pensabile che si possano fare tagli per una cifra altrettanto consistente: «Ci sarà così uno strano e pericoloso risultato per cui crescerà il disavanzo, mentre non si sostiene la domanda. E´ il contrario di quello che dovrebbe accadere». Epifani critica in particolare la politica per il Mezzogiorno dove «ci saranno le conseguenze più pesanti. Il quadro è desolante». E proprio in riferimento ai mancati impegni a favore delle aziende nel Mezzogiorno, attacca la Confindustria: «D´Amato, che oggi parla di luci ed ombre della manovra, dà prova di daltonismo politico e di scarsa autonomia. E non parla degli errori commessi da Confindustria su tutta la linea». Molto negativo ed inaccettabile, inoltre, l´attacco sferrato alla funzione e al ruolo delle autonomie locali. Con questa manovra, sottolinea Epifani, sarà impossibile per comuni e regioni reperire le risorse necessarie a sostenere le loro funzioni: «Lavoreranno con bilanci in rosso, il debito si trasferirà dal centro alla periferia, si taglieranno i servizi sociali con danno enorme per i cittadini». Dunque, per tutte queste ragioni, mobilitazione massiccia e sciopero generale il 18 ottobre «per l´Italia contro una finanziaria iniqua e non solidale». Sarà possibile un miglioramento dei rapporti con Cisl e Uil? «Tutto quello che unisce – replica – rappresenta un passo avanti, poi ognuno deve assumersi la responsabilità delle sue valutazioni e per noi questa finanziaria è inutile e dannosa». Il 15 ottobre un convegno metterà a fuoco le varie questioni con la partecipazione di sindaci, presidenti di regione, esperti economici.
        Gian Carlo Fossi