La Cgil all’attacco: «I cpt vanno chiusi»

02/07/2003



 
   
02 Luglio 2003









 


 
 


 

 
La Cgil all’attacco: «I cpt vanno chiusi»
Mobilitazione nazionale in autunno. E a Ragusa sta per aprire il sesto centro siciliano

ALFREDO PECORARO

PALERMO

A Ragusa ne stanno aprendo un altro, il sesto in Sicilia. Sarà pronto fra dieci giorni. Anche questo sulla carta sarà un centro di permanenza temporanea (Cpt). Accoglierà fino a 60 persone, ma sicuramente gliene infileranno di più. Entro pochi giorni anche Salina Grande, fra Marsala e Trapani, avrà il suo reparto di detenzione, situato all’interno di un centro di prima accoglienza e dove saranno trasferiti alcuni immigrati che si trovano al Serraino-Vulpitta di Trapani. Proprio sui Cpt la Cgil, che ieri ha visitato il centro Serraino-Vulpitta, si prepara a dare battaglia. Il sindacato sta organizzando per il prossimo autunno una grande mobilitazione nazionale sul tema dell’immigrazione, per sensibilizzare l’Unione europea ad affrontare in maniera seria il fenomeno, «e non come vorrebbero gli spagnoli, che chiedono l’istituzione di una polizia del mare che contrasti gli sbarchi». Si parte innanzitutto dalla chiusura dei Cpt. «Questi centri detentivi vanno chiusi – dice Piero Soldini, responsabile della Cgil per l’immigrazione – Mentre vanno aperti nuovi centri di prima accoglienza gestiti da operatori sociali e sanitari e amministrati dagli enti locali, dotati di regolamenti democratici, per assistere gli immigrati che giungono nel nostro paese, garantendo loro diritti, assistenza e informazione su come chiedere asilo politico o accedere al mercato del lavoro». Di chiusura non parla il Silp, il sindacato di polizia aderente alla Cgil, anche se per il segretario nazionale Claudio Giardullo «così come sono i Cpt non funzionano». «I centri possono essere uno strumento per rendere possibile l’espulsione – dice – ma solo a patto che alla custodia corrisponda il rispetto dei diritti per le persone che vengono ospitate. Per ora c’è troppa confusione fra chi deve garantire la sicurezza e chi li gestisce». «Il problema va affrontato in modo diverso, facendo accordi con i paesi di provenienza degli immigrati e non innalzando da 30 a 60 giorni la permanenza nei centri, come stabilito dalla Bossi-Fini». Attenzione, avverte poi Beppe Casadio, della segreteria nazionale della Cgil, ai «segnali preoccupanti che arrivano da parte di pezzi del governo»: «le cannonate di Bossi o i militari italiani in Libia di Berlusconi non sono uscite folcloristiche, ma rappresentano un messaggio culturale chiaro e deleterio per un paese civile». Da gennaio a giugno di quest’anno sono sbarcate in Sicilia 6 mila persone, a fronte delle 10 mila arrivate in Italia lo scorso anno nello stesso periodo. Nei primi cinque mesi dell’anno ad Agrigento e Lampedusa sono sbarcati 2.401 immigrati e ben 2.756 fra l’1 e il 23 giugno. Rispetto a questi numeri, la Cgil ricorda che i centri di Lampedusa e Agrigento hanno una capienza rispettivamente di 190 e 108 posti letto. Inoltre, «a Siracusa due anni fa c’erano due centri di prima accoglienza, oggi non esiste alcuna struttura. A Noto il comune è riuscito ancora a trovare un’area e un immobile da adibire all’accoglienza, mentre a Caltanissetta la struttura può ospitare appena 100 persone». Carmelo Di Liberto, segretario generale della Cgil siciliana, ha annunciato la costituzione di un osservatorio «per monitorare costantemente il numero degli immigrati e la situazione nei centri di prima accoglienza».