La Cgil alla prova giovani

04/07/2006
    domenica 2 luglio 2006

    ECONOMIA ITALIANA – Pagina 11

    In cinque anni raddoppiati gli iscritti tra gli atipici – Epifani conferma la segreteria uscente

      La Cgil alla prova giovani

        Dossier Ires: il 64% di loro chiede un rinnovamento

          Serena Uccello

            MILANO – Al Congresso di Rimini dello scorso marzo Guglielmo Epifani esortava la Cgil ad �avere la forza di guardare dentro di s� e di riprogettare se stessa�. Ai suoi diceva: �Siamo una struttura organizzativa mutuata dalla storia del fordismo, e pur confermando le due matrici storiche delle strutture di categoria e di quelle orizzontali, dobbiamo realizzare forme di lavoro a rete e sinergie, capaci di rappresentare quel mondo del lavoro che non incontriamo, affermando realmente una centralit� dell’azione e del progetto nel territorio�. Per farlo, secondo Epifani, bisognava �prevedere una conferenza organizzativa apposita che questa volta non possiamo pi� rimandare�.

            Nell’anno del centenario, il monito � chiaro, la strada sembrerebbe anche, i primi passi forse lo sono meno. Sulla priorit� del rinnovamento, il numero uno di Corso Italia � tornato pochissimi giorni fa (il 27 giugno) in occasione del direttivo che ha assegnato gli incarichi all’interno della segreteria generale. Epifani, deludendo forse quanti si aspettavano un’apertura ai riformisti pi� decisa dopo Rimini, ha confermato dieci dei precedenti dodici segretari, i due rimasti fuori lo sono perch� hanno lasciato il sindacato per la politica.

            Poche novit�, dunque, con l’unica eccezione di uno scambio di incarichi tra Mauro Guzzonato che si occupa dei "Settori produttivi, piccola, media e grande impresa, artigianato, agricoltura" e Carla Cantone che gestir� le "Politiche organizzative, di insediamento, finanziarie e amministrative"

            Al vertice della Cgil resta, pertanto, la vecchia guardia ma con l’impegno ad avviare il processo di rinnovamento: ovvero aprire di pi� ai giovani, alle donne, agli immigrati e soprattutto a una classe dirigente under 50. Una questione non questione secondo un "grande vecchio" del sindacato Bruno Trentin per il quale �il problema non � cambiare una segreteria, che peraltro non ha una vita lunga, ma cambiare il sindacato alla base�. Espressamente nessuno parla di date, o di tempi, ma la prima fase di questo ricambio dovrebbe coincidere, tra un paio d’anni, con l’uscita dalla segreteria di Carla Cantone e Paolo Nerozzi a cui scadr� il mandato. �La priorit� – dice proprio Carla Cantone – � il rinnovamento a tutti i livelli. Questo vuol dire fare una politica dei quadri che premi i giovani, le donne. � stato uno dei temi del congresso, sar� uno dei temi forti della conferenza di organizzazione che faremo forse il prossimo anno�. Il tema sembra essere tutt’altro che un problema di poltrone ma riguarda piuttosto le scelte strategiche e l’agenda del primo sindacato d’Italia. Sul tavolo c’� un mercato del lavoro che, � vero, invecchia sempre di pi� ma che vede comunque la presenza di un milione circa di collaboratori e di oltre 300mila interinali. Uno sforzo la Cgil lo ha fatto cercando di rafforzare al suo interno il ruolo di Nidil, la categoria che raggruppa le nuove identit� di lavoro, tuttavia resta tutta da delineare la conciliazione tra queste nuove istanze e posizioni di arroccamento, ad esempio, di una certa parte della Fiom.

            Una questione per la verit� pi� di prospettiva perch� al momento i numeri del tesseramento, nel complesso, continuano a premiare il maggiore tra i tre sindacati confederali: 5.542.677 iscritti nel 2005 contro i 5.522.557 dell’anno precedente e soprattutto i 5.199.723 del 1997. Ma � significativo soprattutto l’aumento negli ultimi quattro anni dei lavoratori attivi (+200.371) rispetto ai pensionati (+63.090), per quanto sul totale questi ultimi restino maggioritari. Ma non solo: il tesseramento ha valorizzato tra le categorie, in particolare, proprio la Nidil (Nuove identit� di lavoro) che in cinque ha pi� che raddoppiato gli iscritti passando dai 9.024 iscritti del 2000 ai 22.320 del 2005.

            Tuttavia secondo il 64,6% dei giovani �il sindacato italiano resta piuttosto chiuso al rinnovamento�. Inevitabile allora non prendere atto che esiste un rischio scollamento tra l’evoluzione del mercato, le esigenze dei lavoratori e le scelte del sindacato. Lo segnala una ricerca dal titolo �Giovani, lavoro, sindacato�, realizzata dall’Ires Cgil su un campione rappresentativo di 1.700 lavoratori, che sar� presentato domani. E cos� per il 24% di loro il sindacato � lontano perch� �l’organizzazione � ingessata e burocratica�, per il 23,3% perch� ci sono �pochi giovani nei livelli di responsabilit�, per il 17,3% perch� �ha uno scarso contatto con i lavoratori atipici�. Solo il 13,6% ritiene che il sindacato rappresenti bene anche i giovani. Dinanzi a un’analisi di questo tipo Agostino Megale, presidente dell’Ires Cgil non ha dubbi nel dire che �tocca a noi promuovere il ricambio: a differenza del passato infatti questa generazione non arriva al sindacato spontaneamente. Ecco perch� dobbiamo essere noi cinquantenni a preparare il ricambio, l’ingresso di una nuova classe dirigente�.

            Un atteggiamento critico spiegato in parte dal fatto che secondo un giovane su due il sindacato difensore pi� degli anziani che delle nuove generazioni. Anche tra gli stessi iscritti la quota dei critici � piuttosto consistente: 40 per cento. Questo spiega anche perch� tra i giovanissimi (17-24 anni) solo il 22.9% ha preso una tessera del sindacato, mentre la percentuale sale al 50% tra i 25 e i 40 anni, fino a toccare il tetto del 73,6% per gli over 40. � inoltre la stabilit� – cos� come emerge dalla ricerca – a favorire l’iscrizione. In mancanza di un lavoro sicuro � come se la capacit� attrattiva del sindacato non esistesse. La conferma? Il 22% dei giovani tra i 17 e i 32 non si iscrive al sindacato perch� teme ritorsioni.

            �Oggi – spiega Bruno Trentin – non abbiamo pi� a che fare non dico con una classe ma neanche con un gruppo di lavoratori compatti, piuttosto con singole persone che hanno bisohni individuali. Non esiste pi� l’appartenenza al contratto o alla fabbrica. In questo contesto � inevitabile che il sindacato venga percepito come un soggetto estraneo�. Di consequenza per riconquistare un ruolo �bisogna ripartire – dice Trentin – dal territorio, recuperare la centralit� delle Camere del lavoro e individuare nella formazione il canale per soddisfare questi bisohni individuali�.