La Cgil ai ribelli: non usate le nostre bandiere

18/10/2007
    giovedì 18 ottobre 2007

    Pagina 2 – Politica

    PROTOCOLLO WELFARE
    LA SINISTRA RADICALE

      La Cgil ai ribelli: non usate le nostre bandiere

        Cremaschi: «Circolare inaccettabile». Ma i vertici replicano: le regole si rispettano

          di Giampiero Rossi/ Milano

            SIMBOLI Dopo il «derby» del sì e del no nelle fabbriche, la guerra fredda di dichiarazioni sulle manifestazioni contro l’accordo di luglio, adesso tocca alle bandiere. All’interno della Cgil, all’indomani del referendum sul protocollo del welfare, resta alta e – anzi – si avvicina alla resa dei conti, il braccio di ferro tra maggioranza e opposizioni.

            L’ultimo atto dell’escalation è una circolare, in apparenza banale, diramata dal Dipartimento organizzativo del sindacato lunedì scorso, nella quale si ricorda che la Cgil non consente, nelle manifestazioni esterne, di aggiungere al logo della confederazione il simbolo dell’area programmatica di appartenenza. Bandiere o altri simboli del sindacato, dunque, non possono più contenere altri riferimenti se non quelli propri della Confederazione di corso Italia. Formalmente si tratta di una comunicazione ispirata dalla «segnalazione di casi di un uso non corretto dei simboli», che fa riferimento ad alcuni articoli dello statuto della Cgil. «L’uso dei loghi ed i simboli delle strutture è consentito esclusivamente alle segreterie delle strutture stesse e non è consentito l’utilizzo di simboli di riconoscimento delle aree programmatiche – si legge infatti nella circolare – non è consentito utilizzare a qualsiasi titolo simboli di aree programmatiche dentro e fuori della nostra organizzazione. Non è consentito l’utilizzo del logo della nostra organizzazione con l’aggiunta del nome dell’area programmatica per qualsiasi uso». E ancora: «Non si possono usare loghi di area programmatica nelle comunicazioni utilizzando apposita carta intestata, o striscioni, bandiere, pettorine, ecc. nel caso di manifestazioni esterne». Ma il fatto che la lettera arrivi alla vigilia di una manifestazione organizzata dalla sinistra radicale contro il protocollo sul Welfare, controfirmato dalla Cgil nazionale ma bocciato dalle aree programmatiche del sindacato, basta a far divampare una nuova polemica.

            Il primo a reagire è Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom e rappresentante di Rete 28 aprile della Cgil, che ha da tempo aderito alla manifestazione di sabato contro il protocollo oltre che ad aver manifestamente espresso dissenso nel corso del referendum tra i lavoratori: «Considero grave e comunque inaccettabile il contenuto della circolare del 15 ottobre tesa a limitare l’iniziativa esterna delle aree programmatiche», commenta. L’area programmatica Rete28 Aprile, aggiunge, «ha sempre saputo distinguere tra l’utilizzo dei simboli dell’organizzazione e le prese di posizione pubbliche, assunte in base allo statuto che garantisce la piena libertà e pubblicità al dissenso. Non spetta al dipartimento organizzazione interpretare le regole statutarie, ma solo al Collegio statutario nazionale». Poco dopo si fa sentire anche “Lavoro e Società”, area programmatica interna alla Cgil, a sua volta in procinto di sfilare con la sinistra radicale contro l’intesa del luglio scorso. «È grave il contenuto della circolare del 15 ottobre – commenta il coordinatore dell’area, Nicola Nicolosi – è in contrasto con la storia della nostra organizzazione che si è strutturata in questi anni per aree programmatiche, dopo la fine delle componenti di partito e mettendo in discussione le modalità e le consuetudini, consolidate da tempo, che sono alla base del nostro comune agire politico». Un atto tanto «più inaccettabile», per Lavoro e Società, quanto più «avviene a ridosso dello svolgimento di una grande manifestazione democratica e di massa, alla quale l’area programmatica Lavoro Società ha già dato la propria adesione,nel rispetto delle norme e della prassi consolidata».

            Nessuna replica dai vertici Cgil. Solo rinvii a consultare lo statuto del sindacato, pubblicato sul sito internet, e una battuta: «Le regole non si interpretano, si rispettano».