La Cgil: accuse inaccettabili

04/07/2002


GIOVEDÌ, 04 LUGLIO 2002
 
Pagina 5 – Interni
 
L´organizzazione contesta Berlusconi. Critiche al leader della Quercia che replica: non ho parlato neanche dei ds
 
La Cgil: accuse inaccettabili
 
Polemica con D´Alema: non ha nemmeno citato Cofferati
 
 
 
 
DAL NOSTRO INVIATO
SIMONA POLI

SERRAVALLE PISTOIESE – Pacatezza nella discussione, rigore nei comportamenti. Sono le regole di sopravvivenza che Sergio Cofferati detta ai suoi dal palco dell´assemblea nazionale della Fiom riunita ieri a Firenze. E che ripete ancora nel pomeriggio, durante l´intervista pubblica a Enrico Deaglio nella manifestazione della Cgil di Serravalle pistoiese, un appuntamento annuale a cui il segretario non manca mai. «Fermezza e compostezza per non lasciarsi intimidire», dice. «È un bisogno comune questo, vale per me come per ciascun iscritto. Sono giorni convulsi, difficili, a volte anche aspri. Temo che l´attacco alla Cgil proseguirà e diventerà ancora più violento, pesante, volgare e immotivato».
Mancano diverse ore al discorso del presidente del Consiglio in Parlamento quando Cofferati rivela il suo pronostico. Ma la notizia delle dimissioni di Scajola è già arrivata, la platea di delegati e dirigenti dei metalmeccanici la accoglie con un lunghissimo applauso. Il segretario invece rimane impassibile, non fa commenti. «Prima o poi parlerò», si limita a dire. Ma intanto lascia che a replicare alle parole di Berlusconi sia il suo successore e vice Guglielmo Epifani, che definisce «inaccettabili e gravi per tutta la Cgil» le frasi del premier. «Strumentalizzare, come si è fatto, una limpida e coerente posizione di critica sindacale sui contenuti delle politiche sociali e di riordino del mercato del lavoro fatta in difesa dei diritti dei lavoratori, rappresenta un´evidente falsificazione della verità e un ingiustificato attacco alla Cgil e al suo segretario generale», dice Epifani.
È Cofferati stesso a spiegare poi come si debba interpretare ciò che sta accadendo: «Stanno cercando di creare le condizioni perché prendano corpo politiche che non condividiamo e accordi che non firmeremo mai. Ma è anche esplicito il tentativo di nascondere limiti e manchevolezze di un governo che non riesce a mantenere le promesse». Berlusconi però continua a parlare delle lettere di Biagi. E alla sua chiamata in causa il leader sceglie di non reagire, se non con un accenno indiretto: «La nostra linea è ampiamente condivisa, non la decido io. Noi siamo una grande organizzazione, non un´azienda. E poi quelli che ci dicono di abbassare i toni sono gli stessi che definiscono "vacanzieri" i tre milioni di italiani che a Roma sfilarono insieme a noi il 23 marzo, dopo il barbaro attentato delle Brigate Rosse, e che accusano di violenza un´organizzazione che ha sempre combattuto a viso aperto il terrorismo. Sono state dette cose molto gravi e noi abbiamo replicato con un atteggiamento pacato e sereno».
Ma a fine giornata nasce una polemica tutta interna alla sinistra intorno al dibattito parlamentare. Mentre la Cgil fa sapere d´aver apprezzato l´intervento del leader della Margherita Francesco Rutelli, alcuni deputati della minoranza dei Ds, vicini a Berlinguer e Cofferati, notano con disappunto che Massimo D´Alema non ha mai citato né la Cgil né il suo segretario. «Se è per questo – replica il presidente del partito – non ho citato neppure i Ds. Mi sembrano francamente dietrologie senza senso. Se poi qualche giornalista vuole montarci la panna… non so che farci». In Transatlantico circola anche la voce che il leader della Cgil esprima molto più chiaramente il suo disappunto per telefono a un esponente di primo piano del Correntone. Pronta la replica di D´Alema: «Ma che senso ha questo discorso? Era indispensabile fare l´elenco delle sigle? Che poi Cofferati apprezzi Rutelli non può che farmi piacere».