La Cgil a Prodi: sacrifici ma assieme allo sviluppo

24/06/2005
    venerdì 24 giugno 2005

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        EPIFANI REGALA AL PROFESSORE UNA VALIGIA PIENA DI PROPOSTE

          La Cgil a Prodi: sacrifici
          ma assieme allo sviluppo

            Roberto Giovannini

              ROMA
              Bagno «ristoratore» di popolo Cgil per Romano Prodi, in quel di Serravalle Pistoiese. Ospite dell’ormai tradizionale appuntamento estivo cigiellino all’ombra della rocca medievale – teatro a suo tempo dell’incontro tra Gianni Agnelli e Sergio Cofferati, e l’anno scorso dell’avvio del dialogo tra Guglielmo Epifani e Luca di Montezemolo – il leader dell’Unione ha ricevuto applausi dai militanti del sindacato, nel corso del confronto con Epifani condotto da Giulio Anselmi. Ma il viaggio in Toscana è stato utile per Prodi da un altro punto di vista: nel corso della riunione a porte chiuse con il gruppo dirigente Cgil che ha preceduto il dibattito pubblico, Prodi ha ottenuto dalla leadership Cgil una sostanziale disponibilità (ovviamente, se vince le elezioni) a negoziare misure di «impatto» per affrontare la difficilissima situazione economica del Paese. Una disponibilità per adesso di massima, visto che obiettivi e priorità dell’azione di risanamento economico dovranno essere discussi e stabiliti nei prossimi mesi. In cambio, però, Prodi ha dovuto accettare due condizioni fissate da Epifani e dai suoi: niente «politica dei due tempi» (ovvero, niente stagione di sacrifici come premessa dello sviluppo), e soprattutto nessun aggravio per i ceti più deboli, quelli che – come ha detto Guglielmo Epifani – «hanno già pagato». Indicazioni che – chissà – creeranno tensioni e problemi a Prodi nel rapporto con le imprese e i «moderati».

                Di politica in senso stretto, nel corso del vertice riservato, si è parlato poco o nulla. Prodi, a proposito dell’inabissamento del Listone Ulivista, ha ribadito che la costruzione dell’Ulivo resta la stella polare della sua strategia, ma che di fronte all’incaglio con la Margherita non c’era alternativa: «Come ripeteva mia madre in dialetto reggiano – ha detto ad Epifani e ai suoi il Professore – “meglio succhiare un osso che un bastone”». E dunque, intanto l’Unione si attrezzi al meglio per cercare di vincere le elezioni, cosa per nulla scontata, vista la prevedibile potenza mediatica e non che Berlusconi – a dire di Prodi – scatenerà nei prossimi mesi.

                  Intanto, in autunno ci saranno le primarie: c’è chi ha ipotizzato che Prodi stia puntando apertamente alla dote di cinque milioni di iscritti Cgil per rimpinguare il suo bottino di suffragi, ma tutti negano. Tradizionalmente, la Cgil non ha mai dato indicazioni di questo tipo e ognuno deciderà per sé, anche se come spiega Epifani «credo di sapere come la maggior parte dei nostri iscritti interpreterà la scelta» in questo appuntamento che per il leader Cgil è positivo, «perché esalta la partecipazione popolare». Come dire: Bertinotti e gli altri candidati si dovranno accontentare delle briciole. Per ora, il problema sarà fissare le priorità del programma, e la Cgil intende partecipare alla sua elaborazione. Come chiarisce Epifani, «programma e democrazia devono stare assieme. Non si deve decidere in tre o quattro, e in stanze chiuse».

                    Detto che «prima di tutto le elezioni vanno vinte», in ogni caso Prodi ed Epifani hanno appunto convenuto su un punto che sta molto a cuore alla Cgil: dal 2006, la stagione della crescita e della redistribuzione non arriverà al termine di un’altra terribile fase di sacrifici. L’analisi sullo stato di salute dell’economia italiana è condivisa: conti pubblici fuori controllo, industria in stato comatoso, competitività a picco, innovazione congelata, evasione alle stelle. «Anzi – dice un dirigente cigiellino – semmai Prodi vede le cose anche peggio di come le vediamo noi». Per uscirne serviranno interventi forti, di grande impatto, drastici; e anche se per adesso è presto per scendere in dettagli, la Cgil sembra anche disponibile a mettere qualcosa nel piatto di una futura concertazione. Tuttavia, Prodi accetta che in cambio di queste aperture ci sia uno «sforzo immediato e coordinato per rialzare l’economia», con «un tempo solo» fatto insieme di «rigore e sviluppo». Accetta anche altre esigenze di Epifani: interventi immediati per migliorare la redistribuzione del reddito a favore delle fasce più deboli, una riduzione della precarietà e soprattutto niente nuovi sacrifici per «chi ha già pagato».

                      Insomma, soffrire si soffrirà, ma nel mirino del (congiuntamente auspicato) governo dell’Unione ci saranno evasione fiscale e rendita. E per ricordare al Professore che la Cgil vuole «pesare», Epifani ha donato a Prodi un regalo «pesante»: una valigia da viaggio di pelle (Made in Italy…) con dentro venti chili di documenti programmatici elaborati in questi mesi dal sindacato. E un bigliettino: «Buon viaggio, per tutti noi e per il Paese».