La Cgil a Prodi: archivia la flessibilità

11/10/2004


            sabato 9 ottobre 2004

            La Cgil a Prodi: archivia la flessibilità
            Documento di programma inviato all’Ulivo: cancellate la Bossi-Fini e la riforma delle pensioni

            ROMA Un programma di governo esplicitamente «alternativo all’ideologia neoliberista del centro destra», che sappia «rivitalizzare la vita pubblica, rafforzare i legami sociali, spingere verso la partecipazione attiva». È in questa luce che si deve leggere il «contributo» fatto pervenire dalla Cgil a Romano Prodi e a tutti i leader dell’opposizione: 17 cartelle in cui il sindacato guidato da Guglielmo Epifani passa da un severo esame dell’operato del Governo Berlusconi e della situazione politica nazionale ed internazionale, a «scelte» per «cambiare e progettare nuove politiche».

            - LA POLITICA INDUSTRIALE –
            «Occorre scegliere quali settori produttivi sviluppare, quali rafforzare con strumenti e incentivi mirati, da quelli fiscali al sostegno alla ricerca, dalla domanda pubblica alla promozione commerciale». Sviluppo e innovazione non possono tralasciare settori ritenuti «a torto» maturi, ma occorre tener presente che il Paese è in «grandissimo ritardo» sui terreni più innovativi delle tecnologie ottiche, delle nanotecnologie e delle biotecnologie; che i mercati liberalizzati dei trasporti, dell’energia e delle tlc, del credito e finanziari, «richiedono un ruolo pubblico che in molti casi è mancato»; che «la formazione, la scuola, l’università, la ricerca e tutto il welfare sono condizioni e fattori di sviluppo, di investimento, di crescita»; e che «ogni trasferimento in meno agli enti locali corrisponde ad una riduzione degli investimenti». Serve quindi «un ruolo forte dell’ambito pubblico in economia».

            - POLITICA SOCIALE –
            Va «conquistata una riforma del sistema degli ammortizzatori sociali» e rivista la «controriforma» previdenziale. Confermando il ruolo centrale del pubblico e dei problemi delle donne, è necessario un insieme di interventi «funzionale alla definizione di un sistema di reti sociali indispensabili per garantire la sicurezza delle persone», con priorità assoluta negli stanziamenti pubblici, a quelli in favore della formazione e della ricerca.

            - IL SUD –
            Valorizzare l’esistente: turismo, cultura, servizi all’industria. Ma la competitività del Mezzogiorno «richiede interventi nel campo delle politiche industriali, della ricerca e dell’innovazione, del credito, dell’istruzione e della formazione». Va invertita la tendenza a ridurre le spese per le infrastrutture, conseguendo l’obiettivo «di una quota delle spesa in conto capitale destinata al Mezzogiorno pari al 45%».
            Si devono favorire gli investimenti, nazionali ed esteri. Al Mezzogiorno vanno inoltre assicurate «le condizioni di sicurezza» per la vita civile e l’attività economica.

            - POLITICA DEI REDDITI –
            Serve «una diversa politica di distribuzione dei redditi» e «fisco, politiche contributive, controllo dei prezzi e delle tariffe, disponibilità-costo e qualità dei beni sociali, a partire dalla casa e da tutti i settori del welfare, politiche contrattuali e scelte in favore dei giovani e degli anziani, sono gli strumenti fondamentali».
            Le risorse per rilanciare gli investimenti infatti, vanno cercate «dove sono andati in questi anni i trasferimenti del reddito: nelle ricchezze finanziarie e nei guadagni degli investimenti finanziari». Deve inoltre essere rispettato «il principio di progressività del sistema fiscale anche in campo patrimoniale, va tassato l’uso delle risorse non rinnovabili e perseguita l’economia sommersa». Più in generale «va definita una politica di redistribuzione dei redditi a favore dei pensionati, dei lavoratori e delle fasce sociali medio basse».

            - TUTELA DEL LAVORO –
            Per la Cgil «occorre ridare centralità al contratto a tempo indeterminato, facendo della flessibilità un’eccezione e non la regola».

            - SCUOLA, FORMAZIONE, RICERCA –
            Sono, per la Cgil, «risorse fondamentali» e, per questo, «i provvedimenti legislativi del Governo devono essere ritirati». Serve invece un piano finanziario che determini per questi comparti un rapporto percentuale con il Pil «ai livelli europei», investimenti nella ricerca pubblica e l’innalzamento dell’obbligo scolastico.

            - CULTURA DELLA PACE –
            Riforma e rilancio delle delle istituzioni mondiali, rafforzamento delle dimensioni regionali (Europa, Mercosur, etc.), sviluppo dei Paesi poveri, lotta «senza quartiere» al terrorismo, rifiuto della guerra come strumento di soluzione dei conflitti. Queste le proposte della Cgil per il programma di Governo dell’Ulivo in materia scelte per «una cultura della pace».

            - EUROPA –
            Occorre «il rafforzamento in senso sociale del Trattato Costituzionale attuale» e la revisione, «non certo il superamento», del Patto di Stabilità.

            - IMMIGRAZIONE –
            La Bossi-Fini «non è in grado di governare» il fenomeno. Occorre dunque «ripensare completamente queste politiche», a partire dal diritto d’asilo, dal meccanismo delle quote e dal diritto di voto agli immigrati.

            - GIUSTIZIA, CONFLITTO INTERESSI, INFORMAZIONE -
            L’Ulivo deve avere in programma «la cancellazione dei provvedimenti del campo della giustizia, un’efficace legge sul conflitto d’interessi e la difesa dei pluralismo dell’informazione».

            - SVILUPPO SOSTENIBILE -
            L’Ulivo deve mirare ad «uno sviluppo sostenibile che promuove ed incrementa innovazione, efficienza e competitività». In particolare, per ciò che riguarda il settore energetico ed ambientale, «vanno superate le leggi approvate in questa legislatura».
            g.v.