La CES: un fallimento le conclusioni del Consiglio Europeo

La CES: un fallimento le conclusioni del Consiglio Europeo

“Solo parole vuote su crescita e occupazione”. Così la Confederazione Europea dei Sindacati ha bollato le conclusioni del vertice informale del 30 gennaio 2012 tra i capi di Stato dell’Unione europea che era stato indicato come un vertice sulla crescita e sull’occupazione.
Ma non ha espresso questo. Il vertice si è concluso con l’annunciato "fiscal compact" e una dichiarazione blanda e senza conseguenze sulla crescita e l’occupazione, senza impegno, solo parole vuote. I leader politici mostrano una via che porta alla un vicolo cieco.
Il segretario generale della Confederazione Europea dei Sindacati, Bernadette Ségol, ha dichiarato: "Il presente trattato può rassicurare la cancelliera Merkel ed i suoi amici politici, ma non i milioni di lavoratori disoccupati, poveri o precari che in Europa sono in attesa di un sostegno determinante da parte delle istituzioni dell’UE. Per questo motivo siamo contrari: i piani per riequilibrare i conti pubblici devono affrontare, in via prioritaria, la questione della crescita sostenibile. L’ austerità sta uccidendo la crescita e l’occupazione. Ciò di cui abbiamo veramente bisogno è un patto sociale per dare un nuovo impulso alla l’Unione europea e ripristinare la fiducia dei suoi lavoratori e cittadini ".
Nel corso del vertice informale 25 Paesi (manca la firma della Gran Bretagna e della Repubblica Ceca) hanno approvato un Trattato intergovernativo che dovrà essere sottoposto alle varie ratifiche nazionali: per essere in vigore è necessario che almeno 12 Paesi lo approvino.
Il Trattato contiene la discussa norma relativa al “pareggio di bilancio” ovvero l’obbligo di inserire nella Costituzione degli Stati della EU o in leggi equivalenti l’equilibrio dei conti. Sanzioni quasi automatiche colpiranno chi viola questa norma.
Il fiscal compact prevede anche che i Paesi con un debito superiore al tetto fissato da Maastricht del 60% sul Pil debbono avere un piano di rientro pari a 1/20 l’anno (tenendo però conto – come voleva dall’Italia – dei fattori attenuanti già previsti dal six-pack, il pacchetto di disposizioni sulla nuova governance economica).
Altra decisione la creazione del fondo salva stati permanente ESM, posticipando a luglio la decisione relativa alle risorse da destinarvi.
Appelli alla “coesione sociale” ed al bisogno di risanamento dei conti pubblici e richiami a sforzi per “l’apprendistato e la formazione” (a cui verranno destinati specifici fondi europei) fanno da sfondo a questo vertice, il primo dei Capi di Stato e di Governo del 2012. Intanto la drammatica situazione della Grecia e le altre pesanti situazioni di Portogallo, Spagna, Italia, incombono.
Le misure di austerità non sono l’unica risposta alla crisi, al contrario, causano enormi danni sociali. Se obiettivo è quello di ridurre i deficit pubblici il più possibile, non si puo’ prescindere dall’impatto sociale delle misure prese e l’Europa non può continuare a imporre misure che non funzionano. Paesi che sprofondano più a fondo nella crisi e impoveriscono milioni di persone con tutele sociali sempre più deboli.
Da ricordare infine che a fronte di un peggioramento della situazione economica e sociale e le sempre più dure misure di austerità imposta dai leader europei come l’unica soluzione, la Confederazione Europea dei Sindacati ha indetto una giornata europea di mobilitazione per il 29 febbraio, alla vigilia del prossimo Consiglio europeo.
Una mobilitazione in tutta Europa perché il lavoro e la giustizia sociale siano davvero una priorità.

A cura di: Nicola Nicolosi