«La catena di montaggio fa ancora male, Fiat lo riconosca»

20/05/2010

La Fiom non intende firmare a occhi chiusi un accordo con la Fiat sui 18 turni di Pomigliano, nonostante il «ricatto» Marchionne («così o lasciamo l’Italia»): e dunque mette sul tavolo un dossier sulle malattie professionali, realizzato con i medici dell’Inca Cgil. La tesi, suffragata da una serie di visite e di denunce all’Inail, è questa: non è vero che l’organizzazione del lavoro negli stabilimenti è esente da rischi, come sostiene il Lingotto, e anzi se si vanno a sentire i lavoratori, e se vengono visitati in modo serio, emergono tanti problemi oggi sommersi.
Sono le malattie professionali, più in generale, sottovalutate in Italia: «Pur essendoci 5 mila morti l’anno – denuncia Giorgio Cremaschi (Fiom) – è come se non venissero conteggiati insieme a quelli deceduti per infortuni». Il problema è che pochi denunciano, per ignoranza o per paura: se sei invalido, l’azienda sarebbe obbligata a tenerti in fabbrica e a ricollocarti, ma dall’altro lato potrebbe dichiarare saturi gli impianti e licenziarti. Ecco perché spesso gli stessi medici – molti per colpevolezza, altri per tutelare il posto di lavoro – non denunciano: eppure sarebbero obbligati a farlo, e quando non lo fanno rischiano penalmente.
Passando alla Fiat, la Fiom e l’Inca hanno realizzato interviste su 2000 lavoratori di Melfi: per le visite sono state selezionate 90 persone, e ben 43 sono risultate con una malattia professionale (la gran parte muscolo-scheletriche). Sono così partite 64 denunce. Un numero basso? Niente affatto, se si pensa che in tutto il potentino, nell’intero 2008 (dati Inail) sono state fatte solo 14 denunce nel settore auto. Dunque ben 64 sono scaturite in 13 giorni di lavoro di Inca e Fiom, e solo 14 in un intero anno.
Ecco l’emergenza, ecco che «la catena di montaggio della Fiat – dice il segretario generale Fiom Gianni Rinaldini – non è un fatto neutro, come tutte le linee di montaggio. Tutto quello che ci chiedono deve passare per la contrattazione». «Non accettiamo la logica del prendere o lasciare, e dire 18 turni, non è come dirne 15, o 17 e mezzo. La Fiat vuole negoziare o no? A noi pare che voglia farci firmare un nuovo contratto nazionale, con regole inedite e deroghe su turni, assenze, malattie, sugli straordinari».
Come spiegano il medico Inca Gabriele Norcia e l’ergonomo Francesco Tuccino, «il metodo di valutazione rischi usato dalla Fiat, l’ErgoUas, non è quello contemplato dal Testo unico sulla sicurezza e dalle norme Iso: dovrebbero utilizzare l’Ocra. Inoltre, si fanno le verifiche non sui casi concreti, ma quasi sempre "a tavolino", sui fogli messi a disposizione dall’ufficio tempi e metodi. E ancora, mai sul reale lavoro svolto sulla linea, ma su ipotetiche funzioni standard che non rendono conto della variabilità degli stabilimenti, delle auto diverse». A parte i termini tecnici, insomma si contesta l’affidabilità della valutazione rischi messa in piedi da Fiat. E dunque, la sua proposta di aumentare i turni a Pomigliano e i tempi di saturazione, ridurre le pause da 40 a 30 minuti e spostare la pausa pranzo a fine turno (una contraddizione in termini) non avrà vita facile, almeno presso la Fiom.