«La cassa integrazione Fiat non è opportuna»

28/01/2010

Le critiche di Scajola e Sacconi. Bonanni: no ai ricatti. Il titolo cede il 4,8%
Non è, ovviamente, solo questione di forma. Né può essere considerata una «dimenticanza» quella di Sergio Marchionne. Tant’è vero che, il giorno dopo l’annuncio di due settimane di cassa integrazione per tutti i 30 mila dipendenti dell’auto Fiat in Italia, chi dal governo parla proprio da qui parte. «L’abbiamo saputo dalla stampa», attacca Maurizio Sacconi. «I contatti con il Lingotto sono continui ma della Cig non sapevamo nulla», ammette Claudio Scajola.
L’irritazione è evidente. E giustificata, dal punto di vista dell’esecutivo. Siamo alla vigilia del tavolo su Termini Imerese — si aprirà domani— e forse una telefonata da Torino non avrebbe abbassato un clima già infuocato. Il fatto che la notizia sia arrivata così, a freddo, ha però di sicuro complicato le cose. Insieme alla sostanza della decisione, naturalmente: un periodo tanto lungo di stop in contemporanea per tutti gli impianti è, sì, la spia di un mercato completamente inchiodato in attesa degli ecoincentivi, ma giusto per questo la mossa suona anche come un messaggio. Per cui, se Sacconi ripete che «la Fiat mette in discussione il dialogo sociale», Scajola batte sugli stessi tasti e definisce la scelta torinese «non opportuna in questo momento: rende più difficile la vertenza». Entrambi, però, ripetono anche: «Speriamo di riannodare i fili». Sapendo benissimo che, al di là delle trattative su Termini, la mossa di Marchionne ha brutalmente messo a nudo un problema concreto: l’effetto boomerang degli «aiuti», gli ordini a picco in attesa delle decisioni del governo, la necessità di individuare un’exit strategy senza la quale, per i costruttori, il mercato perderebbe «almeno il 20%».
Certo, c’è il sindacato che accusa. Per Raffaele Bonanni quello del Lingotto (a picco in Borsa, -4,8%) «è un modo singolare di procedere: qualcuno lo chiamerebbe un ricatto». Susanna Camusso, Cgil, parla di «volontà di pressione Fiat per mantenere politiche di incentivi senza vincoli». Anche questo fa tuttavia parte del «lato vertenza» della questione. Che non cancella quello che lo stesso numero uno Fiom, Gianni Rinaldini, pur durissimo, ha riconosciuto essere «un problema reale di mercato». E non della sola Fiat: «Riguarda tutte le case». Frase ripetuta ieri da Scajola, che sa di avere gli occhi (e non solo) dei costruttori addosso.