La carica delle badanti nelle case d´Europa

26/04/2004

sabato 24 aprile 2004

Pagina 27 – Cronaca
 
 
La carica delle badanti nelle case d´Europa
A migliaia lasciano la miseria dell´Est, sognando il lavoro che a Ovest nessuno fa
    Fino a un anno fa, quasi tutte riuscivano a trovare un´occupazione a 600 euro al mese, quindici volte quel che guadagnavano in patria. Non è più così, ma il flusso continua
    Alla vigilia dell´allargamento Ue, le storie di tante donne che vendono tutto per salire su un pullman con un biglietto di sola andata "Solo così possiamo dar da mangiare ai figli"
    Giorno e notte a fianco di un anziano, per assisterlo, pulirlo, dargli da mangiare
    Le "organizzazioni" che le deportano pretendono anche duemila dollari

    DAL NOSTRO INVIATO
    JENNER MELETTI

    VILLACH – Basta guardarle in faccia, nella stazione di servizio dell´autostrada per l´Italia, per capire chi ha i documenti in regola e chi no. Raia S., 44 anni, è tranquilla. «Lavoro a Rovigo, da tre anni. Ho il permesso di soggiorno da un anno. Sono tornata a casa per un mese, a rivedere i figli. Il viaggio mi costa 220 euro, andata e ritorno». Entra al bar, un panino e una bottiglietta d´acqua. C´è qualche minuto per parlare. «Anche le altre che sono sul pullman sono in regola. Ma il permesso di soggiorno lo abbiamo solo in tre, le altre hanno il visto turistico, con il quale puoi restare in Italia o in Europa solo tre mesi, e non potresti lavorare».
    Raia S. conosce bene le strade e anche le scorciatoie che dall´Est portano al paradiso europeo. «Ci sono agenzie che ti chiedono duemila euro per il visto e il viaggio, e poi alla frontiera ti dicono che il documento è falso e ti fanno tornare indietro. È successo a una mia amica. Voleva uccidersi, per la disperazione». La signora Raia arriva da Chisinau, capitale della Moldavia, duemila chilometri da qui, due giorni di pullman. «Quelle con il "visa" turistico faranno ciò che ho fatto io: un lavoro clandestino, la paura di essere scoperte e rimandate a casa, l´angoscia che ti prende in un paese di cui, all´inizio, non conosci una parola. Ma tutte noi donne partiamo dall´inferno, e allora non hai dubbi: se vuoi che i tuoi figli mangino o abbiano i soldi per l´università, tu devi andare via, come la rondine che lascia il nido per portare poi il cibo ai piccoli».
    Hanno tutte lo stesso sogno, le donne che arrivano dall´Est: trovare una famiglia presso la quale lavorare come badante. Giorno e notte a fianco di un anziano, per assisterlo, pulirlo, dargli da mangiare. Portarlo a passeggio, sostendendo il suo braccio o spingendo una carrozzina. Vitto e alloggio, così non si spende nessuno dei 600 – 800 euro che si guadagnano in un mese. Solo una scheda telefonica per chiamare a casa. Per realizzare il sogno bisogna però giocarsi tutto, come a una roulette russa: si vende ogni cosa, o si fanno debiti, per poter salire su un pullman con un biglietto di sola andata. Anche Irina, ucraina, è in regola con il permesso di soggiorno. «Io ho fatto il mio primo viaggio quattro anni fa. Avevo un visto turistico dell´ambasciata francese a Mosca. Ho pagato 800 dollari, allora, adesso le mie amiche hanno speso dai 1800 ai 2300 dollari. Io con l´organizzazione ho fatto un debito: i primi quattro stipendi sono finiti nelle loro mani. Avevano tenuto il mio passaporto».
    Quelli dell´ "organizzazione" (Irina, che conosce bene l´italiano, li chiama «i mafiosi») tengono i contatti con gli amici delle ambasciate e dei consolati e organizzano i pullman che passano qui a Villach. «Con 2000 euro, ti portiamo a Padova». «Con 3000 euro, avrai il tuo lavoro ad Avignone». Fino a un anno fa, quasi tutte le donne che arrivavano in Europa riuscivano a trovare un lavoro, ora quasi tutte rischiano di buttare dalla finestra l´investimento della loro vita. Ma l´ "organizzazione" continua la deportazione, per mantenere in piedi l´unica "industria" di tanti Paesi. A Chisinau, la città di Raia S., un´altra donna, suor Michelina Bettega, racconta la disperazione che spinge le donne a migrare. «Sono qui dal settembre 2000, e ho visto le prime partenze. Italia o Francia, viste dalla Moldavia, sono il paradiso. Un buon stipendio, qui – e parlo di medici, infermieri, insegnanti – è di 800 lei al mese. Un euro vale 15 lei e si fa presto a fare i conti: 800 euro guadagnati in Italia equivalgono a 15 alti stipendi moldavi. Una dottoressa, da noi, guadagna dunque poco più di 50 euro. Il risultato? Ci sono paesi e villaggi dove non ci sono più le donne valide, i bambini sono soli, i vecchi muoiono di fame».
    Le donne partite per prime hanno fatto fortuna. «Ma i soldi arrivati da fuori – il 70% dei soldi della Moldavia – hanno scatenato l´inflazione. Nel 2000 bastavano 8000 dollari per comprare un appartamento con cucina e due camere, ora ne chiedono più di 20.000. Chi riceve i soldi dall´estero vive, gli altri no. Ci sono bambini che hanno cellulare e Internet, ed altri che in inverno vivono nelle fogne per scaldarsi. Ci sono interi palazzoni di dieci o quindici piani, quelli del regime comunista con una cucina ogni tre o quattro appartamenti, dove non ci sono acqua, luce e gas perché il comunismo è finito e ogni fornitura non pagata viene tagliata. Io sono di Trento, conosco bene la situazione in Italia. Dico chiaro, alle donne, che non si può più partire perché le parrocchie ci hanno informato che il lavoro adesso non si trova».
    Ma non c´è nulla da fare. «Stamattina una professoressa universitaria mi ha detto che ha speso 3000 dollari per comprare il visto e il viaggio. Ha venduto tutto ciò che aveva ed ha chiesto prestiti a tutti i parenti: mi ha detto che non vuole finire come gli altri professori, che vanno in pensione con 14 euro al mese».
    Ognuna delle donne ha in tasca un bigliettino con l´indirizzo di un´amica che già lavora o di una parrocchia, come quella di San Pellegrino a Reggio Emilia. Don Giuseppe Dossetti (omonimo e nipote del padre della Costituzione) spiegherà loro che il lavoro non si trova e un posto per dormire non c´è. «Da ottobre ad oggi – dice don Dossetti – sono passate da noi almeno 800 donne dell´Est. Solo qualche decina ha trovato un lavoro». La fame di lavoro scatena la speculazione. «Faccio la badante – dice Ludmila – al posto di un´amica che deve tornare a casa per tre mesi. Mi ha ceduto il posto da 700 euro al mese, ma lei ne ha voluti 500, subito». Tutte con le stesse domande. «Don Giuseppe, c´è lavoro? Don Giuseppe, come dico a casa che non ho soldi?».

FRANCIA
I permessi di soggiorno saranno rilasciati col contagocce.
"Troppi disoccupati anche qui"
Ma per 5 anni resteranno extracomunitarie

    Il rischio di creare cittadini comunitari di serie A e serie B
    SYLVIA ZAPPI


    PARIGI – L´allargamento dell´Unione rappresenterà l´abbattimento delle frontiere per gli abitanti dei 10 nuovi paesi membri residenti all´estero? Sono numerosi in effetti coloro che risiedono nel territorio dell´Unione, che lavorano al nero nel settore dell´edilizia o in quello delle pulizie, e che attendono con impazienza la data del 1? maggio, quasi potesse essere l´inizio di una nuova vita. Monique, una polacca di 63 anni, partita da Cracovia nel 1991, è una di loro. Questa frizzante signora è entrata in Francia con un visto turistico per visitare Parigi," pensando che ne sarebbe ripartita. Invece è rimasta, e fa la donna delle pulizie. Ormai sono mesi che scorre il calendario, convinta com´è che l´ingresso della Polonia nell´Unione europea le darà diritto a un permesso di soggiorno in piena regola e quindi a una vita "normale." Dovrà attendere altri cinque anni.
    Al pari di altri paesi vicini, anche la Francia ha stabilito che la libera circolazione delle persone all´interno dell´Unione non entrerà in vigore prima di cinque anni. «Applicheremo agli emigranti dei dieci nuovi paesi le medesime condizioni in vigore per gli stranieri extracomunitari», puntualizzano al Gabinetto di Jean-Louis Borloo, ministro del Lavoro e della coesione sociale. «Il tempo appena sufficiente affinché la Francia possa adottare delle misure di apertura progressiva al termine dei primi due anni, in funzione della situazione interna del mercato del lavoro».
    Gli ultimi dati forniti dall´Insee (l´istituto nazionale di statistica e di studi economici, il corrispettivo francese del nostro Istat, ndt) – dai quali risulta che il tasso di disoccupazione è in crescita ed è pari al 9,8% della popolazione attiva, mentre il numero dei disoccupati alla fine di febbraio 2004 era di 2,68 milioni – non paiono lasciar spazio a un cambiamento di rotta. E così, quando un polacco o uno slovacco desidererà rispondere a un´inserzione di lavoro in Francia, la direzione dipartimentale del Lavoro potrà contestargli la situazione locale del mercato del lavoro e rifiutargli un permesso di lavoro adducendo come motivazione la presenza nella medesima area geografica di un lavoratore europeo qualificato. Inoltre il permesso di soggiorno si applicherà a questi nuovi immigrati con la stessa severità con la quale si agisce attualmente nei confronti degli altri residenti stranieri: dovranno essere muniti di permesso di soggiorno e saranno soggetti alle medesime restrizioni di insediamento (ricongiungimento famigliare, ricongiungimento con il coniuge).
    Alcune associazioni non mancano però di far notare che questa politica di grande prudenza rischia di dare l´impressione che, per i Quindici l´allargamento dell´Unione serva a colmare le carenze di manodopera di alcuni settori. «Il governo ha appena perso l´occasione di fare dell´allargamento un atto di integrazione. Con una regolamentazione mutevole si andranno creando degli status differenti tra europei in possesso di permesso di soggiorno e europei senza permesso di soggiorno», osserva Claire Rodier, responsabile del Groupe d´information et de soutien des immigrés. Uno studio della Commissione ha del resto evidenziato che soltanto il 2% dei disoccupati dei paesi che entreranno nell´unione ha dichiarato una «ferma intenzione a partire verso l´Ovest».
(Copyright "Le Monde"-"La Repubblica"
Traduzione di Anna Bissanti)

SPAGNA
Colf dal Sudamerica clandestine l´80%

    MADRID -La gran parte di badanti e collaboratrici domestiche in Spagna è latinoamericana: circa il 63% delle immigrate proviene dall´Ecuador, dal Perú e dalla Repubblica Dominicana. Il gruppo straniero più numeroso è formato proprio dalle ecuadoriane. «Sono donne molto forti – spiega Paloma Rodríguez Villegas, direttrice di Candelina, una associazione che gestisce un centro diurno per donne latinoamericane – Il lavoro in patria non consentiva loro una vita degna per via della crisi economica, con stipendi tra i 250 e i 300 euro al mese. Così, in tante fanno due calcoli e decidono di partire».In Spagna lo stipendio di una colf si aggira attorno ai 600 euro, la maggior parte dei datori di lavoro preferisce restare nell´illegalità. Da ciò deriva che il lavoro domestico in Spagna continua ad essere un settore dell´economia sommersa, situazione simile al resto d´Europa. Infatti, il mercato dei collaboratori domestici non legalizzati nella Ue oscilla tra il 50 e l´80%. E per la grande maggioranza sono immigrati. (s.al.)
Copyright "El Pais"-"La Repubblica"
Traduzione di Guiomar Parada