La capitale dell’occupazione? Trieste. E Roma batte Milano

02/04/2002






Secondo lo Svimez nel capoluogo giuliano è cresciuta del 13,2%. Catanzaro terza dopo Reggio Emilia

La capitale dell’occupazione? Trieste. E Roma batte Milano

      ROMA – Prima Trieste: »13,2%. Seconda Reggio Emilia: »13,1%. Sono queste le due province italiane dove negli ultimi due anni l’occupazione è cresciuta di più. Il calcolo l’ha fatto la Svimez, utilizzando i dati Istat. Ma la sorpresa non è tanto quella di trovare il capoluogo giuliano in cima alla graduatoria o una delle città più ricche della ricca Emilia Romagna alla piazza d’onore. Quanto piuttosto la terza posizione di Catanzaro (»12,6%), dove fra la fine del 1999 e la fine del 2001 sono stati creati 12 mila nuovi posti di lavoro, leggermente più che a Trieste. O il quarto posto di Enna, che ha messo a segno un sorprendente aumento del 12,4% nel numero degli occupati, con il risultato che il tasso di disoccupazione di quella provincia siciliana, che era il più alto d’Italia, è crollato dal 32,4% al 23,2%. Ancora: la provincia di Palermo si è piazzata al sesto posto, con una crescita dell’occupazione del 10,6%, che corrisponde a circa 31 mila posti di lavoro. Fenomeno collegato in qualche modo alla nascita dei grandi call center . In valori assoluti, il capoluogo siciliano ha battuto Brescia (28 mila occupati in più), Bari (27 mila) e Reggio Emilia. E in tutta Italia è stato superato solo da due province. Altra sorpresa: la provincia dove fra il 1999 e il 2001 è stato creato il maggior numero di posti di lavoro è Roma (51 mila), che guida la classifica davanti a Milano (43 mila) e Palermo. La Svimez segnala come l’aumento dell’occupazione, salita di 822.800 unità negli ultimi due anni, sia spalmato su tutto il Paese. Ma conferma che i segnali più positivi, e in una certa misura inattesi, arrivano proprio dal Sud. Dopo Palermo, ci sono infatti Chieti (al settimo posto), Latina (ottava), L’Aquila (decima), seguite in rapida successione da Caserta, Avellino, Frosinone. Delle 103 province italiane, sono soltanto 10 quelle dove l’occupazione è diminuita. E fra queste ce ne sono soltanto due meridionali: Salerno (dove il calo è attribuibile solo all’agricoltura) e Caltanissetta. Che però non è, come si potrebbe credere, il fanalino di coda. Questa posizione è infatti occupata da Forlì, che in due anni ha perduto ben 8.300 posti.
      Nel Mezzogiorno i senza lavoro continuano tuttavia a restare moltissimi. Impressiona il dato di Reggio Calabria, dove la disoccupazione è al 30,3% e sale al 42,6% fra le donne. Soprattutto impressiona al paragone con Lecco, dove il tasso non supera l’1,6%, e scende allo 0,7% per gli uomini: valore che a Mantova è ancora più basso (0,6%). Ma colpisce anche il 26,4% della provincia di Napoli, dove ci sono 284 mila disoccupati. Tanti quanti ce ne sono in tutto il Nord Ovest: Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Liguria messe insieme.
Sergio Rizzo


Economia