La campagna elettorale ha cancellato i sindacati da radio e televisione

31/03/2006
    venerd� 31 marzo 2006

      Pagina 15 – Economia & Lavoro

      L’ANALISI

      I temi della crescita e del mercato del lavoro sono al centro dello scontro politico, ma senza che i rappresentanti dei lavoratori possano esprimere la propria opinione

        La campagna elettorale ha cancellato
        i sindacati da radio e televisione

          di Bruno Ugolini

            Ormai accendiamo la televisione quasi tutte le sere, presi della febbre elettorale e ascoltiamo aspri dibattiti. I temi pi� spesso all’ordine del giorno, riguardano il lavoro. Oratori pi� o meno preparati discutono della mannaia del fisco di centrodestra che maggiormente si abbatte sulle buste paga di operai e impiegati che non possono sfuggire. Per loro il prelievo � automatico. � stato abolito quel meccanismo altrettanto automatico che collegava i salari all’inflazione, ma non il meccanismo che leva i soldi. Un altro tema molto di moda investe la precariet�, la famosa legge 30 che a destra si osanna e a sinistra si condanna. Una campagna elettorale, insomma, che dovrebbe chiamare in causa in primo luogo i rappresentanti diretti del mondo del lavoro, ad esempio i sindacati maggiormente rappresentativi come Cgil Cisl e Uil. Non succede. Anzi. Ieri in Sardegna il co-editore dell’emittente televisiva �Sardegna 1�, Giorgo Mazzella, ha vietato ad un suo giornalista di avere come ospite in studio il numero uno della Cgil sarda, Giampaolo Diana. Decisione che ha provocato la reazione indignata anche di Guglielmo Epifani.

              Le organizzazioni sindacali, certo, non hanno proprie liste alle elezioni politiche, non possono partecipare direttamente, come � giusto, per rispetto di un’autonomia faticosamente conquistata, alla campagna in corso. Non possono spendere cos� le proprie forze, trasformarsi in galoppini elettorali, per aiutare questa o quella coalizione. Nemmeno a favore di candidati amici, visto che i candidati sono stati garantiti, con la nuova legge elettorale, dalle segreterie dei partiti. Sarebbe giusto ed auspicabile, per�, sentire la campana dei rappresentanti sindacali (ma anche delle imprese) quando si ascolta un autorevolissimo candidato affermare che lo sviluppo zero � una falsit�, oppure che la precariet� non esiste, oppure ancora che gli scioperi che hanno contrassegnato gli ultimi cinque anni erano tutti di matrice politica. Savino Pezzotta potrebbe, ad esempio, giurare sul proprio onore di non essere un comunista travestito.

                � vero che prese di posizione ci sono state. La Cgil � stata messa sotto accusa per aver celebrato un congresso nel quale aveva confrontato le proprie proposte con quelle del leader dell’Unione Romano Prodi. Ed � vero che la Cisl con Savino Pezzotta ha fatto capire di preferire il programma di centrosinistra rispetto a quello di centrodestra. Mentre per� il prossimo neo segretario della stessa organizzazione, Salvatore Bonanni, in un’intervista a “Il Giornale” ha sostenuto che i sindacati come la Confindustria �non dovrebbero nemmeno dare l’impressione di stare al seguito di qualcuno�. A Cgil Cisl e Uil spetterebbe �di non essere n� troppo vicine n� troppo lontane dalla politica�. Un’autonomia vissuta in modo talmente rigido da portare ad una sorta di neutralit�, di agnosticismo. Come se fossimo di fronte ad un dibattito accademico, come se fosse la stessa cosa se vincesse il centrodestra, con quel che ha voluto dire per quanto riguarda i rapporti con le parti sociali, o il centrosinistra.

                  Resta il fatto che, comunque, a parte queste differenze, lo scontro politico in corso sta nascondendo tutti i sindacati. � come se non esistessero. Ogni tanto qualche categoria si fa avanti, bussa alle porte della politica. Lo ha fatto il Nidil-Cgil il sindacato dei lavori atipici, organizzando un confronto tra precari e candidati. Lo ha fatto la Cisl scuola con un convegno con Fassino e Rutelli. Senza invitare quelli del centrodestra perch�, hanno detto, li abbiamo gi� provati e criticati�.

                    Altre iniziative sono state promosse dai pensionati.

                      Ma resta il fatto che l’impressione, nell’opinione pubblica, � di una specie di silenzio sindacale. Certo per rimanere fedeli a quell’autonomia di cui dicevamo e per timore di complicare i rapporti tra sindacati. Ma l’autonomia � fatta anche di parole, di proposte. � imbarazzante assistere a confronti dedicati al lavoro dove mancano le voci del lavoro. Almeno i vari talk show potrebbero vedere presente qualche dirigente sindacale. Non come tifoso per questo o per quello. Come semplici esperti dei fatti, testimoni oculari di quanto � successo e di quanto potrebbe ancora succedere. E per difendere le proprie proposte. Autonome.