La busta paga delle donne? Stipendio più basso del 21%

09/08/2010

Guadagnano 1.221 euro rispetto ai 1.553 degli uomini
MILANO — Era il 1977 e Tina Anselmi, unico ministro del Lavoro donna della Repubblica italiana, fece approvare una legge che vietava (e vieta) le differenze di retribuzione tra uomini e donne. Risultato? Le signore sono pagate meno dei mister: nel 2008 la busta paga è stata più leggera del 21,4%, 1.221 euro contro 1.553. Se la crisi ha colpito tutti, le donne sono state penalizzate di più dalla la recessione: i n due anni la loro retribuzione ha perso il 4,6%.
I dati contenuti nella relazione annuale della Banca d’Italia ed elaborati dall’Adnkronos fotografano un Paese in cui la differenza di salario tra i due sessi è una costante che negli ultimi dieci anni è cresciuta del 2,3%. Prendendo in considerazione l’ultimo decennio, si osserva che il 2008 è l’annus horribilis, perché il divario tra stipendio maschile e femminile arriva al 21,4%, mentre nel 1998 era del 19,1% e nel periodo successivo, fatta eccezione per il 2000, si è sempre mantenuto sotto quota venti. I dati riguardano le retribuzioni «principali» dei dipendenti, non i secondi lavori, e sono deflazionate con l’indice del costo della vita e al netto di imposte e contributi previdenziali e assistenziali.
La busta paga delle donne risulta molto al di sotto della media nazionale, che già di per sé è inferiore alla media europea. Secondo l’Ocse, infatti, gli stipendi netti degli italiani sono al ventitreesimo posto nella classifica dei trenta Paesi più industrializzati che aderiscono all’organizzazione. Perciò, se il dipendente italiano (senza distinzione di genere) ha poco di cui essere allegro, alle donne di casa nostra va anche peggio — lavorativamente parlando — poiché si trovano a vivere una situazione ancora più svantaggiata, che colpisce da un lato lo stipendio e dall’altro la qualità del lavoro e la difficoltà di accesso ai vertici. Le cifre sono emblematiche. La busta paga «rosa» nel 1998 era minore del 12,3% rispetto al dato nazionale, è scesa al -13,4% nel 2000 (quando ha toccato la punta massima), è tornata a -12,1% nel 2002 e nel 2004 e ha continuato a impoverirsi nel 2008 fino a raggiungere -13,3%. Tendenza inversa a quanto accaduto, invece, alle buste paga «azzurre», cresciute rispetto alla media nell’arco di dieci danni dal +8,4% su 1.358 euro di media del 1998 al +10,3% su 1.408 euro del 2008.
La differenza di stipendi tra i generi non è un fenomeno esclusivo dell’Italia, ma sul nostro dato incide anche il basso tasso di occupazione femminile rispetto alle altre economie industrializzate. Non consola, comunque, che la differenza tra i salari persista anche in un paese come la Norvegia, apripista sulle quote rosa con una legge che ha imposto il 40% di donne nei consigli di amministrazione. Per avere mogli che guadagnino più dei mariti bisogna andare negli Stati Uniti: un terzo delle donne che lavora guadagna più del compagno. Ma è pur sempre ancora solo un terzo.