La busta paga «creativa»

14/01/2004



14 Gennaio 2004
La busta paga «creativa»
Il Polo «spara» numeri folli sul salario dei tranvieri. Ecco le cifre vere sulle retribuzioni
FRANCESCO PICCIONI
Ipolitici danno i numeri. Accade spesso, direte voi. Vero. Ma se i numeri che danno riguardano gli stipendi percepiti da qualcun altro – in questo caso gli autoferrotranvieri – allora è bene che si vada a guardare, anche per misurare meglio il valore della parola di ciascun politico. Aveva iniziato ieri l’altro il sindaco di Milano, Gabriele Albertini, con un’intervista al Corriere della sera in cui temerariamente si sbilanciava a dire: «smettiamola di parlare di poveri autisti pagati 800 euro al mese, il valore medio della retribuzione lorda annua del 91% dei conducenti è di 29.700 euro». Cifra notevole, anche se quel «lorda» fa immaginare un salario reale parecchio minore. Lo aveva subito imitato un «manager», ossia il presidente dell’associazione delle aziende di trasporto locale (Asstra), Enrico Mingardi, quasi con le stesse parole: «Finiamola una buona volta con questa farsa, lo stipendio medio è di circa 1.700 euro netti al mese per 14 mensilità». Meno di quel che dice Albertini, ma comunque uno stipendio buono rispetto alla media dei lavoratori italiani. Fedele alla sua immagine pubblica fracassona, il coordinatore di An, Ignazio La Russa, ha voluto ieri battere il record: «A Milano lo stipendio medio di un tranviere è di 5 milioni delle vecchie lire»; un po’ più di 2.500 euro. Difficile davvero solidarizzare con una categoria così ricca e spocchiosa, no? E infatti tv e media governativi (Il Giornale su tutti) invitano al linciaggio del tranviere.

Ci siamo procurati un po’ di buste paga. E abbiamo scoperto che, milanesi o romani, i tranvieri guadagnano (euro più, euro meno) le stesse cifre. Facciamole dunque.

A Roma o a Milano un conducente con quasi 30 anni di anzianità, al massimo della carriera (il «parametro 175», su cui vengono anche misurati gli 81 euro «concessi» con l’accordo del 20 dicembre al posto dei 106 dovuti secondo il contratto firmato quattro anni fa), senza straordinari, guadagna appena 1.426 euro netti (2.121 lordi). Difficile chiamarlo uno «stipendio d’oro», specie se si pensa che stiamo parlando di un lavoratore ultra-cinquantenne, quasi sempre con moglie e figli. Un autista assunto invece appena due anni fa, qualificato con il «parametro 140», non arriva a 1.000 euro se non facendo un po’ di ore straordinarie. Nell’esempio concreto che abbiamo sotto gli occhi, un «giovane» deve infilare 25 ore di straordinario (in pratica una per ogni giorno lavorativo, oltre le 6 e venti minuti dell’orario regolamentare) per «arrivare» alla mitica soglia dei 1.250 euro. Sette ore e mezzo al giorno nel traffico romano o milanese per portarsi a casa `sto po’ po’ di ricchezza.

Come si accumula questa differenza? Per gli «anziani» – che conservano ancora l’inquadramento «regolare» – ogni ora lavorata viene retribuita 9,8063 euro. Per un neo-assunto, invece, la paga oraria scende a 6,8370 euro. Un terzo in meno. Più basse, come retribuzione, anche una serie di «indennità». Mentre più alte sono la «deduzione fissa» e quella «variabile». Persino l’ora di lavoro straordinario è pagate meno dell’ora normale dei sopravvissuti col vecchio inquadramento: 8,1364 euro per il «giovane» contro i quasi 10 del «vecchio». Le paghe romane, dicono anche i lavoratori della capitale, sono comunque «tra le più alte della categoria», e a Milano il «parametro 140» può in moltissimi casi posizionarsi intorno a quegli 850 euro che Albertini, Mingardi e La Russa giurano essere solo una frazione dello stipendio reale.

C’è da aggiungere che queste differenze salariali non sono «temporanee», ma definitive. Il nuovo inquadramento, che ha creato un «doppio regime salariale» nei trasporti pubblici, fa sì che i «nuovi» assunti non potranno mai raggiungere i livelli retributivi fruiti da coloro che stanno ormai rapidamente avvicinandosi alla pensione. E’ uno dei tanti «miracoli della concertazione» che hanno provocato un distacco sempre più sensibile tra sindacato confederale e lavoratori.

Da questo breve resoconto emerge impietosamente che il livello di attendibilità dei «politici» del centrodestra è decisamente basso. Ma anche il «manager» Mingardi non fa una figura migliore. Comprensibile, quindi, che il Coordinamento nazionale di lotta degli autoferrotranvieri abbia interpretato le sparate «rialziste» sugli stipendi come «dichiarazioni che alimentano la protesta dei lavoratori». Ma di questo, al governo, non si curano affatto. Il loro obiettivo – come si comprende leggendo la quotidiana dichiarazione di guerra del sottosegretario al welfare, Maurizio Sacconi, «il prefetto applichi le sanzioni previste dalla legge per i lavoratori precettati che hanno scioperato», dopo il «non verrà riaperto nessun tavolo di trattativa a livello nazionale» del giorno precedente – sembra ancora quello thatcheriano: stroncare gli autoferrotranvieri e, insieme, mettere una lapide sull’istituto del contratto nazionale collettivo. Per questo obiettivo tutto fa brodo. Anche mentire senza ritegno sulle retribuzioni reali dei lavoratori. Tanto si sa cosa può finire in televisione e cosa no.