La borsa manda a picco i fondi pensione

27/09/2002


          27 settembre 2002

          La borsa manda a picco i fondi pensione
          Rendimenti sotto zero anche in Italia. I fondi aperti attendono la ciambella di salvataggio dal governo

          MARIO BONACCORSO


          I fondi pensione non sfuggono alla crisi che sta colpendo ormai da due anni le borse internazionali e all’incapacità dei gestori che costano molto e riescono a far peggio del mercato. Dopo i disastri del 2001, anche quest’anno si profila negativo per le performance dei fondi pensione. Quelli chiusi (cioè quelli cui possono aderire solo i lavoratori di una azienda o di una certa categoria) nei primi otto mesi dell’anno hanno mediamente rendimenti negativi. E non riescono a dare ai lavoratori le rendite garantite dal Tfr. Per i lavoratori vuol dire in pratica vedersi tagliare la pensione poco prima di cominciare a riscuoterla. Secondo la relazione annuale della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, tra i vecchi fondi negoziali già aperti da anni, i più recenti fondi aperti e i piani individuali, sono meno di 2 milioni gli italiani che hanno cominciato a costruirsi una pensione complementare. In totale, le risorse destinate alle prestazioni raggiungono quasi i 33 miliardi di euro.

          A sottoscrivere questi fondi pensione sono in genere uomini, non più giovani, con un posto di lavoro sicuro e appartenenti a categorie altamente sindacalizzate. I lavoratori atipici, coloro che hanno un lavoro cosiddetto flessibile dimostrano una maggiore indifferenza. Oggettivamente è difficile per chi svolge un lavoro precario, con un salario il più delle volte al limite del sostentamento, risparmiare i soldi necessari all’investimento. Il paradosso è che proprio chi svolge una prestazione lavorativa con contratti atipici avrebbe più bisogno di una pensione integrativa. Il passaggio del sistema pensionistico italiano dal modello contributivo a quello retributivo priverà infatti questi lavoratori anche della classica pensione Inps.

          Al momento, comunque, chi è rimasto lontano dalla previdenza integrativa deve esserne felice. Sul settore dei fondi pesa inoltre la paura di un crack pensionistico simile a quello che ha colpito negli Usa la Enron: i fondi pensione dei suoi 400 mila dipendenti avevano infatti investito quasi interamente in azioni della società. Quando queste sono diventate carta straccia, i risparmi dei lavoratori si sono dissolti, insieme alla pensione.

          La Covip ha garantito che la trasparenza e i vincoli cui sono sottoposti i gestori italiani mettono al sicuro da scelte imprudenti, prima fra tutte proprio quella di legare interamente il destino della propria pensione a quello della società in cui si lavora. Ma il problema dei controlli dei mercati internazionali rimane. Bolle speculative e manager irresponsabili possono azzerare anni di risparmi dei lavoratori.

          Chi continuerà sempre a guadagnarci sono gli operatori abilitati per legge alla gestione delle risorse finanziarie: le società di intermediazione mobiliare (Sim); le compagnie di assicurazione; le banche; le società di gestione di fondi comuni d’investimento. Il fondo pensione è obbligato a stipulare una convenzione con uno o più di questi soggetti. In base alla nuova normativa l’unica possibilità di gestione diretta delle risorse finanziarie da parte del fondo consiste nell’acquisizione di quote di società immobiliari o di fondi comuni di investimento immobiliare chiusi, o quote di fondi comuni di investimento mobiliare chiusi. Le convenzioni devono consentire un effettivo potere di indirizzo da parte del fondo. Ancor oggi però troppi fondi pensione chiusi non offrono nessuna vera libertà di scelta agli iscritti. I lavoratori non hanno così la facoltà di scegliere se correre o no i rischi legati all’investimento azionario.

          Per superare la situazione di difficoltà in cui si trovano i fondi pensione italiani e incentivare i lavoratori a sottoscriverli, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, se da un lato si prepara a nuovi tagli alla spesa sociale, in primis a sanità e pensioni, dall’altro assicura con la legge delega in materia fiscale un miglioramento del trattamento fiscale dei fondi pensione, i cui guadagni già oggi sono tassati all’11% contro il 12,5% delle altre forme di investimento. Saranno contenti Mediobanca, proprietaria di Generali, Fiat, proprietaria di Toro Assicurazioni, e persino la Compagnia delle Opere, che ha promosso nel `99 un fondo aperto gestito da Symphonia Sgr.

          Ma soprattutto sarà contento ancora una volta Silvio Berlusconi proprietario, insieme a Ennio Doris, di Mediolanum Vita Spa, società che gestisce fondi pensione, tra cui Previgest Mediolanum- Linea Azionaria che ha chiuso il 2001 con una performance negativa del 11,35%. Del resto lo stesso progetto di legge presentato da Berlusconi, dal ministro del Welfare Maroni e da Tremonti, recante la delega al governo in materia previdenziale, «obbligava» il governo a sostenere e favorire lo sviluppo di forme pensionistiche complementari.