La beffa dietro l´aumento delle pensioni minime – di Massimo Riva

18/03/2002


Il CASO
La seconda beffa dietro l´aumento delle pensioni
MASSIMO RIVA
Farsa delle pensioni minime, atto secondo. Dove si può scoprire che la straordinaria generosità del governo Berlusconi nasconde al suo interno un´insidiosissima trappola fiscale, che per numerosi pensionati rischia di trasformare il fatidico milione al mese in un micidiale boccone avvelenato. In forza del quale lo Stato finirebbe, in molti casi, per riprendersi silenziosamente con la sinistra larga parte di quello che con gran clamore ha detto di voler distribuire con la mano destra.
Perciò, al ministro Maroni, che non riesce a spiegarsi come mai all´appello del tanto propagandato aumento manchi circa un milione e mezzo di persone, si vorrebbe consigliare di lasciar perdere la commissione d´inchiesta su chissà quali complotti dell´Inps o boicottaggi delle Poste per affidarsi, piuttosto, alla consulenza di qualche serio ragioniere. Il quale, calcolatrice alla mano, potrebbe rifare sulla scrivania del ministro gli stessi conti che probabilmente non pochi aventi diritto al celebrato milione al mese si sono già fatti da soli, arrivando alla conclusione che il regalo del governo va rispedito al mittente senza indugio.
Qualcuno, tanto per fare un caso concreto ed esemplare, si è preso la briga di valutare la posizione di un pensionato che nel 2001 percepiva 12.265.000 lire (circa 943mila per tredici mensilità), in esenzione dall´Irpef e, quindi, anche dalle addizionali regionale e comunale, secondo la disciplina allora vigente. Nel 2002, in base alla scala mobile, questo trattamento è diventato automaticamente di 12.596.000 lire (circa 969mila al mese).

SEGUE A PAGINA 17
Pagina 17 – Commenti
 
 
La beffa dietro l´aumento delle pensioni minime
          (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
          MASSIMO RIVA

          Secondo la precedente normativa e in forza della prevista restituzione del "fiscal drag", l´interessato sarebbe rimasto ancora esente da imposte: insomma, quest´anno avrebbe avuto a disposizione un reddito netto pari ai suddetti e integrali 12.596.000 lire.
          Che cosa accade, invece, al medesimo soggetto se chiede di ricevere il tanto promesso milione al mese? La beffa è sorprendente: in forza della nuova normativa stabilita dal governo Berlusconi e della mancata restituzione automatica del "fiscal drag", il suddetto pensionato arriverebbe sì a prendere 13 milioni all´anno, ma su questi dovrebbe versare 320mila lire di Irpef e 117mila di addizionale regionale, nonché altre 26mila di addizionale comunale.
          Insomma, si troverebbe in tasca 12.537.000 lire, quasi 60mila in meno che se non avesse avuto alcun regalo dal governo. Chissà se l´onorevole Berlusconi vorrà aggiungere anche questo al lungo elenco di "miracoli" che si vanta di aver compiuto nei suoi primi otto mesi di lavoro?
          Ma l´imbroglio non finisce qui. Si faccia l´ipotesi che sempre questo stesso pensionato non abbia titolo per chiedere l´aumento fino a un milione al mese, per una qualsiasi ragione. Una fortuna, si direbbe, a questo punto. Invece, no. In forza della normativa prevista per il 2002 dall´attuale governo e a causa della mancata restituzione automatica del "fiscal drag", lo sventurato è soggetto a un prelievo Irpef di 147mila lire, con conseguente addizionale regionale di 113mila e comunale di 25mila. Risultato: anziché avere in tasca i 12.596.000 di lire che si sarebbe tenuto secondo la normativa preberlusconiana, dovrà accontentarsi di 12.311.000, cioè 285mila in meno. In pratica la perequazione automatica della scala mobile gli viene quasi integralmente requisita. Come dire, prima la beffa e poi il danno.
          Ignoro quanti casi del genere si possano nascondere dentro la folla del milione e mezzo di pensionati che – con grave scandalo del ministro Maroni – non si è precipitata a sollecitare l´incasso del tanto celebrato milione al mese. Ma fatto sta che analoghi conteggi di situazioni consimili – sulle quali sembra inutile tediare il lettore con ulteriori cifre – portano alle medesime conclusioni negative per gli interessi concreti di molti fra coloro ai quali il governo aveva fatto balenare un aumento del tenore di vita. E questo, purtroppo, alimenta lo sgradevole dubbio che non si stia assistendo soltanto a una farsa sgangherata quanto a una miserabile commedia, recitata sulle spalle della parte più debole della popolazione.
          Avvalorano un simile timore, del resto, altre poche cifre sul bilancio complessivo dell´operazione. Dai dati Inps risulta che nel 2000 le pensioni della "gestione assistenziale" erano circa 650mila per un importo medio mensile di 478mila lire. In forza delle perequazioni automatiche si può ipotizzare che quest´anno il suddetto valore medio sia salito attorno alle 510mila lire. Poiché sempre l´Inps dice di avere già innalzato a un milione la pensione a 600mila di questi soggetti, se ne ricava un aumento medio di 490mila lire mensili. Ebbene, 600mila titolari moltiplicati prima per 490mila lire e poi per 13 mensilità danno un onere complessivo di 3.822 miliardi. Dato che per questa operazione il governo ha stanziato in Finanziaria la cifra tonda di 4.200 miliardi, la conclusione è semplice: a disposizione del milione e mezzo di ritardatari, che stanno così tanto a cuore al ministro Maroni, non restano che 378 miliardi. Davvero, un po´ pochino.
          A questo punto, come s´usa dire, delle due l´una. O il governo ha sbagliato a fare i suoi conti oppure sapeva benissimo, fin dal principio, che il suo regalo era diretto a una platea di pensionati molto più ristretta di quanto propagandato con squilli di tromba e, quindi, anche le sparate del ministro Maroni sono soltanto fumo negli occhi per i gonzi. Nel primo come nel secondo caso c´è, comunque, da chiedersi in che mani siamo.
          PS: poiché l´intera questione ruota attorno al famoso milione di lire, tutti i conteggi sono stati fatti nella vecchia moneta, anziché in euro. Me ne scuso coi lettori.