La beffa di Berlusconi sulle pensioni

18/06/2004






 
   
18 Giugno 2004



 


La beffa di Berlusconi sulle pensioni
Solo un over 65 su sei ha avuto l’aumento promesso. E si affaccia il boom demografico

FEDERICO SALLUSTI


Solo un pensionato su sei ha avuto l’aumento a un milione al mese (516 euro) promesso da Berlusconi. Il dato, che approfondiamo più avanti, viene dai calcoli dell’Eurispes. Ma non bastano le bugie del premier: l’allarme anziani è più generale. L’istituto di statistica parla di una vera e propria escalation del problema vecchiaia di qui ai prossimi cinquant’anni. Secondo le previsioni, l’incidenza degli over 65 sul totale della popolazione è destinata ad aumentare del 46% fino al 2026 e del 77,5% alle soglie del 2051. Tradotto in numeri: mentre oggi abbiamo circa (la statistica ha la pessima abitudine di «vivisezionare» le persone) un «nonno» su cinque individui, nei prossimi decenni la quota aumenterà fino a sfiorare la proporzione di uno a tre. L’invecchiamento della popolazione comincia a pesare sull’apparato assistenziale italiano. L’innalzamento dell’età media, da una parte, e l’erosione della capacità economica e pratica delle famiglie di occuparsi dell’assistenza degli anziani dall’altra, hanno creato l’esigenza di sollevare la questione. Cresce, infatti, il numero di over 65 costretti ad affrontare la quotidianità in solitudine, a dover far fronte alle proprie necessità economiche con il solo ausilio della pensione. Aumenta, parallelamente, l’incidenza di coloro che corrono seri rischi di perdere le proprie facoltà fisiche e psichiche.

La fragilità della rete parentale, cui era deputata la quasi totalità degli interventi di sostegno, ha causato una forte crescita della domanda di assistenza e servizi, nonché del ricorso al lavoro privato (prevalentemente extracomunitario). Per far fronte al problema, il piano sanitario nazionale 2003-2005 si è proposto di «promuovere una rete integrata di servizi sanitari e sociali per l’assistenza agli anziani». Peccato che le parole volino, mentre i soldi hanno sempre un certo peso. A fronte di un fabbisogno di 15 miliardi di euro l’anno, infatti, oggi l’Italia ne spende circa 6,5. «La realizzazione di una sorgente di finanziamento adeguata al rischio di non autosufficienza della popolazione sta trovando applicazione a livello parlamentare». Tradotto: si stanno cercando i fondi nel buco nero della spesa pubblica, votata alla restrizione di ogni voce che faccia innervosire Tremonti, impegnato a trovare il denaro per diminuire le tasse.

Il processo di invecchiamento demograficodiviene insostenibile quando si riscontrano bassi livelli occupazionali e grosse quote di lavoro atipico, fattori che minano la capacità del sistema di welfare di avere risorse per proteggere gli anziani. Oltretutto il sistema previdenziale italiano sembra giocare ad aggravare il problema. La distribuzione dei redditi da pensione è fortemente diseguale. C’è una forbice molto elevata fra chi percepisce pensioni rice coloro che hanno invece rendite più basse. Il processo di impoverimento delle pensioni è stato accentuato anche dall’eliminazione della cosiddetta doppia indicizzazione. L’ancorare la pensione al solo andamento dell’inflazione, infatti, avrebbe fatto perdere progressivamente potere d’acquisto, soprattutto in considerazione del fatto che la borsa della spesa dei pensionati è particolarmente sensibile alle variazioni di prezzo dei beni di prima necessità.

Il quadro è sconfortante, soprattutto per coloro che percepiscono le pensioni più basse. C’era una volta una promessa, scandita dai caratteri cubitali dei cartelloni da campagna elettorale. C’erano dei risultati, gettati in faccia allo stesso modo. Ebbene la misura «un milione per tutti» ha trascurato qualcuno (eufemismo). Secondo l’Eurispes, infatti, su 6 milioni di pensionati che vivevano con redditi inferiori a 516,46 euro, sono stati circa un quarto quelli che sono stati incollati accanto al volto sorridente di Berlusconi (ricordate, «1.558.000 pensioni aumentate ai pensionati più poveri»). Al solito, il presidente avrebbe bisogno dei sottotitoli, o perlomeno sarebbe il caso avesse messo un asterisco: «4,5 milioni di pensionati più poveri aspettano». Peccato che per gli spot elettorali non valga l’obbligo di «informazione corretta».

Il problema, intanto, incalza e il futuro non promette aiuti da parte della sorte. Gli anziani saranno sempre più numerosi e vulnerabili, mentre il «paese non sembra ancora in grado di sostituirsi alla rete di sostegno familiare. La sfida per i nostri amministratori è quella di coniugare lavoro, produttività, flessibilità e protezione del valore reale delle pensioni, creando un nuovo equilibrio che tenga conto si dei fattori demografici che economici», conclude l’Eurispes. Non ci sono nemmeno gli estremi per essere Candide.

UN PANIERE DA PENSIONATI
L’Istat starebbe studiando un paniere di beni su cui costruire il tasso di inflazione relativo ai consumi dei pensionati. Il progetto era in cantiere da mesi, ma solo ieri, con il primo incontro fra le parti sociali ed il presidente Istat Biggeri, si è avviato un confronto che dovrebbe portare alla definizione e all’approfondimento degli aspetti della proposta da presentare, in seguito, al tavolo fra governo e sindacati. Istat e sindacati convengono sia sulla fondatezza della necessità di costruire un paniere ad hoc per i pensionati – la cui composizione dei consumi diverge in maniera non trascurabile da quella delle altre categorie demografiche – e sulla fattibilità tecnico-scientifica. Il nuovo indice dovrebbe dare maggior peso ai consumi di prima necessità (alimentari e abitazioni) e ai costi dell’assistenza, oltre che definire in quali tipologie di negozi debbano essere rilevati i prezzi. I sindacati si sono detti molto soddisfatti dell’incontro, che ritengono un primo passo nella direzione di affrontare il problema della perdita di potere d’acquisto dei redditi da pensione.