La battaglia sulle cifre del deficit

25/07/2001
La Stampa web

 


Mercoledì 25 Luglio 2001

LA BATTAGLIA SULLE CIFRE DEL DEFICIT
«Scarsa chiarezza sui conti pubblici»
Ancora un duello sui numeri con la Ragioneria generale
retroscena
Stefano Lepri

ROMA

NON era mai accaduto che un governatore della Banca d’Italia si esponesse tanto all’accusa di parzialità politica. Mentre era già accaduto che, rispondendo a domande di deputati e senatori in audizioni come quella di ieri alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, Fazio si lasciasse andare a battute che più tardi ha rettificato. Come quel «se non vi va bene, cercatevi un altro governatore» che gli scappò nell’altra legislatura. E, del resto, sabato 14 aveva augurato a Giulio Tremonti di restare al governo «cinque anni e forse molti di più».
Confessò di aver fatto politica Guido Carli, governatore dal 1960 al 1975, nelle sue memorie: era vero, aveva cercato di impedire al centro-sinistra di allora, formato da democristiani e socialisti, di nazionalizzare l’industria elettrica. Ma oggi si tratta di tutt’altro. La Banca d’Italia non è più la banca centrale dell’Italia; come l’introduzione nel gennaio prossimo delle nuove banconote e delle nuove monete renderà evidente a tutti, la banca centrale dell’Italia sta di casa a Francoforte sul Meno,
Land dell’Assia, Repubblica federale tedesca, Europa. E il capo della potente e centenaria istituzione che porta un nome non più corrispondente ai fatti è interessato a individuare i nuovi confini del proprio ruolo.
Ieri in Parlamento il governatore ha chiesto chiarezza sulla situazione sui conti pubblici tirando indirettamente in ballo Monorchio. «Il fabbisogno del 2000 è un dato certo – ha detto – a meno che un ragioniere caporale e non generale, non abbia sbagliato. Ci sarà un motivo del divario tra fabbisogno e indebitamento netto, me lo spieghino. Non è polemica, spero che sia costruttiva». Come si fa – ha aggiunto il governatore rispondendo ad una domanda dei parlamentari durante la sua audizione – «a distanza di un anno a non conoscere ancora i saldi dei comuni?».
Nell’immediato, si sussurra che i ripetuti attacchi alla ragioneria generale dello Stato, accompagnati ieri da una involontaria eco shakespeariana («ho grande stima di Andrea Monorchio, del quale sono amico personale» come «Ma Bruto è un uomo d’onore») abbiano uno scopo ravvicinato. Al posto del potente ragioniere generale Monorchio, rispettato e financo temuto da ministri del Tesoro che forse in cuor loro avrebbero desiderato farne a meno, potrebbe insediarsi uno stretto collaboratore di Fazio, il direttore centrale della Banca d’Italia per la ricerca economica Giancarlo Morcaldo, un tempo consigliere economico di Paolo Cirino Pomicino.
«Sono tutte scemenze quelle che scrivono i giornali, su un mio dissidio con Monorchio» ha insistito ieri il governatore. Ma nell’audizione parlamentare ha criticato più o meno esplicitamente tutti quelli che di numeri si occupano, non solo la ragioneria ma anche l’Istat che avrebbe commesso alcune imprecisioni rivedendo i dati del prodotto lordo, contro l’Isae (l’istituto pubblico di ricerca economica) che sui conti pubblici ha fatto cifre simili alla ragioneria.
E così c’è chi insinua che il controllo sui numeri sarebbe proprio la posta in gioco, per evitare che i governi, tutti i governi, possano difendersi dall’urgenza delle riforme manipolandoli.
Con altri numeri, quelli sull’inflazione nel 2002, il governatore si è messo inaspettatamente in contrasto con la Confindustria. Cosa ancor più strana, sostenendo che l’introduzione dell’euro a gennaio potrà avere un lieve effetto
una tantum sui prezzi, si è distinto non solo dalla linea ufficiale del Sistema europeo di banche centrali, di cui fa parte, ma da un opuscolo che la stessa Banca d’Italia sta distribuendo in questi giorni. Un altro numero ancora, quello sul possibile deficit 2001, potrebbe perfino intralciare l’opera di rassicurazione che il governo stava facendo a Bruxelles e a Francoforte. La linea ufficiale della Banca centrale europea è che un deficit di questo importo richiederebbe una manovra correttiva; Fazio sembra distaccarsene.
Il ministro dell’economia Giulio Tremonti si è appoggiato su Fazio perché sa che imporre provvedimenti di ampio respiro è difficile, in Italia, anche con una maggioranza ampia come l’attuale. Ma il governatore sembra talvolta condurre un gioco in proprio, slegato anche dal «centralismo democratico» che sembra la regola non scritta all’interno del Sistema europeo di banche centrali. E’ possibile che Banca d’Italia si scavi un ruolo di opposizione interna nell’Eurosistema? All’interno dell’istituto si avvertono segni di malessere; il pettegolezzo descrive uno stillicidio di uscite, funzionari brillanti che cercano altri impieghi. «L’immagine presso l’opinione pubblica si è un po’ appannata» scrive perfino il giornaletto interno del sindacato dirigenti, di solito ossequiente.

Lo shock dell’euro non sembra essere stato superato. Fazio non lo voleva, al pari di altri governatori; diversamente da loro continua a far capire che lo ritiene una scelta sbagliata. Forse per l’ex governatore che ora siede al Quirinale, Carlo Azeglio Ciampi, l’unione monetaria valeva la pena anche di pagare il prezzo di alcuni anni di sviluppo più lento. Per Fazio no. E ora che l’ultima revisione Istat ha tolto all’Italia il posto di «maglia nera» della crescita nell’ultimo quinquennio, rifilandola alla Germania, Fazio si sposta sull’«ultimo triennio», ovvero il periodo subito susseguente all’ammissione all’euro.
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