Comunicati Stampa

La nostra battaglia per i buoni contratti. Diario Terziario

29/04/2016

Su Diario Terziario di Aprile, Maria Grazia Gabrielli, segretario generale della Filcams Cgil Nazionale spiega i motivi della mobilitazione

Turismo, servizi, pulizie e multiservizi, farmacie private e comparto termale, il 6 maggio sarà sciopero di un milione e mezzo di lavoratrici e lavoratori. Il 28 maggio incroceranno le braccia gli addetti della grande distribuzione organizzata. Sono baristi, camerieri, cuochi, operatori del comparto pulizia e sanificazione, attività ausiliarie e facility management, addetti alle mense, receptionist, impiegati delle agenzie di viaggio, lavoratori dei fast food, professionisti, operatori del comparto termale, farmacisti e distribuzione moderna. Tante e diversificate professionalità, un unico obiettivo: il rinnovo del contratto nazionale del proprio settore. Nella maggior parte dei casi, un rinnovo dai tempi lunghi contrassegnato da interruzioni e mobilitazioni. Molti settori sono in attesa da diversi mesi, alcuni da anni ormai. Come quello termale, dove il contratto è scaduto il 30 giugno 2011. È per questo che Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Uiltrasporti Uil hanno indetto lo sciopero intersettoriale unitario per l’intero turno di lavoro con presidi e mobilitazioni a livello locale il 6 maggio.

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Le dinamiche del confronto sono spesso le stesse: volontà delle controparti di rinnovare il contratto nazionale, ma con pochi margini di trattativa, e continui – spesso estremi – tentativi di smantellamento normativo con il fine di ridurre i costi diretti e indiretti del lavoro. Intanto, però, le condizioni dei lavoratori, in questi anni, non fanno che peggiorare. “Una situazione inedita e drammatica allo stesso tempo, vista anche la lunga assenza di un accordo per la maggior parte dei settori”, commenta la segretaria generale della Filcams Cgil, Maria Grazia Gabrielli. “La fase di rinnovo contrattuale – osserva – è un appuntamento da sempre complesso. Pesa la forte crisi economica, l’andamento dei mercati, ma soprattutto l’assenza di una ripresa che tarda ad arrivare nonostante i proclami del governo: tutti elementi che hanno influenzato i tavoli di trattativa degli ultimi anni. Una condizione che le aziende e le loro associazioni di rappresentanza hanno utilizzato e tradotto nella destrutturazione dei contratti con l’unico obiettivo di rispondere alla competitività da costo. Da qui l’impronta comune a intaccare la clausola sociale, la malattia, gli inquadramenti, gli orari, solo per evidenziare alcuni temi dirimenti che hanno segnato le contrapposizioni sui diversi tavoli contrattuali”. Essere senza contratto vuol dire non avere un quadro di riferimento normativo e un sistema di relazioni riconosciuto tra le parti. Oltre, ovviamente, al mancato adeguamento delle retribuzioni ferme ormai da molto tempo. “Per la maggior parte di questi settori – prosegue Gabrielli – il contratto nazionale è l’unico strumento che può regolare i rapporti di lavoro e il profilo salariale; tra l’altro, maggiori disponibilità economiche rappresentano la salvaguardia vera del potere d’acquisito. Riconoscere una retribuzione dignitosa per il lavoro che si svolge potrebbe contribuire anche a muovere i consumi”.

Lo scontro sul salario è reso molto più complicato dai competitor che operano nello stesso settore e creano un effetto dumping: lavoratori che, a parità di mansioni, si trovano un riconoscimento salariale diverso in virtù dell’azienda in cui operano o del contratto nazionale preso a riferimento caso per caso. Una situazione non più sostenibile che falsa le condizioni di mercato tra imprese e divide i lavoratori, producendo effetti negativi. Per questa condizione – che coinvolge tutti i settori e rischia di indebolire anche i contratti nazionali già sottoscritti – è necessaria una forte solidarietà. Maggio sarà dunque un mese di mobilitazione. Per la prima volta, nella giornata del 6, ci sarà uno sciopero intersettoriale che copre molti dei settori della Filcams per oltre un milione e mezzo di lavoratori. La ritrovata unità sindacale è stata, ed è, un punto di forza in questa battaglia.

“Dopo la stagione delle divisioni – sottolinea Gabrielli – è sicuramente importante viaggiare insieme, avere obiettivi comuni di tutela dei lavoratori e dell’occupazione. Abbiamo cercato di proporre punti di mediazione, avanzamenti e aperture per dare risposte alle esigenze delle controparti e avvicinare le distanze, senza però trovare una sponda veramente disponibile alla discussione”. Il comune filo conduttore delle parti datoriali è invece il tentativo di destrutturare il contratto nazionale, svilire il confronto e le organizzazioni sindacali. In altre parole, procedere ai rinnovi riducendo diritti e tutele, senza dare risposte dal punto di vista salariale. Il rischio è che il lavoratore, stretto nella morsa del ricatto dovuta all’indispensabilità del posto di lavoro e del salario, ceda sempre più alle pressioni aziendali e alla fine si arrenda accettando piccole concessioni temporanee. Ma senza la condivisione di un progetto a lungo termine, senza conquiste che diano respiro nel rispetto e nel miglioramento di diritti e tutele, il futuro del mondo del lavoro è sempre più fragile. “Nel progetto di revisione della contrattazione avviato, il governo non può non tener conto dell’importanza strategica del contratto nazionale – conclude la segretaria generale della Filcams –. Come già manifestato in più occasioni, la Cgil è disponibile a partecipare a un tavolo di confronto per una più ampia riflessione sulla contrattazione e verificare l’attuale congruità di alcuni elementi e parametri partendo dalle proposte che il sindacato ha condiviso unitariamente nel documento sul nuovo modello di relazioni industriali. Certamente, non condividiamo le esigenze di riportare tutto alla contrattazione aziendale e di secondo livello, che escluderebbe e quindi discriminerebbe una parte consistente del mondo del lavoro”.

Prosegue quindi la mobilitazione. La Filcams è pronta a continuare la battaglia per i diritti dei lavoratori e per i buoni contratti.

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