La battaglia delle pulitrici

10/06/2002

sabato 8 giugno 2002



La battaglia delle pulitrici
Da mesi gli operai delle pulizie scolastiche non vengono pagati. Chiedono i soldi alla Moratti
ANTONIO SCIOTTO
ROMA
Sedicimila addetti in tutta Italia – la maggioranza donne – ma già un migliaio di loro ha perso il posto di lavoro, dopo diversi mesi senza stipendio. Sono gli operai delle pulizie scolastiche, quelli che lavorano negli appalti, dipendenti di grandi e piccole imprese o di cooperative sociali. In un migliaio hanno manifestato ieri davanti al ministero dell’Istruzione: il dicastero guidato dalla signora Moratti ha contratto con loro un debito di svariati miliardi di lire, dato che da tempo non eroga i finanziamenti dovuti ai provveditorati regionali. E così i provveditorati si sono limitati a prorogare gli appalti precedenti: per 5-6 anni i lavoratori hanno percepito dunque sempre gli stessi trattamenti, mentre alcuni addirittura non ricevono lo stipendio da oltre un anno. La crisi maggiore l’hanno vissuta le imprese e cooperative più piccole, che hanno dovuto in molti casi tagliare pesantemente gli organici.

Una legge che permetterebbe di recuperare quei finanziamenti è bloccata al Parlamento, e non si ha per il momento speranza che venga approvata entro l’estate. Eppure, la manifestazione di ieri ha in qualche modo cominciato a smuovere le acque. «Finalmente si sono decisi – dice Carmelo Romeo, segretario nazionale Filcams e responsabile del settore pulizie – a considerarsi dei debitori e ad attingere ai fondi ordinari di bilancio. Il ministero invierà una circolare ai dirigenti provinciali per invitarli a dare corso ai pagamenti e a considerare prorogati gli appalti».

Un primo passo, che dovrebbe tranquillizzare gli operai delle pulizie almeno per l’anno prossimo. Eppure c’è un altro punto che sta a cuore al sindacato, altrettanto importante: evitare che le nuove gare d’appalto si facciano al massimo ribasso. «Sta accadendo in questo periodo con le gare alla Telecom, in San Paolo-Imi, alle Poste – spiega Romeo – ed è un fenomeno molto grave. Noi chiediamo invece le gare secondo il meccanismo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, quella che si ispira alla legge 327/2000 di Salvi e che non a caso l’attuale governo vuole emendare: oltre ai costi, si considerano anche il rispetto della sicurezza, il mantenimento dei livelli occupazionali e delle ore lavorate. Gli operai delle pulizie delle scuole lavorano già part-time».

Si tratta insomma di «disegnare» le nuove gare d’appalto con un occhio speciale alla garanzia del lavoro. Una situazione simile, recentemente, l’hanno vissuta gli operai delle pulizie delle Fs, anche loro «travolti» dai meccanismi delle gare a massimo ribasso, e – prima che si raggiungesse un accordo, maturato dopo mesi di forti proteste – a rischio di perdita del posto e di ore lavorate. E anche in questo caso, al taglio del personale corrisponderebbero drammatiche cadute dei livelli di qualità dei servizi.

Perché le gare siano fatte a garanzia dei pulitori, bisognerà che i provveditorati regionali ammodernino i vecchi capitolati ereditati dai comuni, precedenti gestori degli appalti. «In molti di quei capitolati – dice Romeo – c’è scritto ad esempio che i servizi vanno puliti una volta a settimana. E’ assurdo, soprattutto se pensiamo che nelle scuole i nostri figli passano parecchie ore della giornata. I tagli sul costo del lavoro si trasformano inevitabilmente in una cattiva igiene per chi lavora e per chi studia nelle scuole. Molti operai sono dotati solo di ramazza e stracci, senza i guanti e i detersivi necessari a quel tipo di ambiente».