La battaglia dei registratori di cassa

14/10/2003





MULTIMEDIA
lunedi 13 Ottobre 2003
pag. 20


La battaglia dei registratori di cassa


di ROBERTO PETRINI


Scontrini, registratori di cassa e nuovo concordato preventivo per commercianti e professionisti sono appena arrivati in Finanziaria e già fanno discutere. Il primo ad intervenire è stato, nei giorni scorsi, il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta. «L’eliminazione dei registratori di cassa renderà più difficile capire se e dove c’è stata speculazione, perché sono uno strumento efficace per rendere più semplice la rilevazione dei prezzi da parte dell’Istat», ha detto il sindacalista. Ma oltre alle questioni relative a prezzi ed inflazione emergono nel dibattito anche domande su quanto il nuovo sistema sia in grado di arginare il fenomeno dell’evasione fiscale che nel nostro paese è sempre all’ordine del giorno. La nuova normativa abolisce l’obbligo per i clienti di chiedere al negoziante (e di mostrare alla Guardia di Finanza se richiesto) lo scontrino fiscale al momento di un acquisto. Contestualmente si cancella anche l’obbligo per i cittadini di pretendere la ricevuta fiscale nel caso di una prestazione professionale. In molti argomentano che una volta sparito l’obbligo sparirà anche uno dei maggiori deterrenti all’evasione dell’Iva molto semplicemente perché, una volta scomparsi registratori e scontrini, non risulterà più, nel momento di una verifica, quanto il commerciante ha incassato.
Questo tuttavia è soltanto uno degli aspetti che riguardano le nuove norme fiscali, l’altro attiene il concordato preventivo biennale per lavoratori autonomi, professionisti e imprese: una maxi operazione dalla quale il governo si aspetta di ricavare circa 3,6 miliardi di euro. Come è noto il concordato porrà una sorta di tetto ai ricavi dichiarati da commercianti e professionisti: chi aderirà dovrà aumentare i ricavi dichiarati nel 2003 del 9 per cento rispetto ai redditi del 2001. La parte eccedente di questi ricavi sarà invece tassata con le aliquote del 23 per cento fino a 100 mila euro e 33 per cento sopra i 100 mila euro. Si tratta in pratica di un trattamento di favore per chi aderisce al concordato che anticipa la riforma delle tasse promessa dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti e che fu annunciata due anni fa nel Contratto con gli italiani da Silvio Berlusconi. Gli osservatori notano tuttavia che questo «antipasto» metterà in moto uno strano meccanismo: chi avrà superato la soglia del reddito concordato potrà infatti tranquillamente emettere ulteriori fatture al riparo di una aliquota ridotta. Queste massa di fatture «facili» consentirà a chi le riceve di abbattere o diminuire l’imponibile su cui calcolare le imposte. E se si tratta di una persona che sconta aliquote alte avrà tutta la convenienza a ricevere queste fatture. E se le fatture fossero false?