L.R. 9 agosto 1999, n. 37 “Norme di programmazione per l’insediamento di attività commerciali nel Veneto”

L.R. 9-8-1999 n. 37
Norme di programmazione per l’insediamento di attività commerciali nel Veneto.
Pubblicata nel B.U. Veneto 10 agosto 1999, n. 69.

Epigrafe
Art. 1 – Obiettivi della legge.
Art. 2 – Finanziamenti regionali.
Art. 3 – Osservatorio regionale per il commercio
Art. 4 – Monitoraggio.
Art. 5 – Ambiti territoriali di programmazione regionale.
Art. 6 – Durata della programmazione.
Art. 7 – Limiti dimensionali della programmazione regionale.
Art. 8 – Definizioni.
Art. 9 – Norme per i centri commerciali.
Art. 10 – Esercizi di vicinato.
Art. 11 – Medie strutture di vendita.
Art. 12 – Grandi strutture di vendita.
Art. 13 – Vincoli di natura urbanistica e standards.
Art. 14 – Criteri urbanistici per le medie strutture di vendita.
Art. 15 – Criteri urbanistici per le grandi strutture di vendita.
Art. 16 – Impatto sulla viabilità
Art. 17 – Conferenza di servizi.
Art. 18 – Procedure di rilascio di autorizzazione.
Art. 19 – Autorizzazione.
Art. 20 – Termini ed efficacia dell’autorizzazione.
Art. 21 – Realizzazione di esercizi polifunzionali nei centri minori.
Art. 22 – Interventi regionali.
Art. 23 – Tutela, salvaguardia e valorizzazione dei centri storici.
Art. 24 – Adempimenti dei comuni.
Art. 25 – Rivitalizzazione dei centri storici.
Art. 26 – Formazione degli operatori commerciali.
Art. 27 – Attività di formazione.
Art. 28 – Attività di aggiornamento.
Art. 29 – Centri di assistenza tecnica.
Art. 30 – Albo regionale.
Art. 31 – Vendite straordinarie.
Art. 32 – Provvedimenti sostitutivi regionali.
Art. 33 – Norme transitorie.
Art. 34 – Criteri provvisori per l’esercizio, da parte della Regione, delle funzioni amministrative in materia di distributori autostradali di carburanti
Art. 35 – Disposizioni transitorie in materia di deroghe agli orari commerciali
Art. 36 – Abrogazioni
Art. 37 – Norma finanziaria
Art. 38 – Dichiarazione d’urgenza.
Allegato A (di cui agli articoli 5)
Allegato B

L.R. 9 agosto 1999, n. 37 (1).
Norme di programmazione per l’insediamento di attività commerciali nel Veneto
(2) (3).

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(1) Pubblicata nel B.U. Veneto 10 agosto 1999, n. 69.
(2) Vedi, anche, la Delib.G.R. 14 settembre 1999, n. 3139, la Circ.P.G.R. 10
gennaio 2000, n. 1, la Circ.P.G.R. 22 giugno 2001, n. 11, la Circ.P.G.R. 30
luglio 2001, n. 14, la Delib.G.R. 28 settembre 2001, n. 2352, la Delib.G.R. 28
settembre 2001, n. 2522, la Delib.G.R. 21 dicembre 2001, n. 3602 e la Delib.G.R.
31 ottobre 2003, n. 3294.
(3) La presente legge è stata abrogata dall’art. 39, comma 1, lettera a), L.R.
13 agosto 2004, n. 15.

Capo I – Finalità
Art. 1
Obiettivi della legge.
[1. In applicazione dell'articolo 6 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
114, di seguito definito decreto legislativo, si fissano con la presente legge
gli indirizzi generali di programmazione commerciale ed urbanistica della rete
distributiva nell'ambito della Regione.
2. La programmazione regionale, secondo gli obiettivi indicati dall'articolo 1,
comma 3 e dall'articolo 6, comma 1 del decreto legislativo, persegue le seguenti
finalità:
a) favorire la realizzazione di un'equilibrata rete distributiva agevolando gli
insediamenti atti ad inserire le piccole e medie imprese operanti sul
territorio, anche al fine di salvaguardare i livelli occupazionali nelle
relative aree;
b) rendere compatibili gli insediamenti commerciali con il territorio e
valorizzare la funzione commerciale, anche al fine di una riqualificazione del
tessuto urbano;
c) rivitalizzare il tessuto economico, sociale e culturale sia nei centri
storici mediante l'individuazione di incentivi, sia nelle zone rurali e di
montagna, mediante la promozione di centri polifunzionali e la formazione
professionale;
d) promuovere una programmazione delle attività commerciali armonica per la
semplificazione del procedimento amministrativo e per un sistema decisionale
coordinato;
e) garantire al consumatore, attraverso una presenza equilibrata delle diverse
forme distributive, una possibilità di scelta in ambito concorrenziale,
favorendo, di conseguenza, sia il contenimento dei prezzi sia un corretto
equilibrio tra attività di diverse dimensioni;
f) assicurare un sistema di monitoraggio riferito all'entità ed all'efficienza
della rete distributiva insediata sul territorio.
3. Mediante la programmazione commerciale e la concorrente azione tra enti
pubblici e soggetti privati, la normativa regionale mira alla riqualificazione
della rete distributiva per un migliore servizio al cittadino.
4. Al fine di verificare i livelli occupazionali, in relazione alla
programmazione regionale in materia di commercio, la Regione coinvolge, in sede
di concertazione, le associazioni maggiormente rappresentative degli operatori
commerciali, dei lavoratori dipendenti e dei consumatori] (4).
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(4) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 2
Finanziamenti regionali.
[1. La Regione nel perseguimento degli obiettivi di cui all'articolo 1, comma 2
adotta politiche attive a favore del commercio, con utilizzo di risorse proprie
definite annualmente in sede di bilancio nonché di fondi statali e comunitari.
2. Gli interventi di cui al comma 1 concorrono allo sviluppo della rete delle
imprese commerciali con azioni di finanziamento che prevedono contributi alle
stesse e ai comuni, diretti ad una rivitalizzazione del tessuto commerciale ed
anche alla realizzazione di progetti coordinati pubblici e privati relativi al
miglioramento e ammodernamento dell'arredo urbano] (5).
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(5) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Capo II – Monitoraggio della rete distributiva
Art. 3
Osservatorio regionale per il commercio (6).
[1. Ai sensi dell'articolo 6, comma 1, lettera g) del decreto legislativo è
istituito l'osservatorio regionale per il commercio allo scopo di monitorare
l'entità e l'efficienza della rete distributiva e di verificare lo stato di
attuazione della presente legge.
2. L'osservatorio è costituito da un comitato consultivo e da un comitato
tecnico scientifico e ha sede presso gli uffici della struttura regionale
competente in materia di commercio.
3. La Giunta regionale, con deliberazione assunta entro novanta giorni
dall'entrata in vigore della presente legge, individua:
a) i componenti del comitato consultivo e le funzioni dagli stessi esercitate;
b) le forme di partecipazione alle funzioni dell'osservatorio dei rappresentanti
degli enti locali, delle organizzazioni regionali dei consumatori riconosciute
ai sensi dell'articolo 5 della legge 30 luglio 1998, n. 281, delle imprese del
commercio e di quelle dei lavoratori, dirette a consentire la formulazione di
osservazioni ed integrazioni sulle attività esercitate nell'ambito
dell'osservatorio stesso.
4. La Giunta regionale, con deliberazione assunta entro novanta giorni
dall'entrata in vigore della presente legge, individua:
a) i componenti del comitato tecnico scientifico e le funzioni dagli stessi
esercitate;
b) le modalità della realizzazione di una rete informatica tra Regione,
province, camere di commercio e comuni per la ottimale gestione dei flussi
informativi;
c) i termini di coordinamento tecnico tra Regione, province, comuni e camere di
commercio per le rilevazioni dei dati in sede comunale e l'elaborazione in sede
provinciale, tenuto conto anche delle informazioni messe a disposizione ai sensi
dell'articolo 10, comma 5 del decreto legislativo] (7).
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(6) Con Delib.G.R. 4 agosto 2000, n. 2574 è stata approvata la disciplina
dell’osservatorio di cui al presente articolo. Vedi, anche, la Delib.G.R. 30
dicembre 2002, n. 3982.
(7) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 4
Monitoraggio.
[1. L'osservatorio esercita la funzione di monitoraggio rilevando:
a) le caratteristiche strutturali e merceologiche della rete distributiva per
comune, comprendendo in essa anche i dati relativi al commercio su aree
pubbliche, per ambito territoriale come definito dall'articolo 6, per provincia
e nel Veneto;
b) l'efficienza e le tendenze evolutive della rete stessa e la sua rispondenza
alle richieste dei consumatori;
c) i problemi derivanti dall'applicazione della programmazione commerciale ed
urbanistica negli ambiti di cui alla lettera a);
d) ogni altro elemento utile alla programmazione commerciale.
2. Ai fini del monitoraggio i comuni raccolgono, organizzano e mettono a
disposizione dell'osservatorio regionale e delle camere di commercio i dati
della propria rete distributiva mettendo a disposizione dell'osservatorio anche
la relativa documentazione di carattere urbanistico secondo un flusso
informativo continuo che consenta di conoscere la situazione della medesima in
tempo reale.
3. La Regione prevede annualmente nell'ambito delle risorse previste al comma 1
dell'articolo 2 finanziamenti ai comuni con meno di 5.000 abitanti che in forma
associata intendono dotarsi di sistemi informativi idonei a garantire il
monitoraggio della rete distributiva (8).
4. Le camere di commercio, anche tramite le proprie strutture informatiche
centralizzate, collaborano con l'osservatorio regionale nell'espletamento
dell'azione di monitoraggio.
5. Le operazioni di monitoraggio, con riferimento alle specifiche funzioni
attribuite dal decreto legislativo, sono espletate dagli enti interessati senza
oneri per la Regione.
6. La Regione, allo scopo di coordinare la raccolta dei dati e la elaborazione
dei flussi informativi ritenuti utili per il monitoraggio, tramite
l'osservatorio, si raccorda con l'osservatorio nazionale istituito presso il
Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato] (9).
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(8) Con Delib.G.R. 28 settembre 2001, n. 2522 è stato approvato il bando, per la
presentazione, da parte dei comuni interessati, delle domande di finanziamento
in attuazione del presente comma.
(9) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Capo III – Programmazione territoriale
Art. 5
Ambiti territoriali di programmazione regionale.
[1. Per fissare gli indirizzi generali relativi all'insediamento delle attività
commerciali, nel rispetto delle indicazioni di cui all'articolo 6, comma 3 del
decreto legislativo e tenuto conto delle caratteristiche socio-economiche oltre
che della consistenza demografica, si individuano i seguenti ambiti territoriali
di programmazione regionale:
a) aree metropolitane omogenee, caratterizzate da elevato livello di domanda e
di offerta;
b) aree sovracomunali configurabili come unico bacino di utenza;
c) centri storici come definiti all'articolo 23, comma 2;
d) centri di minore consistenza demografica: comuni, frazioni o altre aree con
popolazione inferiore a 3.000 abitanti, individuati all'interno delle aree
metropolitane e di quelle sovracomunali.
2. In attuazione dei criteri stabiliti al comma 1, i comuni appartenenti alle
aree metropolitane omogenee ed alle aree sovracomunali sono riportati
nell'allegato A) che costituisce parte integrante della presente legge] (10).
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(10) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 6
Durata della programmazione.
[1. La programmazione regionale ha durata di tre anni. A tal fine la Giunta
regionale, almeno centoventi giorni prima della scadenza del termine temporale
di programmazione, trasmette al Consiglio regionale una proposta di
aggiornamento, tenuto conto delle relazioni di monitoraggio fornite
dall'osservatorio regionale, anche con riferimento alla fase di programmazione
precedente.
2. Le norme di programmazione relative a ciascuna fase hanno efficacia fino
all'entrata in vigore della nuova normativa programmatoria.
3. In sede di prima applicazione la durata della programmazione contenuta nella
presente legge è di anni due dalla sua entrata in vigore] (11).
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(11) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 7
Limiti dimensionali della programmazione regionale.
[1. Limiti dimensionali su tutto il territorio regionale sono:
a) per gli esercizi di vicinato:
1) superficie non superiore a 250 mq., nei comuni con popolazione superiore a
10.000 abitanti;
2) superficie non superiore a 150 mq. nei comuni con popolazione inferiore a
10.000 abitanti;
b) per le medie strutture:
1) superficie oltre 250 mq e non superiore a 2.500 mq. nei comuni con
popolazione superiore a 10.000 abitanti;
2) superficie oltre 150 mq e non superiore a 1.500 mq. nei comuni con
popolazione inferiore a 10.000 abitanti;
c) per le grandi strutture: limiti dimensionali definiti dalla programmazione
regionale.
2. Ai sensi dell'articolo 10, comma 4 del decreto legislativo, nella fase di
prima applicazione della presente legge le superfici per la vendita delle
strutture della distribuzione sono le seguenti:
a) nelle aree sovracomunali:
1) esercizi di vicinato: superficie non superiore a 150 mq;
2) medie strutture: superficie oltre 150 mq e non superiore a 1.500 mq;
3) grandi strutture: superficie minima superiore a 1.500 mq;
b) nelle aree metropolitane:
1) esercizi di vicinato:
1a) superficie non superiore a 250 mq. nei comuni con popolazione superiore a
10.000 abitanti;
1b) superficie non superiore a 150 mq. nei comuni con popolazione inferiore a
10.000 abitanti;
2) medie strutture:
2a) superficie oltre 250 mq e non superiore a 2.500 mq. nei comuni con
popolazione superiore a 10.000 abitanti;
2b) superficie oltre (*) 150 mq e non superiore a 1.500 mq. nei comuni con
popolazione inferiore a 10.000 abitanti;
3) grandi strutture:
3a) superficie minima 2.500 mq. nei comuni con popolazione superiore a 10.000
abitanti;
3b) superficie minima 1.500 mq. nei comuni con popolazione inferiore a 10.000
abitanti] (12).
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(12) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Capo IV – Programmazione della rete distributiva
Art. 8
Definizioni.
[1. Agli effetti della presente legge si definiscono:
a) concentrazione, la riunione in una nuova media o grande struttura di vendita,
rispettivamente, di medie o grandi strutture di vendita preesistenti di medesima
titolarità;
b) accorpamento, l'ampliamento della superficie di una media o grande struttura
di vendita con le superfici di altre medie o grandi strutture di vendita
preesistenti di medesima titolarità;
c) apertura in forma continuativa, l'attività di vendita al pubblico
ininterrotta da almeno tre anni fatta salva la sospensione per sei mesi in caso
di trasferimento o subingresso;
d) piccola e media impresa commerciale, l'impresa definita ai sensi del decreto
del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato 23 dicembre 1997
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'11 febbraio 1998, n. 34 e successive
modifiche.
2. Ai fini del riconoscimento delle priorità per il rilascio delle
autorizzazioni commerciali ai sensi dell'articolo 10, comma 2 del decreto
legislativo si definiscono:
a) reimpiego del personale degli esercizi concentrati o accorpati, il reimpiego
degli occupati nell'anno precedente, sia a tempo determinato che indeterminato.
I lavoratori a tempo parziale sono considerati in percentuale, in rapporto al
numero di ore lavorate rispetto a quelle previste nel contratto collettivo di
riferimento. L'impegno al reimpiego viene assunto con apposito atto unilaterale
d'obbligo reso al comune da parte del richiedente;
b) qualificazione professionale adeguata al settore non alimentare: l'avere
esercitato in proprio, per almeno due anni nell'ultimo quinquennio, l'attività
di vendita all'ingrosso o al dettaglio di prodotti del settore non alimentare.,
o avere prestato la propria opera, per almeno due anni nell'ultimo quinquennio,
in qualità di dipendente qualificato addetto alla vendita o all'amministrazione
o, se trattasi di coniuge o parente o affine entro il terzo grado
dell'imprenditore, in qualità di coadiutore familiare, comprovata dalla
iscrizione all'INPS, o aver frequentato con esito favorevole un corso di
qualificazione disciplinato dall'articolo 26 e seguenti.
3. Tutti gli esercizi di vendita, compresi i centri commerciali, già assentiti
secondo le previgenti norme, aventi le caratteristiche indicate dall'articolo 7,
comma 1, lettera b), sono qualificati medie strutture, fatto salvo quanto
previsto dalle norme transitorie di cui all'articolo 33.
4. Tutti gli esercizi di vendita, compresi i centri commerciali, già assentiti
secondo le previgenti norme, aventi le caratteristiche indicate dall'articolo 7,
comma 1, lettera c), sono qualificate grandi strutture di vendita, fatto salvo
quanto previsto dalle norme transitorie di cui all'articolo 33.
5. Il titolare di un esercizio commerciale organizzato su più reparti può
affidare la gestione di uno o più di essi, per un periodo di tempo convenuto, ad
un soggetto che sia in possesso dei requisiti di cui all'articolo 5 del decreto
legislativo, dandone immediata comunicazione al comune e all'ufficio
dell'imposta sul valore aggiunto. Il titolare, qualora non abbia provveduto a
tale comunicazione, risponde in proprio dell'attività esercitata dal gestore
fatto salvo quanto disposto dall'articolo 2208 del codice civile.
6. Ai sensi dell'articolo 26, comma 3 del decreto legislativo restano salve, ai
fini della commercializzazione, le disposizioni concernenti la vendita di
determinati prodotti previste da leggi speciali] (13).
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(13) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 9
Norme per i centri commerciali.
[1. Le autorizzazioni amministrative relative a singoli esercizi collocati
all'interno di centri commerciali non possono essere trasferite al di fuori dei
centri commerciali stessi.
2. I centri commerciali possono essere integrati da esercizi per la
somministrazione al pubblico di alimenti e bevande che possono essere
autorizzati, in deroga alla specifica programmazione comunale di settore, con
gli orari dei centri commerciali di cui fanno parte. Tali esercizi non
contribuiscono a formare la superficie massima di vendita dei centri.
3. Per i centri commerciali, l'orario di apertura adottato deve essere applicato
a tutti gli esercizi facenti parte degli stessi, ivi inclusi gli esercizi
artigianali.
4. Ai titolari di autorizzazioni relative a strutture o centri commerciali
rilasciate ai sensi della previgente normativa fino alla data di entrata in
vigore della presente legge, non può essere negata dal comune l'autorizzazione
alla modifica della ripartizione interna della superficie di vendita nella
misura massima dei cinquanta per cento di quella prevista dall'autorizzazione
originaria per ciascun esercizio o insieme di esercizi, fermi restando comunque
il limite massimo di superficie complessiva autorizzata e il rapporto tra
settori merceologici] (14).
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(14) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 10
Esercizi di vicinato.

[1. L'apertura, il trasferimento di sede, l'ampliamento di superficie degli
esercizi di vicinato come individuati dall'articolo 7, comma 1, lettera a) sono
subordinati a previa comunicazione da parte degli interessati, effettuata
secondo le disposizioni dell'articolo 7 del decreto legislativo.
2. I comuni, limitatamente alla prima fase di applicazione della programmazione
regionale di cui all'articolo 6, comma 3 e comunque per un periodo non superiore
a due anni, nel termine perentorio di novanta giorni dall'entrata in vigore
della presente legge, possono inibire o sospendere gli effetti della
comunicazione all'apertura degli esercizi di vicinato, con un provvedimento che
individui per l'intero territorio comunale o per parte di esso, la sussistenza
di una o più delle seguenti condizioni:
a) esistenza di una rete distributiva già adeguata alla domanda in relazione
all'ubicazione di esercizi e all'ampiezza merceologica;
b) esistenza di aree urbane non idonee all'insediamento commerciale per vincoli
o limiti fissati da leggi;
c) esecuzione di programmi comunali di qualificazione della rete commerciale
diretti alla realizzazione di infrastrutture e servizi adeguati alle esigenze
dei consumatori.
3. Gli esercizi di vicinato non possono né essere ampliati né essere oggetto di
accorpamento o concentrazione oltre i limiti stabiliti dall'articolo 7, comma 1,
lettera a)] (15).
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(15) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 11
Medie strutture di vendita.

[1. I comuni o le unioni dei comuni ove costituite, entro e non oltre
centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sentite le
associazioni di categoria degli operatori, dei consumatori riconosciute ai sensi
dell'articolo 5 della legge 30 luglio 1998, n. 281 e le associazioni dei
lavoratori del commercio adottano, con riferimento alle medie strutture di
vendita, un provvedimento che individua i criteri per il rilascio delle
autorizzazioni commerciali sulla base dei seguenti princìpi (16):
a) modernizzazione del sistema distributivo;
b) garanzia di concorrenzialità del sistema distributivo;
c) salvaguardia dell'ambiente e della viabilità dei centri urbani;
d) mantenimento di una presenza diffusa e qualificata del servizio di
prossimità;
e) equilibrio delle diverse forme distributive;
f) tutela delle piccole e medie imprese commerciali;
g) identificazione di strumenti di politica del territorio quali la sicurezza,
il flusso veicolare, i trasporti pubblici.
2. Il provvedimento ha la stessa durata della programmazione regionale e, alla
scadenza, è automaticamente rinnovato fino alla nuova determinazione comunale.
3. I comuni provvedono inoltre ad assumere norme procedimentali concernenti le
domande relative alle medie strutture secondo le disposizioni dell'articolo 8,
comma 4 del decreto legislativo e a stabilire i termini entro i quali valutare
la priorità delle stesse.
4. L'apertura, il trasferimento di sede, il mutamento dei settori merceologici,
l'ampliamento della superficie di vendita sono subordinati al rilascio di
un'autorizzazione comunale che rispetti la programmazione regionale e risponda
ai criteri assunti dall'amministrazione comunale.
5. Le medie strutture possono essere ampliate entro i limiti stabiliti
dall'articolo 7, comma 1, lettera b), o essere oggetto di accorpamento o
concentrazione, entro i medesimi limiti, purché la superficie complessiva finale
non sia superiore alle somme metriche degli esercizi originari.
6. Fra le domande di autorizzazione di cui al comma 4, relative a medie
strutture, hanno priorità quelle intese alla concentrazione di preesistenti
esercizi nel rispetto dei caratteri dimensionali di cui all'articolo 7, comma 1,
lettera b). Tra tali domande hanno una ulteriore priorità quelle che dimostrino:
a) di essere piccole o medie imprese commerciali come definite dall'articolo 8,
comma 1, lettera d);
b) l'impegno al reimpiego del personale dei preesistenti esercizi secondo le
modalità dell'articolo 8, comma 2, lettera a);
c) una adeguata formazione professionale per il settore non alimentare dei
titolari realizzata con la partecipazione ad un corso per il commercio o con il
possesso di adeguata qualificazione secondo le modalità dell'articolo 8, comma
2, lettera b);
d) la realizzazione di un maggiore abbattimento della superficie complessiva
finale rispetto alle somme metriche degli esercizi originari.
7. L'autorizzazione alla vendita per una media struttura derivante dalla
concentrazione di quattro o dall'accorpamento di più esercizi dotati di tabelle
per generi di largo e generale consumo come previsti dall'articolo 31, comma 3
del decreto ministeriale 4 agosto 1988, n. 375, già autorizzati ai sensi della
legge 11 giugno 1971, n. 426, è rilasciata in deroga alla programmazione
commerciale comunale alle seguenti condizioni:
a) che gli esercizi siano rimasti aperti al pubblico nel comune da almeno tre
anni in forma continuativa ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera c);
b) che la superficie finale non sia superiore alla somma delle superfici
concentrate o accorpate e comunque entro il limite di cui all'articolo 7, comma
1, lettera b);
c) che vi sia l'impegno del richiedente al reimpiego del personale dei
preesistenti esercizi.
8. Contestualmente al rilascio della nuova autorizzazione, nel caso di
concentrazione o accorpamento, il comune revoca i titoli autorizzativi dei
preesistenti esercizi] (17).
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(16) Alinea così modificato dall’art. 24, L.R. 3 ottobre 2003, n. 19.
(17) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 12
Grandi strutture di vendita.
[1. L'apertura, il trasferimento di sede, l'ampliamento entro i limiti di cui
all'articolo 7, comma 1, lettera c), il mutamento dei settori merceologici sono
subordinati al rilascio di un'autorizzazione comunale secondo le modalità
previste dal capo VI nel rispetto degli obiettivi di presenza e di sviluppo
fissati nell'allegato B) che costituisce parte integrante della presente legge.
2. Le grandi strutture possono essere ampliate entro i limiti stabiliti
dall'articolo 7, comma 1, lettera c) o essere oggetto di accorpamento o
concentrazione, entro i medesimi limiti, purché la superficie complessiva finale
non sia superiore alle somme metriche degli esercizi originari.
3. Fra le domande di autorizzazione di cui al comma 1, relative a grandi
strutture, hanno priorità quelle intese alla concentrazione di preesistenti
esercizi nel rispetto dei caratteri dimensionali di cui all'articolo 7, comma 1,
lettera c). Tra tali domande hanno una ulteriore priorità quelle che dimostrino:

a) l'impegno al reimpiego del personale dei preesistenti esercizi secondo le
modalità dell'articolo 8, comma 2, lettera a);
b) per il settore non alimentare una adeguata formazione professionale dei
titolari realizzata con la partecipazione ad un corso per il commercio o con il
possesso di adeguata qualificazione secondo le modalità dell'articolo 8, comma
2, lettera b);
c) la realizzazione di un maggiore abbattimento della superficie complessiva
finale rispetto alle somme metriche degli esercizi originari.
4. La priorità è riconosciuta limitatamente alle domande concorrenti pervenute
in comune e regolarmente documentate entro trenta giorni dal giorno di
presentazione della prima domanda.
5. L'autorizzazione alla vendita per una grande struttura derivante dalla
concentrazione di quattro o dall'accorpamento di più esercizi dotati di tabelle
per generi di largo e generale consumo come previsti dall'articolo 31, comma 3,
decreto ministeriale 4 agosto 1988, n. 375, già autorizzati ai sensi della legge
11 giugno 197 1, n. 426, è rilasciata in deroga alla programmazione commerciale
regionale, alle seguenti condizioni:
a) che gli esercizi siano rimasti aperti al pubblico nel comune da almeno tre
anni in forma continuativa ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera c);
b) che vi sia l'impegno dell'interessato al reimpiego del personale dei
preesistenti esercizi;
c) che la superficie finale non sia superiore alla somma delle superfici
concentrate o accorpate e comunque entro il limite non superiore a cinque volte
le superfici minime per le grandi strutture di vendita di cui all'articolo 7,
comma 1, lettera c).
6. La Giunta regionale provvede periodicamente, anche mediante idonee forme di
divulgazione elettronica, alla pubblicazione dei dati aggiornati relativi alle
disponibilità di superfici afferenti le grandi strutture di vendita] (18).
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(18) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Capo V – Criteri di programmazione urbanistica
Art. 13
Vincoli di natura urbanistica e standards.
[1. I comuni in sede di formazione degli strumenti urbanistici generali o di
revisione di quelli vigenti provvedono a definire, comunque entro centottanta
giorni dall'entrata in vigore della presente legge ed in relazione alla
previsione di nuovi insediamenti commerciali, le zone destinate a parcheggio nei
limiti di seguito indicati:
a) per le aree di centro storico, o eventualmente in aree limitrofe, devono
essere reperiti parcheggi nella misura di 0,2 mq./mq. superficie di pavimento,
in relazione al complesso delle strutture commerciali. L'amministrazione
comunale, qualora dimostri l'impossibilità, per mancata disponibilità di aree
idonee, ovvero per ragioni di rispetto ambientale e di salvaguardia delle
caratteristiche, della conformazione e delle funzioni della zona stessa, di
raggiungere le quantità minime di cui sopra, deve precisare come siano
altrimenti soddisfatti i fabbisogni delle zone di sosta;
b) nelle altre zone territoriali omogenee, secondo la normativa prevista
dall'articolo 25, decimo comma, punto 2 della legge regionale 27 giugno 1985, n.
61 e successive modificazioni, per le zone di completamento deve essere reperita
a parcheggio almeno una quantità di 0,4 mq./mq. di superficie di pavimento e per
le zone di espansione, includendo in queste anche le zone di ristrutturazione
urbanistica che prevedono la rifunzionalizzazione delle aree o degli edifici,
almeno una quantità di 0,5 mq./mq. di superficie di pavimento.
2. Qualora si debbano insediare in zone territoriali omogenee diverse dai centri
storici, grandi o medie strutture di vendita come individuate all'articolo 14,
comma 1, lettera b), le aree a servizi devono avere comunque una superficie
minima complessiva non inferiore a quanto di seguito indicato:
a) per le grandi strutture di vendita deve essere prevista area libera non
inferiore a 2,50 mq./mq. della superficie di vendita, di cui area destinata a
parcheggio effettivo per i clienti non inferiore a 1,30 mq./mq. della superficie
di vendita e non inferiore a 0,70 mq./mq. della superficie a destinazione
commerciale; inoltre i percorsi veicolari e le aree di parcheggio effettivo e
stazionamento debbono risultare differenziati per i clienti e per gli
approvvigionamenti, limitatamente a esercizi del settore alimentare;
b) per le medie strutture di vendita, come definite all'articolo 14, comma 1,
lettera b), area libera: non inferiore a 1,80 mq./mq. della superficie di
vendita, di cui area destinata a parcheggio effettivo per i clienti non
inferiore a 0,70 mq./mq. della superficie di vendita e non inferiore a 0,50
mq./mq. della superficie a destinazione commerciale.
3. Per parcheggio effettivo di cui al comma 2 si intende la superficie
individuata per la sosta dei veicoli con esclusione della viabilità di accesso e
distribuzione.
4. Per le zone di espansione e di ristrutturazione urbanistica, come sopra
definite, le aree devono essere reperite in sede di strumento attuativo.
5. È fatto salvo quanto previsto dall'articolo 25, commi dodicesimo e
tredicesimo della legge regionale 27 giugno 1985, n. 61 e successive
modificazioni.
6. Le zone di sosta possono essere reperite anche con la previsione di strutture
multi-piano o sotterranee purché compatibili con le norme del piano regolatore
generale.
7. Per i comuni obbligati alla redazione del piano del traffico la
localizzazione delle zone di sosta deve essere coordinata con tale strumento.
8. La localizzazione delle aree di sosta deve comunque essere individuata
all'interno del territorio comunale (19)] (20).
————————
(19) Vedi, anche, la Circ.P.G.R. 21 dicembre 1999, n. 23.
(20) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 14
Criteri urbanistici per le medie strutture di vendita.
[1. Ai fini della programmazione urbanistica le medie strutture di vendita sono
suddivise in due categorie:
a) con superficie di vendita fino a 1.000 mq.;
b) con superficie di vendita superiore a 1.000 mq.
2. Le medie strutture di cui al comma 1, lettera a) possono essere localizzate,
qualora lo prevedano gli strumenti urbanistici generali in quanto compatibili
con la struttura residenziale, nelle zone territoriali omogenee di tipo A - B -
C1 e C2, nonché nelle zone territoriali omogenee di tipo D a specifica
destinazione commerciale. La definizione delle aree a parcheggio e a servizi di
cui all'articolo 13 avviene in sede di strumento urbanistico generale o, per le
zone obbligate, in sede di strumento attuativo.
3. Le medie strutture di vendita di cui al comma 1, lettera b) possono essere
localizzate, qualora lo prevedano gli strumenti urbanistici generali in quanto
compatibili con la struttura residenziale, nelle zone territoriali omogenee di
tipo A, nonché nelle zone B - C1 - C2, purché sia espressamente prevista per le
singole zone la loro localizzazione dagli strumenti urbanistici, e nelle zone
territoriali omogenee di tipo D a specifica destinazione commerciale.
4. Deve essere garantita una disponibilità di aree da destinare a parcheggio e a
servizi nella misura determinata all'articolo 13 in rapporto alle varie
tipologie urbanistiche della zona e della attività da insediare (21)] (22).
————————
(21) Vedi, anche, la Circ.P.G.R. 21 dicembre 1999, n. 23.
(22) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 15
Criteri urbanistici per le grandi strutture di vendita.

[1. Le grandi strutture di vendita devono essere localizzate in aree e/o edifici
previsti allo scopo dagli strumenti urbanistici generali.
2. I comuni ai sensi dell'articolo 6, comma 2, lettera a) del decreto
legislativo possono individuare in sede di formazione di nuovi strumenti
urbanistici generali o nella revisione di quelli vigenti e comunque entro
centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, aree a
destinazione commerciale, zone territoriali omogenee di tipo D, finalizzate
all'insediamento di grandi strutture di vendita.
3. Le varianti parziali finalizzate alla individuazione delle grandi strutture
su aree già previste a specifica destinazione commerciale, zone D, dagli
strumenti urbanistici vigenti sono approvate con la procedura prevista ai commi
6 e 7 dell'articolo 50 della legge regionale 27 giugno 1985, n. 61 come
sostituito dall'articolo 1 della legge regionale 5 maggio 1998, n. 21.
4. I comuni stabiliscono la quantità massima di superfici di grandi strutture di
vendita insediabili nei centri, nelle aree o edifici aventi valore storico, di
archeologia industriale, anche incentivando l'utilizzo degli edifici destinati
in passato a funzioni non più compatibili o dismesse.
5. L'individuazione delle suddette aree è subordinata alla verifica di
compatibilità dei seguenti parametri urbanistici:
a) accessibilità viaria con particolare riferimento all'analisi della rete
stradale e di penetrazione all'area opportunamente disimpegnata dalle
infrastrutture viarie di scorrimento e funzionalmente collegata al sistema di
parcheggi di supporto, come specificato all'articolo 16;
b) eventuale presenza in adiacenza dell'area a destinazione commerciale di un
sistema di trasporto pubblico urbano e extraurbano;
c) definizione dei contenuti principali da attribuire all'area individuata per
la localizzazione delle grandi strutture in relazione all'effetto che si vuole
determinare nel settore urbano interessato e alla congruità e integrazione con
le condizioni al contorno territoriale esistente;
d) disponibilità di aree da destinare a parcheggio e a servizi nella misura
determinata all'articolo 13 in rapporto alle varie tipologie urbanistiche della
zona e della attività da insediare.
6. I centri commerciali con superficie di vendita superiore a mq. 8.000 sono
assoggettati alla valutazione di impatto ambientale con esclusione di quanto
previsto dagli articoli 12 e 25 della legge regionale 26 marzo 1999, n. 10.
7. Sono comunque fatte salve le peculiari norme stabilite dalla presente legge
per i centri storici (23)] (24).
————————
(23) Vedi, anche, la Circ.P.G.R. 21 dicembre 1999, n. 23.
(24) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 16
Impatto sulla viabilità (25).
[1. Le domande per il rilascio dell'autorizzazione riferite alle medie strutture
di vendita come individuate all'articolo 14, comma 1, lettera b) nonché alle
grandi strutture commerciali, devono prevedere una idonea organizzazione
dell'accessibilità veicolare sia in funzione del traffico operativo
specializzato e del traffico commerciale despecializzato relativo alle singole
strutture, sia in funzione del sistema viario principale e secondario di
afferenza e degli sbocchi sugli specifici archi stradali, in particolare sulla
viabilità principale.
2. Le domande per grandi strutture devono inoltre essere accompagnate da uno
studio della viabilità dell'area, da studi di dettaglio dei nodi, con verifica
funzionale degli stessi per un'idonea organizzazione delle intersezioni viarie e
degli svincoli di immissione sulla rete stradale interessata in funzione della
classe di appartenenza dei singoli tronchi, della capacità degli stessi e dei
previsti livelli di servizio, ai sensi delle norme tecniche del Consiglio
Nazionale delle Ricerche (CNR).
3. I progetti a corredo delle domande per grandi strutture devono contenere
idonee simulazioni dei prevedibili flussi generati/attratti nelle ore di punta
dalle strutture commerciali, al fine di verificare la compatibilità degli stessi
con le densità veicolari ordinarie sulla viabilità esistente e l'efficacia delle
soluzioni proposte: innesti e svincoli a raso, semaforizzati e non, svincoli
delivellati, controstrade e/o formazione di viabilità secondaria di raccordo, in
relazione agli specifici contesti territoriali esistenti.
4. La Giunta regionale definisce per le grandi strutture di vendita, entro
centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, le prescrizioni
relative agli elaborati tecnici in ordine alla viabilità e al traffico con
riferimento al comma 3] (26).
————————
(25) Con Delib.G.R. 28 dicembre 1999, n. 4664 sono state approvate le direttive
in merito alla presentazione della documentazione relativa alle condizioni
viabilistiche, in attuazione di quanto disposto dal presente articolo.
(26) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Capo VI – Procedure per il rilascio di autorizzazioni per le grandi strutture di
vendita
Art. 17
Conferenza di servizi.
[1. Ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo, il comune competente per
territorio, in coordinamento con la Regione e la provincia, indice presso gli
uffici regionali, una conferenza di servizi finalizzata al rilascio
dell'autorizzazione per:
a) l'apertura, il trasferimento di sede e l'ampliamento della superficie di una
grande struttura di vendita, entro i limiti di cui all'articolo 7, comma 1,
lettera c);
b) l'accorpamento o la concentrazione di grandi strutture di vendita, entro i
medesimi limiti di cui alla lettera a);
c) il mutamento del settore merceologico di una grande struttura di vendita.
2. La conferenza è composta dai rappresentanti del comune competente al rilascio
dell'autorizzazione, della provincia e della Regione. Alle riunioni della
conferenza partecipano, a titolo consultivo, i rappresentanti dei comuni
contermini, delle organizzazioni dei consumatori riconosciute ai sensi
dell'articolo 5 della legge 30 luglio 1998, n. 281 e delle organizzazioni delle
imprese del commercio più rappresentative in relazione al bacino d'utenza
dell'insediamento interessato. Qualora il bacino d'utenza riguardi anche parte
del territorio di altra regione confinante, la stessa dovrà rilasciare un parere
non vincolante.
3. Ai sensi dell'articolo 9, comma 3 del decreto legislativo, il rilascio del
provvedimento autorizzatorio da parte del comune è subordinato al parere
favorevole del rappresentante regionale.
4. La Giunta regionale fissa ulteriori criteri e modalità di presenza dei
soggetti a partecipazione facoltativa (27).
5. In materia di commercio, le deliberazioni adottate in sede di conferenza di
servizi di cui al comma 1, devono conformarsi ai criteri della programmazione
urbanistica e costituiscono il necessario presupposto per il rilasci della
prescritta autorizzazione comunale, mentre, per tutte le altre materie di
competenza degli enti che compongono la conferenza, le predette deliberazioni,
se supportate da idonea documentazione, sostituiscono le intese, i pareri, le
concessioni, le autorizzazioni, le licenze, i nulla osta o gli atti di assenso
comunque denominati previsti dalle norme vigenti o comunque ritenuti necessari
fatto salvo la valutazione impatto ambientale.
6. In materia di commercio, la deliberazione della conferenza di servizi indica:

a) la tipologia e l'ubicazione specifica dell'esercizio o del centro
commerciale;
b) la superficie di vendita per gli esercizi singoli ripartita per settore
merceologico e, per i centri commerciali, la superficie di vendita globale, la
ripartizione della superficie in esercizi e l'articolazione merceologica della
stessa;
c) la superficie complessiva destinata alle altre finalità commerciali quali
magazzini, depositi delle merci, uffici e servizi ed aree coperte comuni;
d) la dotazione minima di standards di area libera e parcheggio;
e) il termine di attivazione dell'autorizzazione nel limite previsto
dall'articolo 20;
f) eventuali prescrizioni per la realizzazione dell'iniziativa.
7. Per il rilascio della autorizzazione di cui al comma 1 la Giunta regionale,
entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge (28):
a) detta disposizioni in materia di termini e svolgimento della conferenza di
servizi nonché modalità di acquisizione del parere di cui all'articolo 16 della
legge 7 agosto 1990, n. 241;
b) individua ulteriore documentazione da allegare nel rispetto dei princìpi in
materia di autocertificazione previsti dalla legge 4 gennaio 1968, n. 15 e
successive modificazioni e dal D.P.R. 20 ottobre 1998, n. 403;
c) prevede le modalità di esercizio del diritto di accesso.
8. Il giudizio relativo alla valutazione di impatto ambientale deve essere
allegato alla domanda qualora il rilascio dell'autorizzazione sia assoggettato
alla procedura di valutazione impatto ambientale.
9. Per quanto non diversamente disciplinato, la conferenza di servizi si svolge
con le modalità di cui agli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n.
241 e successive modificazioni] (29).
————————
(27) Vedi, anche, la Delib.G.R. 7 dicembre 1999, n. 4434.
(28) Vedi, anche, la Delib.G.R. 7 dicembre 1999, n. 4434.
(29) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 18
Procedure di rilascio di autorizzazione.
[1. Il richiedente presenta al comune competente domanda di autorizzazione
amministrativa dichiarando, in particolare:
a) il possesso delle condizioni e dei requisiti di cui all'articolo 5 del
decreto legislativo;
b) la superficie di vendita dell'esercizio, il settore o i settori merceologici;

c) le eventuali condizioni che danno luogo alle priorità di cui all'articolo 12
ovvero alle autorizzazioni rilasciate ai sensi dello stesso articolo.
2. Al fine di una maggiore collaborazione tra gli enti preposti e il cittadino,
la Giunta regionale approva la relativa modulistica.
3. In caso di inosservanza delle prescrizioni previste dall'articolo 17, il
comune dispone la revoca dell'autorizzazione con la stessa procedura del
rilascio] (30).
————————
(30) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 19
Autorizzazione.
[1. L'autorizzazione per le grandi strutture di vendita, rilasciata ai sensi
delle disposizioni di cui agli articoli 17 e 18, indica:
a) la titolarità del provvedimento;
b) la superficie di vendita ed i settori merceologici dell'esercizio;
c) ogni altra indicazione secondo la modulistica approvata dalla Giunta
regionale.
2. Il comune rilascia l'autorizzazione a vendere in conformità alla
deliberazione della conferenza di servizi di cui all'articolo 17. In caso di
centri commerciali, il comune rilascia, su richiesta degli interessati, tante
autorizzazioni quanti sono gli esercizi commerciali previsti nella deliberazione
della conferenza di servizi.
3. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 12, comma 5, l'apertura,
l'ampliamento della superficie, l'accorpamento, la concentrazione nonché il
mutamento del settore merceologico degli esercizi operanti all'interno delle
grandi strutture di vendita sono sempre soggetti ad autorizzazione
amministrativa] (31).
————————
(31) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 20
Termini ed efficacia dell’autorizzazione.
[1. L'autorizzazione è condizionata all'accettazione scritta da parte del
richiedente delle prescrizioni contenute nell'articolo 17. Il rilascio
dell'autorizzazione è sospeso fino al ricevimento da parte del comune
dell'accettazione dell'interessato.
2. Le grandi strutture di vendita devono essere attivate per almeno i due terzi
della superficie autorizzata entro il termine di ventiquattro mesi dalla data
del rilascio. Il comune può concedere una sola proroga fino ad un massimo di un
anno, nei casi di comprovata necessità per ritardi comunque non imputabili al
richiedente. La richiesta di proroga deve essere presentata al comune nel
termine perentorio di sessanta giorni precedenti la scadenza
dell'autorizzazione, salvo il caso in cui il motivo del ritardo intervenga
successivamente a tale termine e comunque entro il periodo di vigenza
dell'autorizzazione stessa.
3. Il termine di ventiquattro mesi utile per l'attivazione viene sospeso dal
comune su motivata richiesta dell'interessato in pendenza di un procedimento
giurisdizionale fino alla comunicazione alle parti del deposito della sentenza
passata in giudicato.
4. Nel caso in cui venga attivata una superficie di vendita per una misura
inferiore rispetto a quella concessa, per un tempo superiore a centottanta
giorni consecutivi, il comune dispone la revoca ai sensi dell'articolo 18, comma
3] (32).
————————
(32) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Capo VII – Centri di minore consistenza demografica
Art. 21
Realizzazione di esercizi polifunzionali nei centri minori.
[1. Sono esercizi polifunzionali i punti di vendita che comprendono il commercio
al dettaglio di prodotti del settore merceologico alimentare, unitamente ad
almeno tre diverse attività commerciali, economiche, amministrative o di servizi
complementari organizzati secondo modalità e criteri stabiliti dalla Giunta
regionale (33).
2. Nei centri di cui all'articolo 10 comma 1, lettera a), del decreto
legislativo i comuni, con provvedimento motivato in ordine alla carenza della
distribuzione commerciale locale, per l'intero territorio o per parti di esso,
possono rilasciare autorizzazioni all'apertura di esercizi polifunzionali aventi
una superficie di vendita non superiore a mq. 250 in deroga alle disposizioni e
ai criteri generali della programmazione regionale.
3. Gli esercizi polifunzionali, mediante apposita convenzione stipulata con il
comune, devono garantire orari settimanali e periodi di apertura concordati. La
Regione promuove il convenzionamento con enti pubblici o società di servizio
anche private, riconoscendo l'utilità sociale delle attività di tali esercizi.
4. Nei centri di cui al comma 2, i comuni possono concedere a titolo gratuito e
per un periodo convenuto l'uso di immobili in disponibilità ad aziende
commerciali che ne facciano richiesta per l'attivazione di esercizi
polifunzionalì.
5. Per la durata del rapporto convenzionale agli esercizi polifunzionali è fatto
divieto di trasferire la sede dell'attività in zone diverse da quelle in cui gli
stessi risultano insediati.
6. Al fine di incentivare gli interventi di recupero edilizio, il miglioramento
e l'inserimento di esercizi polifunzionali nei centri di cui al comma 2 gli
oneri di urbanizzazione per la destinazione d'uso commerciale relativi
all'insediamento degli stessi possono essere ridotti al cinquanta per cento
rispetto ai valori calcolati ai sensi dell'articolo 82 della legge regionale 27
giugno 1985, n. 61 e successive modificazioni. I comuni stabiliscono la quota
del contributo del costo di costruzione avendo particolare riguardo alle
finalità del presente articolo] (34).
————————
(33) Vedi, al riguardo, il Reg. 11 marzo 2002, n. 1.
(34) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 22
Interventi regionali.
[1. La Regione favorisce l'insediamento e il ripristino di attività commerciali
nei centri di minore consistenza demografica di cui all'articolo 5, comma 1,
lettera d), allo scopo di preservare un livello minimo dell'offerta distributiva
anche nelle aree caratterizzate da scarsa popolazione.
2. La Giunta regionale promuove corsi di riqualificazione o di formazione
professionale per i soggetti titolari che intendono attivare esercizi
polifunzionali] (35).
————————
(35) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Capo VIII – Centri storici
Art. 23
Tutela, salvaguardia e valorizzazione dei centri storici.
[1. Allo scopo di mantenere, rivitalizzare e incentivare la struttura
commerciale nelle aree di centro storico quale funzione concorrente alla
aggregazione del contesto sociale, nonché quale elemento primario della
riqualificazione, salvaguardia e decoro del tessuto urbano di antica origine, i
comuni devono adeguare i loro strumenti urbanistici generali a specifiche
normative atte a regolamentare la localizzazione delle imprese commerciali.
2. È individuata come centro storico l'area definita ai sensi dell'articolo 2
del D.M. 2 aprile 1968, [n. 1444] zona A, e cioè le parti del territorio
interessate da agglomerati urbani che rivestono interesse storico, artistico e
di particolare pregio ambientale o di porzioni di esso, comprese le aree
circostanti che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche,
degli agglomerati stessi secondo le indicazioni del piano regolatore generale,
nonché gli edifici singoli aventi caratteristiche di valore
ambientale-architettonico.
3. All’interno delle aree come definite al comma 2, gli interventi interessanti
strutture commerciali finalizzati al recupero e alla valorizzazione degli
edifici aventi caratteristiche di bene artistico-storico e ambientale sono
subordinati alla normativa di tutela prevista dalla legge regionale 31 maggio
1980, n. 80 per ogni singola tipologia edilizia con la corrispondente categoria
di intervento. Per le aree o gli edifici sottoposti a obbligo di strumento
attuativo, fino all’approvazione dello stesso, sono consentiti gli interventi di
cui alle lettere a), b), c) e d) dell’articolo 31 della legge 5 agosto 1978, n.
457 e successive modificazioni ed integrazioni (36)] (37).
————————
(36) Vedi, anche, la Circ.P.G.R. 21 dicembre 1999, n. 23.
(37) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 24
Adempimenti dei comuni.
[1. Gli strumenti urbanistici generali o i piani attuativi, previa analisi delle
tipologie edilizie, determinano, ai sensi dell'articolo 42 delle norme di
attuazione del Piano territoriale regionale di coordinamento (PTRC), quali
edifici possano essere destinati all'attività commerciale, escludendo in ogni
caso le attività commerciali che appaiano in contrasto con la tutela dei valori
artistici, storici e ambientali.
2. In sede di formazione di nuovi strumenti urbanistici generali o nella
revisione di quelli vigenti e comunque entro centottanta giorni dall'entrata in
vigore della presente legge è fatto obbligo ai comuni di inserire nelle norme
tecniche di attuazione specifiche disposizioni relative al decoro e all'arredo
urbano delle aree di centro storico come sopra definite e con particolare
riferimento a: prontuario della sistemazione dei fronti commerciali con
riferimento all'organizzazione edilizia degli spazi espositivi verso l'esterno,
all'utilizzo dei materiali di finitura, alla definizione della tipologia delle
insegne pubblicitarie e all'analisi degli elementi detrattori da evitare ed
eventuale rapporto con il piano del colore e dell'illuminazione qualora previsti
dallo strumento generale. Per tutti i comuni superiori ai 15.000 abitanti e per
quelli a prevalente economia turistica in sede di formazione dei nuovi strumenti
urbanistici generali o con variante specifica di settore, dovrà essere valutata
l'opportunità di pedonalizzazione delle aree centrali dei centri storici e per i
centri maggiori di 50.000 abitanti la previsione di parcheggi scambiatori al
fine di consentire un servizio di bus - navetta nel contesto dei piani del
traffico previsti dall'articolo 9 della legge regionale 27 giugno 1985, n. 61 e
successive modificazioni.
3. Per incentivare gli interventi di recupero edilizio, finalizzati al
miglioramento e all'inserimento di attività commerciali nell'area di centro
storico, i comuni possono ridurre l'incidenza degli oneri di urbanizzazione,
così come stabilito dalle tabelle parametriche allegate alla legge regionale 27
giugno 1985, n. 61, fino ad un massimo del cinquanta per cento.
4. I comuni stabiliscono altresì la quota del contributo del costo di
costruzione avendo particolare riguardo alle finalità del presente articolo]
(38).
————————
(38) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 25
Rivitalizzazione dei centri storici.
[1. Anche in deroga ai limiti di superficie previsti per ciascun ambito
territoriale dall'articolo 7, al fine di rivitalizzare il sistema distributivo
nei centri storici dei comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti, può
essere autorizzata la realizzazione di centri commerciali utilizzando immobili
esistenti, eventualmente soggetti a recupero edilizio, purché la superficie di
vendita non sia superiore a mq. 4.000, a condizione che almeno il cinquanta per
cento del numero di esercizi abbia superficie inferiore ai limiti previsti per i
negozi di vicinato.
2. Il comune, su domanda presentata dall'operatore interessato, rilascia
l'autorizzazione all'apertura con le procedure previste dal capo VI se trattasi
di grandi strutture di vendita.
3. Sono regolati con apposita convenzione tra il comune e l'operatore
commerciale gli aspetti relativi a:
a) area destinata a parcheggio entro una distanza di 300 metri dall'immobile
oggetto dell'iniziativa con facoltà di deroga agli standard previsti
all'articolo 13 fino al cinquanta per cento o con utilizzo di soluzioni
alternative quali convenzioni con parcheggi scambiatori esistenti, parcheggi
multipiani o sotterranei, servizio navetta;
b) accessi e percorsi veicolari] (39).
————————
(39) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Capo IX – Formazione professionale
Art. 26
Formazione degli operatori commerciali.
[1. La Giunta regionale, in conformità a quanto stabilito dall'articolo 5 del
decreto legislativo, promuove la formazione professionale sia degli operatori
che accedono all'attività commerciale sia degli operatori che già la esercitano,
allo scopo di sostenere e qualificare l'occupazione nel settore distributivo.
2. La Giunta regionale, in conformità alle disposizioni della legge regionale 30
gennaio 1990, n. 10 e successive modificazioni in materia di formazione
professionale, nonché della legge regionale 16 dicembre 1998, n. 31 recante
norme in materia di politiche attive del lavoro, formazione e servizi
all'impiego stabilisce, sentite le organizzazioni di categoria e le
organizzazioni sindacali, le modalità organizzative, la durata ed i contenuti
standard delle azioni formative di cui al presente capo] (40).
————————
(40) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 27
Attività di formazione.
[1. La Giunta regionale riconosce, in particolare, corsi ed iniziative
professionali per l'accesso all'esercizio del commercio nel settore alimentare,
aventi per oggetto la tutela della salute, la sicurezza e l'informazione dei
consumatori, con riguardo anche agli aspetti relativi alla conservazione,
manipolazione e trasformazione degli alimenti sia freschi che conservati.
2. La realizzazione delle attività di cui al precedente comma può essere
affidata, anche mediante convenzione, a soggetti idonei ai sensi della vigente
legislazione nazionale e regionale in materia di formazione professionale e, in
via prioritaria, alle camere di commercio del Veneto, alle organizzazioni
imprenditoriali del commercio più rappresentative e ad enti dalle stesse
costituite] (41).
————————
(41) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 28
Attività di aggiornamento.
[1. La Giunta regionale può promuovere, riconoscere, approvare attività volte
all'aggiornamento e alla formazione continua degli operatori del settore.
2. Nell'ambito delle attività di cui al primo comma, da realizzarsi con le
modalità specificate all'articolo 27 comma 2, saranno particolarmente
considerate le aree dell'organizzazione, della qualità, del marketing, della
sicurezza, della compatibilità ambientale, della tutela e dell'informazione dei
consumatori.
3. Possono anche essere previste forme di incentivazione per la partecipazione
ai corsi dei titolari, dei collaboratori e dei soci delle società di persone
delle piccole e medie imprese del settore commerciale, con l'osservanza delle
disposizioni della legge regionale 30 gennaio 1990, n. 10 e successive
modificazioni.
4. Ai fini di cui al presente articolo possono essere utilizzate anche risorse
finanziarie nazionali e comunitarie] (42).
————————
(42) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Capo X – Assistenza tecnica
Art. 29
Centri di assistenza tecnica.
[1. La Regione individua nell'assistenza tecnica alle imprese uno strumento per
favorire l'ammodernamento dell'apparato distributivo in relazione a quanto
previsto all'articolo 23 del decreto legislativo.
2. L'attività di assistenza tecnica può essere prestata da centri di assistenza
alle imprese organizzati, anche in forma consortile, dalle associazioni di
categoria più rappresentative a livello provinciale e da altri soggetti
interessati.
3. L'assistenza tecnica comprende, fra l'altro, la formazione e l'aggiornamento
in materia di innovazione tecnologica ed organizzativa, gestione economica e
finanziaria, accesso ai diversi e possibili finanziamenti anche comunitari,
sicurezza e tutela dei consumatori, tutela dell'ambiente, dell'igiene e della
sicurezza sul lavoro nonché attività finalizzate alla certificazione di qualità
degli esercizi commerciali] (43).
————————
(43) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 30
Albo regionale.
[1. È istituito presso la Giunta regionale l'albo regionale dei centri
specializzati nell'attività di assistenza tecnica alle imprese della
distribuzione.
2. La Giunta regionale, sentita la commissione consiliare competente, entro
sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge approva il bando per
la selezione degli organismi che aspirano ad essere inseriti nell'albo di cui al
comma 1 (44).
3. La selezione va effettuata entro il 30 aprile di ogni anno; dell'esito della
selezione la Giunta regionale informa la competente Commissione consiliare (45).
4. La Giunta regionale a conclusione della procedura autorizza le strutture
selezionate allo svolgimento dell'attività di assistenza e può comunque disporre
accertamenti sul mantenimento dei requisiti richiesti] (46).
————————
(44) Il termine di cui al presente comma è stato prorogato di centoventi giorni
dall’art. 31, L.R. 28 gennaio 2000, n. 5.
(45) Comma così sostituito dall’art. 5, comma 1, L.R. 16 agosto 2002, n. 26
(vedi, anche, il comma 2 del medesimo articolo). Il testo originario era così
formulato: «3. La selezione va effettuata, in fase di prima applicazione, entro
centottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, successivamente,
ogni tre anni. Dell’esito della selezione la Giunta regionale informa la
competente Commissione consiliare.».
Il termine di centottanta giorni indicato nel testo sostituito è stato prorogato
di centoventi giorni dall’art. 31, L.R. 28 gennaio 2000, n. 5.
(46) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Capo XI – Forme speciali di vendita
Art. 31
Vendite straordinarie.
[1. La Giunta regionale, ai sensi dell'articolo 15, comma 6 del decreto
legislativo, sentite le rappresentanze degli enti locali e le organizzazioni dei
consumatori riconosciute ai sensi dell'articolo 5 della legge 30 luglio 1998, n.
281 e le organizzazioni delle imprese del commercio, disciplina, entro il
termine di sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, le
modalità di svolgimento, la pubblicità anche ai fini di una corretta
informazione del consumatore, i periodi e la durata delle vendite di
liquidazione e delle vendite di fine stagione] (47).
————————
(47) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Capo XII – Norme transitorie e finali
Art. 32
Provvedimenti sostitutivi regionali.
[1. Al fine di assicurare gli adempimenti previsti dall'articolo 6 del decreto
legislativo, in caso di inerzia da parte dei comuni, la Giunta regionale in via
sostitutiva provvede, previa diffida ad ottemperare, adottando le disposizioni
necessarie che restano in vigore fino all'emanazione delle specifiche norme
comunali (48)] (49).
————————
(48) Vedi, al riguardo, la Delib.G.R. 21 luglio 2000, n. 2307.
(49) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 33
Norme transitorie.
[1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, i procedimenti, non
ancora conclusi, che secondo la precedente disciplina richiedevano il nulla osta
regionale, sono trasmessi entro trenta giorni agli enti competenti per la dovuta
definizione.
2. L'applicazione delle procedure per le medie e grandi strutture di vendita
trova attuazione solo successivamente all'adozione da parte dei comuni degli
adempimenti previsti dalla presente legge.
3. Alle domande non trasmesse alla Giunta regionale per il prescritto nullaosta
alla data del 16 gennaio 1998 nonché alle domande presentate successivamente e
fino alla data del 24 aprile 1998 non è dato seguito. Tali richieste possono
eventualmente essere ripresentate secondo le modalità previste dalla presente
legge e vengono esaminate nell'ordine cronologico, fatte salve le priorità
stabilite per legge.
4. L'osservatorio dei prezzi e dei consumi, di cui alla legge regionale 15
gennaio 1985, n. 3 e successive modificazioni ed integrazioni, continua ad
esercitare la propria attività fino all'esaurimento degli incarichi ricevuti a
valere sull'esercizio 1998] (50).
————————
(50) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 34
Criteri provvisori per l’esercizio, da parte della Regione, delle funzioni
amministrative in materia di distributori autostradali di carburanti (51).
[1. La Giunta regionale, fino all'entrata in vigore della legge regionale di
recepimento del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, in attuazione
dell'articolo 105, comma 2 lett. f) del citato decreto è autorizzata ad emanare
criteri provvisori per l'espletamento delle funzioni amministrative relative
agli impianti di distribuzione di carburanti lungo le autostrade e i raccordi
autostradali nell'osservanza delle disposizioni dell'articolo 16 del
decreto-legge 26 ottobre 1970, n. 745 convertito in legge con modificazioni, con
la legge 18 dicembre 1970, n. 1034, e dei D.P.R. 27 ottobre 1971, n. 1269 nonché
del D.P.C.M. 11 settembre 1989] (52).
————————
(51) Vedi, anche, la Delib.G.R. 14 settembre 1999, n. 3138.
(52) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 35
Disposizioni transitorie in materia di deroghe agli orari commerciali (53).
[1. Fino all'entrata in vigore della legge regionale di attuazione dell'articolo
12 del decreto legislativo, continuano ad applicarsi le deroghe agli orari degli
esercizi commerciali nei comuni già definiti ad economia turistica dal decreto
del Presidente della Giunta regionale 31 marzo 1983, n. 677 e successive
modifiche ed integrazioni e per i periodi in esso previsti] (54).
————————
(53) Per l’efficacia del presente articolo, vedi l’art. 6, comma 3, L.R. 28
dicembre 1999, n. 62.
(54) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 36
Abrogazioni
[1. È abrogata la legge regionale 29 aprile 1997, n. 11 e perdono efficacia i
relativi provvedimenti di programmazione.
2. È abrogato l'articolo 5 della legge regionale 15 gennaio 1985, n. 3 come
modificato dall'articolo 1 della legge regionale 5 marzo 1987, n. 19 e
sostituito dall'articolo 9 della legge regionale 22 giugno 1993, n. 17] (55).
————————
(55) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 37
Norma finanziaria
[1. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge, quantificabili
in lire 1 miliardo per l'anno 1999, si fa fronte mediante prelevamento di pari
importo, in termini di competenza e di cassa, dal capitolo n. 80210 denominato
"Fondo globale spese correnti" partita n. 3, iscritto nello stato di previsione
della spesa del bilancio di previsione per l'esercizio 1999.
2. Nel medesimo stato, di previsione della spesa sono istituiti i seguenti
capitoli:
a) 32026 denominato "Spese per il funzionamento dell'osservatorio regionale per
il commercio e monitoraggio della rete distributiva" con lo stanziamento di lire
200 milioni in termini di competenza e di cassa;
b) 32028 denominato "Spese per la rivitalizzazione del sistema distributivo nei
centri storici e di minore consistenza demografica", con lo stanziamento di lire
700 milioni in termini di competenza e di cassa;
c) 32038 denominato "Spese di informazione e divulgazione" con lo stanziamento
di lire 100 milioni in termini di competenza e di cassa.
3. Per gli esercizi successivi al 1999, lo stanziamento dei capitoli di cui al
comma 2 sarà determinato ai sensi dell'articolo 32 bis della legge regionale 9
dicembre 1977, n. 72 e successive modificazioni] (56).
————————
(56) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Art. 38
Dichiarazione d’urgenza.
[1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi dell'articolo 44 dello
Statuto ed entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nel
Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto] (57).
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(57) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1,
lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.

Allegato A (58)

(di cui agli articoli 5)

Aree commerciali nel Veneto 
(Popolazione: I.S.T.A.T. 97 – Regione Veneto) 
       
Belluno – Feltre  ALANO DI PIAVE  PIEVE D’ALPAGO 
    ARSIÈ  PONTE NELLE ALPI 
  area sovracomunale  BELLUNO  PUOS D’ALPAGO 
  138.367 abitanti  CESIOMAGGIORE  QUERO 
    CHIES D’ALPAGO  S. GIUSTINA 
    FARRA D’ALPAGO  S. GREGORIO N. ALPI 
    FELTRE  SEDICO 
    FONZASO  SEREN DEL GRAPPA 
    LAMON  SOSPIROLO 
    LENTIAI  SOVRAMONTE 
    LIMANA  TAMBRE 
    MEL  TRICHIANA 
    PEDAVENA  VAS 
       
Cortina – Pieve di Cadore  AGORDO  OSPITALE DI CADORE 
    ALLEGHE  PERAROLO DI CADORE 
  area sovracomunale     
  73.181 abitanti  AURONZO DI CADORE  PIEVE Di CADORE 
    BORCA DI CADORE  RIVAMONTE AGORDINO 
    CALALZO DI CADORE  ROCCA PIETORE 
    CANALE D’AGORDO  S. NICOLÒ D. COMELICO 
    CASTELLAVAZZO  S. PIETRO DI CADORE 
    CENCENIGHE AGORDINO  S. STEFANO DI CADORE 
    CIBIANA DI CADORE  S. TOMASO AGORDINO 
    COLLE SANTA LUCIA  S. VITO Di CADORE 
    COMELICO SUPERIORE  SAPPADA 
    CORTINA D’AMPEZZO  SELVA DI CADORE 
    DANTA  SOVERZENE 
    DOMEGGE DI CADORE  TAIBON AGORDINO 
    FALCADE  VALLADA AGORDINA 
    FORNO DI ZOLDO  VALLE DI CADORE 
    GOSALDO  VIGO DI CADORE 
    LA VALLE AGORDINA  VODO CADORE 
    LIVINALLONGO D. COL DI L.  VOLTAGO AGORDINO 
    LONGARONE  ZOLDO ALTO 
    LORENZAGO DI CADORE  ZOPPÈ DI CADORE 
    LOZZO DI CADORE   
       
Treviso – Castelfranco  ARCADE  POVEGLIANO 
    BREDA DI PIAVE  PREGANZIOL 
  area sovracomunale  CARBONERA  QUINTO DI TREVISO 
  357.165 abitanti  CASALE SUL SILE  RESANA 
    CASIER  RIESE PIO X 
    CASTELFRANCO VENETO  RONCADE 
    CASTELLO DI GODEGO  S. BIAGIO Di CALLALTA 
    ISTRANA  SILEA 
    LORIA  SPRESIANO 
    MASERADA SUL PIAVE  TREVISO 
    MOGLIANO VENETO  VEDELAGO 
    MONASTIER DI TREVISO  ViLLORBA 
    MORGANO  ZENSON DI PIAVE 
    PAESE  ZERO BRANCO 
    PONZANO VENETO   
Coneggiano – Oderzo -  ALTIVOLE  MOTTA DI LIVENZA 
  Montebelluna  CAERANO SAN MARCO  NERVESA DELLA BATTAGLIA 
    CESSALTO  ODERZO 
  area sovracomunale  CHARANO  ORMELLE 
  236.100 abitanti  CIMADOLMO  ORSAGO 
    CODOGNÈ  PONTE DI PIAVE 
    CONEGLIANO  PORTOBUFFOLÈ 
    FONTANELLE  S. LUCIA DI PIAVE 
    GAIARINE  S. PIETRO DI FELETTO 
    GIAVERA DEL MONTELLO  S. POLO DI PIAVE 
    GODEGA DI SANT’URBANO  S. VENDEMIANO 
    GORGO AL MONTICANO  SALGAREDA 
    MANSUÈ  SAN FIOR 
    MARENO DI PIAVE  SEGUSINO 
    MEDUNA DI LIVENZA  TREVIGNANO 
    MONTEBELLUNA  VAZZOLA 
      VOLPAGO DEL MONTELLO 
       
Vittorlo Veneto  ASOLO  MONFUMO 
    BORSO DEL GRAPPA  MORIAGO DELLA BATTAGLIA 
  area sovracomunale     
  176.100 abitanti  CAPPELLA MAGGIORE  PADERNO DEL GRAPPA 
    CASTELCUCCO  PEDEROBBA 
    CAVASO DEL TOMBA  PIEVE DI SOLIGO 
    CISON DI VALMARINO  POSSAGNO 
    COLLE UMBERTO  REFRONTOLO 
    CORDIGNANO  REVINE LAGO 
    CORNUDA  S. ZENONE D. EZZELINI 
    CRESPANO DEL GRAPPA  SARMEDE 
    CROCETTA DEL MONTELLO  SERNAGLIA DELLA BATTAGLIA 
    FARRA DI SOLIGO  SUSEGANA 
    FOLLINA  TARZO 
    FONTE  VALDOBBIADENE 
    FREGONA  VIDOR 
    MASER  VITTORIO VENETO 
    MIANE   
       
Padova  ABANO TERME  LIMENA 
    AGNA  MASERÀ DI PADOVA 
  area metropolitana  ALBIGNASEGO  MESTRINO 
  574.919 abitanti  ANGUILLARA VENETA  MONTEGROTTO TERME 
    ARRE  NOVENTA PADOVANA 
    ARZERGRANDE  PADOVA 
    BAGNOLI DI SOPRA  PIAZZOLA SUL BRENTA 
    BATTAGLIA TERME  PIOVE Di SACCO 
    BOVOLENTA  POLVERARA 
    BRUGINE  PONTE SAN NICOLÒ 
    CADONEGHE  PONTELONGO 
    CAMPO SAN MARTINO  ROVOLON 
    CAMPODARSEGO  RUBANO 
    CAMPODORO  S. ANGELO DI PIOVE 
    CANDIANA  SACCOLONGO 
    CARTURA  SAONARA 
    CASALSERUGO  SELVAZZANO DENTRO 
    CERVARESE SANTA CROCE  TEOLO 
    CODEVIGO  TERRASSA PADOVANA 
    CONSELVE  TORREGLIA 
    CORREZZOLA  VEGGIANO 
    CURTAROLO  VIGODARZERE 
    DUE CARRARE  VIGONZA 
    GALZIGNANO TERME  VILLAFRANCA PADOVANA 
    LEGNARO  VILLANOVA DI CAMPOSAMP. 
       
Este – Monselice  ARQUÀ PETRARCA  PERNUMIA 
    BAONE  PIACENZA D’ADIGE 
  area sovracomunale  BARBONA  PONSO 
  129.627 abitanti  BOARA PISANI  POZZONOVO 
    CARCERI D’ESTE  S. MARGHERITA D’ADIGE 
    CASALE DI SCODOSIA  S. PIETRO VIMINARIO 
    CASTELBALDO  SALETTO 
    CINTO EUGANEO  SANT’ELENA D’ESTE 
    ESTE  SANT’URBANO 
    GRANZE  SOLESINO 
    LOZZO ATESTINO  STANGHELLA 
    MASI  TRIBANO 
    MEGLIADINO SAN FIDENZIO  URBANA 
    MEGLIADINO SAN VITALE  VESCOVANA 
    MERLARA  VIGHIZZOLO D’ESTE 
    MONSELICE  VILLA ESTENSE 
    MONTAGNANA  VÒ EUGANEO 
    OSPEDALETTO EUGANEO   
       
Cittadella – Camposampiero  BORGORICCO  PIOMBINO DESE 
    CAMPOSAMPIERO  S. GIORGIO D. PERTICHE 
  area sovracomunale     
  137.545 abitanti  CARMIGNANO DI BRENTA  S. GIORGIO IN BOSCO 
    CITTADELLA  S. GIUSTINA IN COLLE 
    FONTANIVA  S. MARTINO Di LUPARI 
    GALLIERA VENETA  S. PIETRO IN GÙ 
    GAZZO PADOVANO  TOMBOLO 
    GRANTORTO  TREBASELEGHE 
    LOREGGIA  VILLA DEL CONTE 
    MASSANZAGO   
       
Venezia  CAMPAGNA LUPIA  MIRANO 
    CAMPOLONGO MAGGIORE  PIANIGA 
  area metropolitana  CAMPONOGARA  QUARTO D’ALTINO 
  548.609 abitanti  CAVALLINO  SALZANO 
    DOLO  SANTA MARIA DI SALA 
    FIESSO D’ARTICO  SCORZÈ 
    FOSSÒ  SPINEA 
    MARCON  STRA 
    NOALE  VENEZIA 
    MARTELLAGO  VIGONOVO 
    MIRA   
       
10  S. Donà – Portogruaro  ANNONE VENETO  MEOLO 
    CAORLE  MUSILE Di PIAVE 
  area sovracomunale  CEGGIA  NOVENTA DI PIAVE 
  195.378 abitanti  CINTO CAOMAGGIORE  PORTOGRUARO 
    CONCORDIA SAGITTARIA  PRAMAGGIORE 
    ERACLEA  S. DONÀ DI PIAVE 
    FOSSALTA DI PIAVE  S. MICHELE AL TAGLIAMENTO 
    FOSSALTA Di PORTOG.  S. STINO DI LIVENZA 
    GRUARO   TEGLIO VENETO 
    JESOLO   TORRE DI MOSTO 
       
11  Chioggia  CAVARZERE   
    CHIOGGIA   
  area sovracomunale  CONA   
  71.820 abitanti      
       
12  Rovigo – Badia Polesine – Adria  ADRIA  GUARDA VENETA 
    ARIANO NEL POLESINE  LENDINARA 
  area sovracomunale  ARQUÀ POLESINE  LOREO 
  244.595 abitanti  BADIA POLESINE  LUSIA 
    BAGNOLO DI PO  MELARA 
    BERGANTINO  OCCHIOBELLO 
    BOSARO  PAPOZZE 
    CALTO  PETTORAZZA GRIMANI 
    CANARO  PINCARA 
    CANDA  POLESELLA 
    CASTELGUGLIELMO  PONTECCHIO POLESINE 
    CASTELMASSA  PORTO TOLLE 
    CASTELNOVO BARIANO  PORTO VIRO 
    CENESELLI  ROSOLINA 
    CEREGNANO  ROVIGO 
    CORBOLA  S. BELLINO 
    COSTA DI ROVIGO  S. MARTINO Di VENEZZE 
    CRESPINO  SALARA 
    FICAROLO  STIENTA 
    FIESSO UMBERTIANO  TAGLIO DI PO 
    FRASSINELLE POLESINE  TRECENTA 
    FRATTA POLESINE  VILLADOSE 
    GAIBA  VILLAMARZANA 
    GAVELLO  VILLANOVA DEL GHEBBO 
    GIACCIANO CON BARUCHELLA   VILLANOVA MARCHESANA 
       
13  Verona  BADIA CALAVENA  PALÙ 
    BOSCOCHIESANUOVA  PESCANTINA 
  area metropolitana  DOVOLONE  POVEGLIANO VERONESE 
  564.307 abitanti  BUSSOLENGO  RONCO ALL’ADIGE 
    BUTTAPIETRA  ROVERÈ VERONESE 
    CALDIERO  S. GIOVANNI LUPATOTO 
    CASTEL D’AZZANO  S. MARTINO BUON ALBERGO 
    CERRO VERONESE  S. MAURO DI SALINE 
    COLOGNOLA Al COLLI   S. PIETRO IN CARIANO 
    ERBÈ  SALIZZOLE 
    ERBEZZO  SANT’ANNA D’ALFAEDO 
    FUMANE  SELVA DI PROGNO 
    GREZZANA  SOMMACAMPAGNA 
    ILLASI  SONA 
    ISOLA DELLA SCALA  TREGNAGO 
    ISOLA RIZZA  TREVENZUOLO 
    LAVAGNO  VALEGGIO SUL MINCIO 
    MARANO DI VALPOLICELLA  VELO VERONESE 
    MEZZANE DI SOTTO  VERONA 
    MOZZECANE  VESTENANOVA 
    NEGRAR  VIGASIO 
    NOGAROLE ROCCA   VILLAFRANCA DI VERONA 
    OPPEANO  ZEVIO 
       
14  Area Baldo-Garda  AFFI  GARDA 
    BARDOLINO  LAZISE 
  area sovracomunale  BRENTINO BELLUNO  MALCESINE 
  74.833 abitanti  BRENZONE   PASTRENGO 
    CAPRINO VERONESE  PESCHIERA DEL GARDA 
    CASTELNUOVO DEL GARDA  RIVOLI VERONESE 
    CAVAION VERONESE  S. AMBROGIO Di VALP. 
    COSTERMANO  S. ZENO DI MONTAGNA 
    DOLCÈ  TORRI DEL BENACO 
    FERRARA DI MONTE BALDO   
       
15  Legnago – S. Bonifacio  ALBAREDO D’ADIGE  MONTEFORTE D’ALPONE 
    ANGIARI  NOGARA 
  area sovracomunale  ARCOLE  PRESSANA 
  171.546 abitanti  BELFIORE  RONCÀ 
    BEVILACQUA   ROVERCHIARA 
    BONAVIGO  ROVEREDO DI GUÀ 
    BOSCHI SANTANNA  S. BONIFACIO 
    CASALEONE  S. GIOVANNI ILARIONE 
    CASTAGNARO  S. PIETRO Di MORUBIO 
    CAZZANO DI TRAMIGNA  SANGUINETTO 
    CEREA  SOAVE 
    COLOGNA VENETA  SORGÀ 
    CONCAMARISE  TERRAZZO 
    GAZZO VERONESE  VERONELLA 
    LEGNAGO  VILLA BARTOLOMEA 
    MINERBE  ZIMELLA 
    MONTECCHIA DI CROSARA   
       
16  Vicenza  AGUGLIARO  LONIGO 
    ALBETTONE  MONTECCHIO MAGGIORE 
  area sovracomunale  ALONTE  MONTEGALDA 
  330.762 abitanti  ALTAVILLA VICENTINA  MONTEGALDELLA 
    ARCUGNANO  MONTEVIALE 
    ASIGLIANO VENETO  MONTICELLO CONTE OTTO 
    BARBARANO VICENTINO  MOSSANO 
    BOLZANO VICENTINO  NANTO 
    BRENDOLA  NOVENTA VICENTINA 
    BRESSANVIDO  ORGIANO 
    CALDOGNO  POIANA MAGGIORE 
    CAMiSANO VICENTINO  POZZOLEONE 
    CAMPIGLIA DEI BERICI  QUINTO VICENTINO 
    CASTEGNERO  S. GERMANO DEI BERICI 
    COSTABISSARA  SANDRIGO 
    CREAZZO  SAREGO 
    DUEVILLE  SOSSANO 
    GAMBUGLIANO  SOVIZZO 
    GRANCONA  TORRI DI QUARTESOLO 
    GRISIGNANO DI ZOCCO  VICENZA 
    GRUMOLO DELLE ABBADESSE  VILLAGA 
    ISOLA VICENTINA  ZOVENCEDO 
    LONGARE   
       
17  Aslago – Bassano – Thiene  ASIAGO  MONTECCHIO PRECALCINO 
    BASSANO DEL GRAPPA  MUSSOLENTE 
  area sovracomunale  BREGANZE  NOVE 
  248.251 abitanti  CALTRANO  PEDEMONTE 
    CALVENE  PIANEZZE 
    CAMPOLONGO SUL BRENTA  POVE DEL GRAPPA 
    CARRÈ  ROANA 
    CARTIGLIANO  ROMANO D’EZZELINO 
    CASSOLA  ROSÀ 
    CHIUPPANO  ROSSANO VENETO 
    CISMON DEL GRAPPA  ROTZO 
    COGOLLO DEL CENGIO  SALCEDO 
    CONCO  SARCEDO 
    ENEGO  S. NAZARIO 
    FARA VICENTINO  SCHIAVON 
    FOZA  SOLAGNA 
    GALLIO  TEZZE SUL BRENTA 
    LASTEBASSE  THIENE 
    LUSIANA  VALDASTICO 
    LUGO DI VICENZA  VALSTAGNA 
    MARANO VICENTINO  VILLAVERLA 
    MAROSTICA  ZANÈ 
    MASON VICENTINO  ZUGLIANO 
    MOLVENA   
       
18  Arzignano – Valdagno – Schio  ALTISSIMO  PIOVENE ROCCHETTE 
    ARSIERO  POSINA 
  area sovracomunale  ARZIGNANO  RECOARO TERME 
  196.051 abitanti  BROGLIANO  S. PIETRO MUSSOLINO 
    CASTELGOMBERTO  S. VITO Di LEGUZZANA 
    CHIAMPO  SANTORSO 
    CORNEDO VICENTINO  SCHIO 
    CRESPADORO  TONEZZA DEL CIMONE 
    GAMBELLARA  TORREBELVICINO 
    LAGHI  TRISSINO 
    MALO  VALDAGNO 
    MONTE DI MALO  VALLI DEL PASUBIO 
    MONTEBELLO VICENTINO  VELO D’ASTICO 
    MONTORSO VICENTINO  ZERMEGHEDO 
    NOGAROLE VICENTINO   

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(58) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1, lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.


Allegato B

(di cui agli articoli 12)

GRANDI STRUTTURE DI VENDITA 
Obiettivi di presenza e di sviluppo nella fase di prima applicazione fatto salvo il disposto di cui agli artt. 12 c. 5 e 25 C. 1 
 
 
 
situazione attuale 
 
obiettivi di sviluppo 
 
obiettivi di presenza 
 
cod. 
AREA 
mq. alim. 
mq. non alim. 
TOTALE 
 
mq. Alim. 
mq. Non alim 
 
Mq. Alim. 
mq. non alim. 
Belluno – Feltre 
13.672 
14.498 
28.170 
 
 
- 2.000 -     
30.170 
Cortina – Pieve di Cadore 
1.840 
2.192 
4.032 
 
2.200 
  3.100   
4.040 
5.292 
 
Treviso – Casteffranco 
40.879 
104.294 
145.173 
 
 
-1.600-     
146.773 
Conegliano – Oderzo – Monteb. 
18.356 
28.462 
46.818 
 
 
-1.600-     
48.418 
Vittorio Veneto 
4.771 
15.768 
20.539 
 
2.400 
  3.200   
7.171 
18.968 
 
Padova 
29.079 
58.008 
87.087 
 
3.000 
  3.300   
32.079 
61.308 
 
Este – Monselice 
10.474 
28.276 
38.750 
 
 
-1.600-     
40.350 
Cittadella – Camposampiero 
1.265 
14.265 
15.530 
 
2.100 
  2.200   
3.365 
16.465 
 
Venezia 
27.324 
78.843 
106.167 
 
 
-2.600-     
108.767 
10  S. Donà – Portogruaro 
24.131 
51.730 
75.861 
 
 
-1.600-     
77.461 
11  Chioggia 
 
1.600 
  1.600   
3.200 
12  Rovigo – Badia P.- Adria 
30.480 
60.888 
91.368 
 
 
- 1.600 -     
92.968 
13  Verona 
17.391 
53.136 
70.527 
 
7.900 
  8.000   
25.291 
61.136 
 
14  Baldo – Garda 
3.640 
15.544 
19.184 
 
 
-1.600-     
20.784 
15  Legnago – S. Bonifacio 
17.701 
23.371 
41.072 
 
 
-1.600-     
42.672 
16  Vicenza 
28.781 
61.995 
90.776 
 
 
-1.600-     
92.376 
17  Asiago – Bassano – Thiene 
17.363 
31.664 
49.027 
 
 
-1.600-     
50.627 
18  Arzignano – Schio – Valdagno 
2.750 
16.588 
19.338 
 
4.100 
  3.900   
6.850 
20.488 
 
 
  Veneto  289.897  659.522  949.419 
 
-67.600- 
 
1.017.019 

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(59) L’intero testo della presente legge è stato abrogato dall’art. 39, comma 1, lettera a), L.R. 13 agosto 2004, n. 15.