L.R. 5 luglio 1999, n. 14 “Norme per la disciplina del commercio in sede fissa”

    LEGGE REGIONALE N. 0014 DEL 05 07 1999 EMILIA-ROMAGNA (VI LEGISLATURA)
    NORME PER LA DISCIPLINA DEL COMMERCIO IN SEDE FISSA IN ATTUAZIONE DEL D. LGS. 31 MARZO 1998, N. 114
    BOLLETTINO UFFICIALE REGIONALE DEL 10/7/1999 N. 86

    Articolo 0001
    Finalita’ e principi generali

    1. La presente legge disciplina, ai sensi del D. Lgs. 31
    marzo 1998, n. 114 e del capo VIII del titolo V della
    L.R. 21 aprile 1999, n. 3, le funzioni amministrative
    della Regione e degli Enti Locali in materia di
    commercio in sede fissa.

    2. La Regione Emilia-Romagna promuove la piu’ adeguata
    presenza, la migliore distribuzione, la qualificazione e
    lo sviluppo delle attivita’ commerciali sul territorio
    regionale. A tal fine, la Regione si attiene alle
    seguenti finalita’ e principi generali:
    a) sviluppo e innovazione della rete distributiva,
    favorendo la crescita dell’imprenditoria e
    dell’occupazione, nonche’ la qualita’ del lavoro e la
    formazione professionale degli operatori e dei
    dipendenti;
    b) pluralismo ed equilibrio tra le diverse tipologie
    distributive, le diverse forme d’impresa e le diverse
    forme di vendita, con particolare attenzione al ruolo
    delle piccole e medie imprese e delle loro iniziative
    associate;
    c) trasparenza e qualita’ del mercato, libera
    concorrenza e liberta’ d’impresa, libera circolazione
    delle merci, al fine di realizzare le migliori
    condizioni di prezzi, di efficienza ed efficacia della
    rete distributiva, nel rispetto dei principi contenuti
    nel titolo I della legge 10 ottobre 1990, n. 287;
    d) tutela dei consumatori in riferimento alla corretta
    informazione e alla pubblicizzazione dei prezzi, dei
    prodotti, nonche’ delle possibilita’ di
    approvvigionamento;
    e) valorizzazione della funzione commerciale per la
    qualita’ sociale della citta’ e del territorio.

    3. Nel definire gli indirizzi generali per
    l’insediamento delle attivita’ commerciali, la Regione
    Emilia-Romagna promuove il metodo della concertazione
    con gli Enti Locali e il principio di sussidiarieta’, in
    relazione alla effettiva rilevanza comunale,
    intercomunale, provinciale o regionale, delle decisioni
    da assumere.

    4. La Regione Emilia-Romagna promuove, per lo svolgersi
    delle determinazioni proprie e di quelle degli Enti
    Locali, il metodo della consultazione e la concertazione
    con le Associazioni d’impresa, le Organizzazioni
    sindacali, le Associazioni dei consumatori.

    5. La Regione, in collaborazione con i Comuni, le
    Province e le Camere di Commercio, Industria,
    Artigianato e Agricoltura, promuove un sistema
    coordinato con gli Enti Locali di conoscenza,
    monitoraggio, valutazione dell’entita’ e della qualita’
    della rete distributiva, degli insediamenti delle
    attivita’ commerciali, dell’occupazione nel settore.
    Articolo 0002
    Indirizzi generali per l’insediamento delle attivita’
    commerciali

    1. La presente legge da’ attuazione agli obiettivi
    dell’art. 6 del D. Lgs. n. 114 del 1998, promuovendo la
    programmazione e la qualificazione della rete
    distributiva, nell’ambito degli indirizzi di sviluppo
    sostenibile definiti negli strumenti della
    programmazione regionale, con l’indicazione dei seguenti
    indirizzi generali per l’insediamento delle attivita’
    commerciali e in riferimento ai diversi ambiti
    territoriali di cui al comma 3 dell’art. 6 di detto
    Decreto:
    a) favorire l’efficacia e la qualita’ del servizio
    rispetto alle esigenze dell’utenza e dei consumatori,
    con particolare riguardo all’adeguatezza, anche in
    termini di servizi di prossimita’, e all’integrazione
    della rete di vendita nel contesto sociale e ambientale
    e in relazione alle caratteristiche del sistema
    insediativo, infrastrutturale e della mobilita’;
    b) programmare gli insediamenti e le trasformazioni
    della rete di vendita in modo unitario negli ambiti
    territoriali sovraindicati;
    c) favorire la crescita di attivita’ commerciali, in
    particolare di piccole e medie dimensioni che integrino
    e valorizzino la qualita’ delle citta’ e del territorio,
    la riqualificazione e il riuso di aree urbane, la loro
    attrattivita’, vivibilita’ e sicurezza, anche
    sviluppando l’integrazione fra attivita’ commerciali,
    pubblici esercizi, artigianato di servizio, attivita’
    ricreative e di spettacolo;
    d) salvaguardare i centri storici e le aree di valore
    storico-artistico, consentendo e favorendo la presenza
    competitiva di attivita’ commerciali adeguate;
    e) salvaguardare e riqualificare la rete distributiva
    nelle zone di montagna e rurali e nei Comuni minori;
    f) favorire un equilibrato sviluppo delle diverse
    tipologie distributive, assicurando il rispetto del
    principio della libera concorrenza;
    g) definire criteri e condizioni per regolare obiettivi
    di presenza e sviluppo delle grandi strutture di vendita
    al fine di contenere l’uso del territorio, assicurare le
    compatibilita’ ambientali, salvaguardare l’equilibrio
    con le presenze delle altre tipologie distributive e per
    valutare i progetti di insediamento rispetto agli
    assetti socio-economici, insediativi, della mobilita’ e
    della rete distributiva in riferimento alla
    disponibilita’ di servizi al consumatore;
    h) favorire opportunita’ di sinergie e cooperazione tra
    diverse tipologie distributive e lo sviluppo di
    tipologie innovative di esercizi di vendita, nonche’
    l’innovazione tecnologica nelle imprese, con particolare
    riferimento alla distribuzione e al commercio
    elettronico;
    i) favorire l’associazionismo tra piccole imprese;
    l) promuovere progetti di nuova organizzazione e
    gestione della logistica che migliorino la
    competitivita’ e conseguano risultati positivi per
    diminuire gli impatti sul traffico e sull’ambiente;
    m) coordinare gli indirizzi generali per l’insediamento
    delle attivita’ commerciali in sede fissa con quanto
    previsto dalla legge di attuazione del D. Lgs. n. 114
    del 1998 in materia di commercio su aree pubbliche.
    Articolo 0003
    Metodo, soggetti e strumenti per la realizzazione degli
    indirizzi generali per la programmazione della rete
    distributiva

    1. Per la realizzazione degli indirizzi generali di cui
    all’art. 2 la Regione promuove un processo di
    programmazione degli insediamenti delle attivita’
    commerciali, al quale concorrono i Comuni e le Province,
    secondo quanto previsto dalla presente legge, dal capo
    VIII del titolo V della L.R. 21 aprile 1999, n. 3 e
    dalla legislazione regionale in materia di
    pianificazione territoriale. A tal fine i Comuni e le
    Province provvedono all’attuazione di tali indirizzi
    nell’ambito dei propri strumenti di pianificazione
    territoriale e urbanistica.

    2. Il Consiglio regionale adotta:
    a) entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente
    legge un atto contenente i criteri di pianificazione
    territoriale e urbanistica riferiti al settore
    commerciale, sulla base degli indirizzi generali di cui
    all’art. 2, e le disposizioni per i Comuni e per le
    Province di cui all’art. 4;
    b) entro 180 giorni dall’entrata in vigore della
    presente legge un atto contenente i criteri e le
    condizioni per regolare gli obiettivi di presenza e di
    sviluppo delle grandi strutture di vendita, secondo
    quanto previsto alla lettera g) del comma 1 dell’art. 2,
    anche sulla base delle rilevazioni fornite
    dall’Osservatorio regionale del commercio di cui
    all’art. 14.

    3. L’atto di cui alla lettera a) del comma 2 costituisce
    riferimento per le scelte delle Province e dei Comuni in
    materia di pianificazione territoriale per gli
    insediamenti commerciali e di programmazione della rete
    distributiva. L’atto di cui alla lettera b) del comma 2
    costituisce riferimento per la Conferenza dei servizi di
    cui all’art. 9 del D. Lgs. n. 114 del 1998.

    4. La Regione promuove altresi’ gli interventi di cui
    agli articoli 8 e 9 in materia di valorizzazione
    commerciale delle aree urbane e delle aree montane,
    rurali e dei Comuni minori. Essa promuove altresi’
    l’adozione delle misure di cui all’art. 10 per le aree
    di valore storico, archeologico e ambientale.

    5. Le Province, provvedono con il Piano Territoriale di
    Coordinamento Provinciale (P.T.C.P.) alla individuazione
    degli ambiti territoriali sovracomunali, ai sensi delle
    lettere a) e b) del comma 3 dell’art. 6 del D. Lgs. n.
    114 del 1998 e delle aree di cui all’art. 9, e a
    definire le scelte di pianificazione territoriale per
    gli insediamenti e la programmazione della rete
    distributiva sulla base degli indirizzi della Regione
    contenuti nella presente legge e delle strategie di
    sviluppo socio-economico sostenibile.

    6. I Comuni, sulla base degli indirizzi e dei
    provvedimenti regionali e provinciali adottano
    provvedimenti coordinati con i quali danno attuazione ai
    propri orientamenti riguardo alla rete distributiva. In
    particolare:
    a) fissano i criteri per il rilascio di autorizzazioni
    per le medie strutture di vendita di cui al comma 3,
    dell’art. 8 del D. Lgs. n. 114 del 1998;
    b) adottano i provvedimenti di cui agli artt. 5 e 6;
    c) adeguano, ove necessario, il proprio regolamento di
    polizia locale.

    7. Ai fini della prima applicazione, il Comune provvede,
    entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente
    legge:
    a) alla perimetrazione e regolamentazione di specifiche
    aree o complessi o edifici localizzati nei centri
    storici o in aree di interesse storico, archeologico o
    ambientale nelle quali attuare le disposizioni dell’art.
    10;
    b) all’individuazione delle aree in cui promuovere la
    prima attuazione dei progetti di valorizzazione di cui
    all’art. 8.
    Articolo 0004
    Criteri regionali di pianificazione territoriale e
    urbanistica riferiti al settore commerciale

    1. I criteri regionali di pianificazione territoriale e
    urbanistica riferiti al settore commerciale contengono:
    a) le definizioni delle tipologie che costituiscono
    specificazione dell’art. 4 del D.Lgs. n. 114 del 1998,
    eventualmente suddivise per le categorie merceologiche
    di cui al comma 1 dell’art. 5 di detto Decreto e per
    tipologie dimensionali;
    b) l’articolazione degli indirizzi per l’insediamento
    delle attivita’ commerciali riferite ai diversi ambiti
    territoriali previsti dal comma 3 dell’art. 6 del D.
    Lgs. n. 114 del 1998, ivi compresi gli indirizzi per
    l’insediamento degli esercizi di vicinato;
    c) gli indirizzi ai fini dell’individuazione delle aree
    da destinare agli insediamenti commerciali;
    d) le condizioni e i criteri cui i Comuni e le Province
    devono attenersi per l’individuazione, attraverso gli
    strumenti urbanistici, delle aree idonee per la
    localizzazione delle medie e grandi strutture di
    vendita;
    e) i requisiti urbanistici, in termini di accessibilita’
    veicolare e pedonale anche per portatori di handicap, di
    dotazione di standard e parcheggi pertinenziali delle
    diverse tipologie di strutture di vendita;
    f) i criteri per incentivare l’ammodernamento e la
    qualificazione delle strutture di vendita esistenti.
    Articolo 0005
    Pianificazione territoriale e urbanistica degli
    insediamenti commerciali

    1. I Comuni individuano le aree da destinare agli
    insediamenti commerciali attraverso i propri strumenti
    urbanistici, in conformita’ agli indirizzi generali di
    cui all’art. 2 e ai criteri regionali di cui all’art. 4.
    Le previsioni dei piani comunali attengono in
    particolare:
    a) ai dimensionamenti della funzione commerciale delle
    diverse tipologie;
    b) alla localizzazione e alla disciplina delle grandi e
    medie strutture di vendita, in coerenza con le
    previsioni del P.T.C.P. di cui al comma 2;
    c) alla definizione delle norme urbanistiche attinenti
    gli esercizi di vicinato nell’ambito della disciplina
    delle destinazioni d’uso degli immobili di cui all’art.
    2 della L.R. 8 novembre 1988 n. 46.

    2. Le Province individuano con il P.T.C.P. gli ambiti
    territoriali sovracomunali rilevanti ai fini della
    programmazione commerciale, di cui alle lettere a) e b)
    del comma 3 dell’art. 6 del D. Lgs. n. 114 del 1998 e
    delle aree di cui all’art. 9, in coerenza con le scelte
    di sviluppo dei sistemi insediativi, ambientali, socio
    economici e della mobilita’ di cui all’art. 2 della L.R.
    30 gennaio 1995, n. 6. Le Province, in attuazione delle
    scelte di pianificazione territoriale per gli
    insediamenti e la programmazione della rete distributiva
    secondo quanto previsto al comma 5 dell’art. 3 e in
    conformita’ ai criteri regionali di cui all’art. 4,
    provvedono in particolare a definire le indicazioni di
    natura urbanistica e territoriale per la localizzazione
    delle aree per grandi strutture di vendita e delle aree
    per medie strutture che, per dimensionamento e
    collocazione, assumono rilevanza sovracomunale.

    3. La Provincia, quando la localizzazione delle aree di
    cui al comma 2 ricada in comuni confinanti con altre
    province, dovra’ richiederne preventivamente il parere
    non vincolante. Le Province confinanti sono tenute ad
    esprimersi entro 30 giorni, scaduti i quali il parere si
    intendera’ dato positivamente.
    Articolo 0006
    Adeguamento delle previsioni degli insediamenti
    commerciali contenute negli strumenti urbanistici
    vigenti. Norme transitorie

    1. Ai fini dell’adeguamento a quanto disposto dall’art.
    6 del D. Lgs. n. 114 del 1998, i Comuni, sulla base
    degli indirizzi di cui all’art. 2 ed entro sei mesi
    dall’emanazione dei criteri di cui all’art. 4, valutano
    la conformita’ dei propri strumenti urbanistici generali
    ed attuativi con particolare riferimento al
    dimensionamento della funzione commerciale nelle diverse
    tipologie dimensionali e alla individuazione specifica
    di aree destinate alla localizzazione di grandi e medie
    strutture commerciali.

    2. I Comuni per la ridefinizione dei dimensionamenti
    delle aree commerciali e per l’individuazione specifica
    delle nuove aree da destinare a medie e grandi strutture
    di vendita provvedono attraverso:
    a) le modalita’ ed i limiti previsti dall’art. 21 della
    L.R. 7 dicembre 1978, n. 47 e dall’art. 3 della L.R. n.
    46 del 1988;
    b) le procedure di variante di cui agli artt. 14 e 15
    della L.R. n. 47 del 1978;
    c) le procedure per gli accordi di programmi in variante
    di cui all’art. 14 della L.R. n. 6 del 1995.

    3. Per l’individuazione delle aree da destinare
    all’insediamento di medie e grandi strutture di vendita
    nell’ambito delle previsioni degli strumenti urbanistici
    vigenti o adottati i Comuni provvedono all’adeguamento
    in sede di conferenza dei servizi, ai sensi dell’art. 7.
    Articolo 0007
    Conferenza provinciale dei servizi per la valutazione
    delle idoneita’ delle aree commerciali di rilievo
    sovracomunale

    1. Ai fini della verifica dell’idoneita’ delle aree
    destinate dai Piani Regolatori Generali (P.R.G.) vigenti
    o adottati all’insediamento di medie e grandi strutture,
    prevista dal comma 3, dell’art. 6, la Provincia convoca
    una conferenza dei servizi ai sensi dell’art. 14 della
    legge 7 agosto 1990, n. 241, cui partecipano la Regione,
    la Provincia medesima ed i Comuni interessati alle aree
    sovracomunali di cui al comma 2.

    2. Ai fini della preparazione della conferenza dei
    servizi, il Comune valuta quali aree destinare alla
    localizzazione di medie e grandi strutture di vendita,
    tra quelle per le quali il P.R.G. vigente od adottato,
    preveda l’insediamento di attivita’ commerciali. Il
    Comune provvede in conformita’ ai criteri regionali di
    cui all’art. 4 ed entro il termine di tre mesi dalla
    loro approvazione. Entro il medesimo termine ed in
    conformita’ ai criteri regionali la Provincia provvede
    con apposita delibera alla individuazione degli ambiti
    territoriali sovracomunali rilevanti ai fini della
    pianificazione territoriale degli insediamenti
    commerciali secondo quanto disposto dal comma 2
    dell’art.5.

    3. In sede di conferenza dei servizi i partecipanti
    valutano congiuntamente, sulla base degli indirizzi
    generali di cui all’art. 2 e dei criteri di cui all’art.
    4, le opportunita’ localizzative dei Comuni e gli
    effetti cumulativi delle stesse. La conferenza dei
    servizi, sentite le Associazioni maggiormente
    rappresentative del commercio, sindacali e dei
    consumatori:
    a) verifica la scelta dell’area da destinare a medie
    strutture di rilevanza comunale;
    b) individua gli ambiti idonei per la localizzazione di
    grandi strutture di vendita e di medie strutture di
    rilevanza sovracomunale, indicando le eventuali
    prescrizioni o condizioni di natura urbanistica ed
    ambientale per la loro attuazione.

    4. I lavori della Conferenza dei servizi si concludono
    entro 180 giorni dalla data di approvazione dei criteri
    regionali di cui all’art. 4. Nel definire il termine di
    conclusione dei lavori della Conferenza dei servizi, ai
    sensi del comma 2bis dell’art. 4 della legge n. 241 del
    1990, le Amministrazioni partecipanti stabiliscono una
    fase preliminare per lo svolgimento e la conclusione
    della attivita’ di cui alla lettera a) del comma 3.

    5. Le determinazioni assunte in sede di Conferenza dei
    servizi costituiscono adeguamento degli strumenti
    urbanistici vigenti dalla presente legge, ai sensi del
    comma 5 dell’art. 6 del D. Lgs. n. 114 del 1998.

    6. In sede di predisposizione del P.T.C.P. la Provincia
    verifica ed aggiorna le determinazioni in materia di
    programmazione e pianificazione commerciale di cui al
    comma 3. Fino all’approvazione del P.T.C.P. le
    determinazioni assunte in sede di Conferenza dei servizi
    costituiscono parametro per l’accertamento di
    compatibilita’ degli strumenti di pianificazione
    comunale, ai sensi della lettera d) del comma 1
    dell’art. 2 della L.R. n. 6 del 1995.
    Articolo 0008
    Progetti di valorizzazione commerciale di aree urbane

    1. I Comuni approvano progetti di valorizzazione
    commerciale di aree urbane al fine di promuovere il
    rilancio e la qualificazione dell’assetto commerciale
    dei centri storici e delle aree di servizio consolidate.

    2. Ai fini dell’elaborazione dei progetti, i Comuni
    individuano le aree urbane nelle quali sussistono
    problemi di tenuta della rete commerciale tradizionale e
    di valorizzazione dell’attivita’ commerciale e urbana.
    Dette aree possono essere identificate anche con
    riferimento ai comparti commerciali omogenei di cui alla
    L.R. 24 maggio 1989, n. 17.

    3. Il progetto di valorizzazione commerciale e’
    elaborato d’iniziativa del Comune mediante la
    concertazione con i soggetti pubblici, i privati
    interessati, le associazioni del commercio maggiormente
    rappresentative anche in sede locale, le organizzazioni
    dei consumatori e sindacali. Sono soggetti interessati
    tutti gli operatori del settore commercio, sia in sede
    fissa che su aree pubbliche, compresi gli esercenti
    attivita’ di somministrazione di alimenti e bevande di
    cui alla L. 25 agosto 1991, n. 287, gli esercenti
    attivita’ di artigianato di servizio e di valore storico
    e tradizionale, operanti all’interno dell’area
    individuata dal Comune. Nell’elaborazione del progetto
    il Comune esamina le politiche pubbliche riferite
    all’area, la progettualita’ privata e l’efficacia degli
    strumenti normativi e finanziari in atto, al fine del
    rilancio e qualificazione dell’area stessa e
    dell’insieme di attivita’ economiche in essa presenti.

    4. Il progetto di valorizzazione commerciale prevede la
    realizzazione di opere infrastrutturali e di arredo
    urbano o di rilevante riorganizzazione della logistica e
    puo’ inoltre prevedere:
    a) l’attivazione o la modifica di servizi urbani;
    b) il riuso di contenitori esistenti per l’insediamento
    di nuove attivita’, o il potenziamento di quelle
    esistenti;
    c) la formazione di nuovi complessi commerciali di
    vicinato come definiti nelle specificazioni di tipologia
    di cui alla lettera a) del comma 1 dell’art. 4;
    d) l’attuazione di azioni di promozione;
    e) l’individuazione di una struttura per la gestione
    coordinata degli interventi sul territorio.

    5. Qualora il progetto di valorizzazione sia contenuto
    all’interno di un progetto di riqualificazione urbana si
    applicano le disposizioni in materia di procedimento
    previste dalla L.R. 3 luglio 1998, n. 19.

    6. Ai fini della realizzazione del progetto, il Comune
    stipula una convenzione che fissa i reciproci impegni
    delle parti.

    7. Il Comune, sulla base del progetto, puo’:
    a) incentivare la qualificazione delle attivita’
    economiche esistenti o il loro addensamento;
    b) vietare i cambi di destinazione d’uso da attivita’
    commerciale, artigianale o pubblico esercizio ad altri
    usi che comportino la cessazione delle attivita’.

    8. Ai fini dell’attuazione della lettera a) del comma 7
    il Comune puo’:
    a) utilizzare la fiscalita’ locale;
    b) utilizzare la monetizzazione o ridefinizione dei
    requisiti urbanistici nei limiti indicati nei criteri
    regionali di cui all’art. 4;
    c) facilitare, anche attraverso apposite disposizioni
    urbanistiche o regolamentari, l’utilizzazione
    commerciale dei locali degli edifici esistenti, anche
    dal punto di vista dei requisiti igienico-edilizi.

    9. Nell’ambito delle aree di cui alle lettere a), b) e
    c) del comma 3 dell’art. 6 del D. Lgs. n. 114 del 1998,
    l’individuazione, con atto del Consiglio comunale, delle
    aree urbane di cui al comma 2, costituisce la condizione
    sulla base della quale il Comune, nella fase di prima
    applicazione di detto decreto, puo’ sospendere o inibire
    gli effetti della comunicazione all’apertura degli
    esercizi di vicinato, sulla base di specifiche
    valutazioni circa l’impatto dei nuovi esercizi
    sull’apparato distributivo e sul tessuto urbano in
    relazione agli obiettivi del progetto. Detta sospensione
    o inibizione puo’ essere stabilita fino all’attuazione
    del progetto e comunque per una durata massima di due
    anni.

    10. In mancanza di diversa disposizione statale, per
    fase di prima applicazione del D. Lgs. n. 114 del 1998,
    si intendono quattro anni dalla sua pubblicazione.

    11. La Regione attribuisce titolo di priorita’ agli
    interventi compresi nei progetti di valorizzazione di
    cui al presente articolo ai fini della concessione di
    contributi di cui alla L.R. n. 41 del 1997. La Regione
    coordina gli interventi di cui al presente articolo con
    quelli previsti da altre leggi regionali che possono
    applicarsi ai medesimi progetti ai fini di assicurare le
    sinergie fra i diversi canali di finanziamento.
    Articolo 0009
    Promozione delle attivita’ commerciali e dei servizi
    nelle zone montane e nei comuni minori

    1. Nelle aree montane e rurali, nonche’ nei centri
    minori e nei nuclei abitati di cui alla lettera a) del
    comma 1 dell’art. 10 del D. Lgs. 114 del 1998 nei quali
    non risulti possibile garantire un’adeguata presenza di
    esercizi di vicinato, i Comuni favoriscono la presenza
    di esercizi commerciali polifunzionali nei quali
    l’attivita’ commerciale puo’ essere associata a quella
    di pubblico esercizio e ad altri servizi di interesse
    collettivo, eventualmente in convenzione con soggetti
    pubblici o privati.

    2. Ai fini della concessione di contributi di cui alla
    L.R. n. 41 del 1997, la Regione attribuisce titolo di
    priorita’ agli interventi riguardanti l’attivazione di
    esercizi polifunzionali.

    3. Con successiva legge regionale saranno previste
    esenzioni dai tributi regionali.
    Articolo 0010
    Commercio nelle aree di valore storico, archeologico,
    artistico o ambientale

    1. I Comuni individuano gli immobili, le aree o i
    complessi di immobili e classificano le botteghe
    storiche per i quali, in relazione al particolare e
    specifico pregio storico, archeologico, artistico o
    ambientale, sono previste disposizioni regolamentari o
    urbanistiche di salvaguardia in relazione all’esercizio
    di attivita’ commerciali, anche al fine di rendere
    compatibili i servizi commerciali con le funzioni
    territoriali in ordine alla viabilita’ e alla mobilita’
    dei consumatori e dell’arredo urbano. L’individuazione
    riguarda le zone A di cui all’art. 14 della L.R. n. 47
    del 1978 o porzioni di esse, oppure singoli immobili,
    anche esterni alle zone A, individuati in relazione agli
    specifici valori del contesto.

    2. Ferme restando le competenze dello Stato in materia
    di tutela dei beni di interesse artistico, storico o
    archeologico, le disposizioni di salvaguardia possono
    riguardare:
    a) l’esclusione della vendita di determinate
    merceologie;
    b) le modalita’, prescrizioni e limitazioni del
    commercio su aree pubbliche, al fine della sua
    qualificazione;
    c) le caratteristiche morfologiche delle insegne e delle
    vetrine e gli elementi di arredo esterno, nonche’ il
    sistema di illuminazione esterna nei casi di nuova
    realizzazione o di modifica degli elementi preesistenti;
    d) specifiche deroghe, nel rispetto della legge, ai
    requisiti igienico-edilizi relativi alle attivita’
    commerciali e pubblici esercizi in essere, tendenti a
    consentirne la permanenza;
    e) specifici divieti di cambio d’uso;
    f) la vocazione merceologica determinatasi nel tempo
    nelle botteghe storiche.

    3. Fino all’emanazione delle disposizioni di cui al
    comma 2, i Comuni possono confermare gli atti emanati ai
    sensi dell’art. 4 del D.L. 9 dicembre 1986, n. 832,
    convertito con L. 6 febbraio 1987, n. 15.

    4. I Comuni possono prevedere misure di agevolazione
    tributaria.
    Articolo 0011
    Procedimento di rilascio delle autorizzazioni per le
    grandi strutture di vendita. Concessione edilizia

    1. La domanda di apertura di una grande struttura di
    vendita, di cui all’art. 9 del D. Lgs. n. 114 del 1998
    e’ inoltrata al Comune competente, unitamente agli
    allegati necessari alla sua valutazione individuati
    dalla Giunta regionale. La domanda e’ inviata in copia
    alla Provincia e alla Regione.

    2. Il Comune, entro trenta giorni dal ricevimento della
    domanda, provvede a richiedere all’interessato
    l’integrazione della documentazione eventualmente
    mancante. I termini di cui al presente articolo sono
    interrotti fino al ricevimento, da parte del Comune,
    della documentazione richiesta.

    3. Il Comune, entro trenta giorni dal ricevimento della
    documentazione completa, integra la documentazione
    allegata alla domanda, mediante la compilazione di
    apposita modulistica, predisposta dalla Giunta
    regionale, ed invia l’intera documentazione alla
    Provincia e alla Regione.

    4. Nel termine di trenta giorni, decorrente dall’invio
    della documentazione di cui al comma 3, il Comune,
    previa intesa con la Regione e la Provincia, indice la
    Conferenza di servizi prevista all’art. 9 del D. Lgs.
    114 del 1998, fissandone lo svolgimento non prima di
    quindici e non oltre sessanta giorni.

    5. Della data di indizione della Conferenza e’ data
    notizia al richiedente, ai Comuni contermini e a quelli
    appartenenti alla medesima area sovracomunale
    configurabile come unico bacino di utenza, alle
    Organizzazioni dei consumatori, e alle Organizzazioni
    provinciali delle imprese del commercio e alle
    Organizzazioni Sindacali, affinche’ possano esercitare
    le facolta’ di cui al comma 4 dell’art. 9, del D. Lgs.
    n. 114 del 1998.

    6. Qualora nel bacino di utenza ricada anche una parte
    del territorio di Regione confinante, la Conferenza dei
    servizi richiede il parere non vincolante della Regione
    stessa. Trascorsi sessanta giorni dalla richiesta si
    prescinde da detto parere.

    7. Le domande relativamente alle quali non e’ comunicato
    provvedimento di diniego decorsi centoventi giorni dalla
    data di convocazione della conferenza di servizi sono da
    ritenersi accolte.

    8. Qualora ai fini dell’apertura di una media o grande
    struttura di vendita sia necessario il rilascio di
    apposita concessione edilizia, l’interessato deve farne
    richiesta contestualmente alla domanda per l’apertura
    dell’esercizio. L’emanazione del provvedimento di
    concessione edilizia e’ successivo o, ove possibile,
    contestuale al rilascio dell’autorizzazione di apertura.
    Articolo 0012
    Criteri di priorita’

    1. Nel caso di domande concorrenti nello stesso Comune
    l’autorizzazione all’apertura di una media o grande
    struttura di vendita e’ concessa prioritariamente:
    a) per il settore alimentare a domande che prevedono la
    concentrazione di preesistenti medie o grandi strutture
    e l’assunzione dell’impegno di reimpiego del personale
    dipendente;
    b) per il settore non alimentare a domande che prevedono
    la concentrazione di preesistenti medie o grandi
    strutture e siano presentate da richiedenti che abbiano
    frequentato un corso di formazione professionale per il
    commercio o risultino in possesso di adeguata
    qualificazione.

    2. In entrambi i settori di cui al comma 1, sono
    comunque prioritarie le domande relative agli
    insediamenti inseriti nell’ambito di progetti di
    valorizzazione commerciale di cui all’art. 8.

    3. La Giunta regionale, entro sessanta giorni
    dall’entrata in vigore della presente legge, definisce
    le modalita’ di assunzione dell’impegno di cui alla
    lettera a) del comma 1 e i requisiti di formazione e
    qualificazione di cui alla lettera b) del comma 1.

    4. Fermo restando quanto previsto alla lettera g) comma
    1 dell’art. 2, la priorita’ fra le domande concorrenti
    nei settori di cui al comma 1 tiene conto altresi’ dei
    seguenti elementi:
    a) numero di occupati che si prevede di riassorbire
    nella nuova struttura fra gli addetti dipendenti e
    indipendenti, compresi i coadiuvanti, gia’ inquadrati
    nel settore del commercio nel comune dove si intende
    localizzare la nuova struttura e nei comuni confinanti;
    b) numero totale di occupati previsto nella struttura;
    c) recupero di spazi degradati e contenitori dismessi;
    d) migliore soluzione urbanistica e minore impatto
    territoriale risultante dallo studio di impatto
    presentato;
    e) maggiori impegni contratti in convenzione con il
    comune per la mitigazione degli impatti.

    5. Si considerano concorrenti le domande, corredate
    dalla prescritta documentazione, pervenute al Comune
    prima della conclusione della fase istruttoria di una
    domanda del medesimo settore merceologico e tipologia
    dimensionale. Con riferimento alle domande per
    l’apertura di medie strutture di vendita, l’istruttoria
    si ritiene conclusa quando il Comune si pronuncia nel
    merito della domanda o eventualmente alla maturazione
    del silenzio assenso. Con riferimento alle domande per
    l’apertura di grandi strutture, l’istruttoria si ritiene
    conclusa il giorno antecedente a quello prefissato per
    lo svolgimento della Conferenza dei servizi di cui
    all’art. 9 del D.Lgs. 114/98.

    6. In caso di concorrenza di domande i relativi
    procedimenti istruttori sono sospesi per un tempo non
    superiore a quindici giorni, durante il quale il Comune,
    relativamente alle medie strutture, o la Conferenza dei
    servizi, relativamente alle grandi strutture, individua
    la domanda prioritaria.
    Articolo 0013
    Autorizzazioni dovute

    1. Costituisce atto dovuto, nel rispetto dei requisiti
    urbanistici e delle condizioni di cui al comma 2, il
    rilascio di autorizzazione:
    a) all’apertura di una media struttura avente una super
    ficie di vendita non superiore a 1500 mq. nei Comuni
    aventi una popolazione superiore a 10.000 abitanti e non
    superiore a 800 mq. nei restanti Comuni;
    b) all’aumento della superficie di vendita di una media
    struttura, nel rispetto dei limiti dimensionali di cui
    alla lettera a).

    2. Ai fini di cui al comma 1 il rilascio
    dell’autorizzazione e’ dovuto nel rispetto delle
    seguenti condizioni:
    a) che sia attuata la concentrazione o l’accorpamento di
    almeno quattro esercizi rientranti nei limiti
    dimensionali di cui alla lettera d) del comma 1
    dell’art. 4 del D. Lgs. n. 144 del 1998;
    b) che gli esercizi accorpati o concentrati siano stati
    autorizzati ai sensi dell’art. 24 della L. 11 giugno
    1971, n. 426, per la vendita di generi di largo e
    generale consumo;
    c) che il richiedente si impegni al reimpiego del
    personale occupato, con contratto di lavoro a tempo
    indeterminato, negli esercizi oggetto di concentrazione
    o accorpamento;
    d) che la superficie di vendita del nuovo esercizio non
    superi la somma dei limiti massimi indicati alla lettera
    d) del comma 1 dell’art. 4 del D.Lgs. n. 114 del 1998,
    tenuto conto del numero degli esercizi oggetto
    dell’accorpamento o della concentrazione.

    3. Il rilascio dell’autorizzazione ai sensi del presente
    articolo comporta la revoca dei titoli autorizzatori
    preesistenti.

    4. La Giunta regionale, entro sessanta giorni
    dall’entrata in vigore della presente legge, definisce
    le modalita’ e i termini dell’impegno al reimpiego del
    personale di cui alla lettera c) del comma 2 e i
    relativi termini.
    Articolo 0014
    Osservatorio regionale del commercio

    1. In attuazione della lettera g) del comma 1 dell’art.
    6 del D. Lgs. n. 114 del 1998 la Regione costituisce
    l’Osservatorio regionale del commercio.

    2. La Regione, avvalendosi dell’Osservatorio, svolge i
    compiti di cui all’art. 1 e, in particolare:
    a) realizzazione di un sistema informativo della rete
    distributiva, avvalendosi dei Comuni, delle Province e
    delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e
    Agricoltura;
    b) elaborazione e diffusione a tutti i soggetti
    interessati delle basi conoscitive e dei dati aggregati
    per la programmazione regionale nel settore del
    commercio e per la conoscenza del settore della
    distribuzione commerciale, con particolare riguardo ai
    processi derivanti dall’entrata in vigore del D. Lgs. n.
    114 del 1998;
    c) redazione, anche ai fini di cui alla lettera b), di
    un rapporto annuale sull’andamento e le tendenze del
    commercio e dei consumi;
    d) elaborazione dei criteri e delle condizioni in
    materia di programmazione della rete distributiva di cui
    alla lettera b) del comma 2 dell’art. 3.

    3. La Giunta regionale disciplina le modalita’ di
    funzionamento dell’Osservatorio che si avvale di un
    Comitato tecnico composto di 5 esperti nominato dal
    Presidente della Regione, su proposta dell’Assessore
    competente.

    4. L’Osservatorio si avvale altresi’ di una Conferenza
    consultiva la cui composizione e modalita’ di
    funzionamento sono definite dalla Giunta Regionale. La
    partecipazione alla Conferenza non comporta alcun onere
    finanziario a carico della Regione.

    5. Per l’organizzazione delle attivita’
    dell’Osservatorio la Regione, anche avvalendosi di Enti
    e strutture che presentino la necessaria affidabilita’ e
    competenza e sentita la Conferenza consultiva,
    predispone un programma annuale.

    6. La Regione promuove le attivita’ dell’Osservatorio in
    un sistema coordinato con gli Enti Locali e le Camere di
    Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura.

    7. Al fine di fornire all’Osservatorio i dati e le
    informazioni strutturate sufficienti per monitorare
    l’evoluzione della rete distributiva:
    a) i Comuni forniscono alle Province e alla Regione
    entro il 31 gennaio di ciascun anno i dati relativi
    all’anno precedente concernenti il settore, articolati
    per tipologia, collocazione, superficie e merceologie,
    secondo le indicazioni stabilite dalla Regione;
    b) le Province elaborano i dati comunali con riferimento
    ai bacini sovracomunali di cui al comma 6 dell’art. 3 e
    li trasmettono alla Regione entro il 30 aprile di ogni
    anno, secondo le indicazioni stabilite dalla Regione
    medesima.
    Articolo 0015
    Disposizioni procedurali ed organizzative

    1. La Giunta regionale, entro sessanta giorni
    dall’entrata in vigore della presente legge, approva:
    a) le modalita’ di organizzazione, la durata e le
    materie dei corsi professionali di cui ai commi 7 e 9
    dell’art. 5 del D. Lgs. n. 114 del 1998, ai sensi
    dell’art. 13 della L.R. 24 luglio 1979, n. 19;
    b) le modalita’ di effettuazione delle vendite di
    liquidazione e di fine stagione, ai sensi del comma 6
    dell’art. 15 del D. Lgs. n. 114 del 1998;
    c) le modalita’ di autorizzazione dei centri di
    assistenza tecnica alle imprese commerciali di cui
    all’art. 23 del D. Lgs. n. 114 del 1998.

    2. Ai fini della lettera b) del comma 1 si intendono:
    a) per vendite di liquidazione quelle effettuate al fine
    di vendere in breve tempo tutte le merci, presentando al
    consumatore l’acquisto come occasione particolarmente
    favorevole, a seguito di cessazione dell’attivita’
    commerciale, cessione dell’azienda, trasferimento di
    sede dell’azienda, trasformazione o rinnovo dei locali;
    b) per vendite di fine stagione quelle che riguardano
    prodotti di carattere stagionale o di moda che non
    vengono venduti durante una determinata stagione ovvero
    entro un breve periodo di tempo.

    3. La Regione autorizza, in attuazione della lettera c)
    del comma 1, i centri di assistenza tecnica alle imprese
    commerciali, costituiti, anche in forma consortile,
    dalle Organizzazioni di categoria degli operatori
    commerciali maggiormente rappresentative a livello
    provinciale o regionale ed eventualmente da altri
    soggetti interessati. Ai fini dell’autorizzazione
    regionale, i Centri di assistenza devono svolgere le
    attivita’ di cui al comma 2 dell’art. 23 del D. Lgs. n.
    114 del 1998 anche a favore di imprese non associate
    alle organizzazioni di categoria. La Regione riconosce
    prioritariamente i Centri di assistenza tecnica
    costituiti anche in forma consortile, dalle
    organizzazioni di categoria degli operatori commerciali.

    4. Nell’affidamento della gestione dei corsi
    professionali di cui alla lettera a) del comma 5
    dell’art. 5 del D. Lgs. n. 114 del 1998 si tiene conto
    della priorita’ tra gli enti di cui al comma 7 di detto
    articolo, di quelli costituiti dalle Organizzazioni
    Imprenditoriali del commercio piu’ rappresentative.
    Articolo 0016
    Comuni ad economia prevalentemente turistica e citta’
    d’arte

    1. La Giunta regionale individua i Comuni ad economia
    prevalentemente turistica e le Citta’ d’arte da
    sottoporre alla disciplina dell’art. 12 del D. Lgs. n.
    114 del 1998 prevedendo, di norma, che detta disciplina
    si applichi alle sole parti del territorio comunale in
    cui tali caratteristiche appaiono effettivamente
    rilevanti e per i periodi del maggiore afflusso
    turistico.

    2. L’attuazione del comma 1 avviene su proposta motivata
    del Comune che indica le parti del territorio comunale
    interessate e i relativi periodi. Detta proposta e’
    avanzata previa concertazione con le associazioni
    imprenditoriali, sindacali e dei consumatori. Decorsi
    tre mesi dall’inizio del procedimento di concertazione,
    il Comune puo’ comunque prescinderne.
    Articolo 0017
    Misure per lo sviluppo del commercio elettronico

    1. La Regione attua, nell’ambito degli interventi di cui
    all’art. 11 della L.R. 10 dicembre 1997, n. 41 e di cui
    alla L.R. 7 dicembre 1992 n. 45, iniziative a sostegno
    dell’introduzione e dello sviluppo del commercio
    elettronico al fine di:
    a) sostenere una crescita equilibrata del mercato
    elettronico;
    b) tutelare gli interessi dei consumatori;
    c) promuovere lo sviluppo di campagne di informazione ed
    apprendimento per operatori del settore, operatori del
    servizio e per i consumatori;
    d) predisporre azioni specifiche finalizzate a
    migliorare la cooperazione e la competitivita’ delle
    piccole imprese del commercio attraverso l’utilizzo del
    commercio elettronico;
    e) favorire l’uso di strumenti e tecniche di gestione di
    qualita’ volte a garantire l’affidabilita’ degli
    operatori e ad accrescere la fiducia del consumatore.

    2. La Regione coordina i propri interventi con le
    iniziative promosse in sede nazionale dal Ministero
    dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato per lo
    sviluppo del commercio elettronico.
    Articolo 0018
    Modifiche alla L.R. n. 41 del 1997

    1. La lettera g) del comma 1 dell’art. 5 della L.R. 10
    dicembre 1997, n. 41, e’ sostituita dalla seguente:

    << g) i centri di assistenza tecnica di cui all’art. 23
    del D. Lgs. 31 marzo 1998, n. 114. >>.

    2. All’art. 11 della L.R. 10 dicembre 1997 n. 41, e’
    aggiunto il seguente comma:

    << 3. Nella concessione dei contributi per le attivita’
    di cui al presente articolo hanno priorita’ gli
    interventi proposti dai soggetti di cui alla lettera g)
    dell’art. 5. >>.

    3. Alla lettera a) del comma 3 dell’art. 3 della L.R. 10
    dicembre 1997, n. 41 sono aggiunte le seguenti parole:

    << con particolare riferimento ai progetti di
    valorizzazione commerciale di aree urbane. >>.

    4. Al comma 3 dell’art. 3 della L.R. 10 dicembre 1997,
    n. 41 sono aggiunte le seguenti lettere:

    << h) progetti riguardanti l’insediamento e lo sviluppo
    di esercizi commerciali polifunzionali;

    i) misure per lo sviluppo del commercio elettronico. >>.
    Articolo 0019
    Norme di prima attuazione

    1. Le domande di rilascio delle autorizzazioni per
    l’ampliamento, il trasferimento e l’apertura delle
    grandi strutture di vendita sono esaminate dalla
    Conferenza dei servizi, di cui all’art. 9 del D. Lgs. n.
    114 del 1998, successivamente all’adeguamento degli
    strumenti urbanistici e attuativi comunali, ai sensi
    degli artt. 6 e 7 della presente legge.

    2. L’esame delle domande per l’apertura di grandi
    strutture di vendita presentate alla Regione prima del
    24 aprile 1998 e’ prioritario rispetto all’esame delle
    domande presentate successivamente all’emanazione delle
    disposizioni di cui all’art. 6 del D. Lgs. n. 114 del
    1998. In particolare, verranno esaminate nell’ordine:
    a) le domande corredate a norma trasmesse dal Comune
    alla Regione per il rilascio del nulla osta dopo il 16
    gennaio 1998 e fino al 24 aprile 1998;
    b) le restanti domande presentate al Comune e trasmesse
    alla Regione entro il 24 aprile 1998.

    3. Ai fini di cui al comma 2 la Regione trasmette alle
    amministrazioni comunali competenti, entro trenta giorni
    dall’entrata in vigore della presente legge, dette
    domande con indicazione della relativa data di
    ricevimento da parte della Regione nonche’ la
    documentazione presentata a corredo di ogni domanda. Il
    Comune assegna al richiedente un termine non inferiore a
    sessanta e non superiore a novanta giorni, a pena di
    decadenza, per adeguare la domanda, ove necessario, alle
    disposizioni della presente legge.

    4. La Conferenza prevista dall’art. 7 individua gli
    ambiti di cui alla lettera b) del comma 3 del medesimo
    articolo esaminando prioritariamente le aree su cui
    insistono le domande di cui al comma 2.
    Articolo 0020
    Dichiarazione d’urgenza

    1. La presente legge e’ dichiarata urgente ai sensi e
    per gli effetti dell’art. 127 della Costituzione e
    dell’art. 31 dello Statuto regionale. Essa entra in
    vigore il giorno successivo alla data della sua
    pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione