L.R. 4 agosto 1999, n. 24 “Principi e direttive per l’esercizio delle competenze regionali in materia di commercio”

PUGLIA
LEGGE REGIONALE 4 agosto 1999, n. 24
"PRINCIPI E DIRETTIVE PER L’ESERCIZIO DELLE COMPETENZE REGIONALI IN MATERIA DI COMMERCIO".

IL CONSIGLIO REGIONALE HA APPROVATO

IL COMMISSARIO DEL GOVERNO HA APPOSTO IL VISTO.

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE

PROMULGA

LA SEGUENTE LEGGE:

TITOLO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1

(Obiettivi e articolazione dell’intervento regionale)

1. Con la presente legge e con i provvedimenti ad essa collegati e successivi,
la Regione disciplina, in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
114, gli indirizzi generali di programmazione commerciale e urbanistica della
rete distributiva e gli interventi volti alla qualificazione e allo sviluppo del
commercio.

2. Al fine di rendere operativo il contenuto della presente legge e di
disciplinare gli altri aspetti della materia che forma oggetto del d.lgs.
114/1998, il Consiglio regionale approva due provvedimenti contenenti:

a) indirizzi e criteri per la programmazione delle medie e grandi strutture di
vendita, nonche’ ulteriori direttive ai Comuni in materia di urbanistica
commerciale e per l’esercizio delle loro funzioni;

b) norme e direttive in materia di commercio su aree pubbliche, ai sensi
dell’articolo 28, commi 12 e 13, del d.lgs. 114/1998.
3. All’esame delle domande di autorizzazione ex legge regionale 2 maggio 1995,
n. 32, corredate a norma alla data del 16 gennaio 1998, non si da’ seguito.

4. Il Consiglio regionale provvede con appositi atti da emanarsi entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, agli adempimenti di
cui alle lettere a) e b) del comma 2.

5. Gli indirizzi, i criteri e le direttive hanno durata di tre anni. A tal fine
la Giunta regionale, almeno centoventi giorni prima della scadenza del termine
temporale di programmazione trasmette al Consiglio regionale una proposta di
aggiornamento, tenuto conto delle relazioni di monitoraggio predisposte
dall’Osservatorio regionale, anche con riferimento alla fase di programmazione
precedente.

6. Le norme di programmazione relative a ciascuna fase hanno efficacia fino alla
data di entrata in vigore della nuova norma programmatoria.

7. I provvedimenti attuativi di cui al comma 2 sono adottati a seguito di parere
obbligatorio delle rappresentanze degli enti locali e previa consultazione delle
organizzazioni dei consumatori e delle imprese del commercio maggiormente
rappresentative a livello regionale. Si da’ altresi’ adeguata informazione alle
organizzazioni sindacali dei lavoratori.

8. Al fine di consentire l’attuazione delle misure previste nell’articolo 10 del
d.lgs. 114/1998 e di permettere un uso razionale e programmato del territorio,
di evitare successive concentrazioni di esercizi di vendita in talune aree di
maggiore densita’ abitativa e di garantire un’adeguata copertura del servizio
distributivo sull’intero territorio regionale, favorendone l’equilibrato
sviluppo anche nei centri storici, nelle aree urbane periferiche e in quelle
agricole, si prevede di:

a) favorire lo sviluppo della rete commerciale nelle aree montane e rurali;

b) riqualificare la rete distributiva e rivitalizzare il tessuto economico,
sociale e culturale dei centri storici;

c) consentire una equilibrata e graduale evoluzione delle piccole e medie
imprese esistenti nelle aree urbane, nella prima fase di applicazione del nuovo
regime amministrativo.
Il provvedimento di cui alla lettera a) del comma 2 indica gli obiettivi di
presenza e di sviluppo delle grandi strutture di vendita relativi alla stessa
prima fase di applicazione del nuovo regime amministrativo, tenendo conto della
necessita’ di un graduale inserimento di nuove grandi strutture di vendita. Per
tale fine, in relazione alla presenza e allo sviluppo delle grandi strutture di
vendita di cui all’articolo 5, si stabilisce quanto segue:

1) di consentire insediamenti di centri commerciali con superficie massima di
vendita non superiore a 20 mila mq., nell’interno dei quali nessun esercizio
deve superare i limiti di cui all’art. 5, lettera d);

2) di consentire in ciascuna area, corrispondente alla provincia, la presenza di
strutture di vendita superiori sulla base di un rapporto equilibrato con la
popolazione residente, comprendendo in tale rapporto anche gli eventuali
trasferimenti e concentrazioni di esercizi esistenti;

3) di dare priorita’ agli ampliamenti delle grandi strutture di vendita
esistenti rispetto alle richieste di nuovi insediamenti;

4) di autorizzare le grandi strutture di vendita superiori nel settore
alimentare o misto, solo se attivano un centro commerciale;

5) di garantire il servizio distributivo su tutto il territorio regionale,
evitando l’eccessiva concentrazione di grandi strutture di vendita superiori in
ambiti territoriali ristretti e a ridosso delle aree a maggiore densita’
abitativa;

6) di evitare l’eccessivo carico in termini di traffico, di impatto ambientale e
di impatto economico sulla rete di vendita di minore dimensione derivante dalla
possibile concentrazione nelle stesse zone delle aree urbane di piu’ grandi
strutture di vendita superiori, ponendo distanze minime tra le stesse, in
relazione alla popolazione residente nel Comune;

7) di autorizzare le grandi strutture di vendita superiori a condizione che
abbiano disponibilita’ di parcheggio privato nella misura di due mq per ogni mq.
di superficie di vendita e di una dimensione minima della sezione stradale della
viabilita’ di riferimento di quindici metri, sempre che non disti piu’ di cento
metri dall’accesso.

Art. 2

(Finalita’)

1. Tenuto conto delle caratteristiche del sistema distributivo della Puglia, la
presente legge e i provvedimenti attuativi previsti all’articolo 1 perseguono,
ciascuno per il proprio ambito di intervento, le seguenti finalita’:

a) la gradualita’ del passaggio al nuovo assetto normativo previsto dal d.lgs.
114/1998 attraverso la promozione dei processi di ristrutturazione e
riconversione delle attivita’ commerciali in essere;

b) la trasparenza del mercato, la concorrenza, la liberta’ d’impresa e la libera
circolazione delle merci;

c) lo sviluppo della rete distributiva secondo criteri di efficienza e
modernizzazione, promuovendo l’evoluzione tecnologica dell’offerta e il
pluralismo delle diverse tipologie e forme di vendita, anche al fine del
contenimento dei prezzi;

d) l’equilibrio funzionale e insediativo delle strutture commerciali in rapporto
con l’uso del suolo e delle risorse territoriali, in raccordo con le
disposizioni della legge regionale 31 maggio 1980, n. 56 in materia di tutela
del territorio e della deliberazione della Giunta regionale del 13 novembre
1989, n. 6320, relativa ai criteri per la formazione degli strumenti urbanistici
e per il calcolo del fabbisogno residenziale e produttivo;

e) il riequilibrio territoriale della presenza delle medie e grandi strutture di
vendita attraverso l’articolazione della programmazione per aree sovracomunali;

f) il concorso alla valorizzazione delle produzioni tipiche pugliesi, delle
attivita’ turistiche e del patrimonio storico e culturale regionale e, in
special modo, alla conservazione e rivitalizzazione dei centri storici;

g) la valorizzazione e la salvaguardia del servizio commerciale nelle aree
rurali, montane e nei Comuni minori, con particolare riferimento a quelli con
minore dotazione di servizio;

h) il graduale riordino del commercio su aree pubbliche, indirizzandolo verso un
sistema di gestione che ne faciliti l’integrazione con il commercio in sede
fissa e che favorisca lo sviluppo delle forme consorziali tra operatori;

i) la tutela dei consumatori, con particolare riguardo alla correttezza
dell’informazione, alla possibilita’ di approvvigionamento, al servizio di
prossimita’, all’assortimento e alla sicurezza dei prodotti;

l) la qualificazione e l’aggiornamento professionale degli operatori
commerciali, con particolare riguardo ai titolari di piccolo e medie imprese;

m) la predisposizione di un sistema di monitoraggio riferito all’entita’ e
all’efficienza della rete distributiva regionale, attraverso il coordinamento
operativo tra Regione, Comuni e Camere di commercio per la gestione dei flussi
informativi;

n) la trasparenza e la semplificazione dei procedimenti amministrativi, anche
attraverso un sistema decisionale coordinato tra le Regioni, le Province, i
Comuni e le Camere di commercio.

TITOLO II

PROGRAMMAZIONE DELLA RETE DISTRIBUTIVA

Art. 3

(Ripartizione del territorio comunale)

1. Al fine di formulare indirizzi e obiettivi di espansione della rete
distributiva che ne garantiscano un equilibrato sviluppo nel territorio, le aree
sovracomunali configurabili come unico bacino di utenza sono identificate nel
territorio delle cinque province.

Art. 4

(Classificazione dei Comuni)

1. Ai fini della presente legge e dei provvedimenti attuativi, i Comuni sono
suddivisi nelle seguenti quattro classi:

Classe I – Comuni con popolazione superiore a 50 mila abitanti;

Classe II – Comuni con popolazione superiore a 10 mila e fino a 50 mila
abitanti;

Classe III – Comuni con popolazione superiore a 3 mila e fino a 10 mila
abitanti;

Classe IV – Comuni con popolazione fino a 3 mila abitanti.
2. Ai Comuni delle classi I e II si applicano i limiti dimensionali superiori,
tra quelli previsti dall’articolo 4, comma 1, lettere d), e), ed f), del d.lgs
114/1998; ai Comuni delle classi III e IV si applicano i limiti inferiori.

3. Al fine di favorire il decongestionamento dei Comuni di maggiore dimensione e
la rivitalizzazione dei centri storici, in deroga al disposto del comma 2, si
applicano in ogni caso i limiti dimensionali previsti per i Comuni delle classi
I e II:

a) nei centri storici;

b) nei Comuni fino a 10 mila abitanti confinanti con Comuni superiori a 50 mila
abitanti, a condizione che appartengano alla medesima provincia.
4. La Giunta regionale individua ulteriori Comuni o loro parti in cui applicare
i limiti dimensionali degli esercizi commerciali in deroga al criterio di
consistenza demografica, su proposta avanzata dalle Province.

Art. 5

(Classificazione delle medie e grandi strutture di vendita)

1. Nel rispetto dei limiti dimensionali degli esercizi previsti all’articolo 4
del d.lgs. 114/1998, ai fini di una piu’ puntuale programmazione, le medie e le
grandi strutture, in relazione alla superficie di vendita utilizzata, si
suddividono nelle seguenti tipologie:

a) medie strutture inferiori (M1) – con superficie di vendita compresa tra 151 e
600 mq. nei Comuni delle classi III e IV; con superficie compresa tra 251 e 900
mq. nei Comuni delle classi I e II;

b) medie strutture superiori (M2) – con superficie compresa tra 601 e 1500 mq.
nei Comuni delle classi III e IV; con superficie compresa tra 901 e 2500 mq. nei
Comuni delle classi I e II;

c) grandi strutture inferiori (G1) – con superficie compresa tra 1501 e 4500 mq.
nei Comuni delle classi III e IV; con superficie compresa tra 2501 e 7500 mq.
nei Comuni delle classi I e II;

d) grandi strutture superiori (G2) – con superficie di vendita maggiore di 4500
mq. sino a 7500 mq nei Comuni delle classi III e IV; con superficie maggiore di
7500 mq. sino a 10.000 mq. nei Comuni delle classi I e II.
2. Le medie e le grandi strutture di vendita, in relazione ai settori
merceologici di cui e’ autorizzata la vendita, si suddividono nelle seguenti
categorie:

a) strutture di vendita autorizzate per il solo settore alimentare o per
entrambi i settori, alimentare e non alimentare;

b) strutture di vendita autorizzate per il solo settore non alimentare.
3. I centri commerciali, come definiti dall’articolo 4, comma 1, lettera g), del
d.lgs. 114/1998 necessitano:

a) di autorizzazione per il centro come tale, in quanto media o grande struttura
di vendita, che e’ richiesta dal suo promotore o, in assenza, congiuntamente da
tutti i titolari degli esercizi commerciali che vi danno vita, purche’ associati
per la creazione del centro commerciale;

b) di autorizzazione o comunicazione, a seconda delle dimensioni, per ciascuno
degli esercizi al dettaglio presenti nel centro.

Art. 6

(Criteri e modalita’ di priorita’ ai fini del rilascio delle autorizzazioni)

1. In caso di domande concorrenti per l’apertura di una media o grande struttura
di vendita sono stabiliti i seguenti criteri di priorita’ e modalita’ per
l’esame delle domande:

a) concentrazione di preesistenti esercizi di vicinato e medie strutture di
vendita in attivita’ da almeno un anno purche’ sussistano le seguenti
condizioni:

1) l’assunzione dell’impegno di reimpiegare il relativo personale dipendente
formalizzata mediante specifico accordo sindacale;

2) tra le strutture di vendita concentrate ve ne sia almeno una della medesima
tipologia dimensionale o della tipologia dimensionale immediatamente inferiore a
quella della nuova struttura che si intendo realizzare, secondo la
classificazione di cui all’articolo 5;

3) trattandosi di realizzazione di una nuova struttura alimentare o mista, la
somma delle superfici di vendita alimentari delle strutture concentrate sia
almeno pari al 50 per cento della superficie alimentare richiesta per la nuova
struttura e la domanda sia corredata di impegno di reimpiego del personale;

4) trattandosi di realizzazione di una nuova struttura non alimentare, il
richiedente abbia partecipato ad uno dei corsi di cui al comma 6 o sia comunque
in possesso del requisito di adeguata qualificazione ai sensi del comma 5;

b) ampliamento;

c) trasferimento;

d) nuova apertura di esercizio del settore non alimentare richiesta da soggetto
che ha frequentato un corso di formazione professionale per il commercio
regolarmente riconosciuto previsto dall’articolo 5, comma 9, del d.lgs. 114/1998
o e’ in possesso di adeguata qualificazione;

e) nuova apertura.
2. Nei casi in cui il reimpiego del personale gia’ operante presso esercizi
commerciali per i quali si prevede l’accorpamento o la concentrazione
costituisca presupposto, in conformita’ con quanto disposto dall’articolo 10 del
d.lgs. 114/1998, per usufruire di agevolazioni o di automatismi all’apertura o
all’ampliamento di medie o grandi strutture di vendita, si applicano le
disposizioni del presente articolo.

3. L’impegno del reimpiego del personale si intende assolto qualora l’istanza di
apertura o di ampliamento di esercizi sia accompagnata da proposta formale,
indirizzata all’impresa da accorpare o concentrare, di assunzione in prova del
personale in essa operante.

4. I corsi di qualificazione che costituiscono titolo per usufruire delle
priorita’ del rilascio di autorizzazioni sono quelli previsti dall’articolo 5,
comma 9, del d.lgs. 114/1998.

5. Il requisito del possesso di adeguata qualificazione nel settore del
commercio e’ riconosciuto a coloro che, secondo la pregressa disciplina facente
capo alla legge 11 giugno 1971, n. 426, avevano titolo ad iscriversi al Registro
esercenti il commercio.

6. Per l’individuazione del soggetto al quale il possesso di adeguata formazione
attribuisce titolo di priorita’ ai sensi del presente articolo, si applicano i
medesimi principi valevoli in tema di requisito professionale per il commercio
alimentare.

Art. 7

(Concentrazioni ed accorpamenti di esercizi autorizzati ai sensi della L.
426/1971 per la vendita di beni di largo e generale consumo)

1. Sono sempre concesse:

a) l’autorizzazione all’apertura di una media struttura di vendita mediante
concentrazione di esercizi di vendita operanti nello stesso Comune e autorizzati
ai sensi dell’articolo 24 della L. 426/971, per la vendita di generi di largo e
generale consumo.

La superficie massima di vendita del nuovo esercizio deve essere pari alla somma
dei limiti massimi consentiti, secondo il dettato del d.lgs. 114/1998, per gli
esercizi di vicinato, tenuto conto del numero degli esercizi concentrati o
accorpati;

b) l’autorizzazione all’ampliamento di una media struttura di vendita mediante
concentrazione o accorpamento di esercizi di vendita operanti nello stesso
Comune e autorizzati ai sensi dell’articolo 24 della L. 426/1971, per la vendita
di generi di largo e generale consumo. La superficie massima dell’ampliamento
deve essere pari alla somma dei limiti massimi consentiti, secondo il dettato
del d.lgs. 114/1998, per gli esercizi di vicinato, tenuto conto del numero degli
esercizi concentrati o accorpati e delle superfici delle medie strutture
concentrate o accorpate;

c) l’autorizzazione all’ampliamento di una grande struttura di vendita esistente
mediante concentrazione o accorpamento di esercizi di vendita operanti nello
stesso Comune e autorizzati ai sensi dell’articolo 24 della l. 426/1971, per la
vendita di generi di largo e generale consumo. La superficie massima
dell’ampliamento deve essere pari alla somma dei limiti massimi consentiti,
secondo il dettato del d.lgs. 114/1998, per gli esercizi di vicinato, tenuto
conto del numero degli esercizi concentrati o accorpati e delle superfici delle
medie e grandi strutture concentrate o accorpate.
L’ampliamento di cui alle lettere b) e c) non comporta variazioni al settore
merceologico dell’esercizio. Quanto previsto nel presente comma e’ consentito
anche nell’ipotesi del centro commerciale.

2. Il rilascio dell’autorizzazione prevista nel comma 1 comporta la revoca dei
titoli autorizzatori relativi ai preesistenti esercizi.

Art. 8

(Procedura di rilascio delle autorizzazioni per le grandi strutture di vendita)

1. Le domande di apertura, ampliamento e trasferimento di una grande struttura
di vendita sono inoltrate al Comune competente, utilizzando la modulistica di
cui all’articolo 10, comma 5, del d.lgs. 114/1998, unitamente alla seguente
documentazione:

a) una relazione illustrativa contenente gli elementi per la valutazione della
conformita’ dell’insediamento alle previsioni degli strumenti urbanistici
comunali e alla programmazione territoriale regionale;

b) il progetto definitivo dell’intervento, comprendente piani e sezioni del
fabbricato con indicazione delle superfici e delle destinazioni d’uso dei
locali, planimetrie con indicazioni delle superfici delle aree a parcheggio e
delle aree libere, e degli accessi e dei percorsi veicolari;

c) relazione tecnico-economica sull’iniziativa proposta, contenente le
previsioni occupazionali per la nuova struttura e una valutazione d’impatto
sulla rete di vendita esistente nell’area di presunta attrazione, tenendo conto
della popolazione residente e fluttuante.
2. Nel caso di domande prive delle indicazioni di cui all’articolo 9, comma 2,
del d.lgs. 114/1998 o degli elementi di cui al comma 1, il Comune, entro dieci
giorni dal loro ricevimento, invita l’interessato a procedere alla loro
integrazione o regolarizzazione nel termine di trenta giorni, decorso
inutilmente il quale le stesse si intendono rinunciate.

Le domande prendono data dal giorno del ricevimento della loro integrazione o
regolarizzazione.

3. L’esame delle domande in sede di Conferenza di servizi avviene solo se
l’ubicazione della struttura commerciale e’ prevista in aree o immobili conformi
per insediamenti commerciali al dettaglio. In difetto, la domanda si intende
respinta.

4. Al fine della comparazione delle domande in relazione ai criteri di
priorita’, sono considerate concorrenti quelle regolarmente inoltrate ai Comuni
di una medesima Provincia nel corso dello stesso mese.

5. I Comuni, entro il giorno 15 di ciascun mese, trasmettono alla Regione le
istanze regolarmente inoltrate nel mese precedente, indicendo la relativa
Conferenza di servizi da svolgersi, nel corso del mese successivo, in data
fissata dalla Regione sulla base di apposito calendario.

6. La Regione, nel corso della seconda meta’ di ogni mese, valuta i titoli di
priorita’ delle istanze trasmesse dai Comuni, attribuendo alle stesse eventuali
punteggi previsti nel provvedimento di cui all’articolo 1, comma 2, lettera a).

7. La Conferenza di servizi si svolge presso la sede della Regione, con la
partecipazione di un rappresentante della Regione, di uno della Provincia e di
uno del Comune. Le deliberazioni della Conferenza sono adottate a maggioranza
dei componenti; il rilascio dell’autorizzazione e’ subordinato al parere
favorevole del rappresentante della Regione. Alla Conferenza partecipano, a
titolo consultivo, i rappresentanti dell’ANCI, delle organizzazioni dei
consumatori e dei commercianti.

8. Al fine di una puntuale valutazione dello sviluppo omogeneo del territorio,
l’Osservatorio regionale del commercio, nell’ambito della Conferenza di servizi,
relaziona sullo stato di avanzamento della rete delle medie e grandi strutture
di vendita nel proprio territorio, sulla base delle risultanze dell’attivita’ di
monitoraggio di cui all’art. 21.

9. L’Assessorato regionale specifica gli elementi informativi che il Comune
dovra’ fornire ai componenti la Conferenza di servizi e ai partecipanti a titolo
consultivo e le modalita’ di comunicazione.

10. La domanda documentata a norma, per la quale non sia stato comunicato il
diniego entro centoventi giorni dall’indizione della Conferenza, e’ ritenuta
accolta.

Art. 9

(Gestione di reparto)

1. Il titolare di un esercizio commerciale organizzato in piu’ reparti in
relazione alla gamma dei prodotti trattati o alle tecniche di vendita puo’
affidare uno o piu’ reparti, perche’ lo gestisca in proprio per il periodo di
tempo convenuto, ad un soggetto in possesso dei requisiti di cui all’articolo 5
del d.lgs. 114/1998, dandone comunicazione alla Camera di Commercio e al Comune.
Qualora non abbia provveduto a tali comunicazioni, risponde dell’attivita’ del
soggetto stesso. Questi, a sua volta, deve dare comunicazione al Comune e alla
Camera di Commercio. La fattispecie non costituisce caso di sub-ingresso.

Art. 10

(Sub-ingresso)

1. Il trasferimento della gestione e della titolarita’ di un esercizio di
vendita per atto tra vivi o a causa di morte comporta il trasferimento della
titolarita’ dell’autorizzazione, sempre che il subentrante possieda i requisiti
di cui all’articolo 5 del d.lgs. 114/1998.

2. La domanda di sub-ingresso e’ presentata, pena la decadenza, entro un anno
dalla morte del titolare o entro sessanta giorni dall’atto di trasferimento
della gestione o della titolarita’ dell’esercizio.

3. In caso di morte del titolare, l’autorizzazione e’ reintestata all’erede o
agli eredi che ne facciano domanda, purche’ gli stessi abbiano nominato, con la
maggioranza indicata dall’articolo 1105 del codice civile, un solo
rappresentante per tutti i rapporti giuridici con i terzi, ovvero abbiano
costituito una societa’ di persone, sempre che abbiano i requisiti di cui
all’articolo 5 del d.lgs. 114/1998.

4. Qualora si tratti di esercizi relativi al settore merceologico alimentare,
gli eredi reintestatari dell’autorizzazione che ne siano sprovvisti devono
acquisire i requisiti professionali di cui all’articolo 5 del d.lgs. 114/1998
entro sei mesi dalla reintestazione.

Art. 11

(Commercio su aree pubbliche)

1. Il provvedimento attuativo in materia di commercio su aree pubbliche, di cui
all’articolo 1, comma 2, lettera b), raccoglie in modo organico la disciplina
normativa del settore, in modo da costituire un riferimento normativo univoco.

2. La disciplina in materia si ispira ai seguenti principi:

a) indirizzo dell’evoluzione del commercio su aree pubbliche nella Regione, con
la facolta’ di fissare parametri di sviluppo con particolare riguardo ai
mercati, e in relazione alla consistenza dell’offerta al dettaglio in sede
fissa;

b) promozione di una ampia rispondenza tra le esigenze del consumatore e
l’offerta, anche attraverso la previsione di una pluralita’ di manifestazioni
fieristiche e mercatali, compresi fiere e mercati specializzati o con
articolazione merceologica;

c) riequilibrio del territorio mediante l’indicazione di criteri e parametri per
l’istituzione, la modifica e la soppressione di fiere e mercati;

d) rilevanza prioritaria della riqualificazione e del potenziamento dell’offerta
esistente;

e) previsione di ampi poteri organizzatori da parte dei Comuni, con redazione, a
seconda dei casi obbligatoria o facoltativa, di un piano per il commercio su
aree pubbliche, accompagnato da eventuali regolamenti di fiera o mercato.

TITOLO III

DISPOSIZIONI DI CARATTERE URBANISTICO

Art. 12

(Dotazione di aree a parcheggio)

1. I Comuni, in sede di formazione degli strumenti urbanistici generali o nella
revisione di quelli vigenti, provvedono a definire, previa analisi dello stato
di fatto e delle previsioni di nuovi insediamenti commerciali, le zone destinate
a parcheggio nei limiti minimi di seguito indicati oltre quelli di legge
statale.

2. La dotazione di aree private destinate a parcheggio e’ stabilita:

a) per le medie e grandi strutture di vendita ubicate nelle aree di centro
storico, nella misura stabilita nei piani di parcheggi dei Comuni che, in ogni
caso, non puo’ superare 0,5 mq. per ogni mq. di superficie di vendita e puo’
essere disponibile in un raggio di almeno 300 mt. dal perimetro dell’area
dell’intervento;

b) nelle altre zone territoriali, nella misura seguente per ogni mq di
superficie di vendita: