L.R. 27 settembre 1999, n. 33 “Disciplina regionale del commercio in attuazione del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114″

L.R. 27-9-1999 n. 33
Disciplina regionale del commercio in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, recante: «Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell’articolo 4, comma 4 della legge 18 marzo 1997, n. 59».
Pubblicata nel B.U. Molise 1° ottobre 1999, n. 18.

Epigrafe
Art. 1 – Oggetto e finalità della legge.
Art. 2 – Zone ad alta vocazione commerciale.
Art. 3 – Compiti dei comuni.
Art. 4 – Compiti della Regione.
Art. 5 – Compatibilità territoriale delle medie strutture di vendita.
Art. 6 – Compatibilità territoriale delle grandi strutture di vendita.
Art. 7 – Compatibilità funzionale delle grandi strutture di vendita.
Art. 8 – Attività commerciali e artigianali nei centri storici.
Art. 9 – Disposizioni particolari per i comuni minori e per i comuni montani.
Art. 10 – Condizioni per l’autorizzazione all’apertura e all’ampliamento delle medie strutture di vendita e relative priorità.
Art. 11 – Condizioni per l’autorizzazione all’apertura di grandi strutture di vendita e relative priorità.
Art. 12 – Procedure per il rilascio delle autorizzazioni alle grandi strutture di vendita.
Art. 13 – Formazione ed aggiornamento professionale.
Art. 14 – Disposizioni particolari.
Art. 15 – Vendite di liquidazione.
Art. 16 – Vendite di fine stagione.
Art. 17 – Disposizioni comuni.
Art. 18 – Osservatorio regionale del commercio.
Art. 19 – Centri di assistenza tecnica.
Art. 20 – Definizioni.
Art. 21 – Termine per l’adozione della regolamentazione comunale.
Art. 22 – Criteri per la determinazione delle aree e del numero dei posteggi.
Art. 23 – Individuazione, soppressione e spostamento dei mercati.
Art. 24 – Criteri e procedure per il rilascio delle autorizzazioni ad esercitare su posteggio.
Art. 25 – Autorizzazione all’esercizio dell’attività esclusivamente in forma itinerante.
Art. 26 – Subentro e reintestazione dell’autorizzazione.
Art. 27 – Revoca e sospensione dell’autorizzazione.
Art. 28 – Norme particolari sull’esercizio dell’attività.
Art. 29 – Fiere.
Art. 30 – Regolamento dei mercati e delle fiere.
Art. 31 – Orari.
Art. 32 – Esercizio congiunto di commercio all’ingrosso e al dettaglio.
Art. 33 – Disposizioni abrogative.
Art. 34 – Norma finanziaria.
Art. 35 – Dichiarazione di urgenza.
Allegato A

L.R. 27 settembre 1999, n. 33 (1).
Disciplina regionale del commercio in attuazione del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 114, recante: «Riforma della disciplina relativa al settore del
commercio, a norma dell’articolo 4, comma 4 della legge 18 marzo 1997, n. 59»
(2).
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(1) Pubblicata nel B.U. Molise 1° ottobre 1999, n. 18.
(2) Il Commissario di Governo nella Regione Molise, nell’apporre il visto alla
presente legge, ha annotato quanto segue: «Con l’occasione il Governo ha preso
atto dell’impegno preso dall’Assessore regionale al commercio con nota, n. 17076
del 20 settembre u.s., ad adottare entro e non oltre il prossimo 31 ottobre,
l’atto di individuazione degli obiettivi di presenza e sviluppo delle grandi
strutture di vendita, al fine di non procrastinare ulteriormente il divieto
all’apertura».

TITOLO I
Principi e criteri generali
Art. 1
Oggetto e finalità della legge.
1. La presente legge, in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
114, stabilisce i princìpi e le norme che regolano l’esercizio dell’attività
commerciale nel territorio della Regione Molise.
2. La disciplina del commercio si ispira alle seguenti finalità:
a) la trasparenza del mercato, la libera concorrenza, la libertà di impresa, la
libera circolazione delle merci;
b) la realizzazione di una rete distributiva regionale efficiente ed integrata
con gli altri comparti del terziario;
c) la compatibilità degli insediamenti commerciali di più ampia dimensione con
le esigenze di razionalizzazione della rete commerciale e di riqualificazione
del tessuto urbano;
d) la riqualificazione e salvaguardia dei servizi commerciali nelle aree urbane,
rurali e montane con particolare riguardo alle piccole imprese;
e) la rivitalizzazione e valorizzazione dei centri storici;
f) la semplificazione dei procedimenti amministrativi;
g) la tutela del consumatore con particolare riguardo all’informazione, alla
possibilità di approvvigionamento ed al servizio di prossimità.
3. Per quanto non previsto dalla presente legge regionale valgono le
disposizioni del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114.
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Art. 2
Zone ad alta vocazione commerciale.
1. Ai fini della presente legge sono individuate le seguenti zone ad alta
vocazione commerciale:
a) la zona comprendente i comuni di Campobasso, Baranello, Busso, Ferrazzano,
Campodipietra, Matrice, Mirabello Sannitico, Oratino, Ripalimosani, Toro e
Vinchiaturo;
b) la zona comprendente i comuni di Bojano, Campochiaro e San Polo Matese;
c) la zona comprendente i comuni di Isernia, Macchia d’Isernia, Pesche,
Pettoranello del Molise e Sant’Agapito;
d) la zona comprendente i comuni di Venafro e Pozzilli;
e) la zona comprendente i comuni di Termoli, Campomarino, Guglionesi, Larino,
Montenero di Bisaccia, Petacciato e San Giacomo degli Schiavoni.
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TITOLO II
Compiti dei comuni e della Regione in materia di urbanistica commerciale
Art. 3
Compiti dei comuni.
1. Entro 180 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, i comuni, in
attuazione di quanto previsto dall’articolo 6 del decreto legislativo n.
114/1998:
a) predispongono un efficiente sistema di monitoraggio della distribuzione
commerciale anche al fine del conferimento dei dati all’Osservatorio regionale
previsto dall’articolo 18;
b) provvedono ad adeguare i propri strumenti urbanistici ed i propri regolamenti
di polizia locale alle disposizioni della presente legge e, per quanto non
previsto, del decreto legislativo n. 114/1998.
2. Decorso inutilmente il termine di cui al comma 1, la Regione, limitatamente
all’adempimento previsto alla lettera b) dello stesso comma, provvede in via
sostitutiva, tramite commissario ad acta, ai sensi dell’articolo 6, comma 6 del
decreto legislativo n. 114/1998.
3. Nell’adeguare gli strumenti urbanistici i comuni suddividono il proprio
territorio in aree o zone commerciali omogenee, in relazione alle quali
prevedono la localizzazione delle medie e delle grandi strutture di vendita
privilegiando i seguenti obiettivi di razionalizzazione della rete commerciale:
a) riduzione o prevenzione della congestione delle aree centrali urbane;
b) sviluppo sociale ed economico delle zone urbane periferiche;
c) corretta integrazione della rete commerciale con il sistema infrastrutturale,
con particolare riguardo alle esigenze dell’accessibilità pedonale e veicolare
nonché della sicurezza della circolazione stradale.
4. I comuni, altresì, individuano i siti e le zone di particolare interesse
artistico, storico e naturale, nonché, in generale, gli elementi di decoro e di
arredo urbano, in relazione ai quali stabiliscono i vincoli cui sono sottoposti
gli insediamenti commerciali.
5. L’adeguamento dello strumento urbanistico di cui al comma 1, lettera b), è
adottato previa consultazione delle associazioni dei consumatori e degli
esercenti il commercio maggiormente rappresentative in ambito provinciale.
6. I comuni disciplinano la procedura di autorizzazione all’apertura di medie e
grandi strutture di vendita prevedendo la contestualità del rilascio della
concessione o autorizzazione edilizia.
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Art. 4
Compiti della Regione.
1. Ai soli fini dell’attuazione della presente legge, è di competenza della
Giunta regionale approvare gli atti comunali di adeguamento degli strumenti
urbanistici di cui all’articolo 3.
2. L’approvazione viene deliberata entro 90 giorni dal ricevimento dell’atto di
adozione delle modifiche allo strumento urbanistico. Decorso inutilmente il
termine, l’atto si intende approvato.
3. Il termine di cui al comma 2 è interrotto in caso di richiesta di chiarimenti
o elementi integrativi di giudizio. L’atto si intende approvato decorsi 30
giorni dal ricevimento dei chiarimenti o degli elementi integrativi richiesti.
4. Con successiva legge regionale di riordino, da adottarsi entro un anno dalla
data di entrata in vigore della presente legge, saranno definite le funzioni
delle province concernenti la pianificazione territoriale, ai sensi
dell’articolo 15 della legge n. 142/1990, nonché i rapporti tra i diversi
livelli di pianificazione con particolare riferimento alla programmazione della
rete commerciale.
5. Annualmente, la Giunta regionale, tenuto conto dei dati e delle valutazioni
fornite dall’Osservatorio di cui all’articolo 18, sentite le associazioni degli
enti locali, individua, per ciascuna delle aree sovracomunali indicate
nell’allegato A, gli obiettivi di presenza e di sviluppo delle grandi strutture
di vendita, nel rispetto del principio della libera concorrenza e sulla base di
congrui criteri di compatibilità con l’assetto del territorio e delle
infrastrutture nonché con la popolazione residente e fluttuante. In fase di
prima applicazione, la predetta individuazione ha luogo entro otto mesi
dall’entrata in vigore della presente legge.
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TITOLO III
Indirizzi e criteri di programmazione della rete commerciale
Art. 5
Compatibilità territoriale delle medie strutture di vendita.
1. Le medie strutture di vendita si ripartiscono, ai fini della presente legge,
in medie strutture alimentari o miste e medie strutture non alimentari.
2. Salvo quanto previsto ai successivi commi 4 e 5, le medie strutture, nei
comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti, non hanno superficie di vendita
superiore a 600 mq.
3. I comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti, nell’adeguare i propri
strumenti urbanistici ai sensi dell’articolo 3, possono ripartire la
classificazione delle medie strutture di vendita alimentari o miste e delle
medie strutture di vendita non alimentari in due rispettive categorie
dimensionali, entro i limiti di cui all’articolo 4, comma 1, lettera e) del
decreto legislativo n. 114/1998, ai fini della localizzazione delle stesse sul
territorio comunale.
4. Il limite dimensionale di cui al comma 2 può essere derogato per esercizi
commerciali, che, per la natura delle merci trattate, quali veicoli a motore,
arredamento, elettrodomestici, macchine agricole e da cantiere ed altre,
necessitano di ampi spazi espositivi.
5. Il medesimo limite può altresì essere derogato nei territori dei comuni
compresi nelle zone ad alta vocazione commerciale nonché, in generale, per
esercizi da attivarsi in siti ubicati a distanza inferiore, in linea d’aria, ad
un chilometro dall’accesso a strade di interesse regionale o di comunicazione
interregionale, comprese le autostrade, o da strade di ingresso all’area urbana
di comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti.
6. Nell’adeguare i propri strumenti urbanistici, i comuni individuano i
requisiti minimi per l’apertura, l’ampliamento di superficie, l’ampliamento dei
settori merceologici ed il trasferimento delle medie strutture di vendita,
conformemente alle finalità di cui all’articolo 1, comma 2 e agli obiettivi di
cui all’articolo 3, comma 3, della presente legge.
7. Nei centri storici non può essere consentita l’apertura di medie strutture
aventi superficie di vendita superiore a mq. 400.
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Art. 6
Compatibilità territoriale delle grandi strutture di vendita.
1. Le grandi strutture di vendita si ripartiscono, ai fini della presente legge,
in grandi strutture alimentari o miste e grandi strutture non alimentari.
2. Le grandi strutture di vendita possono essere autorizzate esclusivamente nei
comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti e nei comuni, con popolazione
inferiore, compresi nelle zone ad alta vocazione commerciale di cui all’articolo
2.
3. I comuni possono stabilire che le grandi strutture con superficie di vendita
superiore a mq. 5.000 siano realizzate esclusivamente nella forma di centro
commerciale e a condizione che la superficie di vendita occupata da esercizi di
vicinato e da medie strutture risulti pari ad almeno il 50% della superficie
totale.
4. Le grandi strutture non possono insediarsi nelle zone di cui alle lettere A)
e B) dell’articolo 2 del D.M. 2 aprile 1968, [n. 1444].
5. Il vincolo di cui al comma 2 può essere derogato per le strutture da
allocarsi in siti ubicati a distanza inferiore, in linea d’aria, ad un
chilometro dall’accesso a strade di interesse regionale o di comunicazione
interregionale, comprese le autostrade, o da strade di accesso all’area urbana
di comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti. In ogni caso le deroghe
sono ammissibili solo per siti ubicati ad almeno un chilometro dal perimetro di
qualsiasi centro edificato.
6. Le aree in cui è consentito autorizzare l’apertura di grandi strutture di
vendita sono preventivamente individuate dagli strumenti urbanistici ai sensi
dell’articolo 3 e devono essere servite da infrastrutture viarie atte a
consentire il raggiungimento e l’accesso, da parte dei consumatori, in
condizioni di agevolezza e di sicurezza per la circolazione pedonale e
veicolare.
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Art. 7
Compatibilità funzionale delle grandi strutture di vendita.
1. Le grandi strutture di vendita di nuova realizzazione devono prevedere, nel
progetto da allegare all’istanza, i seguenti servizi minimi da realizzare
all’interno o in adiacenza alla struttura commerciale:
a) servizi igienici a disposizione della clientela nel rapporto di uno per ogni
2.000 mq. di superficie di vendita con il minimo di un servizio;
b) almeno un servizio igienico a disposizione dei portatori di handicap;
c) ingressi, passaggi, rampe ed altri elementi strutturali e di servizio
adeguati alle norme sull’abbattimento delle barriere architettoniche;
d) servizio di pagamento bancomat e carte di credito;
e) pubblico esercizio di somministrazione di bevande.
2. Le grandi strutture comunque devono essere dotate di parcheggi per la sosta
stanziale all’interno degli edifici o nell’area di pertinenza degli stessi nella
misura stabilita dall’articolo 2, comma 2, della legge 24 marzo 1989, n. 122,
maggiorata degli spazi per il parcheggio temporaneo dei mezzi di movimentazione
delle merci.
3. I comuni possono rilasciare le autorizzazioni, licenze e permessi comunali
attinenti ai servizi minimi di cui ai precedenti commi anche in deroga ai propri
strumenti di programmazione o a disposizioni regionali limitative.
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Art. 8
Attività commerciali e artigianali nei centri storici.
1. Per ali effetti di quanto previsto dall’articolo 6, comma 3, lettera c) del
decreto legislativo n. 114/1998, i comuni, nell’adeguare i propri strumenti
urbanistici ai sensi dell’articolo 3, favoriscono la concentrazione nei centri
storici degli esercizi di vicinato e di attività artigianali, di produzione e di
servizio, riflettenti le tradizioni e la cultura locale.
2. È individuata come centro storico l’area definita ai sensi della lettera A)
dell’articolo 2 del decreto interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444.
3. Ai fini di cui al comma 1, i comuni:
a) prevedono adeguate opere di urbanizzazione nonché misure concernenti la
realizzazione di parcheggi nelle aree prossime al centro storico;
b) predispongono soluzioni di mobilità atte a facilitare l’accesso e la
circolazione pedonale;
c) individuano nel centro storico aree da destinare a mostre mercato di prodotti
artistici, artigianali e di interesse culturale, collezionistico e amatoriale e
di fiori e piante;
d) individuano nel centro storico aree nelle quali non è consentito
l’insediamento di medie strutture di vendita;
e) predispongono interventi di arredo urbano atti a promuovere l’area del centro
antico quale luogo di incontro e di aggregazione sociale;
f) stabiliscono la quota del contributo del costo di costruzione avendo
particolare riguardo alle finalità del presente articolo.
4. Gli interventi che i comuni predispongono in attuazione delle previsioni
dagli stessi adottate ai sensi dei commi 1 e 2 sono finanziati dalla Regione
nella misura del 40% della spesa massima ammissibile di lire 200 milioni per i
comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti e di lire 100 milioni per i
comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti.
5. Per ciascuno degli anni 2000, 2001 e 2002, la Giunta regionale adotta un
piano di assegnazione dei contributi previsti al comma 4 sulla base dei criteri
di priorità predeterminati dal Consiglio regionale, delle domande pervenute dai
comuni e previo parere di una apposita commissione tecnica composta da due
dirigenti regionali ed un esperto esterno in urbanistica.
6. I comuni possono esonerare gli esercizi di vicinato ubicati nel centro
storico dall’obbligo di chiusura domenicale, festiva, infrasettimanale e
notturna e possono regolamentare in maniera più ampia gli orari di vendita in
deroga alle disposizioni generali.
7. Per il periodo di due anni dall’entrata in vigore della presente legge, i
comuni possono sospendere o inibire gli effetti della comunicazione di apertura
degli esercizi di vicinato nel centro storico per evitare pregiudizio alla
realizzazione di programmi di qualificazione urbanistico – commerciale,
finalizzati ad infrastrutture e servizi, già adottati in relazione o nell’ambito
dell’adeguamento degli strumenti urbanistici di cui all’articolo 3, o comunque
vigenti.
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Art. 9
Disposizioni particolari per i comuni minori e per i comuni montani.
1. Secondo quanto disposto dall’articolo 10, comma 1, lettera a), del decreto
legislativo n. 114/1998, nei comuni, nelle frazioni ed altre aree con
popolazione inferiore a 3.000 abitanti, nonché nei comuni appartenenti a
Comunità montane, è data facoltà di svolgere congiuntamente in un solo
esercizio, oltre all’attività commerciale, altri servizi di particolare
interesse per la collettività, quali i servizi di telefax e collegamento
Internet, di sportello turistico, di biglietteria ed altri.
2. I servizi di cui al comma 1 sono svolti preferibilmente in base a convenzioni
con soggetti pubblici o privati, secondo condizioni generali che vengono
preventivamente concordate con le Comunità montane o con le province per i
territori non montani. A tal fine i predetti enti assumono le necessarie
iniziative, anche individuando altre categorie di servizi e formulando proposte
ai relativi gestori, e, al contempo, propongono ai comuni le misure di
agevolazione tributaria nei termini previsti dall’articolo 10, comma 1, lettera
a), del decreto legislativo n. 114/1998.
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TITOLO IV
Condizioni e procedure per il rilascio delle autorizzazioni.
Art. 10
Condizioni per l’autorizzazione all’apertura e all’ampliamento delle medie
strutture di vendita e relative priorità.
1. I comuni rilasciano le autorizzazioni per l’apertura, l’accorpamento, il
trasferimento, l’ampliamento merceologico o di superficie di medie strutture di
vendita sulla base dei criteri fissati nello strumento urbanistico e dei criteri
di cui alla presente legge, nonché di quanto previsto dall’articolo 8 del
decreto legislativo n. 114/1998.
2. L’autorizzazione all’apertura o all’ampliamento di superficie di una media
struttura di vendita è dovuta, ai sensi dell’articolo 10, comma 3, del decreto
legislativo n. 114/1998, qualora concorrano le seguenti condizioni:
a) che l’operazione avvenga per concentrazione o accorpamento di servizi
commerciali autorizzati ai sensi dell’articolo 24 della legge 11 giugno 1971, n.
426, per generi di largo e generale consumo;
b) che non siano superati i limiti dimensionali fissati dai comuni e dalla
presente legge;
c) che la domanda sia accompagnata da dichiarazione d’impegno, concordata con le
organizzazioni sindacali dei lavoratori di categoria, all’integrale reimpiego
del personale già operante negli esercizi commerciali da concentrare o
accorpare.
3. Due o più domande di autorizzazione all’apertura di medie strutture si
intendono concorrenti quando risultano inviate al Comune entro 30 giorni dal
ricevimento della prima.
4. Tra più domande concorrenti hanno priorità quelle che prevedono la
concentrazione o l’accorpamento di almeno due medie strutture preesistenti,
ciascuna in attività da almeno tre anni, e sempre che concorrano le seguenti
condizioni:
a) la somma delle superficie di vendita cui si rinunzia deve essere almeno pari
all’80% della superficie della nuova struttura;
b) la domanda deve essere accompagnata dalla dichiarazione, concordata con le
organizzazioni sindacali dei lavoratori di categoria, di impegno all’integrale
reimpiego del personale già operante negli esercizi commerciali da concentrare o
accorpare.
5. Per gli esercizi appartenenti al settore non alimentare, è riconosciuta
priorità alle domande di chi ha frequentato un corso di formazione professionale
per il commercio o risulta in possesso di adeguata qualificazione ai sensi
dell’articolo 13. In caso di società, il requisito si accerta in relazione al
legale rappresentante.
6. Il requisito di cui al comma 4 ha prevalenza su quello di cui al comma 5.
7. A parità di requisiti tra domande concorrenti, è riconosciuta preferenza alla
domanda con la quale sono prospettate migliori soluzioni di compatibilità
funzionale, urbanistica ed ambientale, fermo restando il rispetto delle
condizioni minimali previste dallo strumento urbanistico, ovvero la presenza
stabile di ulteriori servizi al consumatore.
8. Fatto salvo quanto disposto dal comma 2, la presentazione delle domande di
autorizzazione all’apertura, trasferimento, ampliamento merceologico o di
superficie, accorpamento di medie strutture è sospesa fino a quando non sia
efficace la variazione dello strumento urbanistico di cui all’articolo 3.
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Art. 11
Condizioni per l’autorizzazione all’apertura di grandi strutture di vendita e
relative priorità.

1. Il rilascio delle autorizzazioni per l’apertura di grandi strutture di
vendita è subordinato alla sussistenza delle seguenti condizioni:
a) rispetto delle disposizioni in materia di urbanistica commerciale previste in
atti regionali e comunali;
b) sussistenza dei requisiti di compatibilità territoriale dell’insediamento di
cui al precedente articolo 6;
c) sussistenza delle caratteristiche qualitative minime di cui al precedente
articolo 7;
d) verifica di ogni altra condizione richiesta dalla presente legge e dal
decreto legislativo n. 114/1998.
2. Agli effetti del presente articolo per apertura di una grande struttura di
vendita si intende:
a) la realizzazione di una nuova struttura che non abbia alcun collegamento con
altre già esistenti;
b) l’ampliamento di una media struttura di vendita oltre i valori massimi
previsti dal decreto legislativo n. 114/1998;
c) l’accorpamento di due o più esercizi commerciali in una grande struttura di
vendita;
d) la rilocalizzazione in altro Comune di una grande struttura di vendita con
cessazione di attività e rinuncia e contestuale consegna dell’autorizzazione;
e) il trasferimento di una grande struttura nell’ambito territoriale dello
stesso Comune.
3. Due o più domande di autorizzazione all’apertura di grande struttura si
intendono concorrenti quando insistono sullo stesso territorio comunale, sulla
stessa zona ad alta vocazione commerciale o comunque su territori di comuni tra
loro distanti non più di 30 chilometri per via stradale e che risultano inviate
al Comune di competenza entro 30 giorni dal ricevimento della prima.
4. Tra più domande concorrenti per l’apertura di grandi strutture di vendita
hanno priorità quelle che prevedono la concentrazione o l’accorpamento di almeno
due medie o grandi strutture, ciascuna in attività di almeno tre anni, e sempre
che concorrano le seguenti condizioni:
a) la somma delle superfici di vendita cui si rinunzia deve essere almeno pari
all’80% della superficie della nuova struttura;
b) la domanda deve essere accompagnata da dichiarazione di impegno, concordata
con le organizzazioni sindacali dei lavoratori di categoria, all’integrale
reimpiego del personale.
5. Per gli esercizi appartenenti al settore non alimentare costituisce requisito
di priorità la domanda di chi ha frequentato un corso di formazione
professionale per il commercio o risulta in possesso di adeguata qualificazione
ai sensi dell’articolo 13. In caso di società il requisito si accerta in
relazione al legale rappresentante.
6. Il requisito di cui al comma 4 ha prevalenza su quello di cui al comma 5.
7. A parità di requisiti tra domande concorrenti è riconosciuta preferenza alla
domanda con la quale sono prospettate migliori soluzioni di compatibilità
funzionale, urbanistica ed ambientale, fermo restando il rispetto delle
condizioni minimali previste dallo strumento urbanistico, ovvero la presenza
stabile di ulteriori servizi al consumatore.
8. L’autorizzazione all’ampliamento delle grandi strutture di vendita è dovuta,
ai sensi dell’articolo 10, comma 3 del decreto legislativo n. 114/1998, qualora
concorrano le seguenti condizioni:
a) che avvenga per concentrazione o accorpamento di esercizi commerciali
autorizzati ai sensi dell’articolo 24 della legge n. 426/1971 per generi di
largo e generale consumo, sempre che gli esercizi accorpati provengano dallo
stesso comune o dalla stessa zona ad alta vocazione commerciale;
b) che la domanda sia accompagnata da dichiarazione d’impegno, concordata con le
organizzazioni sindacali dei lavoratori di categoria, all’integrale reimpiego
del personale già operante negli esercizi commerciali da concentrare;
c) che non vengano superati i limiti dimensionali previsti dalla presente legge
e dagli strumenti urbanistici.
9. Sino alla pubblicazione dell’atto con cui la Giunta regionale individua gli
obiettivi di presenza e di sviluppo delle grandi strutture di vendita ai sensi
del comma 5 dell’articolo 4, e comunque non oltre otto mesi dall’entrata in
vigore della presente legge, non possono essere autorizzate nuove grandi
strutture oltre il limite di mq. 15.000 complessivi di superficie di vendita per
ciascuna delle aree sovracomunali indicate nell’allegato A.
10. Fatto salvo quanto disposto dal comma 8, la presentazione delle domande di
autorizzazione all’apertura, trasferimento, ampliamento merceologico o di
superficie, accorpamento di grandi strutture è sospesa fino a quando non sia
efficace la variazione dello strumento urbanistico di cui all’articolo 3.
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Art. 12
Procedure per il rilascio delle autorizzazioni alle grandi strutture di vendita.

1. Le domande di apertura, ampliamento o trasferimento di grandi strutture di
vendita sono presentate al Comune competente per territorio corredate, a pena di
inammissibilità, della seguente documentazione minima:
a) relazione illustrativa contenente gli elementi idonei a consentire la
valutazione della conformità dell’insediamento con le previsioni degli strumenti
urbanistici comunali e la valutazione dell’accessibilità pedonale e veicolare;
b) progetto di massima dell’intervento comprendente pianta e sezioni del
fabbricato con indicazione delle superfici della destinazione d’uso dei locali,
delle superfici delle aree a parcheggio e delle aree libere, degli accessi e dei
percorsi veicolari;
c) dichiarazione del richiedente con indicazione del numero presunto degli
addetti;
d) documenti atti a dimostrare l’esistenza di titoli di priorità e di preferenza
ai sensi dell’articolo 11;
e) per le strutture con superficie di vendita superiore a 5.000 mq., uno studio
dell’impatto sulla rete commerciale esistente in relazione al presumibile bacino
d’utenza.
2. I comuni, nel regolamentare la procedura per il rilascio dell’autorizzazione
ai sensi dell’articolo 3, comma 6, possono prevedere documentazione aggiuntiva
rispetto a quella di cui al comma 1.
3. Il Comune, entro 15 giorni dal ricevimento della domanda, ne informa la
Regione, la Provincia di appartenenza, i comuni contermini e quelli da esso
distanti non oltre 30 km. per via stradale e dà notizia dell’avvenuta
presentazione dell’istanza mediante pubblico avviso.
4. Entro e non oltre 30 giorni dal ricevimento della domanda, il Comune indìce
la conferenza di servizi prevista dall’articolo 9 del decreto legislativo n.
114/1998 fissandone la data di svolgimento per giorno non antecedente il
trentesimo successivo a quello di indizione.
5. Alla conferenza sono invitati, a titolo consultivo, i rappresentanti dei
comuni contermini e dei comuni appartenenti alla stessa zona ad alta vocazione
commerciale, nonché delle organizzazioni dei consumatori e delle imprese del
commercio più rappresentative in ambito provinciale e della Camera di commercio
I.A.A. territorialmente competente.
6. Ove il sito individuato nella domanda per l’insediamento della grande
struttura di vendita sia distante, per via stradale, non più di 30 km. dal
territorio di altra Regione confinante, la conferenza di servizi ne informa la
medesima e ne richiede il parere, non vincolante ai fini del rilascio
dell’autorizzazione, fissando a tale scopo un termine, decorso il quale si
prescinde dall’acquisizione del parere stesso.
7. Il Comune, in sede di svolgimento della conferenza, conferisce tutte le
acquisizioni istruttorie raccolte nella precedente fase procedimentale con
particolare riguardo alle osservazioni pervenute ai sensi degli articoli 7, 9 e
10 della legge 7 agosto 1990, n. 241.
8. Decorsi 120 giorni dalla data dell’atto di convocazione della conferenza di
servizi, la domanda si intende accolta qualora non venga comunicato il
provvedimento di diniego.
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TITOLO V
Qualificazione degli operatori del commercio
Art. 13
Formazione ed aggiornamento professionale.
1. Il requisito del possesso di adeguata qualificazione nel settore del
commercio non alimentare, ai fini di cui agli articoli 10, comma 5, e il comma
5, della presente legge, è riconosciuto a coloro che siano in possesso del
diploma di laurea in economia e commercio o materie equipollenti o del diploma
di scuola media superiore conseguito presso un istituto tecnico commerciale o
istituto professionale per il commercio o equiparato. L’adeguata qualificazione
professionale è riconosciuta anche a coloro che abbiano operato per almeno due
anni, nel quinquennio antecedente la presentazione della domanda per la quale si
intende far valere la priorità, in un esercizio commerciale all’ingrosso o al
dettagliò con qualifica di titolare, institore o dipendente con mansioni
direttamente attinenti alla vendita o all’amministrazione.
2. Le modalità di organizzazione, la durata e le materie del corso
professionale, di cui al comma 5, lettera a) dell’articolo 5 del decreto
legislativo n. 114/1998, nonché dei corsi di aggiornamento previsti dal comma 9
dello stesso articolo, sono definite con provvedimento della Giunta regionale
adottato, previo concerto con le Camere di commercio I.A.A., entro 90 giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge. Le funzioni amministrative
relative alla gestione dei corsi sono delegate alle province che le esercitano
in attuazione delle indicazioni impartite dalla Regione nell’ambito dei
programmi di formazione professionale. I corsi sono effettuati tramite rapporti
convenzionali che le province instaurano con le Camere di commercio I.A.A., le
organizzazioni imprenditoriali del commercio più rappresentative in ambito
provinciale e gli enti dalle stesse costituiti.
3. Nei modi previsti dal comma 2 vengono parimenti disciplinati ed effettuati i
corsi di formazione professionale che costituiscono titolo di priorità ai sensi
dei precedenti articoli 10, comma 5, e 11, comma 5.
4. Per la gestione delle attività formative di cui al presente articolo, vengono
trasferite annualmente alle province apposite risorse finanziarie sulla base
della programmazione regionale in materia di formazione professionale. La quota
pari al 3% del trasferimento annuale è utilizzata dalle province a copertura
forfettaria dei costi organizzativi.
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TITOLO VI
Orari di vendita
Art. 14
Disposizioni particolari.
1. Fermo restando quanto previsto per i centri storici dall’articolo 8 della
presente legge, gli orari di apertura e chiusura degli esercizi di vendita al
dettaglio sono disciplinati ai sensi del titolo IV del decreto legislativo n.
114/1998.
2. Gli esercenti possono fruire delle facoltà di cui al comma 1 dell’articolo 12
del decreto legislativo n. 114/1998:
a) nel Comune di Capracotta, nel Comune di San Massimo e nei comuni rientranti
nel Parco Nazionale d’Abruzzo, per l’intero anno;
b) nel Comune di Termoli e nelle zone di Campomarino, Petacciato e Montenero di
Bisaccia, dal 1° giugno al 30 settembre.
3. La Giunta regionale con proprio provvedimento può estendere la facoltà di cui
al comma 2 ad altri territori, o parti di territori, comunali.
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TITOLO VII
Vendite straordinarie
Art. 15
Vendite di liquidazione.
1. Le vendite di liquidazione, come definite dal comma 2 dell’articolo 15 del
decreto legislativo n. 114/1998, possono svolgersi in ogni periodo dell’anno
secondo le modalità di cui al presente articolo.
2. Le vendite di liquidazione possono essere effettuate per durata non superiore
a 30 giorni nei casi di trasferimento dell’azienda, di trasformazione o rinnovo
dei locali e per durata non superiore a 60 giorni nei casi di cessazione
d’attività e cessione d’azienda.
3. L’esercente che intende effettuare la vendita di liquidazione ne da
comunicazione, mediante lettera raccomandata, al Comune competente non meno di 5
giorni. prima, specificando l’ubicazione dei locali di effettuazione della
vendita, i motivi della liquidazione, la data di inizio e la durata, nonché gli
articoli oggetto della vendita con le relative percentuali di sconto minime e
massime.
4. Presso il luogo di vendita l’esercente è tenuto ad esibire, su richiesta
dell’autorità comunale, la seguente documentazione:
a) in caso di cessazione di attività o di trasferimento d’azienda in altri
locali, copia della preventiva comunicazione inviata al Comune;
b) in caso di cessione di azienda, copia del relativo atto pubblico o del
preliminare di vendita registrato;
c) in caso di trasformazione o di rinnovo dei locali, la concessione o
autorizzazione edilizia.
5. È vietata l’effettuazione delle vendite di liquidazione con il sistema del
pubblico incanto.
6. Dall’inizio delle vendite di liquidazione è vietato introdurre nei locali
dell’esercizio di vendita merci del genere di quelle poste in liquidazione,
siano esse acquistate o concesse ad altro titolo, anche in conto deposito.
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Art 16
Vendite di fine stagione.
1. Le vendite di fine stagione, come definite dal comma 3 dell’articolo 15 del
decreto legislativo n. 114/1998, possono svolgersi dal 15 gennaio al 28 febbraio
per la stagione invernale e dal 15 luglio al 14 settembre per la stagione
estiva.
2. I periodi di cui al comma 1 possono essere modificati con provvedimento della
Giunta regionale, sulla base delle osservazioni fornite dall’Osservatorio
regionale del commercio previsto dall’articolo 18.
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Art. 17
Disposizioni comuni.
1. Le merci oggetto della vendita straordinaria devono essere individuabili in
modo chiaro ed inequivocabile per distinguerle da quelle poste in vendita al
prezzo ordinario.
2. Le asserzioni pubblicitarie relative alle vendite straordinarie devono essere
presentate in modo non ingannevole per il consumatore. Devono indicare il tipo
di vendita straordinaria, la data di inizio e la durata di vendita, nonché gli
estremi della comunicazione inviata al Comune. Nel caso di vendita di
liquidazione la motivazione deve essere indicata utilizzando lo stesso carattere
e dimensione tipografica del termine "liquidazione".
3. L’operatore commerciale dovrà essere in grado di dimostrare la veridicità di
qualsiasi asserzione pubblicitaria relativa a:
a) qualità e composizione merceologica;
b) marca o griffe della merce e quantità ove richiesta;
c) sconti o ribassi dichiarati.
4. Fatte salve le vendite giudiziarie, nella pubblicità sono vietati l’uso della
dizione "vendita fallimentare" ed ogni riferimento al fallimento e ad altre
procedure concorsuali, a procedure esecutive e simili, anche come termine di
paragone.
5. Durante il periodo di vendita straordinaria, i prezzi pubblicizzati devono
essere praticati nei confronti dei compratori senza limitazioni di quantità fino
all’esaurimento delle scorte, che, nell’eventualità, deve essere portato a
conoscenza del pubblico con avviso ben visibile dall’esterno del locale di
vendita. Durante la vendita straordinaria, è fatto obbligo di indicare con
apposito cartellino esposto al pubblico il prezzo normale di vendita, la
percentuale di sconto ed il prezzo scontato.
Tali indicazioni devono essere di dimensioni ben visibili.
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TITOLO VIII
Organismi di monitoraggio e di assistenza
Art. 18
Osservatorio regionale del commercio.
1. È istituito l’Osservatorio regionale del commercio con le seguenti funzioni:
a) monitoraggio dell’entità e dell’efficienza della rete commerciale della
Regione;
b) valutazione dell’impatto degli insediamenti commerciali sulla rete di
vendita, sul territorio ed ambiente, nonché sugli interessi dei consumatori;
c) prefigurazione di direttrici di sviluppo, anche per aree territoriali
omogenee, della rete commerciale, con particolare riguardo alle dinamiche
occupazionali;
d) studio e valutazione dei fenomeni emergenti dal settore.
2. L’Osservatorio è presieduto dal direttore generale regionale competente per
il commercio ed è così composto:
a) i rappresentanti delle province;
b) i rappresentanti dei comuni capoluogo di provincia;
c) un rappresentante per ciascuna Camera di commercio I.A.A.;
d) i rappresentanti regionali dell’A.N.C.I., dell’U.P.I. e dell’U.N.C.E.M.;
e) un rappresentante per ciascuna delle organizzazioni nazionali delle imprese
del commercio operanti sul territorio regionale;
f) un rappresentante per ciascuna organizzazione nazionale dei consumatori
operante sul territorio regionale;
g) un rappresentante per ciascuna organizzazione sindacale nazionale dei
lavoratori del commercio operante sul territorio regionale.
3. I compiti di segreteria sono svolti a cura della competente struttura
organizzativa regionale.
4. L’Osservatorio regionale del commercio opera sotto il coordinamento
dell’Osservatorio nazionale costituito presso il Ministero dell’industria, del
commercio e dell’artigianato.
5. L’Osservatorio acquisisce i dati occorrenti per l’espletamento delle proprie
funzioni oltre che dai comuni, ai sensi del comma 1 dell’articolo 3 della
presente legge, dall’Unione delle Camere di commercio I.A.A. del Molise, con la
quale la Giunta regionale, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente
legge, stipula apposita convenzione.
6. Annualmente l’Osservatorio pubblica un rapporto sullo stato e le prospettive
di sviluppo del commercio nella regione. Il rapporto è trasmesso alla Giunta
regionale entro il mese di marzo dell’anno successivo a quello di riferimento.
Per il primo anno il rapporto è trasmesso, anche ai fini di cui all’articolo 4,
comma 5, entro 6 mesi dalla data di insediamento.
7. I componenti dell’Osservatorio sono nominati dal Presidente della Giunta
regionale. L’organismo è rinnovato entro 60 giorni dall’inizio di ogni
legislatura regionale. Ulteriori disposizioni sul funzionamento
dell’Osservatorio sono adottate con provvedimento della Giunta regionale.
8. La costituzione dell’Osservatorio ha luogo entro 60 giorni dall’entrata in
vigore della presente legge.
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Art. 19
Centri di assistenza tecnica.
1. I centri di assistenza tecnica previsti dall’articolo 23 del decreto
legislativo n. 114/1998 possono essere costituiti dalle associazioni
imprenditoriali del commercio, maggiormente rappresentative a livello
provinciale, anche in forma consortile o in collaborazione con altri soggetti
interessati, nonché dalle Camere di commercio I.A.A.
2. Ai fini del presente articolo si considerano maggiormente rappresentative a
livello provinciale le associazioni imprenditoriali che al contempo aderiscono
ad una confederazione nazionale, sono presenti con proprie strutture operative
in almeno due comuni del territorio provinciale e contano almeno duecento
associati nell’ambito della Provincia.
3. In caso di iniziativa consortile i requisiti di cui al comma 2 devono essere
posseduti da almeno una delle associazioni consorziate.
4. I centri svolgono a favore delle imprese commerciali le attività previste
dall’articolo 23, comma 2, del decreto legislativo n. 114/1998.
5. Le amministrazioni pubbliche possono avvalersi dei centri di assistenza allo
scopo di facilitare i propri rapporti con le imprese utenti.
6. I centri sono autorizzati dal direttore generale regionale competente per il
commercio secondo modalità che vengono definite con proprio provvedimento dalla
Giunta regionale entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente legge.
7. I centri autorizzati ai sensi del comma 6 vengono contestualmente iscritti in
apposito albo regionale tenuto dalla direzione generale regionale competente per
il commercio.
8. L’iscrizione all’albo di cui al comma 7 costituisce presupposto per l’accesso
ai finanziamenti previsti dai successivi commi.
9. Allo scopo di favorire lo sviluppo delle attività dei centri di assistenza la
Regione concede ai centri costituiti dalle associazioni imprenditoriali del
commercio contributi annui, nei limiti di lire 20.000.000 per ciascun centro,
anche mediante l’utilizzo del fondo di cui all’articolo 16, comma 1, della legge
7 agosto 1997, n. 266.
10. Criteri, modalità e procedure per l’erogazione del contributo di cui al
comma 9 sono determinati dalla Giunta regionale con lo stesso provvedimento di
cui al comma 6.
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TITOLO IX
Commercio su aree pubbliche.
Art. 20
Definizioni.
1. Ai fini del presente titolo valgono le definizioni di cui all’articolo 27 del
decreto legislativo n. 114/1998.
2. Per mostra mercato si intende un mercato, aperto anche alla partecipazione di
soggetti che non esercitano l’attività commerciale e caratterizzato da
particolari specializzazioni merceologiche, quali l’antiquariato, l’usato,
l’oggettistica antica, i libri, le stampe, gli oggetti da collezionismo, i
prodotti di artigianato, i fiori e le piante, gli animali.
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Art. 21
Termine per l’adozione della regolamentazione comunale.
1. Entro 180 giorni dall’entrata in vigore della presente legge i comuni, con
apposita deliberazione, adottano le disposizioni di cui ai commi 15 e 16
dell’articolo 28 del decreto legislativo n. 114/1998. Decorso, inutilmente il
termine provvede la Regione tramite commissario ad acta.
2. I provvedimenti comunali sono adottati previa consultazione delle
organizzazioni dei consumatori e delle imprese del commercio maggiormente
rappresentative in ambito provinciale.
3. Entro il 30 settembre di ogni anno i comuni inviano alla Regione la
situazione relativa ai loro mercati e fiere con l’indicazione della
denominazione, dell’ampiezza delle aree, del numero dei posteggi, degli
assegnatari dei posteggi, la durata, degli orari di apertura e chiusura.
4. La Regione costituisce il calendario regionale ufficiale dei mercati e delle
fiere su aree pubbliche. Il calendario, da pubblicarsi sul Bollettino Ufficiale
della Regione, elenca, in ordine cronologico e per comune, i mercati e le fiere
con i seguenti dati:
a) luogo in cui si svolge la manifestazione;
b) denominazione;
c) data di svolgimento;
d) settori merceologici;
e) orario di apertura;
f) numero complessivo di posteggi.
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Art. 22
Criteri per la determinazione delle aree e del numero dei posteggi.
1. Con i provvedimenti di cui all’articolo 21 i comuni stabiliscono:
a) l’ampiezza e la localizzazione delle aree mercatali;
b) la periodicità dei singoli mercati e il calendario delle fiere;
c) il numero dei posteggi per ciascuna area con le relative superfici e le
modalità di assegnazione;
d) i posteggi riservati ai produttori agricoli ed i relativi criteri di
assegnazione;
e) il numero e la localizzazione dei posteggi non ricompresi in aree mercatali.
2. Ai fini dell’individuazione delle aree e dei posteggi di cui al comma 1 i
comuni si attengono ai seguenti criteri ed obiettivi:
a) esame delle condizioni di ubicazione e d’assetto dei propri mercati anche in
relazione all’obbligo di dotare le aree mercatali di servizi igienici e di
impianti adeguati per l’allacciamento alla rete elettrica, idrica e fognaria in
conformità alle norme vigenti che tutelano le esigenze igienico – sanitarie;
b) riqualificazione della situazione esistente;
c) localizzazione in aree che consentano un facile accesso ai consumatori e
sufficienti spazi per parcheggio dei mezzi degli operatori;
d) considerazione della densità della rete distributiva in atto e della
presumibile capacità di domanda della popolazione residente e fluttuante;
e) preferenza per le zone urbane periferiche e le zone cittadine a vocazione
turistica, in relazione all’andamento turistico stagionale;
f) progressiva riallocazione dei mercati posti sulla strada o che congestionano
il traffico o comunque intralciano la viabilità cittadina;
g) ammodernamento delle strutture esistenti per assicurare un migliore servizio
ai consumatori e migliori condizioni per gli operatori;
h) preferibile allocazione dei mercati giornalieri a prevalenza alimentare in
aree a servizio dei quartieri periferici al fine di ridurre la mobilità dei
residenti e creare una rete di mercati rionali;
i) localizzazione dei posteggi non ricompresi in aree mercatali in funzione
della compatibilità con la rete commerciale e con il contesto architettonico,
urbanistico, artistico e storico, limitandone opportunamente le destinazioni
merceologiche.
3. I comuni determinano le tipologie dei posteggi dislocandoli secondo criteri
di ordine merceologico ed in relazione alle esigenze di allacciamento alla rete
idrica e fognaria, in osservanza delle condizioni igienico – sanitarie
prescritte.
4. Nelle aree che per dimensioni, morfologia ed accessibilità lo consentono, i
posteggi, o parte di essi, devono avere una superficie tale da poter essere
utilizzati anche dagli autoveicoli attrezzati come punti di vendita.
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Art. 23
Individuazione, soppressione e spostamento dei mercati.
1. I comuni possono istituire nuovi mercati e sopprimere, trasferire o spostare
di sede, ampliare o ridurre quelli esistenti.
2. I comuni, contestualmente all’istituzione, al trasferimento, allo spostamento
temporaneo, all’ampliamento ed alla riduzione dei mercati, deliberano anche le
modalità di funzionamento degli stessi.
3. La soppressione o riduzione di mercati, anche temporanea, può essere disposta
dai comuni a causa della caduta sistematica della domanda, della esigua presenza
degli operatori o per motivi di pubblico interesse o cause di forza maggiore.
4. Lo spostamento temporaneo di mercati, in altra sede o ad altro giorno, può
essere disposto dai comuni per motivi di viabilità e traffico, per motivi legati
a problemi igienico – sanitari, per motivi di pubblico interesse o per cause di
forza maggiore.
5. I comuni, a seguito dello spostamento o del trasferimento parziale del
mercato in altra sede, assegnano i posteggi agli operatori titolari di
concessione attenendosi, nell’ordine, ai seguenti criteri:
a) numero di presenze;
b) anzianità di iscrizione al registro delle imprese;
c) dimensioni e caratteristiche dei posteggi disponibili, in relazione alle
merceologie, alimentari o non alimentari, o al tipo di attrezzatura di vendita.
6. Gli operatori che, a seguito di soppressione o riduzione di mercati, perdono
la concessione del posteggio, concorrono all’assegnazione di posteggi
disponibili nello stesso comune, secondo i criteri di cui al comma 5,
avvalendosi del numero delle presenze nel mercato soppresso o ridotto.
7. I comuni possono istituire mercati, anche temporanei o stagionali, destinati
a merceologie esclusive al fine di valorizzare la commercializzazione di
prodotti che sono espressione rilevante dell’economia locale o possono
diventarlo.
8. I comuni possono altresì prevedere lo svolgimento di mostre mercato, oltre
che nell’ipotesi di cui all’articolo 8, comma 2, in aree preventivamente
individuate, anche tenendo conto dell’esigenza di animazione o rivitalizzazione
di zone urbane periferiche.
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Art. 24
Criteri e procedure per il rilascio delle autorizzazioni ad esercitare su
posteggio.
1. I comuni, entro il 15 gennaio di ogni anno, pubblicano l’elenco dei posteggi
liberi e concedibili alla data del 31 dicembre dell’anno precedente.
2. Entro e non oltre il 30 gennaio di ogni anno, gli interessati inoltrano le
istanze di autorizzazione di cui al comma 3 dell’articolo 28 del decreto
legislativo n. 114/1998. Non sono ritenute ammissibili le istanze fatte
pervenire prima del 16 gennaio.
3. La domanda di autorizzazione e concessione di posteggio deve essere inoltrata
esclusivamente a mezzo di lettera raccomandata al competente ufficio del Comune
sede del posteggio e deve contenere, a pena di esclusione, le dichiarazioni
concernenti:
a) i dati anagrafici ed il codice fiscale del richiedente;
b) il possesso dei requisiti di cui all’articolo 5 del decreto legislativo n.
114/1998;
c) la denominazione del mercato, il giorno di svolgimento, l’indicazione del
posteggio per il quale si chiede la concessione;
d) il settore o i settori merceologici;
e) il non possesso di altra concessione di posteggio nello stesso mercato, salvo
il caso di trasferimento di attività già presente sul mercato.
4. I comuni, entro 30 giorni dalla scadenza del termine per la presentazione
delle istanze, redigono la graduatoria e rilasciano le autorizzazioni.
5. Nella determinazione della graduatoria i comuni osservano, nell’ordine, i
seguenti criteri di priorità:
a) trasferimento, da parte del titolare, dell’attività nell’ambito dello stesso
mercato;
b) maggior numero di presenze effettive maturate nell’ambito del mercato;
c) maggior numero di presenze di spunta maturate nell’ambito dello stesso
mercato;
d) anzianità dell’attività di commercio su aree pubbliche attestata
dall’iscrizione al registro delle imprese;
e) certificata invalidità costituente titolo per l’assunzione obbligatoria ai
sensi delle vigenti disposizioni sulle categorie protette.
6. I posteggi che si rendono disponibili nel corso dell’anno per trasferimento
del titolare vengono dati in concessione utilizzando la stessa graduatoria.
7. Entro 90 giorni dall’entrata in vigore della presente legge i comuni
provvedono a rilasciare le autorizzazioni per i posteggi già oggetto di
concessione in forma definitiva o in forma precaria ai sensi del comma 1
dell’articolo 12 della legge regionale 18 marzo 1997, n. 4.
8. Le autorizzazioni di cui al comma 7 hanno comunque precedenza su quelle
rilasciate ai sensi dei commi da 1 a 6.
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Art. 25
Autorizzazione all’esercizio dell’attività esclusivamente in forma itinerante.
1. La domanda di autorizzazione ai sensi del comma 4 dell’articolo 28 del
decreto legislativo n. 114/1998 deve essere presentata al competente ufficio del
Comune di residenza dell’interessato ovvero ove ha sede legale la società e deve
contenere, a pena di inammissibilità, le dichiarazioni concernenti:
a) i dati anagrafici ed il codice fiscale del richiedente;
b) il possesso dei requisiti di cui all’articolo 5 del decreto legislativo n.
114/1998;
c) il settore o i settori merceologici.
2. I procedimenti autorizzatori attivati da istanze presentate ai sensi della
legge regionale 18 marzo 1997, n. 4, sono conclusi ai sensi della presente
legge.
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Art. 26
Subentro e reintestazione dell’autorizzazione.
1. Il trasferimento in gestione o in proprietà dell’azienda o di un ramo
d’azienda per l’esercizio del commercio su aree pubbliche, per atto tra vivi o a
causa di morte, comporta il trasferimento dell’autorizzazione amministrativa a
chi subentra purché sia in possesso dei requisiti di cui all’articolo 5 del
decreto legislativo n. 114/1998.
2. Il trasferimento d’azienda per atto tra vivi viene documentato da atto
pubblico di cessione o da preliminare di vendita registrato.
3. Nel caso di operatori per concessione la reintestazione è effettuata dal
Comune sede del posteggio previa comunicazione del reintestatario e contestuale
autocertificazione del possesso dei requisiti previsti per l’esercizio
dell’attività commerciale.
4. Nel caso di operatori itineranti l’autorizzazione è reintestata dal Comune di
residenza del subentrante.
5. Il trasferimento in gestione o in proprietà dell’azienda comporta anche il
trasferimento dei titoli di priorità nell’assegnazione del posteggio posseduti
dal cedente.
6. Il subentrante in possesso dei requisiti di cui all’articolo 5 del decreto
legislativo n. 114/1998 deve comunicare l’avvenuto subingresso entro sei mesi,
pena la decadenza dal diritto di esercitare l’attività del dante causa, salvo
proroga sino a sei mesi in caso di comprovata necessità.
7. il subentrante per causa di morte ha comunque la facoltà di continuare
provvisoriamente l’attività fino alla regolarizzazione prescritta dai commi
precedenti.
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Art. 27
Revoca e sospensione dell’autorizzazione.
1. La revoca dell’autorizzazione per una delle cause di cui al comma 4
dell’articolo 29 del decreto legislativo n. 114/1998 è disposta dal Sindaco che
ha rilasciato l’autorizzazione.
2. Le cause della revoca, opportunamente accertate dall’Amministrazione
comunale, vengono contestate al titolare dell’autorizzazione con l’indicazione
di un termine, non superiore a 30 giorni, per la formulazione delle
controdeduzioni.
3. La sospensione disposta ai sensi del comma 3 dell’articolo 29 del decreto
legislativo n. 114/1998 viene annotata a margine dell’autorizzazione e
comunicata al Sindaco che l’ha rilasciata.
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Art 28
Norme particolari sull’esercizio dell’attività.
1. L’operatore commerciale su aree pubbliche che esercita l’attività in forma
itinerante e il produttore agricolo che esercita la vendita dei propri prodotti
in forma itinerante ai sensi della legge 9 febbraio 1963, n. 59, e successive
modifiche ed integrazioni, possono sostare nello stesso punto per un’ora e
successivamente spostarsi di almeno 500 metri. Gli stessi possono sostare nei
posteggi isolati per il tempo e nei modi previsti dal regolamento comunale.
2. L’operatore commerciale su aree pubbliche può farsi sostituire nell’esercizio
dell’attività esclusivamente da chi sia in possesso dei requisiti di cui
all’articolo 5 del decreto legislativo n. 114/1998, salvo il caso di
sostituzione momentanea, per il quale può essere delegato anche un soggetto
privo di requisiti, purché socio, familiare coadiuvante o dipendente.
3. Nessun operatore può utilizzare più di un posteggio contemporaneamente. Tale
divieto non si applica a chi, al momento dell’entrata in vigore della presente
legge, è titolare di più posteggi nello stesso mercato e alle società di persone
cui siano conferite aziende per l’esercizio del commercio su aree pubbliche
operanti nello stesso mercato.
4. I posteggi temporaneamente non utilizzati dai titolari delle relative
concessioni sono assegnati giornalmente ai soggetti legittimati ad esercitare il
commercio su aree pubbliche che vantino il più alto numero di presenze nel
mercato. A parità di presenze, si tiene conto della maggiore anzianità di
iscrizione nel registro delle imprese in qualità di commerciante su aree
pubbliche. Qualora l’area in concessione sia costituita da un box o chiosco –
locale, o su di essa si trovino strutture o attrezzature di proprietà del
titolare della concessione fissate stabilmente al suolo, non può essere
assegnata temporaneamente.
5. L’assegnazione dei posteggi occasionalmente liberi o comunque non assegnati è
effettuata giornalmente entro l’orario stabilito dal regolamento comunale,
secondo i criteri previsti dalle disposizioni vigenti. La registrazione delle
presenze sul mercato viene effettuata entro l’orario stabilito dal regolamento
comunale, annotando cognome e nome dell’operatore e tipo di autorizzazione
amministrativa.
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Art. 29
Fiere.
1. Le disposizioni previste per i posteggi nei mercati si applicano, in quanto
compatibili, anche alle aree oggetto del presente articolo. Il Comune può
stabilire che tali aree, in tutto o in parte, siano utilizzate solo per
determinate specializzazioni merceologiche.
2. Nell’assegnazione dei posteggi nelle fiere sono osservati, nell’ordine, i
seguenti criteri di priorità:
a) maggior numero di presenze effettive nella fiera per la quale viene chiesta
l’assegnazione del posteggio;
b) anzianità dell’attività di commercio su aree pubbliche attestata dal registro
delle imprese;
c) certificata invalidità costituente titolo per l’assunzione obbligatoria ai
sensi delle vigenti disposizioni sulle categorie protette;
d) ulteriori criteri che possono essere individuati dal Comune nell’apposito
regolamento.
3. Non sono ammissibili criteri di priorità basati sulla cittadinanza o
residenza o sede legale dell’operatore ovvero sulla base del Comune che ha
rilasciato il titolo.
4. La concessione del posteggio ha durata limitata ai giorni della fiera.
5. Le domande di concessione del posteggio devono essere inviate a mezzo
raccomandata o presentate al Comune sede della fiera sessanta giorni prima dello
svolgimento della stessa.
6. La graduatoria per l’assegnazione dei posteggi è affissa all’albo comunale
almeno venti giorni prima dello svolgimento della fiera.
7. La registrazione delle presenze effettive in una fiera viene effettuata entro
l’orario stabilito dal regolamento annotando nome e cognome dell’operatore e
tipo di autorizzazione amministrativa.
8. Con l’entrata in vigore della presente legge i comuni sono obbligati a tenere
il registro delle presenze effettive nelle fiere.
9. L’assegnazione dei posteggi non occupati all’apertura della fiera è
effettuata, entro l’orario previsto dal regolamento comunale, procedendo in
primo luogo allo scorrimento della graduatoria tra gli operatori iscritti
presenti. Esaurita la graduatoria, si procede all’assegnazione dei posteggi
eventualmente rimasti liberi.
10. Agli operatori che non hanno inoltrato domanda, ma presenti nella giornata
della fiera, i posteggi rimasti liberi, una volta scorsa la graduatoria, vengono
assegnati secondo i seguenti criteri di priorità:
a) maggiore numero di presenze nella fiera;
b) anzianità di iscrizione al registro delle imprese.
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Art. 30
Regolamento dei mercati e delle fiere.
1. Per ogni mercato o fiera, il Comune, sentite le organizzazioni dei
consumatori e delle imprese del commercio, adotta il regolamento.
2. Il regolamento dispone in ordine a:
a) la tipologia del mercato o della fiera;
b) i giorni e l’orario di svolgimento;
c) l’articolazione del mercato, compresa l’eventuale suddivisione dello stesso
in zone distinte riservate al commercio di generi alimentari;
d) le modalità di accesso degli operatori e la sistemazione delle attrezzature
di vendita;
e) la regolazione della circolazione pedonale e veicolare;
f) le modalità di assegnazione dei posteggi eventualmente liberi o comunque non
assegnati;
g) le modalità di registrazione delle presenze e delle assenze degli operatori;
h) le modalità di riassegnazione dei posteggi a seguito di ristrutturazione o
spostamento del mercato;
i) le modalità e i divieti da osservarsi nell’esercizio dell’attività di
vendita;
j) le norme igienico – sanitarie da osservarsi per la vendita dei prodotti
alimentari;
k) le sanzioni da applicarsi nelle ipotesi di infrazione ai regolamenti
comunali;
l) le modalità di esercizio della vigilanza;
m) i posteggi riservati ai produttori agricoli, ai sensi della legge n. 59/1963,
agli artigiani e ai mestieranti di cui all’articolo 121 del R.D. 18 giugno 1931,
n. 773.
3. Copia in forma ufficiale del regolamento è messa a disposizione degli
operatori nei giorni di svolgimento del mercato o della fiera.
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Art. 31
Orari.
1. Il Sindaco, nello stabilire gli orari in materia di commercio su aree
pubbliche, si attiene ai seguenti indirizzi e prescrizioni:
a) i giorni e gli orari di attività dei commercianti su aree pubbliche possono
essere diversi da quelli previsti per gli altri operatori al dettaglio;
b) possono essere stabilite limitazioni nei casi e per periodi in cui l’arca non
sia disponibile per l’uso commerciale per motivi di polizia stradale, igienico –
sanitari o di pubblico interesse;
c) agli operatori al dettaglio diversi dai commercianti su aree pubbliche può
essere consentito di tenere aperti gli esercizi per tutta la durata del mercato
o fiera;
d) sono vietati i mercati domenicali di nuova istituzione;
e) il divieto di cui alla precedente lettera non si applica all’istituzione di
nuove fiere o mercati stagionali nei periodi di deroga all’obbligo di chiusura
domenicale;
f) i mercati che, all’entrata in vigore della presente legge, si effettuano nel
giorno di domenica o festivo possono essere fatti salvi mediante provvedimento
espresso dell’organo comunale competente;
g) è fatto divieto di istituire nuovi mercati e nuove fiere nei giorni di
Natale, Capodanno, Pasqua, 1° maggio e 25 aprile (3);
h) si applicano in quanto compatibili le disposizioni in materia di orari di cui
al titolo IV del decreto legislativo n. 114/1998.
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(3) Lettera così sostituita dall’art. 1, L.R. 26 aprile 2000, n. 36. Il testo
originario così diponeva: «g) è fatto divieto di effettuare mercati e fiere nei
giorni di Natale, Capodanno, Pasqua, il 1° maggio e il 25 aprile. I mercati che
già coincidono con le festività predette possono essere anticipati con ordinanza
del Sindaco;».

TITOLO X
Disposizioni varie e finali
Art. 32
Esercizio congiunto di commercio all’ingrosso e al dettaglio.
1. È vietato l’esercizio congiunto nello stesso locale dell’attività di vendita
all’ingrosso e al dettaglio.
2. Il divieto non si applica per la vendita dei seguenti prodotti:
a) macchine, attrezzature e articoli tecnici per l’agricoltura, l’industria, il
commercio e l’artigianato;
b) materiale elettrico;
c) colori e vernici, carte da parati;
d) ferramenta ed utensileria;
e) articoli per impianti idraulici, a gas ed igienici;
f) articoli per riscaldamento;
g) strumenti scientifici e di misura;
h) macchine per uffici;
i) auto – moto – cicli e relativi accessori e parti di ricambio;
j) materiale per l’edilizia;
k) legnami.
3. Resta salvo il diritto acquisito dagli esercenti in attività alla data di cui
al comma 1 dell’articolo 26 del decreto legislativo n. 114/1998.
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Art. 33
Disposizioni abrogative.
1. Sono abrogate:
a) la legge regionale 18 marzo 1997, n. 4;
b) la legge regionale 11 agosto 1989, n. 10;
c) le disposizioni di cui alla legge regionale 27 dicembre 1979, n. 40, che
risultano in contrasto o incompatibili con il decreto legislativo n. 114/1998 o
con la presente legge.
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Art. 34
Norma finanziaria.
1. Agli oneri derivanti dall’attuazione dei commi 4 e 5 dell’articolo 8 si farà
fronte mediante istituzione di apposito capitolo di spesa con le leggi
approvative dei bilanci regionali per gli esercizi finanziari 2000-2001.
2. Agli oneri derivanti dall’attuazione degli articoli 18 e 19 della presente
legge quantificati per l’esercizio finanziario 1999 in lire 265.000.000 si fa
fronte con i fondi iscritti nel capitolo di spesa n. 55400 del bilancio
regionale. Nello stato di previsione della spesa nella Sezione n. 5 – Rubrica n.
14 – Settore n. 1 viene iscritto il seguente nuovo capitolo:
Capitolo n. 49795 Oneri per il finanziamento degli interventi previsti dagli
artt. 18 e 19 – Osservatorio regionale del Commercio e Centri di assistenza
tecnica; – con una dotazione di Competenza e di Cassa di £. 265.000.000, con
prelievo di pari importo dalla Competenza e dalla Cassa del capitolo n. 55400
del bilancio regionale per l’esercizio finanziario 1999, "Fondo occorrente per
fronteggiare oneri derivanti da provvedimenti legislativi in corso" (spese di
investimento per ulteriori piani di sviluppo).
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Art. 35
Dichiarazione di urgenza.
1. La presente legge è dichiarata urgente, ai sensi dell’art. 127 della
Costituzione e dell’art. 38 dello Statuto regionale ed entra in vigore il giorno
successivo a quello della sua pubblicazione.
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Allegato A
Aree sovracomunali
1) Area del medio Molise:
Baranello, Bojano, Busso, Campobasso, Campochiaro, Campodipietra, Campolieto,
Casalciprano, Castelbottaccio, Castellino del Biferno, Castropignano,
Cercemaggiore, Cercepiccola, Civitacampomarano, Colle d’Anchise, Duronia,
Ferrazzano, Fossalto, Gambatesa, Gildone, Guardiaregia, Jelsi, Limosano, Lucito,
Macchia Valfortore, Matrice, Mirabello Sannitico, Molise, Monacilioni,
Montagano, Oratino, Petrella Tifernina, Pietracatella, Pietracupa, Riccia,
Ripalimosani, Salcito, San Biase, San Giovanni in Galdo, San Giuliano del
Sannio, San Massimo, San Polo Matese, Sant’Angelo Limosano, Sant’Elia a Pianisi,
Sepino, Spinete, Torella del Sannio, Toro, Trivento, Tufara, Vinchiaturo,
Cantalupo nel Sannio, Frosolone, Roccamandolfi, Sant’Elena Sannita (4).
2) Area dell’alto Molise:
Acquaviva d’Isernia, Agnone, Bagnoli del Trigno, Belmonte del Sannio,
Capracotta, Carovilli, Carpinone, Castel del Giudice, Castelpetroso,
Castelpizzuto, Castel San Vincenzo, Castelverrino, Cerro al Volturno, Chiauci,
Civitanova del Sannio, Colli al Volturno, Conca Casacale, Filignano, Forlì del
Sannio, Fornelli, Isernia, Longano, Macchia d’Isernia, Macchiagodena, Miranda,
Montaquila, Montenero Valcocchiara, Moriteroduni, Pesche, Pescolanciano,
Pescopennataro, Pettoranello del Molise, Pietrabbondante, Pizzone, Poggio
Sannita, Pozzilli, Rionero Sannitico, Roccasicura, Rocchetta al Volturno, San
Pietro Avellana, Sant’Agapito, Santa Maria del Molise, Sant’Angelo del Pesco,
Scapoli, Sessano del Molise, Sesto Campano, Vastogirardi, Venafro.
3) Area del basso Molise:
Acquaviva Collecroce, Bonefro, Campomarino, Casacalenda, Castelmauro,
Colletorto, Guardialfiera, Guglionesi, Larino, Lupara, Mafalda, Montecilfone,
Montefalcone nel Sannio, Montelongo, Montemitro, Montenero di Bisaccia, Montorio
nei Frentani, Morrone del Sannio, Palata, Petacciato, Portocannone, Provvidenti,
Ripabottoni, Roccavivara, Rotello, San Felice del Molise, San Giacomo degli
Schiavoni, San Giuliano di Puglia, San Martino in Pensilis, Santa Croce di
Magliano, Tavenna, Termoli, Ururi.
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(4) Con avviso di errata corrige pubblicato nel B.U. 1° dicembre 1999, n. 22, da
ritenersi riferito alla presente legge e non alla L.R. 27 settembre 1999, n. 27
erroneamente ivi indicata, è stato così corretto l’ultimo comune della presente
area, indicato erroneamente nel Bollettino Ufficiale in «Sant’Elia Sannita».