L.R. 23 marzo 2000, n. 42 “Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo”

L.R. 23-3-2000 n. 42
Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo.
Pubblicata nel B.U. Toscana 3 aprile 2000, n. 15, parte prima.

Epigrafe
Art. 1 – Oggetto.
Art. 2 – Funzioni della Regione.
Art. 3 – Funzioni delle province.
Art. 4 – Funzioni dei comuni.
Art. 5 – Elenchi regionali delle attività disciplinate dal testo unico.
Art. 6 – Finalità.
Art. 7 – Servizi di informazione e di accoglienza turistica.
Art. 8 – Attività di promozione turistica.
Art. 9 – Razionalizzazione delle attività di competenza degli Enti locali in materia di turismo.
Art. 10 – Ambiti turistici.
Art. 11 – Agenzie per il turismo.
Art. 12 – Organi dell’A.P.T.
Art. 13 – Direttore.
Art. 14 – Compiti del direttore.
Art. 15 – Collegio dei revisori.
Art. 16 – Sostituzione degli organi dell’A.P.T.
Art. 17 – Comitato turistico di indirizzo (C.T.I.).
Art. 18 – Personale.
Art. 19 – Successione nei rapporti delle Aziende di promozione turistica costituite ai sensi della legge regionale 23 febbraio 1988, n. 9 «Organizzazione turistica della Regione Toscana».
Art. 20 – Finanziamenti
Art. 21 – Poteri sostitutivi.
Art. 22 – Riconoscimento delle associazioni pro-loco.
Art. 23 – Norme transitorie.
Art. 24 – Oggetto.
Art. 25 – Ripartizione delle competenze e informazioni.
Art. 26 – Alberghi.
Art. 27 – Residenze turistico-alberghiere.
Art. 28 – Dipendenze.
Art. 29 – Campeggi.
Art. 30 – Villaggi turistici.
Art. 31 – Aree di sosta.
Art. 32 – Parchi di vacanza.
Art. 33 – Divieti di vendita e affitto.
Art. 34 – Denuncia di inizio attività.
Art. 34-bis – Requisiti.
Art. 35 – Classificazione.
Art. 36 – Rettifica della classificazione.
Art. 37 – Insediamenti occasionali
Art. 38 – Autorizzazione per campeggi temporanei.
Art. 39 – Campeggi e villaggi turistici a gestione non lucrativa.
Art. 40 – Compiti di vigilanza e di controllo.
Art. 41 – Cessazione dell’attività.
Art. 42 – Sanzioni amministrative.
Art. 43 – Norma transitoria per i campeggi e villaggi turistici.
Art. 44 – Norma transitoria per i campeggi stanziali.
Art. 45 – Oggetto.
Art. 46 – Ripartizione delle competenze e informazioni.
Art. 47 – Case per ferie e rifugi escursionistici.
Art. 48 – Ostelli per la gioventù.
Art. 49 – Rifugi alpini.
Art. 50 – Bivacchi fissi.
Art. 51 – Soggetti legittimati alla gestione.
Art. 52 – Procedura per lo svolgimento delle attività previste nella sezione II.
Art. 53 – Norme particolari per la denuncia di inizio attività di case per ferie, rifugi e bivacchi.
Art. 54 – Requisiti.
Art. 55 – Affittacamere.
Art. 56 – Case e appartamenti per vacanze.
Art. 57 – Locazioni ad uso turistico.
Art. 58 – Residenze d’epoca.
Art. 59 – Disposizioni concernenti i soggetti gestori.
Art. 60 – Obblighi amministrativi per lo svolgimento delle attività previste nella sezione terza.
Art. 61 – Esercizio non professionale dell’attività di affittacamere.
Art. 62 – Residence.
Art. 63 – Classificazione e revisione della classificazione.
Art. 64 – Procedura per lo svolgimento dell’attività.
Art. 65 – Uso occasionale di immobili a fini ricettivi.
Art. 66 – Compiti di vigilanza e controllo.
Art. 67 – Cessazione dell’attività.
Art. 68 – Sanzioni amministrative.
Art. 69 – Stabilimenti balneari.
Art. 70 – Obblighi amministrativi.
Art. 71 – Compiti di vigilanza e controllo.
Art. 72 – Sanzioni amministrative.
Art. 73 – Oggetto.
Art. 74 – Attribuzione di funzioni.
Art. 75 – Modalità e contenuti della comunicazione.
Art. 76 – Termine di presentazione della comunicazione.
Art. 77 – Informazioni.
Art. 78 – Pubblicità dei prezzi e informazioni all’interno dell’esercizio.
Art. 79 – Vigilanza e controllo.
Art. 80 – Sanzioni amministrative.
Art. 81 – Osservatorio regionale del turismo.
Art. 82 – Definizione e attività delle agenzie di viaggio e turismo.
Art. 83 – Requisiti e obblighi per l’esercizio dell’attività.
Art. 84 – Denuncia di inizio di attività.
Art. 85 – Requisiti strutturali.
Art. 86 – Garanzia assicurativa.
Art. 87 – Chiusura temporanea dell’agenzia.
Art. 88 – Requisiti professionali per l’esercizio dell’attività di agenzia di viaggio.
Art. 89 – Esame di idoneità.
Art. 90 – Albo delle associazioni senza scopo di lucro che organizzano viaggi.
Art. 91 – Esercizio dell’attività di organizzazione di viaggio.
Art. 92 – Organizzazione occasionale di viaggi.
Art. 93 – Uffici di biglietteria.
Art. 94 – Vigilanza e controllo.
Art. 95 – Sospensione e cessazione dell’attività.
Art. 96 – Sanzioni amministrative.
Art. 97 – Norme transitorie.
Art. 98 – Definizione dell’attività di guida turistica.
Art. 99 – Requisiti per l’esercizio della professione.
Art. 100 – Esenzioni.
Art. 101 – Corsi di qualificazione e specializzazione.
Art. 102 – Modalità e contenuti dei corsi di qualificazione.
Art. 103 – Integrazioni dell’abilitazione professionale.
Art. 104 – Pubblicità dei prezzi.
Art. 105 – Ingresso gratuito.
Art. 106 – Vigilanza e controllo.
Art. 107 – Sanzioni amministrative.
Art. 108 – Divieto di prosecuzione dell’attività.
Art. 109 – Norme transitorie.
Art. 110 – Definizione dell’attività di accompagnatore turistico.
Art. 111 – Requisiti per l’esercizio della professione.
Art. 112 – Titoli.
Art. 113 – Pubblicità dei prezzi.
Art. 114 – Vigilanza e controllo.
Art. 115 – Sanzioni amministrative.
Art. 116 – Divieto di prosecuzione dell’attività.
Art. 117 – Norma transitoria.
Art. 118 – Definizione dell’attività di guida ambientale.
Art. 119 – Requisiti e obblighi per l’esercizio dell’attività.
Art. 120 – Rapporti con le professioni di guida di parco e guida alpina.
Art. 121 – Corsi di qualificazione e specializzazione.
Art. 122 – Modalità e contenuti dei corsi.
Art. 123 – Obblighi professionali.
Art. 124 – Pubblicità dei prezzi.
Art. 125 – Vigilanza e controllo.
Art. 126 – Sanzioni amministrative.
Art. 127 – Divieto di prosecuzione dell’attività.
Art. 128 – Norma transitoria.
Art. 129 – Definizione dell’attività di maestro di sci.
Art. 130 – Albo professionale regionale dei maestri di sci.
Art. 131 – Requisiti per l’iscrizione all’albo.
Art. 132 – Corsi di qualificazione, aggiornamento e specializzazione.
Art. 133 – Modalità e contenuti dei corsi.
Art. 134 – Maestri di sci di altre regioni e Stati.
Art. 135 – Collegio regionale dei maestri di sci.
Art. 136 – Scuole di sci.
Art. 137 – Pubblicità dei prezzi.
Art. 138 – Vigilanza e controllo.
Art. 139 – Sanzioni disciplinari.
Art. 140 – Vigilanza della Regione sul collegio regionale.
Art. 141 – Sanzioni amministrative.
Art. 142 – Norma transitoria.
Art. 143 – Definizione dell’attività di guida alpina.
Art. 144 – Albo professionale regionale delle guide alpine.
Art. 145 – Requisiti per l’iscrizione all’Albo.
Art. 146 – Corsi di qualificazione e aggiornamento.
Art. 147 – Modalità e contenuti dei corsi.
Art. 148 – Guide alpine di altre regioni e Stati.
Art. 149 – Collegio regionale delle guide alpine.
Art. 150 – Scuole di alpinismo e di sci-alpinismo.
Art. 151 – Pubblicità dei prezzi.
Art. 152 – Vigilanza e controllo.
Art. 153 – Sanzioni disciplinari.
Art. 154 – Vigilanza della Regione sul Collegio regionale.
Art. 155 – Sanzioni amministrative.
Art. 156 – Abrogazioni.
Art. 157 – Norme non inserite nel testo unico che restano in vigore.
Art. 158 – Regolamento di attuazione.
Art. 159 – Rinvii.
Art. 160 – Modifiche del testo unico.
Art. 161 – Norma di salvaguardia.
Allegato A

L.R. 23 marzo 2000, n. 42 (1).
Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo (2).
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(1) Pubblicata nel B.U. Toscana 3 aprile 2000, n. 15, parte prima.
(2) Vedi, anche, quanto previsto dalla Delib.G.R. 29 dicembre 2000, n. 1377 e
dal D.Dirig. 22 marzo 2002, n. 1360, con il quale sono state individuate le
caratteristiche delle simbologie delle stelle marine per la classificazione
degli stabilimenti balneari.

TITOLO I
Il sistema organizzativo del turismo
Capo I – Disposizioni generali
Art. 1
Oggetto.
Il presente testo unico disciplina il sistema organizzativo del turismo della
Regione Toscana, nonché le strutture turistiche ricettive, le imprese e le
professioni del turismo.
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Art. 2
Funzioni della Regione.
1. Nella materia turismo di cui al presente testo unico come definita
all’articolo 43 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 «Conferimento di
funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali in
attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59», sono riservati alla
Regione, ferme restando le generali potestà normative, di programmazione, di
indirizzo e di controllo, le sole funzioni e compiti concernenti:
a) il concorso alla elaborazione ed alla attuazione delle politiche comunitarie
e nazionali di settore;
b) gli atti di intesa e di concertazione con lo Stato e le altre regioni nonché,
per quanto di competenza, i rapporti con le istituzioni comunitarie;
c) l’attuazione di specifici progetti e programmi di interesse regionale
definiti ai sensi della legislazione vigente;
d) il coordinamento dei sistemi informativi;
e) la cura di specifici interessi di carattere unitario e le altre attribuzioni
specificamente previste dal presente testo unico e dalle normative attuative del
medesimo.
2. Sono altresì riservate alla Regione le funzioni concernenti:
a) il coordinamento ed il miglioramento dei servizi e dell’assistenza alle
imprese, con particolare riferimento alla raccolta e diffusione, anche in via
telematica, delle informazioni concernenti l’insediamento e lo svolgimento delle
attività produttive attraverso lo sportello unico cui all’articolo 23 del D.Lgs.
n. 112/1998;
b) la determinazione delle modalità specifiche di formazione e di attuazione
degli strumenti di programmazione negoziata sul territorio regionale per quanto
attiene al raccordo con gli enti locali e con i soggetti privati;
c) la determinazione di interventi per agevolare l’accesso al credito, la
disciplina dei rapporti con gli istituti di credito, la determinazione dei
criteri dell’ammissibilità al credito agevolato ed i controlli sulla sua
effettiva destinazione, ai sensi dell’articolo 49, comma 1, del D.Lgs. n.
112/1998 e con le specificazioni di cui al comma 4 dello stesso articolo.
3. In particolare sono altresì riservate alla Regione, oltre alle funzioni di
cui ai commi 1 e 2 del presente articolo:
a) la definizione in accordo con lo Stato, ai sensi dell’articolo 44, lettera
a), del D.Lgs. n. 112/1998, dei principi e degli obiettivi per la valorizzazione
e lo sviluppo del sistema turistico nazionale;
b) la definizione di interventi cofinanziati con lo Stato ai sensi dell’articolo
44, lettera d), del D.Lgs. n. 112/1998.
4. La Regione, inoltre esercita le funzioni amministrative inerenti:
a) alla programmazione, allo sviluppo delle attività turistiche,
all’informazione, all’accoglienza turistica sul territorio regionale che
attengono ad esigenze di carattere unitario, nonché alla definizione degli
ambiti turistici per l’informazione, l’accoglienza e la promozione turistica
locale;
b) alla programmazione della spesa per l’innovazione, allo sviluppo e alla
qualificazione dell’offerta turistica, nell’ambito degli strumenti
programmatori;
c) alla omogeneità dei servizi e delle attività;
d) alle attività di promozione economica nel settore del turismo, con
particolare riguardo alle iniziative di promozione della domanda turistica
estera;
e) al coordinamento dell’attività di raccolta dei dati statistici svolta dai
soggetti pubblici ed alla organizzazione dei dati su scala regionale garantendo
la massima diffusione degli stessi.
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Art. 3
Funzioni delle province.
1. Sono attribuite alle province le funzioni amministrative in materia di:
a) agenzie di viaggio e turismo;
b) formazione e qualificazione professionale;
c) pubblicità dei prezzi delle attrezzature e dei servizi ricettivi e degli
stabilimenti balneari;
d) classificazione delle strutture ricettive e degli stabilimenti balneari;
e) raccolta dei dati statistici riguardanti il turismo;
f) informazione, accoglienza e promozione turistica locale;
g) istituzione e tenuta dell’Albo delle associazioni Pro-loco.
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Art. 4
Funzioni dei comuni.
1. Sono attribuite ai comuni le funzioni amministrative in materia di:
a) esercizio delle strutture ricettive;
b) esercizio delle attività professionali;
c) accoglienza, informazione turistica e promozione della conoscenza sulle
caratteristiche dell’offerta turistica del territorio comunale.
2. Sono attribuite ai comuni le funzioni amministrative conferite alla Regione e
non ricomprese tra quelle riservate alla Regione stessa dall’articolo 2 o
attribuite alle province dall’articolo 3.
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Art. 5
Elenchi regionali delle attività disciplinate dal testo unico.
1. Presso la Giunta regionale sono tenuti ed aggiornati, a fini di pubblicità e
statistica, gli elenchi delle imprese e delle professioni disciplinate dal
presente testo unico.
2. A tal fine, i comuni e le province trasmettono alla Giunta regionale,
ciascuno per il proprio ambito di competenza, le informazioni relative.
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Capo II – Informazione, accoglienza e promozione turistica. Le agenzie per il
turismo
Art. 6
Finalità.
1. Il presente capo:
a) disciplina le funzioni e i compiti della Regione, delle province e dei comuni
in materia di informazione, accoglienza e promozione turistica;
b) promuove il coordinamento delle autonomie locali e degli altri soggetti
interessati (3).
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(3) Articolo così sostituito dall’art. 1, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il testo
originario era così formulato: «Art. 6. Finalità. Il presente capo, in
attuazione della L. 17 maggio 1983, n. 217 «Legge-quadro per il turismo e
interventi per il potenziamento e la qualificazione dell’offerta turistica»,
della legge 8 giugno 1990, n. 142 «Ordinamento delle autonomie locali» e della
legge regionale 19 luglio 1995, n. 77 «Sistema delle autonomie in Toscana:
poteri amministrativi e norme generali di funzionamento»:
a) disciplina le funzioni e i compiti della Regione, delle province e dei comuni
in materia di informazione, accoglienza e promozione turistica;
b) promuove il coordinamento delle autonomie locali e degli altri soggetti
interessati alla promozione della domanda turistica.».

Art. 7
Servizi di informazione e di accoglienza turistica.
1. La Regione disciplina i servizi di accoglienza turistica e di informazione
sull’offerta turistica locale e sul territorio regionale praticati in forma
omogenea negli ambiti territoriali di cui all’articolo 10.
2. L’attività di accoglienza può comprendere la prenotazione, effettuata presso
gli uffici di informazione, dei servizi turistici e del pernottamento presso le
strutture ricettive; tali servizi possono essere erogati da soggetti abilitati a
tale scopo.
3. La prenotazione di strutture ricettive può essere altresì effettuata
direttamente dagli uffici di informazione e accoglienza turistica esclusivamente
ai turisti che accedono agli uffici medesimi.
4. I servizi di informazione e accoglienza turistica a carattere locale sono
svolti dai comuni, anche in forma associata, e dalle province anche tramite le
agenzie per il turismo di cui all’articolo 11. I servizi di informazione e
accoglienza turistica a carattere regionale sono svolti dalla Regione, dalle
province e dai comuni attraverso le agenzie per il turismo.
5. Per garantire che i servizi di cui al presente articolo siano svolti con
caratteristiche di omogeneità su tutto il territorio regionale, la Regione, con
il regolamento di attuazione del presente testo unito, disciplina:
a) le caratteristiche degli uffici di informazione e accoglienza turistica in
relazione al carattere regionale e locale e gli standard dei relativi servizi;
b) i segni distintivi a seconda del carattere regionale o locale degli uffici di
informazione e accoglienza turistica;
c) le condizioni e le garanzie per l’affidamento dei servizi di cui al presente
articolo, da parte della Regione, degli Enti locali e delle agenzie per il
turismo a soggetti terzi.
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Art. 8
Attività di promozione turistica.
1. Le attività di promozione turistica locale sono svolte da comuni e province
tramite le agenzie per il Turismo. Si intendono per attività di promozione
turistica locale le iniziative tese alla conoscenza e alla valorizzazione delle
risorse e dei servizi turistici da attuare in ambito nazionale, nel quadro della
programmazione regionale. L’Agenzia regionale per la promozione economica della
Toscana di cui alla legge regionale 28 gennaio 2000, n. 6 «Costituzione
dell’Agenzia di promozione economica della Toscana (A.P.E.T.)», nell’esercizio
delle proprie funzioni, può avvalersi delle agenzie per il turismo per
iniziative che richiedono specifici riferimenti all’offerta locale.
2. Per lo svolgimento delle attività di promozione della conoscenza delle
risorse e dei servizi turistici offerti nel territorio di rispettiva competenza,
gli Enti locali, le agenzie per il turismo e la Regione concertano i propri
interventi al fine di garantire l’immagine unitaria degli ambiti territoriali di
cui all’articolo 10, anche in collaborazione con le rappresentanze degli
operatori del settore.
3. La Regione, attraverso il piano regionale per lo sviluppo economico di cui
alla legge regionale 20 marzo 2000, n. 35 (Disciplina degli interventi regionali
in materia di attività produttive), definisce gli obiettivi e le modalità per lo
svolgimento delle attività di cui al presente articolo promuovendo la necessaria
integrazione tra gli interventi dei soggetti pubblici e dei soggetti privati,
nonché le modalità per garantire il raccordo tra l’attuazione dei programmi di
attività delle agenzie per il turismo e quelli dell’agenzia di promozione
economica della Toscana (4).
4. La Provincia adotta un piano triennale, sulla base degli indirizzi regionali
di cui al comma 3, come riferimento per l’attività delle agenzie per il turismo.

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(4) Comma così sostituito dall’art. 2, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il testo
originario era così formulato: «3. La Regione, attraverso il piano triennale
della promozione economica di cui all’articolo 4 della legge regionale 14 aprile
1997, n. 28 «Disciplina delle attività di promozione economica delle risorse
toscane e di supporto al processo di internazionalizzazione nei settori
produttivi dell’agricoltura, artigianato, piccola e media impresa industriale e
turismo», definisce gli obiettivi e le modalità per lo svolgimento delle
attività di cui al presente articolo promuovendo la necessaria integrazione tra
gli interventi dei soggetti pubblici e dei soggetti privati, nonché le modalità
per garantire il raccordo tra l’attuazione dei programmi di attività delle
agenzie per il turismo e quelli dell’Agenzia di promozione economica della
Toscana.».

Art. 9
Razionalizzazione delle attività di competenza degli Enti locali in materia di
turismo.
1. Oltre alle attività di cui agli articoli 7 e 8, le province e i comuni, al
fine di garantire le migliori e più facili condizioni di accesso ai servizi,
possono svolgere le attività di rispettiva competenza in materia di turismo di
cui agli articoli 3 e 4 legge regionale 1° dicembre 1998, n. 87 «Attribuzione
agli enti locali e disciplina generale delle funzioni e dei compiti
amministrativi in materia di artigianato, industria, fiere e mercati, commercio,
turismo, sport, internazionalizzazione delle imprese e camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura conferiti alla Regione dal decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112» ed i servizi ad esse connesse, avvalendosi
delle agenzie per il turismo.
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Art. 10
Ambiti turistici.
1. Gli ambiti territoriali individuati nella tabella di cui all’allegato A,
comprendenti i comuni ivi elencati, costituiscono ambito ottimale per
l’esercizio dei compiti e delle funzioni disciplinati dal presente capo.
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Art. 11
Agenzie per il turismo.
1. In ogni ambito territoriale di cui all’articolo 10 è istituita una agenzia
per il turismo (APT).
2. L’APT ha personalità giuridica pubblica ed è dotata di autonomia
organizzativa, amministrativa e di gestione.
3. La provincia esercita sull’APT le funzioni amministrative e di controllo
disciplinate dal presente capo.
4. All’APT si applicano le norme in materia di contabilità, bilancio, attività
contrattuale e patrimonio della provincia.
5. Nel caso in cui l’ambito territoriale di competenza dell’APT comprenda il
territorio di più province, le province interessate indicono una conferenza di
servizi al fine di decidere a quale provincia attribuire le funzioni
amministrative e di controllo sull’APT. Nel caso di mancata intesa tra le
province, la Regione individua la provincia competente.
6. L’APT, per lo svolgimento delle attività di cui agli articoli 7 e 8, espleta
in particolare, anche per conto della Regione, i seguenti compiti:
a) fornisce servizi di informazione e di assistenza turistica nell’ambito del
proprio territorio e istituisce gli uffici di informazione e accoglienza
turistica a carattere regionale ove previsti;
b) provvede alla promozione e valorizzazione delle località turistiche e del
relativo patrimonio culturale, artistico, storico, paesaggistico, ambientale,
nonché dei servizi turistici presenti;
c) promuove, coordina ed attua attività di interesse turistico nel proprio
ambito territoriale, anche in collaborazione con altre APT, con enti pubblici e
con associazioni locali;
d) svolge attività di informazione e animazione nei confronti delle imprese e
degli enti locali.
7. L’APT non può concedere contributi per iniziative turistiche promosse ed
organizzate da altri soggetti (5).
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(5) Articolo così sostituito dall’art. 3, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il testo
originario era così formulato: «Art. 11. Agenzie per il turismo (A.P.T.). 1. In
ogni ambito territoriale di cui all’articolo 10, è istituita una Agenzia per il
turismo (A.P.T.). Le A.P.T. sono strumenti tecnico-operativi, dotati di
autonomia organizzativa, amministrativa e di gestione. Le province esercitano
sulle A.P.T. le funzioni amministrative e di controllo disciplinate dal presente
capo. Alle A.P.T. si applicano le norme in materia di contabilità, bilancio,
attività contrattuale e patrimonio della Provincia.
2. Nel caso in cui l’ambito territoriale di competenza dell’A.P.T. comprenda il
territorio di più province, le province interessate indicono una conferenza di
servizi al fine di decidere a quale Provincia attribuire le funzioni
amministrative e di controllo sulla A.P.T. Nel caso di mancata intesa tra le
province, la Regione provvede, con proprio atto, ad individuare la Provincia
competente.
3. Le A.P.T., per lo svolgimento delle attività di cui agli articoli 7 e 8,
espletano in particolare, i seguenti compiti:
a) fornire servizi di informazione e di assistenza turistica nell’ambito del
proprio territorio e istituire gli uffici di informazione e accoglienza
turistica a carattere regionale ove previsti;
b) provvedere alla promozione e valorizzazione delle località turistiche e del
relativo patrimonio culturale, artistico, storico, paesaggistico ambientale e
dei servizi turistici presenti;
c) promuovere, coordinare ed attuare attività di interesse turistico nel proprio
ambito territoriale, anche in collaborazione con altre A.P.T., con enti pubblici
e con associazioni locali.
4. Le A.P.T. non possono concedere contributi per iniziative turistiche promosse
ed organizzate da altri soggetti.».

Art. 12
Organi dell’A.P.T.
1. Sono organi dell’A.P.T.:
a) il Direttore;
b) il Collegio dei revisori.
2. La nomina degli organi dell’A.P.T. compete al Presidente della Provincia.
Tali nomine devono essere effettuate entro tre mesi dall’entrata in carica del
Presidente della Provincia.
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Art. 13
Direttore.
1. Il Presidente della Provincia nomina il direttore, previa procedura di
selezione mediante avviso pubblico tra soggetti di comprovata esperienza e
professionalità nell’organizzazione e amministrazione di enti e organismi
pubblici o privati del settore turistico. Il direttore svolge le proprie
funzioni per lo stesso periodo di durata in carica del Presidente della
Provincia e comunque fino alla nomina del nuovo direttore ai sensi dell’articolo
12.
2. Il rapporto di lavoro continuativo ed esclusivo con il direttore è regolato
dalla Provincia.
3. Non possono essere nominati direttore i consiglieri e gli assessori
regionali, i componenti degli organi di altri enti regionali, nonché, con
riferimento all’ambito territoriale della A.P.T., i sindaci, i presidenti delle
province, i presidenti delle Comunità montane, i membri dei consigli e delle
Giunte di tali enti. Non possono essere nominati direttore i titolari, gli
amministratori ed i dipendenti di imprese turistiche nell’ambito del territorio
regionale.
4. Il rapporto di lavoro è risolto anticipatamente dalla Provincia con
provvedimento che dichiara la decadenza dalla nomina di direttore, per uno dei
seguenti motivi:
a) grave perdita del conto economico per due anni consecutivi,
b) gravi violazioni di norme di legge;
c) inadempienze degli indirizzi contenuti nel programma di attività dell’A.P.T.;

d) gravi irregolarità nella gestione, tali da compromettere il buon
funzionamento dell’Agenzia;
e) sopravvenuta causa di incompatibilità;
f) mancata predisposizione del programma di attività e del bilancio di
previsione nei termini di legge.
5. L’atto di risoluzione anticipata del rapporto di lavoro del direttore è
adottato dal Presidente della Provincia.
————————

Art. 14
Compiti del direttore.
1. Il direttore rappresenta legalmente l’A.P.T., è responsabile
dell’elaborazione e dell’attuazione dei programmi dell’Agenzia ed esercita
conseguentemente tutti i poteri di amministrazione.
2. Entro il 30 settembre, il direttore predispone, sulla base del piano
triennale della provincia di cui all’articolo 8, comma 4, nel rispetto del piano
regionale per lo sviluppo economico di cui alla L.R. n. 35/2000, la proposta di
programma di attività dell’APT. La provincia, tenuto conto del parere del
Comitato turistico di indirizzo di cui all’articolo 17, provvede
all’approvazione di tale programma entro trenta giorni dalla comunicazione. In
mancanza di specifica determinazione entro detto termine, il programma si
intende approvato (6).
3. Il programma dell’A.P.T. è finalizzato allo sviluppo e alla promozione del
prodotto turistico locale, ai sensi dell’articolo 8. A tal fine, il programma
tiene conto delle peculiarità turistiche presenti nel territorio di competenza e
della rilevanza turistica delle diverse località in relazione alla loro
ricettività. Il programma di attività dell’A.P.T. assume come riferimento il
metodo della concertazione tra soggetti pubblici e privati operanti nel settore.

3-bis. Il direttore predispone il bilancio, e il conto consuntivo dell’APT. La
provincia entro trenta giorni dalla comunicazione provvede all’approvazione. In
mancanza di specifica determinazione entro detto termine, il bilancio e il conto
consuntivo si intendono approvati (7).
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(6) Comma così sostituito dall’art. 4, comma 1, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «2. Il direttore predispone, entro il 30
settembre, la proposta di programma di attività dell’A.P.T. Il programma è
determinato sulla base del piano triennale della Provincia, nel rispetto del
piano triennale della promozione economica previsto dalla L.R. n. 28/1997. La
Provincia, previo parere del Comitato turistico di indirizzo di cui all’articolo
17, provvede all’approvazione di tale programma, nonché all’approvazione del
bilancio preventivo, delle relative variazioni, e del conto consuntivo
dell’A.P.T.».
(7) Comma aggiunto dall’art. 4, comma 2, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 15
Collegio dei revisori.
1. Il Collegio dei revisori è composto da tre membri effettivi iscritti nel
registro dei revisori contabili. Il Collegio è nominato dal Presidente della
Provincia che ne individua anche il Presidente, entro la data della nomina del
direttore dell’A.P.T. Il Collegio dei revisori svolge le proprie funzioni per lo
stesso periodo di durata in carica del Presidente della Provincia.
2. Il Collegio dei revisori esamina tutti gli atti amministrativi dell’A.P.T.
sotto il profilo della legittimità contabile e amministrativa.
3. Gli atti soggetti al controllo sono trasmessi al Collegio dei revisori dal
direttore entro il giorno successivo a quello della loro adozione.
4. L’atto di controllo consiste nell’apposizione del visto di legittimità
contabile e amministrativa, da effettuarsi entro quindici giorni dal ricevimento
degli atti.
5. Nell’ipotesi in cui il Collegio dei revisori, anziché apporre il visto di
legittimità, manifesti rilievi sugli atti, se il direttore ritiene di adeguarsi
a detti rilievi adotta i provvedimenti conseguenti, dandone immediata notizia al
Collegio stesso. In caso contrario, il direttore è, comunque, tenuto a motivare
al Collegio le proprie valutazioni, notificando la conferma dell’atto e dandone
comunicazione al Presidente della Provincia.
6. Per quanto attiene alle condizioni di incompatibilità dei membri del Collegio
dei revisori, valgono le disposizioni previste per il direttore definite
dall’articolo 13, comma 3.
————————

Art. 16
Sostituzione degli organi dell’A.P.T.
1. La nomina del direttore e dei membri del Collegio dei revisori in
sostituzione di quelli decaduti, dimissionari o deceduti deve essere effettuata
entro quarantacinque giorni dalla data della decadenza, delle dimissioni o del
decesso.
2. In attesa della nomina del nuovo direttore il Presidente della Provincia
provvede al commissariamento dell’A.P.T.
————————

Art. 17
Comitato turistico di indirizzo (C.T.I.).
1. Le province, i comuni e le comunità montane ricompresi negli ambiti
territoriali di cui all’articolo 10, e le camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura territorialmente competenti, nonché le rappresentanze
delle associazioni delle imprese e dei lavoratori operanti nel settore del
turismo e delle associazioni pro-loco presenti sul territorio, costituiscono, in
ciascun ambito, il Comitato turistico d’indirizzo (CTI). Il CTI resta in carica
per l’intera durata del mandato amministrativo del Presidente della Provincia
(8).
2. Una apposita conferenza di servizi tra gli enti pubblici e le associazioni di
cui al comma 1, disciplinata ed indetta dalla provincia, definisce le norme che
determinano:
a) la composizione del CTI, da un minimo di cinque a un massimo di quindici
membri, di cui almeno il 40 per cento riservato alle rappresentanze delle
imprese e dei lavoratori;
b) le modalità di funzionamento del CTI (9).
3. Qualora la conferenza di servizi non adotti le previste determinazioni,
provvede la Provincia in via sostitutiva.
4. Entro sessanta giorni dalle determinazioni della conferenza di servizi di cui
al comma 2, o dalle determinazioni della Provincia adottate in via sostitutiva,
la Provincia insedia il C.T.I.
5. Qualora, entro i termini previsti, la Provincia non possa insediare il C.T.I.
in quanto non sia pervenuta la designazione di almeno il cinquanta per cento dei
membri dello stesso, le relative funzioni sono svolte dalla Provincia fino a
quando non sia validamente insediato il C.T.I.
6. Spetta al C.T.I.:
a) esprimere parere obbligatorio sul programma annuale di attività dell’A.P.T.;
b) esprimere parere obbligatorio sul bilancio di previsione, sulle relative
variazioni e sul conto consuntivo;
c) definire gli indirizzi operativi utili a garantire il migliore raggiungimento
degli obiettivi;
d) valutare lo stato di attuazione del programma di attività; a tal fine, il
direttore trasmette, ogni quattro mesi, al C.T.I. una relazione sull’andamento
delle attività e sullo stato di attuazione del programma annuale.
7. Nel caso in cui il C.T.I. non esprima i pareri di cui al comma 6, lettere a)
e b), entro venti giorni dal ricevimento della formale richiesta, la Provincia
provvede all’approvazione degli atti, prescindendo dal parere del C.T.I.
————————
(8) Comma così sostituito dall’art. 5, comma 1, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «1. Le province, i comuni e le Comunità
montane ricompresi negli ambiti territoriali di cui all’articolo 10, e le Camere
di commercio, industria, artigianato e agricoltura territorialmente competenti
costituiscono, in ciascun ambito, il Comitato turistico di indirizzo (C.T.I.).
Il C.T.I. resta in carica per l’intera durata del mandato amministrativo del
Presidente della Provincia.».
(9) Comma così sostituito dall’art. 5, comma 2, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «2. Un’apposita conferenza di servizi,
disciplinata ed indetta dalla Provincia, tra gli enti di cui al comma 1,
definisce le norme che determinano:
a) il valore proporzionale degli enti di cui al comma 1 rispetto alla
composizione del C.T.I., tenuto conto in particolare della valenza turistica dei
singoli comuni;
b) le modalità di funzionamento del C.T.I.».

Art. 18
Personale.
1. La Giunta regionale, con proprio atto da adottarsi previa intesa con la
Provincia interessata, sentite le organizzazioni sindacali, stabilisce i
contingenti complessivi di personale di organico per l’esercizio delle funzioni
di ciascuna delle ex Aziende di promozione turistica di cui alla legge regionale
23 febbraio 1988, n. 9 «Organizzazione turistica della Regione Toscana».
2. Dalla data di decorrenza della nomina del direttore, il personale in servizio
a tempo indeterminato presso le Aziende di promozione turistica costituite ai
sensi della L.R. n. 9/1988, è inserito nel ruolo provinciale di competenza, con
la salvaguardia del trattamento giuridico ed economico acquisito nel ruolo
regionale. Al personale regionale trasferito continuano ad applicarsi le
disposizioni di cui all’articolo 150 della legge regionale 21 agosto 1989, n.
51, «Testo unico della legge sul personale» con oneri a carico della Regione. Al
personale trasferito si applicano i benefici relativi agli assegni di mobilità
previsti dalle norme vigenti. Il personale in servizio presso le Aziende di
promozione turistica di cui alla L.R. n. 9/1988 all’entrata in vigore della
legge regionale 14 ottobre 1999, n. 54 «Norme di riordino delle funzioni
amministrative in materia di informazione, accoglienza e promozione turistica
locale della Regione Toscana. Istituzione delle agenzie per il turismo» è
destinato alle corrispondenti A.P.T. di cui all’articolo 11.
3. Il personale del ruolo unico regionale compreso nel contingente di cui al
comma 1, è trasferito, con il corrispondente posto di pianta organica, ed il
relativo finanziamento, alla Provincia di competenza. Sono, inoltre, trasferiti
alla Provincia i posti vacanti di tale contingente, con i relativi
finanziamenti. Contestualmente, con le procedure previste dall’articolo 32 della
legge regionale 7 novembre 1994, n. 81 «Recepimento del decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29 – Modifiche all’ordinamento della dirigenza e della
struttura operativa regionale», la Giunta regionale provvede alla corrispondente
riduzione della propria dotazione organica.
4. Le dotazioni organiche delle A.P.T. sono successivamente definite da parte di
ciascuna Provincia.
In tali dotazioni confluisce il personale trasferito ai sensi del comma 3.
5. Nel caso di scioglimento delle A.P.T., il personale in servizio presso tali
organismi rimane nel ruolo provinciale di appartenenza.
————————

Art. 19
Successione nei rapporti delle Aziende di promozione turistica costituite ai
sensi della legge regionale 23 febbraio 1988, n. 9 «Organizzazione turistica
della Regione Toscana».
1. Con deliberazione della Giunta regionale è regolato il subingresso delle
province nel patrimonio delle Aziende di promozione turistica costituite ai
sensi della L.R. n. 9/1988.
2. Il patrimonio immobiliare strettamente connesso con le attività di cui alla
presente legge è trasferito alle province per lo svolgimento delle relative
funzioni. Il restante patrimonio, non trasferito alle province, rimane acquisito
al patrimonio regionale. Al trasferimento dei beni si provvede mediante verbali
di consegna sottoscritti dalle parti. Tali verbali costituiscono titolo per le
volture e le trascrizioni.
3. Ai fini di cui al comma 2, è istituita apposita commissione paritetica tra
Regione e province che provvede all’individuazione dei beni delle Aziende di
promozione turistica da trasferire alle province.
4. I beni patrimoniali trasferiti alle province ai sensi dei precedenti commi,
hanno vincolo di destinazione per le attività delle A.P.T.; eventuali rendite e
proventi derivanti da tali beni devono essere obbligatoriamente destinati al
bilancio delle A.P.T.
5. Le A.P.T. di cui all’articolo 11, succedono nei rapporti attivi e passivi
alle Aziende di promozione turistica costituite ai sensi della L.R. n. 9/1988,
al momento dell’insediamento del direttore dell’A.P.T.
————————

Art. 20
Finanziamenti (10).
1. La Regione determina l’entità dello stanziamento da destinare a ciascuna
A.P.T. per lo svolgimento delle attività di cui al presente capo. Lo
stanziamento non potrà, comunque, essere inferiore alla somma totale degli
importi destinati alle spese di personale, di funzionamento e di attività di
ciascuna Azienda di promozione turistica costituita ai sensi della L.R. n.
9/1988, previsti dal bilancio di previsione della Regione per l’esercizio
finanziario 1995.
2. La somma di cui al comma 1, è erogata dalla Regione alla Provincia a cui
l’A.P.T. è funzionalmente collegata, con vincolo di destinazione.
3. La Regione, annualmente, in sede di approvazione del bilancio di previsione,
stanzia per le attività richiamate al comma 1 svolte dalle A.P.T., le somme
necessarie, calcolate secondo le modalità definite al comma 1 ed aumentate in
rapporto al tasso di inflazione programmata per l’anno di riferimento. La
Regione istituisce un apposito capitolo di spesa denominato «Finanziamenti per
le agenzie per il turismo per lo svolgimento delle attività di informazione e
promozione turistica locale».
4. Le A.P.T. provvedono alle spese di funzionamento e di attività anche
mediante:
a) contributi da parte delle province, dei comuni, di altri enti pubblici e di
privati, connessi all’esercizio dei compiti istituzionali svolti;
b) rendite e proventi patrimoniali di gestione;
c) finanziamenti e rimborsi della Regione Toscana e dell’Agenzia di promozione
economica di cui all’articolo 28 della L.R. n. 87/1998, in funzione di specifici
incarichi affidati (11);
d) proventi dei servizi erogati, corrispettivi, finanziamenti, contributi e
rimborsi da parte degli enti locali, di altri enti pubblici e di privati,
connessi all’esercizio di incarichi;
e) risorse derivanti dalla partecipazione a progetti regionali, nazionali e
comunitari;
f) ulteriori eventuali entrate.
————————
(10) Con D.Dirig. 15 novembre 2001, n. 7270 sono state assegnate, ai sensi del
presente articolo, le somme relative a residui da corrispondere, per l’anno
2001, con vincolo di destinazione a favore delle A.P.T.
(11) Lettera così modificata dall’art. 6, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 21
Poteri sostitutivi.
1. In caso di accertata inadempienza delle province nell’esercizio delle
funzioni conferite con la presente legge, si applicano le disposizioni di cui
all’articolo 6 della L.R. n. 87/1998.
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Art. 22
Riconoscimento delle associazioni pro-loco.
1. La Regione riconosce le associazioni pro-loco quali strumenti di promozione
dell’accoglienza turistica. A tal fine, le pro-loco cooperano con gli Enti
locali per:
a) la realizzazione di iniziative idonee a favorire la conoscenza, la tutela e
la valorizzazione delle risorse turistiche locali;
b) la realizzazione di iniziative idonee a favorire la promozione del patrimonio
artistico e delle tradizioni e cultura locali;
c) la realizzazione di iniziative atte a migliorare le condizioni di soggiorno,
dei turisti;
d) garantire migliori servizi di assistenza e informazione.
2. Presso le province sono istituiti gli albi provinciali delle associazioni
pro-loco.
3. La Regione, con il regolamento di attuazione, disciplina le modalità e le
condizioni per l’espletamento delle attività di cui al comma 1. Con lo stesso
regolamento, è disciplinata la tenuta dell’albo provinciale delle associazioni
Pro-loco.
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Art. 23
Norme transitorie.
1. Fino alla nomina dei direttori delle A.P.T., gli amministratori straordinari
ed i Collegi dei revisori delle Aziende di promozione turistica costituite ai
sensi della L.R. n. 9/1988, istituiti con legge regionale 18 novembre 1998, n.
84 «Scioglimento dei consigli di amministrazione delle Aziende di promozione
turistica di cui alla L.R. 23 novembre 1988, n. 9», svolgono le funzioni loro
attribuite dalla medesima L.R. n. 84/1998. A tali organi continuano ad essere
corrisposte le indennità di carica ed i rimborsi spese corrisposti alla data del
30 giugno 1999.
2. I dirigenti in servizio alla data di entrata in vigore della L.R. n. 54/1999
presso le agenzie di promozione turistica con la qualifica di direttore
conservano il diritto di optare per la permanenza nel ruolo della Regione,
qualora non siano nominati direttori delle A.P.T. Tale opzione deve essere
esercitata entro trenta giorni dalla nomina del direttore.
3. I rappresentanti delle Comunità montane entrano a far parte dei Comitati
turistici di indirizzo di cui all’articolo 17, a partire dal rinnovo dei
Comitati in carica alla data di entrata in vigore della presente legge.
————————

TITOLO II
Imprese turistiche
Capo I – Strutture ricettive alberghiere, campeggi e villaggi turistici
Sezione I – Disposizioni generali
Art. 24
Oggetto.
1. Il presente capo disciplina le seguenti strutture ricettive gestite per la
produzione e l’offerta al pubblico di servizi per l’ospitalità:
a) alberghi;
b) residenze turistico-alberghiere;
c) campeggi;
d) villaggi turistici;
e) aree di sosta;
f) parchi di vacanza.
2. Con il regolamento di attuazione, la Regione stabilisce i requisiti delle
strutture ricettive di cui al comma 1 e delle loro dipendenze e i criteri per la
loro classificazioni.
3. Il regolamento di cui al comma 2 determina caratteristiche tecniche e
specifiche modalità di esercizio delle strutture ricettive.
————————

Art. 25
Ripartizione delle competenze e informazioni.
1. Le funzioni amministrative di cui al presente capo sono esercitate dai
comuni. Le province esercitano le funzioni relative alla classificazione delle
strutture ricettive di cui al presente capo.
2. I comuni e le province sono tenute a fornirsi reciprocamente informazioni
circa le rispettive funzioni svolte in attuazione del presente capo.
————————

Sezione II – Definizione e caratteristiche delle strutture ricettive
Art. 26
Alberghi.
1. Sono alberghi le strutture ricettive, a gestione unitaria, aperte al pubblico
che, ubicate in uno o più stabili o parti di stabili, forniscono alloggio e
possono disporre di ristorante, bar e altri servizi accessori.
2. Possono assumere la denominazione di «motel» gli alberghi ubicati nelle
vicinanze di grandi vie di comunicazione o di porti e approdi turistici, i quali
risultino attrezzati per la sosta e l’assistenza delle autovetture e/o delle
imbarcazioni. Nei «motel» sono altresì assicurati i servizi di autorimessa,
rifornimento carburanti e riparazione.
3. Possono assumere la denominazione di «villaggio albergo» gli alberghi
caratterizzati dalla centralizzazione dei principali servizi in funzione di più
stabili facenti parte di un unico complesso e inseriti in un’area attrezzata per
il soggiorno e lo svago della clientela.
4. Negli alberghi è consentita la presenza di unità abitative, costituite da uno
o più locali e dotate di servizio autonomo di cucina, nel limite di una capacità
ricettiva non superiore al 40 per cento di quella complessiva dell’esercizio
(12).
————————
(12) Comma così modificato dall’art. 7, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 27
Residenze turistico-alberghiere.
1. Sono residenze turistico-alberghiere le strutture ricettive, a gestione
unitaria, aperte al pubblico, ubicate in uno o più stabili o parti di stabili,
che offrono alloggio in unità abitative arredate, costituite da uno o più locali
e dotate di servizio autonomo di cucina. Le residenze turistico-alberghiere
possono disporre di ristorante, bar e altri servizi accessori.
2. Nelle residenze turistico-alberghiere i clienti possono essere alloggiati
anche in camere, con o senza il vano soggiorno e senza il servizio autonomo di
cucina. La capacità ricettiva di tali locali non deve risultare superiore al 40
per cento di quella complessiva dell’esercizio (13).
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(13) Comma così modificato dall’art. 8, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 28
Dipendenze.
1. Salva l’ipotesi del «villaggio albergo» nel caso in cui l’attività ricettiva
di cui agli articoli 26 e 27 venga svolta in più stabili o parte di stabili,
viene definito «casa madre» lo stabile in cui, oltre ai locali destinati ad
alloggio per i clienti, sono ubicati i servizi di ricevimento e portineria
nonché gli altri servizi generali a disposizione della clientela. Gli altri
stabili sono definiti «dipendenze».
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Art. 29
Campeggi.
1. Sono campeggi le strutture ricettive a gestione unitaria, aperte al pubblico,
attrezzate su aree recintate per la sosta e il soggiorno di turisti provvisti,
di norma, di mezzi di pernottamento autonomi e mobili. I campeggi possono
altresì disporre di ristorante, bar e altri servizi accessori.
2. È consentita in non più del 40 per cento delle piazzole l’installazione di
strutture temporaneamente ancorate al suolo per l’intero periodo di permanenza
del campeggio nell’area autorizzata, allestite dal titolare o gestore e messe a
disposizione degli ospiti sprovvisti di mezzi propri di pernottamento.
3. Nei campeggi già esistenti al 5 dicembre 1997 o peri quali a tale data fosse
già stata presentata domanda di autorizzazione, è consentito mantenere la
presenza di un numero di piazzole, interessate da strutture allestite dal
titolare o gestore, fino a un massimo di trenta, ove già autorizzate.
4. Nei campeggi è consentito l’affitto di non più del 40 per cento delle
piazzole per l’intera durata del periodo di apertura della struttura (14).
————————
(14) Articolo così sostituito dall’art. 9, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il testo
originario era così formulato: «Art. 29. Campeggi. 1. Sono campeggi le strutture
ricettive, a gestione unitaria, aperte al pubblico, attrezzate su aree recintate
per la sosta e il soggiorno di turisti provvisti, di norma, di mezzi di
pernottamento autonomi e mobili. I campeggi possono altresì disporre di
ristorante, bar e altri servizi accessori.
2. È consentita in non più del venticinque per cento delle piazzole
l’installazione di strutture temporaneamente ancorate al suolo per l’intero
periodo di permanenza del campeggio nell’area autorizzata, allestite dal
titolare o gestore e messe a disposizione degli ospiti sprovvisti di mezzi
propri di pernottamento.
3. Nei campeggi con un numero di piazzole non superiore a centocinquanta la
quota percentuale di piazzole interessate da strutture allestite dal titolare o
gestore può raggiungere il trentacinque per cento.
4. In deroga a quanto disposto dal comma 3, nei campeggi già esistenti al 5
dicembre 1997, o per i quali a tale data fosse già stata presentata domanda di
autorizzazione, è consentito, comunque, mantenere la presenza di un numero di
piazzole, interessate da strutture allestite dal titolare o gestore, fino a un
massimo di trenta, ove già autorizzate.
5. Nei campeggi è consentito l’affitto di non più del quaranta per cento delle
piazzole per l’intera durata del periodo di apertura della struttura.».

Art. 30
Villaggi turistici.
1. Sono villaggi turistici le strutture ricettive, a gestione unitaria, aperte
al pubblico, attrezzate su aree recintate con strutture temporaneamente o
permanentemente ancorate al suolo allestite dal titolare o gestore e messe a
disposizione per la sosta e il soggiorno di turisti sprovvisti, di norma, di
mezzi autonomi di pernottamento. I villaggi turistici possono altresì disporre
di ristorante, bar e altri servizi accessori.
2. Nei villaggi turistici è consentita la presenza di piazzole utilizzabili da
clienti forniti di mezzi propri di pernottamento, purché in misura non superiore
al 40 per cento del numero complessivo delle piazzole (15).
3. [Nei villaggi turistici già esistenti alla data di entrata in vigore del
presente testo unico è consentito comunque mantenere la presenza di un numero di
piazzole, interessate da strutture allestite dal titolare o dal gestore, fino a
un massimo di trenta, ove già autorizzate] (16).
4. Nei villaggi turistici è consentito l’affitto di non più dei quaranta per
cento delle piazzole per l’intera durata del periodo di apertura della
struttura.
————————
(15) Comma così modificato dall’art. 10, comma 1, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
(16) Comma abrogato dall’art. 10, comma 2, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 31
Aree di sosta.
1. Sono aree di sosta le strutture ricettive, a gestione unitaria, aperte al
pubblico, che hanno un minimo di cinque e un massimo di cinquanta piazzole,
destinate alla sosta, per non più di settantadue ore, di turisti provvisti di
mezzi di pernottamento autonomo. Le aree di sosta possono disporre di bar e
spaccio al servizio delle sole persone ospitate.
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Art. 32
Parchi di vacanza.
1. Sono denominati parchi di vacanza i campeggi, a gestione unitaria, in cui è
praticato l’affitto della piazzola ad un unico equipaggio per l’intera durata
del periodo di apertura della struttura.
2. Nei parchi di vacanza è consentito, per non più del quaranta per cento delle
piazzole, l’affitto delle piazzole stesse per periodi inferiori a quelli di
apertura della struttura.
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Art. 33
Divieti di vendita e affitto.
1. Nei campeggi, nei villaggi turistici, nelle aree di sosta e nei parchi di
vacanza è vietata la vendita frazionata delle piazzole e delle strutture
ancorate al suolo che insistono sulla piazzola, ovvero l’affitto delle stesse
per periodi pluriennali o indeterminati.
————————

Sezione III – Procedura e criteri di classificazione (17)
Art. 34
Denuncia di inizio attività.
1. L’esercizio delle strutture ricettive di cui al presente capo è subordinato
alla denuncia di inizio attività al comune ove è ubicata la struttura,
attestante l’esistenza dei requisiti previsti dall’articolo 34-bis e dal
regolamento di cui all’articolo 158, e il rispetto della disciplina vigente in
materia di sicurezza, di igiene e sanità, urbanistica e edilizia.
2. La denuncia di inizio attività può riguardare anche la somministrazione di
alimenti e bevande agli alloggiati, agli ospiti delle persone alloggiate e a
coloro che sono ospitati nella struttura ricettiva in occasione di
manifestazioni e convegni organizzati, nonché la fornitura agli ospiti di
giornali e riviste, pellicole per uso fotografico e di registrazione
audiovisiva, cartoline e francobolli.
3. La denuncia può essere fatta da persone fisiche, enti, associazioni, società.
Nel caso in cui il denunciante non sia persona fisica è obbligatoria la
designazione di un gestore. Il titolare o il gestore possono nominare loro
rappresentanti purché in possesso dei requisiti di cui all’articolo 34-bis.
4. Il comune entro cinque giorni dal ricevimento trasmette alla provincia e
all’azienda unità sanitaria locale competenti copia della denuncia di inizio
attività e relative variazioni (18).
————————
(17) Rubrica così sostituita dall’art. 11, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il testo
originario era così formulato: «Autorizzazione all’esercizio e criteri di
classificazione».
(18) Articolo così sostituito dall’art. 12, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 34. Autorizzazione all’esercizio. 1.
L’esercizio delle strutture ricettive di cui al presente capo è subordinato alla
autorizzazione del Comune ove è ubicata la struttura. Per il rilascio
dell’autorizzazione, si applica il procedimento di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 20 ottobre 1998, n. 447 "Regolamento recante norme di
semplificazione dei procedimenti di autorizzazione per la realizzazione,
l’ampliamento, la ristrutturazione e la riconversione di impianti produttivi,
per l’esecuzione di opere interne ai fabbricati, nonché per la determinazione
delle aree destinate agli insediamenti produttivi, a norma dell’articolo 20,
comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59".
2. L’autorizzazione può essere rilasciata a persone fisiche, ad enti, ad
associazioni, a società. Nel caso in cui il richiedente non sia persona fisica è
obbligatoria la designazione di un gestore. Il titolare o il gestore possono
nominare loro rappresentanti purché in possesso dei requisiti di cui al comma 3.
In caso di società o di organismo collettivo i requisiti personali debbono
essere posseduti da tutti i soggetti per i quali è previsto l’accertamento
antimafia ai sensi dell’articolo 2, comma 3, del decreto del Presidente della
Repubblica 3 giugno 1998, n. 252 "Regolamento recante norme per la
semplificazione dei procedimenti relativi al rilascio delle comunicazioni e
delle informazioni antimafia".
3. Il rilascio dell’autorizzazione è subordinato al possesso:
a) dei requisiti previsti dagli articoli 11 e 92, del testo unico delle leggi di
pubblica sicurezza (T.U.L.P.S.) approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n.
773;
b) dell’iscrizione alla sezione speciale per le imprese turistiche del registro
esercenti il commercio (R.E.C.).
4. Il rilascio dell’autorizzazione è subordinato altresì all’esistenza, nella
struttura ricettiva da autorizzare, dei requisiti obbligatori previsti dal
regolamento di attuazione di cui all’articolo 24, comma 2, per il livello minimo
di classificazione.
5. L’autorizzazione all’esercizio può riguardare anche la somministrazione di
alimenti e bevande, nel rispetto delle normative statali vigenti.
6. L’avvenuto rilascio della autorizzazione all’esercizio di nuove strutture, le
modificazioni e le eventuali revoche, devono essere comunicati dal Comune alla
Provincia competente per territorio entro quindici giorni.
7. L’autorizzazione conserva validità fino a che non ricorrano le fattispecie di
sospensione o di revoca di cui all’articolo 41.
8. L’autorizzazione è reintestata, a seguito di morte del titolare, di cessione
o di affidamento in gestione dell’attività, ad altro soggetto in possesso dei
requisiti di cui al comma 3. La domanda di reintestazione è presentata, a pena
di decadenza, entro un anno dalla morte del titolare o entro sessanta giorni
dalla stipula dell’atto di cessione o di affidamento in gestione.
9. L’autorizzazione è reintestata, nel caso di morte del titolare, all’erede o
agli eredi che ne facciano domanda, purché abbiano nominato, con la maggioranza
di cui all’articolo 1105 del codice civile, un solo rappresentante per tutti i
rapporti giuridici con i terzi ovvero abbiano costituito una società. In ogni
caso l’erede o il rappresentante degli eredi, o i rappresentanti legali della
società devono possedere i requisiti di cui al comma 3, lettera a); gli eredi
non in possesso del requisito di cui al comma 3, lettera b), devono acquisirlo
entro il termine per la presentazione della domanda di reintestazione.».

Art. 34-bis
Requisiti.
1. Il titolare, il gestore e i loro rappresentanti sono in possesso dei
requisiti previsti dagli articoli 11 e 92 del testo unico delle leggi di
pubblica sicurezza (TULPS) approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.
2. In caso di società o di organismo collettivo i requisiti di cui al comma 1
sono posseduti da tutti i soggetti per i quali è previsto l’accertamento
antimafia ai sensi dell’articolo 2, comma 3, del D.P.R. 3 giugno 1998, n. 252
(Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti relativi al
rilascio delle comunicazioni e delle informazioni antimafia).
3. L’esercizio dell’attività è subordinato altresì all’esistenza, nella
struttura ricettiva, dei seguenti requisiti:
a) requisiti obbligatori previsti per il livello minimo di classificazione dal
regolamento di cui all’articolo 158;
b) superficie minima di 8 metri quadrati nelle camere con un posto letto; è
consentita la sistemazione temporanea di un letto supplementare per l’alloggio
di bambini di età non superiore a dodici anni;
c) superficie minima di 14 metri quadrati nelle camere con due posti letto, con
l’aggiunta di 6 metri quadrati per ogni ulteriore letto fino a un massimo di
due; è consentita la sistemazione temporanea di un letto supplementare per
l’alloggio di bambini di età non superiore a dodici anni;
d) altezza minima interna utile dei locali posti negli alberghi e nelle
residenze turistico-alberghiere, compresi i rapporti areoilluminanti, prevista
dalle norme e dai regolamenti igienico-edilizi comunali.
4. Sono fatte salve le autorizzazioni già rilasciate alla data di entrata in
vigore del presente testo unico in assenza dei requisiti di cui al comma 3,
lettere b), c) e d).
5. L’attività è esercitata nell’osservanza dei contratti collettivi nazionali di
lavoro e degli accordi sindacali siglati a livello territoriale (19).
————————
(19) Articolo aggiunto dall’art. 13, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 35
Classificazione.
1. Le strutture ricettive disciplinate dal presente capo possiedono le
caratteristiche e i requisiti specificati nel regolamento di cui all’articolo
158. In relazione alle caratteristiche delle strutture e dei servizi offerti,
sono classificati:
a) gli alberghi e le loro dipendenze con un numero di stelle variabile da uno a
cinque;
b) i campeggi e i parchi di vacanza con un numero di stelle variabile da uno a
quattro;
c) le residenze turistico-alberghiere, le loro dipendenze e i villaggi turistici
con un numero di stelle variabile da due a quattro.
2. La classificazione della struttura e le relative variazioni sono determinate
in base ad autocertificazione dell’interessato all’atto della denuncia di inizio
attività di cui all’articolo 34 (20).
————————
(20) Articolo così sostituito dall’art. 35, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 35. Classificazione. 1. Le strutture
ricettive disciplinate dal presente capo devono possedere le caratteristiche e i
requisiti specificati nel regolamento di attuazione. In relazione alle
caratteristiche delle strutture e dei servizi offerti, gli alberghi e le loro
dipendenze sono classificati dalla Provincia con un numero di stelle variabile
da uno a cinque, i campeggi e i parchi di vacanza sono classificati con un
numero di stelle variabili da uno a quattro, le residenze turistico-alberghiere,
le loro dipendenze e i villaggi turistici con un numero di stelle variabile da
due a quattro.».

Art. 36
Rettifica della classificazione.
1. La provincia in ogni momento verifica d’ufficio la sussistenza dei requisiti
della struttura ricettiva corrispondenti alla classificazione attribuita e,
qualora accerti che la struttura ricettiva possieda i requisiti di una
classificazione inferiore a quella in essere, con provvedimento motivato da
notificare all’interessato procede alla rettifica della classificazione. Il
provvedimento della provincia è trasmesso al comune (21).
————————
(21) Articolo così sostituito dall’art. 15, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 36. Revisione e rettifica della
classificazione. 1. Qualora si verifichino variazioni dei requisiti tali da
comportare un aggiornamento del livello di classificazione, il titolare o
gestore di una struttura ricettiva dichiara tale circostanza in occasione della
comunicazione dei prezzi e delle attrezzature alla Provincia; a tale
dichiarazione può allegare comunicazione di nuovi prezzi, secondo quanto
previsto all’articolo 76, comma 6. La Provincia entro sessanta giorni, verifica
il possesso dei nuovi requisiti. Qualora non venga comunicata entro tale termine
una richiesta di ulteriori elementi conoscitivi o notificato un provvedimento di
diniego, si intende attribuito il nuovo livello di classificazione richiesto. La
Provincia trasmette al Comune l’atto di attribuzione dell’eventuale nuovo
livello di classificazione.
2. La Provincia può procedere in ogni momento, anche d’ufficio, alla rettifica
della classificazione qualora accerti che una struttura ricettiva possiede i
requisiti di una classificazione inferiore a quella in essere. Il provvedimento
della Provincia è notificato all’interessato e trasmesso al Comune.».

Sezione IV – Norme particolari
Art. 37
Insediamenti occasionali
1. Non è soggetto alle disposizioni di cui al presente testo unico
l’insediamento occasionale di tende o di altri mezzi di soggiorno mobile.
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Art. 38
Autorizzazione per campeggi temporanei.
1. Il Comune può consentire, in aree pubbliche o private ove siano assicurati i
servizi generali indispensabili per garantire il rispetto delle norme
igienico-sanitarie, la salvaguardia della pubblica salute e dell’ambiente,
campeggi della durata massima di sessanta giorni:
a) per rispondere ad avvenimenti di carattere straordinario;
b) per le finalità educative, ricreative, sportive, culturali, sociali,
religiose delle associazioni ed organismi senza scopo di lucro.
2. Il Comune determina i criteri per il rilascio delle autorizzazioni di cui al
presente articolo.
2-bis. I campeggi temporanei non sono tenuti alla comunicazione dei prezzi (22).

————————
(22) Comma aggiunto dall’art. 16, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 39
Campeggi e villaggi turistici a gestione non lucrativa.
1. Gli enti, le associazioni, le cooperative e comunque tutti gli organismi
operanti senza scopo di lucro per il conseguimento di finalità sociali,
culturali, assistenziali, religiose, sportive, ricreative, possono organizzare e
gestire, al di fuori dei normali canali commerciali, campeggi o villaggi
turistici riservati ad ospitare esclusivamente i propri associati (23). Tali
disposizioni si applicano anche a enti ed aziende per il soggiorno dei propri
dipendenti e loro familiari.
2. Le strutture di cui al comma 1 non sono soggette a classificazione. Tali
strutture devono possedere almeno i requisiti previsti per i campeggi
classificati con una stella ovvero per i villaggi turistici classificati con due
stelle.
3. La denuncia di inizio attività per uno degli insediamenti di cui al comma 1
contiene l’indicazione dei fruitori abilitati all’utilizzazione della struttura
(24).
————————
(23) Periodo così modificato dall’art. 17, comma 1, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

(24) Comma così sostituito dall’art. 17, comma 2, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
Il testo originario era così formulato: «3. L’autorizzazione alla apertura di
uno degli insediamenti di cui al comma 1, deve contenere l’indicazione dei
fruitori abilitati alla utilizzazione della struttura.».

Sezione V – Vigilanza e sanzioni
Art. 40
Compiti di vigilanza e di controllo.
1. Le funzioni di vigilanza e di controllo sulla osservanza delle disposizioni
di cui al presente capo sono esercitate dal Comune e dalla Provincia nell’ambito
delle rispettive competenze.
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Art. 41
Cessazione dell’attività.
1. Qualora sia accertata la mancanza di alcuno dei requisiti obbligatori per il
livello minimo di classificazione previsto dal regolamento di cui all’articolo
158, il comune dispone la cessazione dell’attività, salvo che fissi un termine
entro il quale l’interessato provveda a conformare l’attività stessa alla
normativa vigente.
2. Il provvedimento di cessazione di cui al comma 1 si applica anche nel caso in
cui il titolare o il gestore di una delle strutture ricettive di cui al presente
capo non abbia consentito agli enti competenti gli accertamenti ai fini della
verifica della sussistenza dei requisiti.
3. Il comune dispone la cessazione dell’attività altresì qualora venga meno
alcuno dei requisiti previsti dalla legge per il titolare o gestore (25).
————————
(25) Articolo così sostituito dall’art. 18, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 41. Sospensione e revoca della
autorizzazione. 1. Qualora sia accertata la mancanza di alcuno dei requisiti
obbligatori per il livello minimo di classificazione previsto dal regolamento di
attuazione, il Comune sospende l’autorizzazione all’esercizio per un periodo non
superiore a sei mesi se, a seguito di diffida, non si sia ottemperato entro il
termine fissato nella diffida dal Comune.
2. Il provvedimento di sospensione di cui al comma 1, si applica anche nel caso
in cui il titolare o il gestore di una delle strutture ricettive di cui al
presente capo non abbia consentito agli enti competenti gli accertamenti ai fini
della verifica della sussistenza dei requisiti.
3. L’autorizzazione all’esercizio di una delle strutture ricettive disciplinate
dalla presente legge è revocata:
a) qualora, alla scadenza del periodo di sospensione di cui al comma 1, non si
sia provveduto ad adempiere a quanto previsto nella diffida o non si sia
consentito l’accertamento;
b) qualora venga meno alcuno dei requisiti soggettivi previsti dalla legge per
il titolare o gestore della autorizzazione.».

Art. 42
Sanzioni amministrative.
1. Chi gestisce una delle strutture ricettive disciplinate dal presente capo
senza aver effettuato la denuncia di inizio attività o è sprovvisto
dell’autorizzazione di cui all’articolo 38 è soggetto alla sanzione
amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.600,00 euro.
2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.800,00
euro:
a) chi contravvenga a quanto previsto dai seguenti articoli:
1) articolo 29, commi 2, 3, 4;
2) articolo 30, commi 2 e 3;
3) articolo 32, comma 2;
4) articolo 33;
5) articolo 44, comma 1;
b) chi non fornisce i servizi previsti per il tipo di classificazione.
3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.800,00
euro:
a) chi pubblicizzi, mediante qualsiasi mezzo, un livello di classificazione
della propria struttura superiore a quello posseduto;
b) chi, essendosi verificate le condizioni per una classificazione a livelli
inferiori della propria struttura, ometta di dichiarare tale circostanza in
occasione della comunicazione annuale dei prezzi ai sensi del titolo II, capo
IV;
c) chi doti i locali e gli spazi destinati all’alloggio dei clienti con un
numero di posti superiore a quello comunicato con la denuncia di inizio
attività.
4. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00
euro chi violi gli obblighi di cui al presente capo o della corrispondente parte
del regolamento di attuazione non altrimenti sanzionati.
5. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo
nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate (26).
————————
(26) Articolo così sostituito dall’art. 19, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 42. Sanzioni amministrative. 1. Chi
gestisce una delle strutture ricettive disciplinate dal presente capo sprovvisto
della relativa autorizzazione è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria
da lire 1.000.000 (516,46 euro) a lire 6.000.000 (3098,74 euro).
2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 500.000 (258,23
euro) a lire 3.000.000 (1549,37 euro) chi contravvenga a quanto previsto:
a) dall’articolo 29, commi 2, 3, 4 e 5;
b) dall’articolo 30 commi 2 e 3;
c) dall’articolo 32, comma 2;
d) dall’articolo 33;
e) dall’articolo 44, comma 1.
3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 500.000 (258,23
euro) a lire 3.000.000 (1549,37 euro):
a) chi pubblicizzi mediante qualsiasi mezzo, un livello di classificazione della
propria struttura superiore a quello attribuito;
b) chi, essendosi verificate le condizioni per una classificazione a livelli
inferiori della propria struttura, ometta di dichiarare tale circostanza in
occasione della comunicazione annuale dei prezzi ai sensi del titolo II capo IV,

c) chi doti i locali e gli spazi destinati all’alloggio dei clienti con un
numero di posti superiore a quello autorizzato.
4. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo,
nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.».

Sezione VI – Norme transitorie
Art. 43
Norma transitoria per i campeggi e villaggi turistici.
1. I campeggi e i villaggi turistici già autorizzati in deroga, ai sensi
dell’art. 25, commi 4 e 5, della legge regionale 29 ottobre 1981, n. 79
«Disciplina e classificazione dei campeggi e dei villaggi turistici», che si
trovino nell’impossibilità tecnica dell’adeguamento ai requisiti stabiliti dal
presente testo unico e dal relativo regolamento di attuazione, mantengono la
classificazione già attribuita fino al 31 dicembre 2008.
2. I campeggi e i villaggi turistici già autorizzati alla data dell’entrata in
vigore della legge regionale 12 novembre 1997, n. 83 «Nuove norme in materia di
disciplina e classificazione delle strutture ricettive» devono adeguare le
proprie strutture e i propri servizi alle disposizioni previste dal regolamento
di attuazione della stessa legge o dal regolamento di attuazione del presente
testo unico entro e non oltre il 31 dicembre 2000 e fino a tale data possono
mantenere la classificazione in essere.
————————

Art. 44
Norma transitoria per i campeggi stanziali.
1. I campeggi di cui alla legge regionale n. 83/1997, nei quali è praticato, in
più del 55% delle piazzole, l’affitto ad un unico equipaggio per l’intera durata
dell’intero periodo di apertura della struttura e che ne abbiano dato regolare
comunicazione al Comune, possono mantenere la denominazione aggiuntiva di
"stanziale", con l’obbligo di pubblicizzazione anche nelle insegne di tale
condizione, dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2000.
2. Entro il 31 dicembre 2000, i campeggi di cui al comma 1 possono chiedere al
Comune il rilascio dell’autorizzazione all’esercizio di «parco di vacanza». Il
Comune decide sull’accoglimento delle domande entro sessanta giorni.
————————

Capo II – Altre strutture ricettive
Sezione I – Disposizioni generali
Art. 45
Oggetto.
1. Il presente capo disciplina le seguenti strutture ricettive gestite per la
produzione e l’offerta al pubblico di servizi per l’ospitalità:
a) strutture ricettive extra-alberghiere per la ospitalità collettiva:
1) case per ferie;
2) ostelli per la gioventù;
3) rifugi alpini;
4) bivacchi fissi;
5) rifugi escursionistici;
b) strutture ricettive extra – alberghiere con le caratteristiche della
civile-abitazione:
1) esercizi di affittacamere,
2) case e appartamenti per vacanze;
3) residenze d’epoca;
c) residence.
2. Con il regolamento di attuazione, la Regione stabilisce i requisiti delle
strutture ricettive di cui al comma 1.
————————

Art. 46
Ripartizione delle competenze e informazioni.
1. Le funzioni amministrative di cui al presente capo sono esercitate dai
comuni. Le province esercitano le funzioni amministrative relative alla
classificazione dei residence.
2. I comuni e le province sono tenuti a scambiarsi informazioni circa lo
svolgimento delle rispettive funzioni in attuazione del presente capo.
————————

Sezione II – Definizioni e caratteristiche delle strutture ricettive
extra-alberghiere per l’ospitalità collettiva
Art. 47
Case per ferie e rifugi escursionistici.
1. Sono case per ferie le strutture ricettive attrezzate per il soggiorno
temporaneo, anche in forma autogestita, di persone o gruppi gestite al di fuori
di normali canali commerciali, dai soggetti di cui all’articolo 51. Le case per
ferie gestite da privati possono ospitare esclusivamente le categorie di persone
indicate nella denuncia di inizio attività, come previsto dall’articolo 53 (27).
2. Le strutture ricettive che possiedono i requisiti igienico-sanitari delle
case per ferie, idonee a offrire ospitalità e ristoro ad escursionisti in luoghi
collegati direttamente alla viabilità pubblica, anche in prossimità di centri
abitati, possono assumere la denominazione di rifugi escursionistici.
————————
(27) Periodo così modificato dall’art. 20, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 48
Ostelli per la gioventù.
1. Sono ostelli per la gioventù le strutture ricettive attrezzate
prevalentemente per il soggiorno ed il pernottamento dei giovani e dei loro
accompagnatori.
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Art. 49
Rifugi alpini.
1. Sono rifugi alpini i locali idonei ad offrire ospitalità e ristoro ad
escursionisti in zone ubicate in luoghi favorevoli ad ascensioni raggiungibili a
piedi e non collegate direttamente alla viabilità pubblica.
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Art. 50
Bivacchi fissi.
1. I locali di alta montagna e di difficile accesso, allestiti con un minimo di
attrezzature per il riparo degli alpinisti sono denominati bivacchi fissi.
2. I bivacchi fissi sono incustoditi e aperti in permanenza.
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Art. 51
Soggetti legittimati alla gestione.
1. Le strutture ricettive di cui alla presente sezione possono essere gestite da
privati, soggetti pubblici, associazioni ed enti che operano senza scopo di
lucro per il conseguimento di finalità sociali, culturali, assistenziali,
religiose, sportive e ricreative.
2. Nel caso in cui il titolare non sia persona fisica è obbligatoria la
designazione di un gestore. Il titolare o il gestore possono nominare loro
rappresentanti purché in possesso degli stessi requisiti personali richiesti al
titolare o gestore. In caso di società o di organismo collettivo i requisiti
personali debbono essere posseduti da tutti i soggetti per i quali è previsto
l’accertamento antimafia ai sensi dell’articolo 2, comma 3, del D.P.R. n.
252/1998.
3. Nel caso di gestione da parte di associazioni, l’attività può essere
esercitata solo nei confronti dei soci, fatta eccezione per i rifugi alpini.
4. [L'esercizio in forma di impresa dell'attività di gestione delle strutture
ricettive di cui alla presente sezione è soggetto al possesso dell'iscrizione
nella sezione speciale del Registro esercenti il commercio (R.E.C.)] (28).
————————
(28) Comma abrogato dall’art. 21, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 52
Procedura per lo svolgimento delle attività previste nella sezione II.
1. L’esercizio delle strutture ricettive di cui alla presente sezione è
subordinato alla denuncia di inizio attività al comune ove è ubicata la
struttura attestante l’esistenza dei requisiti previsti dall’articolo 34-bis,
commi 1, 2 e 5, e dal regolamento di cui all’articolo 158, nonché il rispetto
della disciplina vigente in materia di sicurezza e di igiene e sanità.
2. La denuncia di inizio attività può riguardare anche la somministrazione di
alimenti e bevande agli alloggiati e agli ospiti delle persone alloggiate.
3. Per la denuncia di inizio attività si applicano le disposizioni di cui
all’articolo 34, commi 3 e 4.
4. È consentita la sistemazione temporanea di un letto supplementare per
l’alloggio di bambini di età non superiore a dodici anni (29).
————————
(29) Articolo così sostituito dall’art. 22, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 52. Obblighi amministrativi per lo
svolgimento delle attività previste nella sezione seconda. 1. Salvo il caso dei
bivacchi fissi, l’esercizio dell’attività ricettiva nelle strutture di cui alla
presente sezione è subordinato alla autorizzazione del Comune ove è ubicata la
struttura. Per il rilascio dell’autorizzazione si applica il procedimento di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n. 447 "Regolamento
recante norme di semplificazione dei procedimenti di autorizzazione per la
realizzazione, l’ampliamento, la ristrutturazione e la riconversione di impianti
produttivi, per l’esecuzione di opere interne ai fabbricati, nonché per la
determinazione delle aree destinate agli insediamenti produttivi, a norma
dell’articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59".
2. Il rilascio dell’autorizzazione è subordinato al possesso:
a) dei requisiti previsti dagli articoli 11 e 92, del T.U.L.P.S. approvato con
R.D. n. 773/1931;
b) dell’iscrizione alla sezione speciale per le imprese turistiche del Registro
esercenti il commercio (R.E.C.), qualora l’attività sia esercitata in forma di
impresa.
3. L’autorizzazione all’esercizio può comprendere anche la somministrazione di
alimenti e bevande, nel rispetto delle normative statali vigenti.
4. L’autorizzazione conserva validità fino a che non ricorrano le fattispecie di
sospensione e di revoca di cui all’articolo 67.
5. All’autorizzazione di cui al presente articolo si applicano le disposizioni
di cui all’articolo 34, commi 8 e 9.».

Art. 53
Norme particolari per la denuncia di inizio attività di case per ferie, rifugi e
bivacchi.
1. Per le case per ferie, la denuncia di inizio attività individua i soggetti
cui la struttura è destinata.
2. Per i rifugi, qualora trattasi di rifugi con custodia, all’atto della
denuncia di inizio attività è indicato il nominativo del custode, che, qualora
non coincida con il gestore stesso, sottoscrive la denuncia di inizio attività
per accettazione.
3. Chiunque intenda attivare un bivacco fisso ne dà comunicazione al comune,
specificandone l’ubicazione (30).
————————
(30) Articolo così sostituito dall’art. 23, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 53. Norme particolari per
l’autorizzazione di case per ferie, rifugi e bivacchi. 1. Per le case per ferie,
l’autorizzazione individua i soggetti cui la struttura è destinata.
2. Per i rifugi, qualora trattasi di rifugi con custodia, all’atto della
richiesta di apertura deve essere indicato il nominativo del custode, che,
qualora non coincida con il gestore stesso, deve sottoscrivere la domanda per
accettazione.
3. Chiunque intenda attivare un bivacco fisso deve darne comunicazione al Comune
competente per territorio, specificandone l’ubicazione.».

Sezione III – Definizione e caratteristiche delle strutture ricettive
extra-alberghiere con le caratteristiche della civile abitazione
Art. 54
Requisiti.
1. I locali destinati alle attività ricettive di cui alla presente sezione
devono possedere i requisiti strutturali ed igienico-edilizi previsti per le
case di civile abitazione, nonché quelli previsti dal regolamento di attuazione
del presente capo.
2. L’utilizzo delle abitazioni per le attività di cui alla presente sezione non
comporta modifica di destinazione d’uso degli edifici ai fini urbanistici.
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Art. 55
Affittacamere.
1. Sono esercizi di affittacamere le strutture composte da non più di sei camere
per clienti, con una capacità ricettiva non superiore a dodici posti letto,
ubicate nello stesso appartamento, nelle quali sono forniti alloggio e,
eventualmente, servizi complementari.
2. Gli affittacamere possono somministrare, limitatamente alle persone
alloggiate, alimenti e bevande. Gli affittacamere che oltre all’alloggio
somministrano la prima colazione possono assumere la denominazione di "bed &
breakfast" (31).
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(31) Articolo così sostituito dall’art. 24, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 55. Affittacamere. 1. Sono esercizi
di affittacamere le strutture composte da non più di sei camere per clienti, con
una capacità ricettiva non superiore a dodici posti letto, ubicate in non più di
due appartamenti ammobiliati in uno stesso stabile, nelle quali sono forniti
alloggio e, eventualmente, servizi complementari.
2. Gli affittacamere possono somministrare, limitatamente alle persone
alloggiate, alimenti e bevande.».

Art. 56
Case e appartamenti per vacanze.
1. Sono case e appartamenti per vacanze le unità abitative composte da uno o più
locali arredati e dotate di servizi igienici e di cucina autonoma, gestite
unitariamente in forma imprenditoriale per l’affitto ai turisti, senza offerta
di servizi centralizzati (32).
2. Nella gestione delle case e appartamenti per vacanze devono essere assicurati
i servizi essenziali per il soggiorno degli ospiti come definiti nel regolamento
di attuazione.
3. La gestione di case e appartamenti per vacanze non può comunque comprendere
la somministrazione di cibi e bevande e l’offerta di altri servizi centralizzati
caratteristici delle aziende alberghiere.
4. Agli effetti del presente testo unico si considera gestione di case e
appartamenti per vacanze la gestione non occasionale e organizzata di una o più
case o appartamenti ad uso turistico (33).
————————
(32) Comma così sostituito dall’art. 25, comma 1, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
Il testo originario era così formulato: «1. Sono case e appartamenti per vacanze
le unità abitative composte da uno o più locali arredati e dotate di servizi
igienici e di cucina autonoma gestite unitariamente in forma imprenditoriale per
l’affitto ai turisti, senza offerta di servizi centralizzati, nel corso di una o
più stagioni con contratti aventi validità non superiore a tre mesi
consecutivi.».
(33) Comma così modificato dall’art. 25, comma 2, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 57
Locazioni ad uso turistico.
Non sono soggette alle disposizioni della presente legge le locazioni concluse
ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera c) della legge 9 dicembre 1998, n.
431 «Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili ad uso abitativo».

————————

Art. 58
Residenze d’epoca.
1. Sono residenze d’epoca le strutture ricettive ubicate in complessi
immobiliari di particolare pregio storico-architettonico assoggettati ai vincoli
previsti dal decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni
culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della L. 6 luglio 2002, n.
137), che offrono alloggio in camere e unità abitative, con o senza servizio
autonomo di cucina, con il limite di venticinque posti letto (34).
2. Nelle residenze d’epoca possono essere somministrati alimenti e bevande nel
rispetto delle normative statali vigenti.
3. I servizi minimi offerti dalle residenze d’epoca sono quelli degli
affittacamere e delle case e appartamenti per vacanze.
4. Gli alberghi e le residenze turistico-alberghiere di cui agli articoli 26 e
27, nonché gli alloggi agrituristici di cui alla legge regionale 23 giugno 2003,
n. 30 (Disciplina delle attività agrituristiche in Toscana), che rispondono ai
requisiti di cui al comma 1 relativamente al pregio storico-architettonico,
possono assumere la denominazione di «residenze d’epoca», mantenendo gli
obblighi amministrativi previsti per gli alberghi, le residenze
turistico-alberghiere e gli alloggi agrituristici (35).
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(34) Comma così modificato dall’art. 26, comma 1, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
(35) Comma così modificato dall’art. 26, comma 2, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 59
Disposizioni concernenti i soggetti gestori.
1. È obbligatoria la designazione di un gestore nel caso in cui il titolare
della struttura non sia persona fisica. Il titolare o il gestore possono
nominare loro rappresentanti purché in possesso degli stessi requisiti personali
richiesti al titolare o gestore.
2. [L'esercizio in forma di impresa dell'attività di gestione delle strutture
ricettive di cui alla presente sezione è soggetto al possesso dell'iscrizione
nella sezione speciale del Registro esercenti il commercio (R.E.C.)] (36).
————————
(36) Comma abrogato dall’art. 27, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 60
Obblighi amministrativi per lo svolgimento delle attività previste nella sezione
terza.
1. L’esercizio delle attività ricettive di cui alla presente sezione è
subordinato alla presentazione al Comune in cui si intende svolgere l’attività
di una denuncia di inizio della stessa ai sensi degli articoli 58 e seguenti
della legge regionale 20 gennaio 1995, n. 9 «Disposizioni in materia di
procedimento amministrativo e di accesso agli atti» attestante l’esistenza dei
requisiti soggettivi e della struttura previsti dalla presente legge.
2. A tal fine il denunciante deve indicare:
a) generalità e denominazione del denunciante;
b) generalità dell’eventuale rappresentante legale;
c) il possesso dei requisiti previsti dagli articoli 11 e 92 del T.U.L.P.S.
approvato con R.D. n. 773/1931 e successive modificazioni; in caso di nomina di
un rappresentante legale i requisiti devono essere posseduti anche da
quest’ultimo;
d) [possesso di iscrizione alla sezione speciale del Registro esercenti il
commercio (R.E.C.), qualora l'attività sia esercitata in forma di impresa] (37);

e) l’esistenza nelle strutture dei requisiti previsti per le case di civile
abitazione.
3. [Nelle residenze d'epoca con un numero di posti letto superiore a dodici e in
cui si intenda somministrare pasti agli ospiti, l'attività è soggetta ad
autorizzazione con il procedimento di cui al D.P.R. n. 447/1998] (38).
4. La denuncia deve contenere le seguenti informazioni relative alla struttura e
ai servizi offerti:
a) ubicazione e caratteristiche;
b) servizi offerti;
c) numero dei posti letto e delle unità abitative;
d) servizi igienici a disposizione degli ospiti;
e) periodi di apertura.
5. Chi gestisce una delle strutture ricettive di cui alla presente sezione è
inoltre tenuto a comunicare al Comune ogni variazione del numero e delle
caratteristiche delle case e degli appartamenti di cui dispone per la gestione.
————————
(37) Lettera abrogata dall’art. 28, comma 1, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
(38) Comma abrogato dall’art. 28, comma 2, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 61
Esercizio non professionale dell’attività di affittacamere.
1. Coloro che esercitano, non professionalmente, l’attività di affittacamere
nella casa ove hanno la propria residenza e domicilio sono esonerati dalla
presentazione della comunicazione dei prezzi di cui all’articolo 75 (39).
2. I soggetti di cui al comma 1 sono tenuti comunque alla denuncia di cui
all’articolo 60.
————————
(39) Comma così sostituito dall’art. 29, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il testo
originario era così formulato: «1. Coloro che esercitano, non professionalmente,
l’attività di affittacamere nella casa ove hanno la propria residenza e
domicilio sono esonerati, oltre che dall’iscrizione nella sezione speciale per
gli esercenti l’attività ricettiva istituito dall’articolo 5 della legge n.
217/1983, dalla presentazione della comunicazione dei prezzi di cui all’articolo
75.».

Sezione IV – Definizione e caratteristiche dei residence
Art. 62
Residence.
1. Sono residence le strutture ricettive costituite da almeno sette unità
abitative mono o plurilocali, aventi i requisiti igienico-edilizi previsti per
le case di civile abitazione, ciascuna arredata, corredata e dotata di servizi
igienici e di cucina, gestite unitariamente in forma imprenditoriale per fornire
alloggio e servizi, anche centralizzati.
2. Le unità immobiliari devono essere ubicate in stabili a corpo unico od a più
corpi.
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Art. 63
Classificazione e revisione della classificazione.
1. I residence sono classificati con un numero di chiavi variabili da due a
quattro sulla base della tabella di classificazione ad essi relativa prevista
nel regolamento di cui all’articolo 158.
2. La classificazione della struttura e le relative variazioni sono determinate
in base ad autocertificazione dell’interessato.
3. La provincia in ogni momento verifica d’ufficio la sussistenza dei requisiti
della struttura ricettiva corrispondenti alla classificazione posseduta e,
qualora accerti che la struttura ricettiva possieda i requisiti di una
classificazione inferiore a quella in essere, con provvedimento motivato da
notificare all’interessato procede alla rettifica della classificazione. Il
provvedimento della provincia è trasmesso al comune (40).
————————
(40) Articolo così sostituito dall’art. 30, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 63. Classificazione e revisione della
classificazione. 1. I residence sono classificati dalla Provincia in tre
categorie sulla base della tabella di classificazione ad essi relativa prevista
nel regolamento di attuazione.
2. Qualora si verifichino variazioni dei requisiti tali da comportare un
aggiornamento del livello di classificazione, il titolare o gestore del
residence dichiara tale circostanza in occasione della comunicazione dei prezzi
e delle attrezzature alla Provincia. La Provincia entro sessanta giorni verifica
il possesso dei nuovi requisiti. Qualora non venga comunicata entro tale termine
una richiesta di ulteriori elementi conoscitivi o notificato un provvedimento di
diniego, si intende attribuito il nuovo livello di classificazione richiesto. La
Provincia trasmette al Comune l’atto di attribuzione dell’eventuale nuovo
livello di classificazione.
3. La Provincia può procedere in ogni momento, anche d’ufficio, alla rettifica
della classificazione qualora accerti che una struttura ricettiva possiede i
requisiti di una classificazione inferiore a quella in essere. Il provvedimento
della Provincia è notificato all’interessato e trasmesso al Comune.».

Art. 64
Procedura per lo svolgimento dell’attività.
1. L’esercizio delle strutture ricettive di cui alla presente sezione è
subordinato alla denuncia di inizio attività al comune ove è ubicata la
struttura attestante l’esistenza dei requisiti previsti dall’articolo 34-bis,
commi 1, 2 e 5, e dal regolamento di cui all’articolo 158, nonché il rispetto
della disciplina vigente in materia di sicurezza e di igiene e sanità.
2. La gestione di residence può comprendere la somministrazione di bevande.
3. Per la denuncia di inizio attività si applicano le disposizioni di cui
all’articolo 34, commi 3 e 4.
4. È consentita la sistemazione temporanea di un letto supplementare per
l’alloggio di bambini di età non superiore a dodici anni (41).
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(41) Articolo così sostituito dall’art. 31, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 64. Obblighi amministrativi per lo
svolgimento dell’attività. 1. L’esercizio dell’attività ricettiva di residence è
subordinato alla autorizzazione del Comune ove è ubicata la struttura. Per il
rilascio dell’autorizzazione si applica il procedimento di cui al D.P.R. n.
447/1998.
2. Il rilascio dell’autorizzazione è subordinato al possesso:
a) dei requisiti previsti dagli articoli 11 e 92, del T.U.L.P.S. approvato con
R.D. n. 773/1931;
b) dell’iscrizione alla sezione speciale per le imprese turistiche del Registro
esercenti il commercio (R.E.C.).
3. La gestione di residence può comprendere la sola somministrazione di bevande.

4. L’autorizzazione conserva validità fino a che non ricorrano le fattispecie di
sospensione o di revoca di cui all’articolo 67.
5. All’autorizzazione di cui al presente articolo si applicano le disposizioni
di cui all’articolo 34, commi 8 e 9.».

Sezione V – Uso occasionale a fini ricettivi
Art. 65
Uso occasionale di immobili a fini ricettivi.
1. È consentito, previo nulla osta del Comune e per periodi non superiori a
sessanta giorni complessivi nell’arco dell’anno solare, l’uso occasionale di
immobili non destinati abitualmente a ricettività collettiva, da parte di
soggetti pubblici o delle associazioni ed enti che operano senza scopo di lucro
per il conseguimento di finalità sociali, culturali, assistenziali, religiose,
sportive e ricreative.
2. Il Comune concede il nulla osta limitatamente al periodo di utilizzo dopo
aver accertato la presenza dei requisiti igienico-sanitari e di sicurezza in
relazione al numero degli utenti e al tipo di attività. Al rilascio del nulla
osta si applica la procedura del silenzio assenso di cui all’articolo 61 della
L.R. n. 9/1995.
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Sezione VI – Vigilanza e sanzioni
Art. 66
Compiti di vigilanza e controllo.
1. Le funzioni di vigilanza e di controllo sulla osservanza delle disposizioni
di cui al presente capo sono esercitate dal Comune e dalla Provincia nell’ambito
delle rispettive competenze.
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Art. 67
Cessazione dell’attività.
1. Qualora sia accertata la mancanza di alcuno dei requisiti obbligatori per il
livello minimo di classificazione previsto dal regolamento di cui all’articolo
158, il comune dispone la cessazione dell’attività, salvo che fissi un termine
entro il quale l’interessato provveda a conformare l’attività stessa alla
normativa vigente.
2. Il provvedimento di cessazione di cui al comma 1 si applica anche nel caso in
cui il titolare o il gestore di una delle strutture ricettive di cui al presente
capo non abbia consentito agli enti competenti gli accertamenti ai fini della
verifica della sussistenza dei requisiti.
3. Il comune dispone la cessazione dell’attività altresì qualora venga meno
alcuno dei requisiti previsti dalla legge per il titolare o gestore (42).
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(42) Articolo così sostituito dall’art. 32, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 67. Sospensione e revoca. 1. Qualora
sia accertata la mancanza di alcuno dei requisiti obbligatori delle strutture
individuati dal regolamento di attuazione, il Comune sospende l’autorizzazione
di cui alle sezioni seconda e quarta, e l’attività di cui alla sezione terza,
per un periodo non superiore a sei mesi, se, a seguito di diffida, non si sia
ottemperato entro il termine fissato nella diffida.
2. Il provvedimento di sospensione di cui al comma 1, si applica anche nel caso
in cui il titolare o il gestore di una delle strutture ricettive di cui al
presente capo non abbia consentito agli enti competenti gli accertamenti ai fini
della verifica della sussistenza dei requisiti.
3. Il Comune revoca l’autorizzazione di cui alle sezioni II e IV e inibisce la
prosecuzione dell’attività di cui alla sezione III qualora:
a) alla scadenza del periodo di sospensione di cui al comma 1 non si sia
adempiuto a quanto previsto nella diffida o non si sia consentito
l’accertamento;
b) venga meno uno dei requisiti soggettivi previsti dalla legge per l’esercizio
delle attività di cui al presente capo.
4. Le modificazioni e le eventuali sospensioni e revoche, devono essere
comunicate dal Comune alla Provincia competente per territorio entro quindici
giorni.».

Art. 68
Sanzioni amministrative.
1. Chi gestisce una delle strutture disciplinate al presente capo senza aver
provveduto alla denuncia di inizio attività è soggetto alla sanzione
amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.600,00 euro.
2. Il superamento della capacità ricettiva consentita, fatto salvo il caso di
stato di necessità per i rifugi alpini, comporta la sanzione amministrativa
pecuniaria da 300,00 euro a 1.800,00 euro.
3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00
euro:
a) chi ospita all’interno della struttura ricettiva soggetti diversi da quelli
indicati nella denuncia di inizio attività;
b) chi non fornisce i servizi previsti per il tipo di classificazione, ove
prevista.
4. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00
euro chi violi gli obblighi di cui al presente capo o della corrispondente parte
del regolamento di cui all’articolo 158 non altrimenti sanzionati.
5. Chi somministra alimenti e bevande in violazione delle prescrizioni del
presente capo è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro
a 600,00 euro.
6. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.800,00
euro:
a) chi pubblicizza, con qualunque mezzo, un livello di classificazione di
residence superiore a quello posseduto;
b) chi non fornisce i servizi previsti dalla legge e dal regolamento di cui
all’articolo 158 per il tipo di struttura.
7. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo
nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate (43).
————————
(43) Articolo così sostituito dall’art. 33, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 68. Sanzioni amministrative. 1. Chi
gestisce una delle strutture disciplinate al presente capo sprovvisto
dell’autorizzazione o senza aver provveduto alla denuncia di inizio della
attività è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da
lire 1.000.000 (516,46 euro) a lire 6.000.000 (3098,74 euro).
2. Il superamento della capacità ricettiva consentita, fatto salvo il caso di
stato di necessità per i rifugi alpini, comporta la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da lire 500.000 (258,23 euro) a lire 31.000.000 (1549,37
euro).
3. Chi ospita all’interno delle case per ferie soggetti diversi da quelli
previsti nell’autorizzazione di cui all’articolo 52 è soggetto alla sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da lire 250.000 (129,11 euro) a lire
600.000 (309,87 euro).
4. Chi somministra alimenti e bevande in violazione delle prescrizioni del
presente capo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma
da lire 200.000 (103,29 euro) a lire 1.000.000 (516,46 euro).
5. È soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire
500.000 (258,23 euro) a lire 3.000.000 (1.549,337 euro):
a) chi pubblicizza con qualunque mezzo, un livello di classificazione di
residence superiore a quello attribuito;
b) chi non fornisce i servizi previsti dalla legge e dal regolamento per il tipo
di struttura.
6. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo
nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.».

Capo III – Stabilimenti balneari
Art. 69
Stabilimenti balneari.
1. Sono stabilimenti balneari le strutture poste sulla riva del mare, di laghi o
di fiumi attrezzate per la balneazione con cabine, spogliatoi, servizi igienici
e docce.
2. Gli stabilimenti balneari possono altresì essere dotati di altri impianti e
attrezzature per la somministrazione di alimenti e bevande e per l’esercizio
delle attività connesse alla balneazione, come le cure elioterapiche e termali,
le attività sportive e la ricreazione, purché in possesso delle relative
autorizzazioni.
3. Il comune nel proprio regolamento, sentita l’azienda unità sanitaria locale,
determina le deroghe, per eccezionali esigenze ambientali e morfologiche, ai
requisiti fissati per gli stabilimenti dal regolamento di cui all’articolo 158
(44).
————————
(44) Comma così sostituito dall’art. 34, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il testo
originario era così formulato: «3. Gli stabilimenti sono classificati con un
numero di stelle marine da uno a tre in relazione ai requisiti fissati nel
regolamento di attuazione. Si applicano a tal fine gli articoli 35 e 36.».

Art. 70
Obblighi amministrativi.
1. L’apertura di stabilimenti balneari è soggetta a denuncia di inizio attività
da parte dell’interessato al comune.
2. Il comune trasmette, entro cinque giorni, alla provincia e all’azienda unità
sanitaria locale copia della denuncia di inizio attività (45).
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(45) Articolo così sostituito dall’art. 35, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 70. Obblighi amministrativi. 1.
L’apertura di stabilimenti balneari è soggetta ad autorizzazione secondo quanto
stabilito nel regolamento di attuazione.
2. Le funzioni amministrative di cui al presente capo sono esercitate dai
comuni. Le province esercitano le funzioni amministrative relative alla
classificazione degli stabilimenti balneari.
3. Comuni e province sono tenuti a fornirsi reciprocamente informazioni
concernenti lo svolgimento delle rispettive funzioni.».

Art. 71
Compiti di vigilanza e controllo.
1. Le funzioni di vigilanza e di controllo sull’osservanza delle disposizioni di
cui al presente capo sono esercitate dal comune (46).
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(46) Articolo così sostituito dall’art. 36, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 71. Compiti di vigilanza e controllo.
1. Le funzioni di vigilanza e di controllo sull’osservanza delle disposizioni di
cui al presente capo, sono esercitate dal Comune e dalla Provincia nell’ambito
delle rispettive competenze.».

Art. 72
Sanzioni amministrative.
1. Chi gestisce uno stabilimento balneare senza aver provveduto alla denuncia di
inizio attività è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00
euro a 3.600,00 euro (47).
————————
(47) Articolo così sostituito dall’art. 37, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 72. Sanzioni amministrative. 1. Chi
gestisce uno stabilimento balneare sprovvisto della relativa autorizzazione, è
soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 1.000.000 (516,96 euro)
a lire 6.000.000 (3098,74 euro).
2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 500.000 (258,234
euro) a lire 3.000.000 (1549,37 euro):
a) chi pubblicizzi mediante qualsiasi mezzo, un livello di classificazione della
propria struttura superiore a quello attribuito;
b) chi, essendosi verificate le condizioni per una classificazione a livelli
inferiori della propria struttura, ometta di dichiarare tale circostanza in
occasione della comunicazione annuale dei prezzi ai sensi del titolo II capo
IV.».

Capo IV – Disciplina dei prezzi delle strutture ricettive e degli stabilimenti
balneari
Art. 73
Oggetto.
1. Il presente capo disciplina la comunicazione e la pubblicità dei prezzi dei
servizi e delle caratteristiche delle strutture turistiche ricettive e degli
stabilimenti balneari, in seguito tutti denominati strutture, ai fini della
trasparenza dei prezzi e delle prestazioni, nonché della loro verificabilità da
parte degli utenti.
————————

Art. 74
Attribuzione di funzioni.
1. Le funzioni amministrative di cui al presente capo sono esercitate dalle
province.
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Art. 75
Modalità e contenuti della comunicazione.
1. I titolari o i gestori comunicano alla Provincia i prezzi dei servizi, nonché
le informazioni relative alle caratteristiche delle strutture.
2. La comunicazione è redatta in conformità del modello approvato dal dirigente
del competente ufficio della Giunta regionale, contenente la descrizione delle
caratteristiche della struttura, l’elencazione delle attrezzature, dei servizi
ed i relativi prezzi.
————————

Art. 76
Termine di presentazione della comunicazione.
1. Ai titolari o gestori delle strutture ricettive è fatto obbligo di comunicare
entro il 1° ottobre di ogni anno i prezzi massimi che intendono praticare dal 1°
gennaio dell’anno successivo. Per le strutture con apertura stagionale invernale
la decorrenza dei prezzi comunicati è anticipata al 1° dicembre dell’anno in
corso.
2. Ai titolari o gestori degli stabilimenti balneari è fatto obbligo di
comunicare, entro il 1° marzo di ogni anno, i prezzi che intendono praticare
nella stagione successiva, nonché le caratteristiche delle strutture (48).
2-bis. Non vi è obbligo di comunicazione dei prezzi o delle caratteristiche che
non siano variati rispetto alla comunicazione precedente (49).
3. Entro il termine di cui al comma 2, i titolari o gestori delle strutture
ricettive hanno facoltà di presentare una comunicazione suppletiva dei prezzi
che intendono praticare dal 1° giugno, se variati in aumento.
4. Per le strutture di nuova apertura la comunicazione deve essere effettuata
entro la data di inizio dell’attività.
5. In caso di cessione della struttura, il titolare o gestore subentrante deve
trasmettere alla Provincia la comunicazione dei prezzi solo in caso di
variazione di quanto comunicato dal gestore uscente.
6. I titolari o i gestori delle strutture, in occasione di ristrutturazioni che
comportino sostanziali variazioni dei servizi offerti, possono effettuare
contestualmente alla dichiarazione di nuova classificazione, la comunicazione
alla Provincia di nuovi prezzi da praticare in conseguenza dell’attribuzione del
nuovo livello di classificazione.
————————
(48) Comma così sostituito dall’art. 38, comma 1, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
Il testo originario era così formulato: «2. Ai titolari o gestori degli
stabilimenti balneari è fatto obbligo di comunicare, entro il 1° marzo di ogni
anno, i prezzi che intendono praticare dal 1° giugno dello stesso anno, nonché
le caratteristiche delle strutture. Non vi è obbligo di comunicazione in
relazione ai prezzi o alle caratteristiche che non siano variati rispetto alla
comunicazione precedente.».
(49) Comma aggiunto dall’art. 38, comma 2, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 77
Informazioni.
1. La Provincia trasmette in via telematica, secondo le istruzioni tecniche
fornite dai competenti uffici regionali, alla Regione e all’E.N.I.T., entro il
30 novembre di ogni anno, le comunicazioni dei prezzi e delle caratteristiche
delle strutture presentate entro il 1° ottobre, nonché entro il 30 aprile, le
comunicazioni suppletive presentate entro il 1° marzo.
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Art. 78
Pubblicità dei prezzi e informazioni all’interno dell’esercizio.
1. Nella zona di ricevimento degli ospiti della struttura deve essere tenuta
esposta e perfettamente visibile, anche senza esplicita richiesta del cliente,
una tabella secondo il modello approvato dal dirigente del competente ufficio
della Giunta regionale, riepilogativa dei prezzi dei servizi praticati nell’anno
in corso, nonché delle caratteristiche della struttura, conformi all’ultima
comunicazione.
2. In ogni camera o unità abitativa delle strutture ricettive deve essere
esposto, in luogo ben visibile, un cartellino contenente le informazioni
relative al prezzo massimo del pernottamento ed ai servizi offerti nell’anno in
corso, redatto secondo il modello approvato dal dirigente del competente ufficio
della Giunta regionale.
3. Le informazioni sulle caratteristiche delle strutture, diffuse con qualsiasi
mezzo, devono essere conformi ai dati comunicati alla Provincia in base alle
disposizioni del presente testo unico.
4. La pubblicizzazione con qualsiasi mezzo, di offerte che praticano prezzi
inferiori a quelli comunicati deve riportare chiaramente il periodo di validità,
nonché le eventuali condizioni relative ai soggetti destinatari delle offerte
stesse. In assenza di tali indicazioni l’offerta deve intendersi come
generalizzata e valida per tutto l’anno.
5. Il trattamento di pensione o di mezza pensione è erogato esclusivamente
previa richiesta del cliente, al momento della prenotazione o contestualmente
all’arrivo presso la struttura.
————————

Art. 79
Vigilanza e controllo.
1. Le funzioni di vigilanza e controllo sulla osservanza delle disposizioni di
cui al presente capo, ivi compresa l’applicazione delle sanzioni, sono
esercitate dalla Provincia.
————————

Art. 80
Sanzioni amministrative.
1. Chi effettua la comunicazione di cui all’articolo 75 incompleta o priva di
indicazioni relative a caratteristiche della struttura variate rispetto alle
precedenti comunicazioni è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da
60,00 euro a 360,00 euro.
2. Chi non espone la tabella di cui all’articolo 78, comma 1 o la espone in modo
non perfettamente visibile, nonché chi compila la stessa in modo incompleto
rispetto al modello regionale ovvero in contrasto con quanto comunicato alla
provincia è soggetto alla sanzione amministrativa consistente nel pagamento di
una somma da 200,00 euro a 1.200,00 euro. La sanzione è ridotta della metà nel
caso della mancata esposizione o della esposizione non completamente visibile o
della compilazione incompleta, ovvero in contrasto con quanto comunicato alla
provincia, del cartellino di cui all’articolo 78, comma 2.
3. È soggetto alla sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una
somma da 300,00 euro a 1.800,00 euro:
a) chi espone prezzi superiori a quelli comunicati;
b) chi viola le disposizioni di cui all’articolo 78, comma 3 e comma 4.
4. Chi non comunica i prezzi o applica prezzi superiori a quelli comunicati è
soggetto alla sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da
600,00 euro a 3600,00 euro.
5. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo
nei due anni successivi, le sanzioni pecuniarie previste sono raddoppiate (50).
————————
(50) Articolo così sostituito dall’art. 39, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 80. Sanzioni amministrative. 1. Chi
effettui la comunicazione incompleta o priva di indicazioni relative a
caratteristiche della struttura variate rispetto alle precedenti comunicazioni è
soggetto alla sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da
lire 100.000 (51,56 euro) a lire 600.000 (309,87 euro).
2. Chi non espone la tabella o la espone in modo non perfettamente visibile,
nonché chi compili la stessa in modo incompleto rispetto al modello regionale
ovvero in contrasto con quanto comunicato alla Provincia è soggetto alla
sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da lire 300.000
(154,94 euro) a lire 1.800.000 (929,62 euro). La sanzione è ridotta della metà
nel caso della mancata esposizione o della esposizione non completamente
visibile o della compilazione incompleta, ovvero in contrasto con quanto
comunicato alla Provincia, del cartellino di cui all’articolo 78, comma 2.
3. È soggetto alla sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una
somma da lire 600.000 (309,87 euro) a lire 3.600.000 (1859,24 euro):
a) chi espone prezzi superiori a quelli comunicati;
b) chi viola le disposizioni di cui all’articolo 78, comma 3 e comma 4.
4. Chi applica prezzi superiori a quelli comunicati è soggetto alla sanzione
amministrativa consistente nel pagamento di una somma da lire 1.000.000 (516,46
euro) a lire 6.000.000 (3098,74 euro).
5. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo
nei due anni successivi, le sanzioni pecuniarie previste sono raddoppiate.».

Art. 81
Osservatorio regionale del turismo.
1. È istituito l’osservatorio regionale del turismo, a cui partecipano
rappresentanti delle province, dei comuni, delle comunità montane, delle
associazioni di categoria, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni
per la tutela dei consumatori, delle camere di commercio e delle pro-loco.
2. La composizione, l’organizzazione e il funzionamento dell’osservatorio sono
definiti dalla Giunta regionale. Con l’approvazione della relativa deliberazione
della Giunta regionale, cessa l’efficacia della Delib.C.R. 20 maggio 2003, n. 94
concernente la costituzione dell’Osservatorio regionale del turismo.
3. L’osservatorio effettua studi ed analisi relative al turismo in ordine a:
a) consistenza dell’offerta, caratteristiche delle imprese e dinamiche dei
prezzi dei servizi;
b) flussi turistici;
c) rapporti di lavoro e formazione professionale, anche ai fini della
contrattazione di categoria;
d) appalti di servizi turistici;
e) ricorso al credito e al sostegno finanziario pubblico;
f) marketing e promozione, cooperazione internazionale.
4. L’osservatorio invia annualmente al Consiglio regionale e alla Giunta
regionale una relazione sull’attività svolta (51).
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(51) Articolo così sostituito dall’art. 40, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 81. Osservatorio regionale dei prezzi
e delle strutture ricettive. 1. Al fine di disporre di un quadro completo e
costante sull’andamento dei prezzi dell’offerta ricettiva è istituito
l’osservatorio regionale dei prezzi e delle strutture ricettive. La Regione
istituisce l’osservatorio previo coinvolgimento delle associazioni di categoria
del settore, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni per la tutela
dei consumatori e con la partecipazione delle province.
2. Per l’operatività dell’osservatorio, la Regione si avvale delle province,
delle A.P.T., delle associazioni di categoria del settore, dei consorzi
costituiti tra imprese ricettive più rappresentativi e delle associazioni per la
tutela dei consumatori.
3. Il Consiglio regionale definisce le modalità di organizzazione e
funzionamento dell’osservatorio.
4. Alle spese necessarie per l’osservatorio si fa fronte utilizzando gli
stanziamenti previsti dal piano regionale dello sviluppo economico di cui
all’articolo 8 della L.R. n. 87/1998.».

Capo V – agenzie di viaggio e turismo
Sezione I – Definizione e attività
Art. 82
Definizione e attività delle agenzie di viaggio e turismo.
1. Sono agenzie di viaggio e turismo (di seguito definite agenzie di viaggio) le
imprese che esercitano le seguenti attività tipiche:
a) produzione e organizzazione di viaggi e soggiorni per singole persone o per
gruppi, senza vendita diretta al pubblico;
b) produzione e organizzazione di viaggi e soggiorni per singole persone o per
gruppi, intermediazione nei servizi di cui alla lettera a) o di singoli servizi
separati con vendita diretta al pubblico;
c) intermediazione di viaggi e soggiorni prodotti e organizzati, per singole
persone o per gruppi, dalle imprese di cui alla lettere a) e b) e di singoli
servizi separati con vendita diretta al pubblico.
2. Nell’esercizio delle attività tipiche di produzione, organizzazione, vendita
ed intermediazione di viaggi e soggiorni, le agenzie di viaggio stipulano
contratti di viaggio ai sensi della Convenzione internazionale relativa ai
contratti di viaggio (C.C.V.), ratificata e resa esecutiva con legge 27 dicembre
1977, n. 1084, nonché ai sensi del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 111
«Attuazione della direttiva 90/314/CEE concernente i viaggi, le vacanze ed i
circuiti "tutto compreso"»; le agenzie di viaggio svolgono altresì, ai sensi
della medesima C.C.V. e del D.Lgs. n. 111/1995, singole attività preparatorie e
successive, connesse e finalizzate alla stipula e alla esecuzione dei contratti
di viaggio.
3. Rientrano tra le attività delle agenzie di viaggio:
a) la raccolta di adesioni a viaggi e crociere per l’interno e per l’estero;
b) l’organizzazione e realizzazione di gite ed escursioni individuali o
collettive e visite guidate di città;
c) la prenotazione e la vendita di biglietti per conto delle imprese nazionali
ed estere che esercitano attività di trasporto ferroviario, automobilistico,
marittimo, aereo o altri tipi di trasporto;
d) la realizzazione di punti di informazione al pubblico, l’informazione e
l’assistenza ai propri clienti, nonché l’accoglienza degli stessi nei porti,
aeroporti, stazioni di partenza e di arrivo di mezzi collettivi di trasporto
(52);
e) la prenotazione dei servizi di ristoro e di strutture ricettive e di
agriturismi, ovvero la vendita di buoni di credito per i servizi sopra indicati
emessi anche da altri operatori nazionali ed esteri (53);
f) ogni altra forma di attività connessa con la vendita di servizi, ivi compresa
la prenotazione e la vendita di biglietti per attività di pubblico spettacolo
(54).
4. Le agenzie di viaggio di cui al comma 1, lett. a) possono stipulare contratti
direttamente con i soggetti di cui all’articolo 92 purché si tratti di viaggi
collettivi «tutto compreso», organizzati e prodotti dalle agenzie medesime, con
un numero di partecipanti non inferiore a venti. Possono altresì stipulare
contratti direttamente con i soggetti di cui all’articolo 90.
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(52) Lettera così sostituita dall’art. 41, comma 1, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
Il testo originario era così formulato: «d) l’informazione e l’assistenza ai
propri clienti, nonché l’accoglienza degli stessi nei porti, aeroporti, stazioni
di partenza e di arrivo di mezzi collettivi di trasporto.».
(53) Lettera così sostituita dall’art. 41, comma 2, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
Il testo originario era così formulato: «e) la prenotazione dei servizi di
ristoro e di strutture ricettive di cui all’articolo 6 della L. n. 217/1983,
ovvero la vendita di buoni di credito per i servizi suindicati emessi anche da
altri operatori nazionali ed esteri.».
(54) Lettera così sostituita dall’art. 41, comma 3, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
Il testo originario era così formulato: «f) ogni altra forma di attività
connessa con la vendita di servizi.».

Art. 83
Requisiti e obblighi per l’esercizio dell’attività.
1. Per l’esercizio dell’attività di agenzia di viaggio sono necessari i seguenti
requisiti personali, strutturali e professionali:
a) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione, anche temporanea,
dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la
riabilitazione, da parte del titolare, ovvero del rappresentante legale e della
persona che assume la direzione tecnica dell’agenzia se diversa dal titolare o
dal rappresentante legale;
b) requisiti strutturali di cui all’articolo 85;
c) requisito professionale di cui all’articolo 88.
2. È inoltre necessario che sia stato assolto l’obbligo della stipula della
polizza assicurativa di cui all’articolo 86.
3. La denominazione dell’agenzia non può essere uguale o simile ad altre
adottate da agenzie già operanti sul territorio nazionale, né essere quella di
regioni o comuni italiani.
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Art. 84
Denuncia di inizio di attività.
1. L’apertura di agenzie di viaggio è subordinata ad una denuncia di inizio di
attività ai sensi dell’articolo 58 e seguenti della L.R. n. 9/1995 che deve
essere presentata alla Provincia nel cui territorio ha sede l’agenzia,
attestante il possesso dei requisiti e l’assolvimento degli obblighi.
2. Nelle agenzie di viaggio devono essere esposte in modo ben visibile copia
della denuncia di inizio di attività ed ogni comunicazione di cui ai commi 3 e
5.
3. Ogni variazione relativa alla denominazione dell’agenzia di viaggio, al
titolare, alla persona preposta alla direzione tecnica, alla denominazione o
ragione sociale della società, alla sede, comporta l’immediata comunicazione
alla Provincia.
4. Ogni variazione relativa all’attività esercitata tra quelle di cui
all’articolo 82, comma 1, comporta l’obbligo di una nuova denuncia di inizio di
attività.
5. L’apertura di filiali, succursali e altri punti vendita di agenzie già
legittimate ad operare non è soggetta a denuncia di inizio di attività, ma a
comunicazione alla Provincia ove è ubicata, nonché alla Provincia alla quale è
stata inviata la denuncia di inizio attività, se ubicata in Toscana. La
Provincia, negli stessi termini della denuncia di inizio di attività, verifica
il possesso dei requisiti di cui all’articolo 85.
6. Le agenzie che svolgono attività stagionali devono concludere soltanto
contratti relativi a viaggi da esse organizzati che si svolgono integralmente,
durante i periodi di apertura della agenzia medesima.
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Sezione II – Norme in materia di esercizio dell’attività e tutela dell’utente
Art. 85
Requisiti strutturali.
1. Nei locali di esercizio delle imprese di cui all’articolo 82 è consentito lo
svolgimento di attività complementari di cui all’articolo 82, comma 3, nonché di
ogni altra attività complementare nell’osservanza delle rispettive normative di
settore, purché l’attività di agenzia di viaggio sia prevalente rispetto a tutte
le altre. La prevalenza è valutata sulla base del numero di addetti e del
fatturato (55).
2. È fatto divieto alle agenzie di viaggio che non effettuano la vendita diretta
al pubblico di operare in locali aperti al pubblico. Eventuali insegne devono
comunque contenere l’indicazione del divieto di vendita diretta al pubblico di
viaggi e soggiorni.
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(55) Comma così sostituito dall’art. 42, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il testo
originario era così formulato: «1. Le agenzie di viaggio che esercitano la
vendita diretta al pubblico devono possedere locali indipendenti ed escludenti
altre attività.».

Art. 86
Garanzia assicurativa.
1. Le agenzie di viaggio sono tenute a stipulare polizze assicurative di
responsabilità civile a copertura dei rischi derivanti alle persone dalla
partecipazione ai programmi di viaggio e soggiorno nonché a garanzia dell’esatto
adempimento degli obblighi verso l’utente dei servizi turistici, nella
osservanza delle disposizioni previste in materia dalla Convenzione
internazionale relativa ai contratti di viaggio (C.C.V.) di cui alla L. n.
1084/1997, nonché dal D.Lgs. n. 111/1995.
2. Le polizze assicurative sono stipulate secondo lo schema tipo approvato dal
dirigente del competente ufficio della Giunta Regionale, nel quale sono
indicate, tra l’altro, le specifiche clausole volte ad assicurare la più
sollecita liquidazione del risarcimento dovuto all’utente dei servizi turistici
in conseguenza della mancata o difettosa prestazione di servizi da parte
dell’agenzia di viaggio.
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Art. 87
Chiusura temporanea dell’agenzia.
1. Non è consentita la chiusura dell’agenzia di viaggio per un periodo superiore
a otto mesi consecutivi.
2. Il titolare che intenda procedere alla chiusura temporanea dell’agenzia di
viaggio, per un periodo di almeno quindici giorni consecutivi, ne deve informare
la Provincia indicando i motivi e la durata della chiusura.
3. In ogni caso l’agenzia non può procedere alla chiusura fino a che sono in
corso di svolgimento i contratti relativi a viaggi da essa organizzati, ovvero
fino a quando devono ancora svolgersi i viaggi da essa venduti.
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Sezione III – Requisiti professionali per l’esercizio dell’attività di agenzia
di viaggio
Art. 88
Requisiti professionali per l’esercizio dell’attività di agenzia di viaggio.
1. La persona fisica titolare di agenzia di viaggio e turismo o il
rappresentante legale in caso di società o in loro vece, il preposto alla
direzione tecnica dell’agenzia, deve risultare in possesso dei requisiti
professionali (56).
2. Il possesso dei requisiti professionali è attestato dal ricorrere di una
delle seguenti ipotesi (57):
a) sussistenza delle condizioni previste dall’articolo 4 del D.Lgs. n. 392/1991;

b) superamento dell’esame di cui all’articolo 89 o l’equivalente esame previsto
dalle leggi delle altre regioni.
3. I requisiti professionali devono essere posseduti al momento della denuncia
dell’apertura di una nuova agenzia o della comunicazione della variazione della
persona che ha la direzione tecnica della medesima.
4. Ai fini dell’accertamento delle condizioni di cui al comma 2, lettera a), i
titolari individuali di agenzia di viaggio e i loro institori, ovvero i loro
soci o rappresentanti legali che abbiano prestato effettiva attività lavorativa
in agenzia di viaggio in modo continuativo ed esclusivo sono equiparati ai
dirigenti o ai dipendenti di cui al D.Lgs. n. 392/1991, sulla base dell’attività
svolta e per i periodi di tempo ivi previsti.
5. Ai fini dell’accertamento delle condizioni di cui al comma 2, lettera a), i
lavoratori subordinati che abbiano svolto attività continuativa ed esclusiva
presso agenzie di viaggio e turismo con responsabilità di almeno un reparto,
inquadrati nella posizione di quadri o di primo livello o secondo livello in
base al contratto collettivo di lavoro della categoria, sono equiparati ai
dirigenti di cui al D.Lgs. n. 392/1991.
6. Con deliberazione della Giunta regionale sono stabilite le modalità
necessarie a comprovare le attività di cui ai commi 4 e 5.
7. Qualora l’attività della persona preposta alla direzione tecnica di una
agenzia di viaggio sia sospesa per un periodo superiore a sessanta giorni
continuativi in un anno, o venga definitivamente a cessare, il titolare è tenuto
a darne immediata comunicazione alla Provincia competente per territorio,
provvedendo entro il termine di cui sopra alla designazione di altra persona in
possesso dei requisiti professionali di cui al comma 1 (58).
8. I soggetti di cui al comma 1 devono prestare la propria attività lavorativa
con carattere di esclusività in una sola agenzia.
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(56) Comma così modificato dall’art. 43, comma 1, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
(57) Comma così modificato dall’art. 43, comma 2, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
(58) Comma così modificato dall’art. 43, comma 3, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 89
Esame di idoneità.
1. Possono presentare la domanda per sostenere l’esame di idoneità, coloro che
intendono acquisire l’idoneità professionale; in tal caso, la domanda deve
essere accompagnata dalla dichiarazione di designazione da parte di un titolare
di agenzia di viaggio o di un rappresentante legale delle associazioni di cui
all’articolo 90. Possono altresì presentare la domanda per sostenere l’esame di
idoneità coloro che intendono aprire una nuova agenzia di viaggio ovvero i
rappresentanti legali delle associazioni di cui all’articolo 90.
2. Per l’ammissione all’esame di idoneità è necessario che il candidato risulti
in possesso del diploma di scuola media superiore.
3. La Giunta regionale, con propria deliberazione, specifica le materie d’esame
e determina le modalità per l’effettuazione delle prove.
4. La Provincia espleta le prove d’esame almeno ogni quattro mesi, qualora vi
siano domande pendenti.
5. Per l’ammissione all’esame è dovuto un concorso spese nella misura e nei modi
stabiliti con provvedimento della Provincia.
6. La Provincia rilascia a chi abbia superato positivamente l’esame un attestato
di idoneità.
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Sezione IV – Associazioni senza scopo di lucro e uffici di biglietteria
Art. 90
Albo delle associazioni senza scopo di lucro che organizzano viaggi.
1. È istituito presso il competente ufficio della Giunta regionale l’albo delle
associazioni senza scopo di lucro a carattere regionale, o nazionale con
rappresentanza sul territorio regionale, che possono svolgere in modo
continuativo, esclusivamente per i propri associati, attività di organizzazione
e vendita di viaggi, soggiorni, gite ed escursioni.
2. Possono chiedere l’iscrizione all’albo regionale le associazioni senza scopo
di lucro con finalità ricreative, culturali, religiose, sociali che abbiano in
Toscana un numero di soci non inferiore a diecimila ovvero una presenza
organizzata in almeno tre province, a condizione, in quest’ultimo caso, che le
associazioni medesime risultino costituite da almeno tre anni e dimostrino di
avere svolto, per lo stesso periodo, attività continuativa; dette associazioni
devono possedere, per disposizione statutaria, organi democraticamente eletti.
3. Le associazioni che intendono essere iscritte all’albo regionale devono
presentare domanda al competente ufficio della Giunta regionale, nella quale sia
specificato:
a) la sede legale dell’associazione;
b) le complete generalità del legale rappresentante dell’associazione;
c) il possesso dei requisiti di cui al comma 2 che costituiscono titolo per
l’iscrizione all’albo.
4. Alla domanda deve essere allegato lo statuto dell’associazione.
5. Le associazioni già iscritte all’albo regionale di cui all’articolo 2, comma
7, della legge regionale 9 aprile 1990, n. 36 «Promozione e sviluppo
dell’associazionismo», nonché le organizzazioni iscritte al registro regionale
di cui all’articolo 4 della legge regionale 26 aprile 1993, n. 28 «Norme
relative ai rapporti delle organizzazioni di volontariato con la Regione, gli
Enti locali e gli altri Enti pubblici. Istituzione del registro regionale delle
organizzazioni di volontariato», sono iscritte all’albo regionale di cui al
comma 1 dietro presentazione di una domanda in cui sia specificato solo il
possesso del requisito di cui al comma 2 lettera c).
6. L’iscrizione all’albo decorre dal sessantesimo giorno successivo alla
presentazione della domanda.
7. Le attività di cui al comma 1 possono essere svolte anche da parte delle
articolazioni territoriali delle associazioni iscritte all’albo regionale. A tal
fine la domanda di cui al comma 3 deve essere integrata con l’elenco delle
articolazioni territoriali accreditate e con l’indicazione del legale
rappresentante di ciascuna di esse.
8. Le insegne poste all’ingresso, degli uffici, anche decentrati, nei quali
vengono organizzate le attività devono contenere l’indicazione che esse sono
riservate ai soli soci dell’associazione.
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Art. 91
Esercizio dell’attività di organizzazione di viaggio.
1. I soggetti di cui all’articolo 90 sono tenuti a dare preventiva comunicazione
dell’inizio delle proprie attività disciplinate dalle norme contenute nel
presente capo alla Provincia nel cui territorio è situata la sede dell’organismo
regionale o dell’articolazione territoriale, specificando:
a) le complete generalità nonché il possesso dei requisiti soggettivi previsti
dall’articolo 11 del T.U.L.P.S. approvato con R.D. n. 773/1931, e successive
modificazioni, della persona che assume la responsabilità organizzativa delle
attività;
b) le attività che si intendono esercitare.
2. La comunicazione deve altresì contenere la menzione dell’avvenuta stipula
della polizza assicurativa di responsabilità civile di cui all’articolo 86, per
la copertura di rischi derivanti ai soci dalla partecipazione alle attività
indicate nella comunicazione medesima. La Provincia accerta d’ufficio
l’iscrizione all’albo di cui all’articolo 90 comma 1. La Provincia accerta
altresì il possesso dei requisiti professionali della persona che assume la
responsabilità organizzativa delle attività, secondo le modalità stabilite
all’articolo 88.
3. I soggetti di cui all’articolo 90 sono tenuti a dare comunicazione immediata
alla Provincia competente per territorio di ogni variazione relativa al
contenuto della comunicazione di cui al comma 1.
4. Il responsabile organizzativo delle attività deve risultare in possesso dei
requisiti professionali di cui all’articolo 88. Tale soggetto è responsabile
organizzativo anche delle attività esercitate dalle eventuali articolazioni
territoriali di cui all’articolo 90, comma 7; l’attività del responsabile
organizzativo, che può essere svolta da un socio, è incompatibile con l’attività
di responsabile organizzativo di altra associazione. Al responsabile
organizzativo non si applica il disposto dell’articolo 88, comma 8.
5. Nell’esercizio delle attività di cui al presente articolo le associazioni
senza scopo di lucro stipulano contratti ai sensi della Convenzione
Internazionale relativa ai contratti di viaggio (C.C.V.) ratificata e resa
esecutiva con L. n. 104/1977, nonché ai sensi del D.Lgs. n. 111/1995.
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Art. 92
Organizzazione occasionale di viaggi.
1. L’organizzazione e la realizzazione occasionale, senza scopo di lucro, di
viaggi, soggiorni, gite ed escursioni, da parte di enti pubblici e
organizzazioni che operano a scopo ricreativo, culturale, religioso e sociale è
consentita purché le iniziative non superino il numero di cinque nell’arco di un
anno solare ed abbiano durata media non superiore a dieci giorni.
2. Il predetto numero di iniziative può essere superato qualora vengano
organizzate gite ed escursioni di durata inferiore alle ventiquattro ore,
purché, nell’arco dell’anno solare, sia comunque rispettato il limite massimo
complessivo di giorni di attività consentiti.
3. Il soggetto organizzatore è tenuto a stipulare un’assicurazione a copertura
dei rischi derivanti ai partecipanti dalla effettuazione di ogni singola
iniziativa, secondo lo schema tipo definito dal dirigente del competente ufficio
della Giunta regionale. Il soggetto organizzatore è altresì tenuto a dare
preventiva comunicazione di ogni singola iniziativa alla Provincia,
specificando, tra l’altro, l’assenza di scopo di lucro della iniziativa, le
generalità del responsabile e il possesso dei requisiti di cui all’articolo 91
comma 1 lettera a).
4. La Provincia esercita la vigilanza e il controllo delle attività di cui al
presente articolo, sospende l’effettuazione dell’iniziativa quando non sia stato
osservato l’obbligo della stipula dell’assicurazione.
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Art. 93
Uffici di biglietteria.
1. Non è soggetta alle norme contenute nel presente capo l’apertura al pubblico
degli uffici delle compagnie aeree e di navigazione, nonché delle altre imprese
di trasporto operanti nel territorio della Toscana, purché l’attività delle
stesse si limiti alla emissione e alla vendita dei biglietti della compagnia
rappresentata e non comporti anche l’organizzazione di viaggi, soggiorni,
crociere, gite ed escursioni comprendenti prestazioni e servizi resi oltre il
servizio di trasporto; in tal caso dette imprese sono soggette alla disciplina
di cui all’articolo 83.
2. Non sono soggetti alla disciplina contenuta nel presente capo gli uffici la
cui attività si limiti alla vendita di titoli di viaggio dei servizi di
trasporto pubblico.
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Sezione V – Vigilanza e sanzioni
Art. 94
Vigilanza e controllo.
1. Le funzioni di vigilanza e controllo sulla osservanza delle disposizioni di
cui al presente capo, ivi compresa l’applicazione delle sanzioni, sono
esercitate dalla Provincia.
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Art. 95
Sospensione e cessazione dell’attività.
1. Qualora venga meno uno o più requisiti strutturali o professionali di cui
all’articolo 88, o manchi la garanzia assicurativa di cui all’articolo 86, la
Provincia dispone la sospensione dell’attività di agenzia di viaggio per un
periodo massimo di sei mesi, se, a seguito di diffida, non si sia ottemperato
entro il termine stabilito nella diffida stessa (59).
2. La Provincia dispone la cessazione dell’attività nei seguenti casi:
a) qualora alla scadenza del periodo di sospensione di cui al comma 1, non si
sia ottemperato quanto previsto nella diffida;
b) qualora venga meno alcuno dei requisiti soggettivi previsti dalla legge per
l’esercizio dell’attività.
3. La Provincia sospende lo svolgimento delle attività di organizzazione di
viaggi da parte delle associazioni di cui all’articolo 90 per un periodo massimo
di sei mesi qualora, accertato il venir meno della copertura assicurativa di cui
all’articolo 91 comma 2, l’associazione non provveda a ricostituirla entro il
termine stabilito dalla Provincia.
4. La Provincia dispone la cessazione dell’attività di organizzazione di viaggio
qualora non si sia provveduto alla ricostituzione della copertura assicurativa
entro il periodo di sospensione.
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(59) Comma così modificato dall’art. 44, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 96
Sanzioni amministrative.
1. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 800,00 euro a 4.800,00
euro:
a) chiunque esercita l’attività di agenzia di viaggio senza aver fatto la
denuncia di inizio di attività di cui all’articolo 84;
b) chiunque contravviene all’obbligo di stipulare la garanzia assicurativa di
cui all’articolo 86;
c) l’associazione iscritta all’albo di cui all’articolo 90 che effettua le
attività ivi consentite in favore di non associati, ovvero contravviene
all’obbligo di stipulare la polizza assicurativa di cui all’articolo 91, comma
2.
2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.800,00
euro:
a) chiunque pubblica o diffonde programmi di viaggio in contrasto con le norme
di cui all’articolo 9 del D.Lgs. n. 111/1995;
b) colui che non presta effettivamente la propria esclusiva attività presso
l’agenzia di viaggio di cui risulti essere titolare, o, in sua vece, chi è
preposto alla direzione tecnica ai sensi dell’articolo 83, comma 1, lettera a),
ovvero il responsabile organizzativo che viola le norme di cui all’articolo 91,
comma 4;
c) l’associazione iscritta all’albo di cui all’articolo 90 che effettua le
attività ivi consentite senza la preventiva comunicazione alla provincia,
prevista all’articolo 91;
d) il soggetto organizzatore di cui all’articolo 92 che contravviene agli
obblighi ivi previsti;
e) chi contravviene agli obblighi previsti dall’articolo 85, comma 2;
f) chi contravviene agli obblighi previsti dall’articolo 84, commi 2 e 6;
dall’articolo 87 e dall’articolo 90, comma 8.
3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 100,00 a euro
600,00 chi violi gli obblighi di cui al presente capo non altrimenti sanzionati.

4. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo
nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate (60).
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(60) Articolo così sostituito dall’art. 45, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 96. Sanzioni amministrative. 1. È
soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 1.500.900 (774,69 euro)
a lire 9.000.000 (4648,11 euro):
a) chiunque esercita l’attività di agenzia di viaggio senza aver fatto la
denuncia di inizio di attività di cui all’articolo 84;
b) chiunque contravviene all’obbligo di stipulare la garanzia assicurativa di
cui all’articolo 86;
c) l’associazione iscritta all’albo di cui all’articolo 90 che effettua le
attività ivi consentite in favore di non associati, ovvero contravviene
all’obbligo di stipulare la polizza assicurativa di cui all’articolo 91, comma
2.
2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 500.000 (258,23
euro) a lire 3.000.000 (1549,37 euro):
a) chiunque pubblica o diffonde programmi di viaggio in contrasto con le norme
di cui all’articolo 9 del D.Lgs. n. 111/1995;
b) colui che non presta effettivamente la propria esclusiva attività presso
l’agenzia di viaggio di cui risulti essere titolare, o, in sua vece, preposto
alla direzione tecnica ai sensi dell’articolo 83, comma 1, lettera a), ovvero il
responsabile organizzativo che viola le norme di cui all’articolo 91, comma 5;
c) l’associazione, iscritta all’albo di cui all’articolo 90 che effettua le
attività ivi consentite senza la preventiva comunicazione alla Provincia
prevista all’articolo 91;
d) il soggetto organizzatore di cui all’articolo 92 che contravviene agli
obblighi ivi previsti;
e) chi contravviene agli obblighi previsti dall’articolo 85, comma 2;
f) chi contravviene agli obblighi previsti dall’articolo 84, commi 2 e 6;
dall’articolo 87; dall’articolo 90, comma 8.
3. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo,
nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.».

Sezione VI – Norme transitorie
Art. 97
Norme transitorie.
1. Gli esami di idoneità di cui all’articolo 89 continuano ad essere espletati
dalla Regione Toscana per un anno dall’entrata in vigore del presente testo
unico.
2. I depositi cauzionali di cui all’articolo 15 della legge regionale 8 febbraio
1994, n. 16 «Nuove norme in materia di disciplina delle attività di
organizzazione di viaggi» che non siano stati ancora svincolati, a seguito
dell’operatività del Fondo nazionale di garanzia, di cui all’articolo 21 del
D.Lgs. n. 111/1995, vengono svincolati dalle province entro sei mesi
dall’entrata in vigore del presente testo unico.
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TITOLO III
Le professioni del turismo
Capo I – Guida turistica
Sezione I – Definizione e attività
Art. 98
Definizione dell’attività di guida turistica.
1. È guida turistica chi, per professione, accompagna persone singole o gruppi
di persone con lo scopo di illustrare le attrattive storiche, artistiche,
monumentali, paesaggistiche, nonché le risorse produttive del territorio.
2. L’esercizio dell’attività è consentito:
a) negli ambiti provinciali per i quali è stata conseguita l’abilitazione;
b) senza limiti territoriali, nella specializzazione in particolari settori
tematici, ove la stessa guida turistica abbia conseguito l’ulteriore
abilitazione;
c) per la visita di musei, gallerie, opere d’arte, ville, scavi archeologici per
i quali sia stata conseguita ulteriore specifica abilitazione.
3. Qualora la guida turistica consegua l’abilitazione in tutti gli ambiti
provinciali, assume il titolo di "Guida della Toscana".
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Art. 99
Requisiti per l’esercizio della professione.
1. Per l’esercizio della professione è necessario il possesso dei seguenti
requisiti:
a) diploma di scuola media superiore;
b) abilitazione all’esercizio della professione, conseguita mediante la
frequenza dei corsi di qualificazione professionale e il superamento dell’esame,
di cui all’articolo 101 (61);
b-bis) titolo di studio universitario tra quelli indicati con regolamento
regionale e superamento dell’esame, di cui all’articolo 101; il possesso del
titolo di studio universitario sostituisce la frequenza del corso di cui alla
lettera b) (62);
c) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione, anche temporanea,
dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la
riabilitazione.
2. Per l’esercizio della professione di guida turistica è necessario presentare
al Comune di residenza una denuncia di inizio di attività, ai sensi
dell’articolo 58 e seguenti della L.R. n. 9/1995, attestante l’esistenza dei
presupposti e dei requisiti di legge.
3. I non residenti che, in possesso dei requisiti di cui al comma 1, intendono
svolgere l’attività di guida turistica in Toscana, possono presentare la
denuncia ad un Comune della Regione nel quale abbiano eletto domicilio.
4. Il Comune, accertata l’esistenza dei presupposti e requisiti di legge,
provvede, ai fini della tutela dell’utente, al rilascio di una tessera di
riconoscimento con fotografia secondo il modello indicato dal dirigente della
competente struttura regionale (63). La tessera reca l’indicazione degli ambiti
territoriali e delle specializzazioni per le quali è stata conseguita
l’abilitazione, nonché l’eventuale indicazione del titolo di cui all’articolo
98, comma 3.
5. In caso di cambiamento di residenza, il Comune che abbia ricevuto la denuncia
di inizio di attività trasferisce gli atti relativi a questa al nuovo Comune di
residenza.
6. La guida turistica è tenuta a comunicare al Comune di residenza l’eventuale
cessazione della propria attività.
————————
(61) Lettera così sostituita dall’art. 46, comma 1, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
Il testo originario era così formulato: «b) abilitazione all’esercizio della
professione, conseguita mediante la frequenza dei corsi di qualificazione
professionale di cui all’articolo 101 ed il superamento dei relativi esami.».
(62) Lettera aggiunta dall’art. 46, comma 2, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
(63) Periodo così modificato dall’art. 46, comma 3, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 100
Esenzioni.
1. Le norme contenute nel presente capo non si applicano:
a) ai dipendenti di enti pubblici che svolgono le attività disciplinate dalla
presente legge per l’espletamento di compiti istituzionali dell’ente e
nell’ambito di iniziative da esso promosse e realizzate, muniti di documento di
riconoscimento quali dipendenti;
b) alle attività didattiche svolte da esperti, anche con lezioni sui luoghi
oggetto di studio, rivolte alle scuole ed istituti di ogni ordine e grado o
svolte nell’ambito di corsi di formazione e iniziative a carattere seminariale;
c) a chi, su incarico del Comune e munito della relativa attestazione, in
ragione di conoscenze specialistiche di cui abbia notoriamente possesso, svolga,
volontariamente senza scopo di lucro, attività divulgativa del patrimonio di
interesse turistico-culturale esistente nel territorio del medesimo Comune.
2. I soggetti che operano in base alle esenzioni di cui al presente articolo non
possono fregiarsi della qualifica di guida turistica.
————————

Art. 101
Corsi di qualificazione e specializzazione.
1. La provincia riconosce corsi di qualificazione professionale e di
specializzazione per guide turistiche, ai sensi della normativa regionale
vigente.
2. I corsi di qualificazione assicurano la formazione teorica e pratica della
guida turistica con l’acquisizione di conoscenze sugli ambiti territoriali
provinciali e si concludono con un esame di abilitazione e il rilascio di un
attestato di qualificazione.
3. L’ammissione ai corsi di qualificazione è subordinata al possesso del diploma
di scuola media superiore e alla conoscenza di una lingua straniera.
4. I corsi di specializzazione sono finalizzati all’ampliamento delle competenze
e all’approfondimento delle conoscenze, comprendono la specializzazione su
specifici siti museali e su particolari settori tematici e si concludono con un
esame e con il rilascio del relativo attestato di specializzazione.
5. I corsi di cui al comma 4 hanno ad oggetto materie che interessano il
territorio regionale e sono riconosciuti e pubblicizzati anche in coordinamento
tra le province (64).
————————
(64) Articolo così sostituito dall’art. 47, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 101. Corsi di qualificazione,
aggiornamento e specializzazione. 1. La Provincia, quale ente delegato alla
formazione professionale, organizza corsi di qualificazione professionale, di
aggiornamento e di specializzazione per guide turistiche, ai sensi della L.R. 31
agosto 1994, n. 70 "Nuova disciplina in materia di formazione professionale" e
successive modificazioni. Tali corsi possono essere organizzati anche mediante
conversione con enti, istituti scolastici ed associazioni competenti nei settori
disciplinati dal presente capo.
2. I corsi di qualificazione devono assicurare la formazione teorica e pratica
della guida turistica, con l’acquisizione di conoscenze sull’ambito o sugli
ambiti territoriali provinciali. Si concludono con un esame di abilitazione e il
rilascio di un attestato di qualificazione. L’ammissione ai corsi di
qualificazione è subordinata al possesso del diploma di scuola media superiore e
alla dimostrazione della conoscenza di almeno una lingua straniera.
3. I corsi di aggiornamento sono obbligatori ogni cinque anni di attività ed
hanno, di norma, per oggetto, le stesse materie dei corsi di qualificazione e si
concludono con il rilascio di un attestato di frequenza.
4. Il mancato conseguimento dell’attestato di frequenza per oltre tre anni dalla
scadenza del temine di cui al comma 3, comporta la decadenza dall’abilitazione
all’esercizio della professione.
5. La guida turistica che si trovi nella impossibilità di frequentare il corso
di aggiornamento periodico obbligatorio, a causa di malattia o di altro
comprovato motivo di forza maggiore, è tenuta a frequentare il corso di
aggiornamento immediatamente successivo alla cessazione dell’impedimento.
6. I corsi di specializzazione sono finalizzati all’ampliamento delle competenze
e all’approfondimento delle conoscenze; comprendono la specializzazione su
specifici siti museali e in particolari settori tematici; si concludono con un
esame e il rilascio del relativo attestato di specializzazione. I corsi hanno
valenza di tipo regionale e sono organizzati e pubblicizzati anche in
coordinamento tra le province.».

Art. 102
Modalità e contenuti dei corsi di qualificazione.
1. Con deliberazione della Giunta regionale, sentiti i soggetti competenti nei
settori disciplinati dalle norme contenute nel presente capo e le organizzazioni
dei consumatori, sono determinate la composizione della commissione, le materie
oggetto dei corsi di qualificazione, il numero delle ore, le modalità di
accesso, la quota parte di spesa a carico dei partecipanti ai corsi ove non
finanziati dal fondo sociale europeo.
2. Nel provvedimento di cui al comma 1, sono determinati i casi di parziale
esonero dalla frequenza dei corsi di qualificazione per coloro che dimostrino,
mediante il possesso di idonei titoli di studio e di formazione, di aver già
acquisito le conoscenze relative a materie che formano oggetto del corso.
————————

Art. 103
Integrazioni dell’abilitazione professionale.
1. Le guide turistiche già in possesso di abilitazione possono estendere
l’esercizio della professione ad ulteriori lingue straniere. In tal caso possono
chiedere di essere sottoposte ad esame nell’ambito degli esami finali dei corsi
di cui all’articolo 101. A tal fine, la commissione d’esame è integrata con
esperti.
2. Le guide turistiche già in possesso di abilitazione possono estendere
l’esercizio della professione ad altri ambiti territoriali provinciali,
frequentando il relativo corso di qualificazione limitatamente agli insegnamenti
specifici relativi a tali ambiti territoriali.
3. La Provincia rilascia apposita certificazione di abilitazione a chi abbia
superato l’esame di cui al comma 1.
3-bis. Le guide turistiche che, in data anteriore all’entrata in vigore della
legge regionale 19 luglio 1995, n. 80 (Disciplina delle professioni di guida
turistica, accompagnatore turistico ed interprete turistico), risultano in
possesso di abilitazione all’esercizio della professione limitatamente a singole
località, possono ottenere l’estensione dell’abilitazione stessa all’intero
ambito provinciale purché diano prova di adeguata conoscenza professionale,
valutata da apposita commissione nominata dalla provincia. La provincia comunica
al comune di residenza o di domicilio l’estensione dell’abilitazione (65).
————————
(65) Comma aggiunto dall’art. 48, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 104
Pubblicità dei prezzi.
1. Il materiale pubblicitario e informativo delle prestazioni professionali
delle guide turistiche deve contenere i relativi prezzi.
2. È vietato applicare prezzi superiori a quelli pubblicizzati.
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Art. 105
Ingresso gratuito.
1. Le guide turistiche sono ammesse gratuitamente in tutti i musei, le gallerie,
i monumenti di proprietà della Regione e degli enti locali.
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Sezione II – Vigilanza e sanzioni
Art. 106
Vigilanza e controllo.
1. Le funzioni di vigilanza e controllo sulla osservanza delle disposizioni di
cui al presente capo, ivi compresa l’applicazione delle sanzioni, sono
esercitate dai comuni.
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Art. 107
Sanzioni amministrative.
1. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.000,00
euro:
a) chiunque esercita l’attività professionale di guida turistica senza aver
provveduto alla denuncia di inizio di attività;
b) i soggetti di cui agli articoli 82 e 90 che, per lo svolgimento della propria
attività, si avvalgono delle persone di cui alla lettera a).
2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.500,00
euro:
a) la guida turistica che esercita al di fuori degli ambiti per cui ha
conseguito l’abilitazione;
b) chiunque, beneficiando delle esenzioni di cui all’articolo 100, comma 1,
viola il disposto dell’articolo 100, comma 2;
c) la guida turistica che contravviene al divieto di cui all’articolo 104, comma
2.
3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00
euro:
a) la guida turistica che contravviene al disposto dell’articolo 104, comma 1;
b) la guida turistica che esercita in una lingua per la quale non ha conseguito
l’abilitazione.
4. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo
nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.
5. Il comune, nei casi di cui al comma 1, lettera b) e al comma 2, lettera b),
che assumano particolare gravità oppure siano reiterati nell’anno, può
sospendere l’attività fino ad un massimo di trenta giorni (66).
————————
(66) Articolo così sostituito dall’art. 49, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 107. Sanzioni amministrative. 1. È
soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 1.000.000 (516,46 euro)
a lire 5.000.000 (2582,28 euro):
a) chiunque esercita l’attività professionale di guida turistica senza aver
provveduto alla denuncia di inizio di attività;
b) i soggetti di cui agli articoli 82 e 90 che, per lo svolgimento della propria
attività, si avvolgono delle persone di cui alla lettera a).
2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 500.000 (258,23
euro) a lire 2.500.000 (1291,14 euro):
a) la guida turistica che esercita al di fuori degli ambiti per cui ha
conseguito l’abilitazione;
b) chiunque, beneficiando delle esenzioni di cui all’articolo 100, comma 1,
viola il disposto dell’articolo 100, comma 2;
c) la guida turistica che contravviene al divieto di cui all’articolo 104, comma
2.
3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 200.000 (103,29
euro) a lire 1.000.000 (516,46 euro):
a) la guida turistica che contravviene al disposto dell’articolo 104, comma 1;
b) la guida turistica che esercita in una lingua per la quale non ha conseguito
l’abilitazione.
4. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo,
nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.
5. Il Comune, nei casi di cui alla lettera b) del comma 1, alla lettera b) del
comma 2, che assumano particolare gravità oppure siano reiterati nell’anno, può
sospendere l’attività fino ad un massimo di trenta giorni.».

Art. 108
Divieto di prosecuzione dell’attività.
1. La prosecuzione dell’attività professionale di guida turistica è impedita dal
Comune qualora l’interessato perda uno dei requisiti richiesti per l’esercizio
dell’attività.
2. In tal caso è ritirata la tessera di riconoscimento.
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Sezione III – Norme transitorie
Art. 109
Norme transitorie.
1. Le guide turistiche in possesso di autorizzazione ai sensi della legge
regionale 19 luglio 1995, n. 80 «Disciplina delle professioni di guida
turistica, accompagnatore, turistico e interprete turistico», abilitate per
singoli ambiti territoriali, mantengono l’esercizio dell’attività in tali ambiti
territoriali. Le guide turistiche in possesso di autorizzazione per uno dei due
ambiti territoriali della Provincia di Firenze, possono estendere l’esercizio
della professione all’intero territorio provinciale, frequentando il relativo
corso di qualificazione; a tal fine si applica, in quanto compatibile, il
disposto dell’articolo 103, comma 2.
2. La frequenza ai corsi di preparazione all’esame di idoneità per guida
turistica organizzati dalle province ai sensi della L.R. n. 80/1995 dà diritto
all’esonero dalla frequenza del corso di qualificazione di cui all’articolo 101,
fermo restando l’obbligo del superamento dell’esame.
3. Eventuali corsi di preparazione all’esame di idoneità la cui frequenza sia
già iniziata al momento dell’emanazione del presente testo unico possono essere
integrati in base al provvedimento di cui all’articolo 102 comma 1.
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Capo II – Accompagnatore turistico
Sezione I – Definizione e attività
Art. 110
Definizione dell’attività di accompagnatore turistico.
1. È accompagnatore turistico chi, per professione, accompagna singole persone o
gruppi durante viaggi attraverso il territorio nazionale od estero per curare
l’attuazione dei programmi di viaggio e assicurare i necessari servizi di
assistenza per tutta la sua durata, fornendo significative informazioni di
interesse turistico sulle zone di transito, al di fuori dell’ambito di
competenza delle guide turistiche.
2. Non sono soggetti alle disposizioni del presente capo i dipendenti delle
agenzie di viaggio nell’esercizio della propria attività lavorativa.
————————

Art. 111
Requisiti per l’esercizio della professione.
1. Per l’esercizio della professione è necessario il possesso dei seguenti
requisiti:
a) possesso di titolo di studio o di formazione professionale o di idoneità
compreso fra quelli indicati all’articolo 112;
b) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione, anche temporanea,
dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la
riabilitazione.
2. Per l’esercizio della professione di accompagnatore turistico è necessario
presentare al Comune di residenza una denuncia di inizio di attività, ai sensi
dell’articolo 58 e seguenti della L.R. n. 9/1995, attestante l’esistenza dei
presupposti e dei requisiti di legge.
3. Il Comune, accertata l’esistenza dei presupposti e requisiti di legge,
provvede, ai fini della tutela dell’utente, al rilascio di una tessera di
riconoscimento con fotografia secondo il modello indicato dal dirigente della
competente struttura regionale (67).
4. In caso di cambiamento di residenza, il Comune che abbia ricevuto la denuncia
di inizio di attività trasferisce gli atti relativi a questa al nuovo Comune di
residenza.
5. Possono esercitare l’attività di accompagnatore turistico in Toscana i
cittadini italiani o di altri stati membri dell’Ue non residenti in Toscana che
risultano autorizzati all’esercizio della professione ai sensi della
legislazione dello Stato di appartenenza o della legislazione regionale in
materia.
6. L’accompagnatore turistico è tenuto a comunicare al Comune di residenza
l’eventuale cessazione della propria attività.
————————
(67) Comma così modificato dall’art. 50, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 112
Titoli.
1. Per lo svolgimento dell’attività di accompagnatore turistico, è richiesto il
possesso di uno dei seguenti titoli di studio:
a) diploma di maturità di istituto tecnico o professionale per il turismo;
b) diploma di liceo linguistico;
c) diploma di laurea in economia e gestione dei servizi turistici;
d) diploma di laurea in lingue;
e) diploma di istituto superiore per interpreti e traduttori o laurea in scienze
della mediazione linguistica (68);
f) diploma di laurea in lettere.
2. In alternativa a quanto previsto dal comma 1, per l’attività di
accompagnatore turistico è richiesto il possesso del relativo attestato di
qualifica, riconosciuto ai sensi delle legislazioni regionali vigenti.
3. È altresì riconosciuto valido, per lo svolgimento dell’attività di
accompagnatore turistico, il possesso della idoneità conseguita ai sensi delle
legislazioni regionali vigenti.
————————
(68) Lettera così sostituita dall’art. 51, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il testo
originario era così formulato: «e) diploma di istituto superiore per interpreti
e traduttori.».

Art. 113
Pubblicità dei prezzi.
1. Il materiale pubblicitario e informativo delle prestazioni professionali
degli accompagnatori turistici deve contenere i relativi prezzi.
2. È vietato applicare prezzi superiori a quelli pubblicizzati.
————————

Sezione II – Vigilanza e sanzioni
Art. 114
Vigilanza e controllo.
1. Le funzioni di vigilanza e controllo sulla osservanza delle disposizioni di
cui al presente capo, ivi compresa l’applicazione delle sanzioni, sono
esercitate dai comuni.
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Art. 115
Sanzioni amministrative.
1. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.000,00
euro:
a) chiunque esercita l’attività professionale di accompagnatore turistico senza
aver provveduto alla denuncia di inizio di attività;
b) i soggetti di cui agli articoli 82 e 90 che, per lo svolgimento della propria
attività, si avvalgono delle persone di cui alla lettera a).
2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.500,00
euro l’accompagnatore turistico che contravviene al divieto di cui all’articolo
113, comma 2.
3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00
euro l’accompagnatore turistico che contravviene al disposto dell’articolo 113,
comma 1.
4. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo
nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.
5. Il comune, nei casi di cui ai commi 1 e 2 che assumano particolare gravità
oppure siano reiterati nell’anno, può sospendere l’attività fino ad un massimo
di trenta giorni (69).
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(69) Articolo così sostituito dall’art. 52, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 115. Sanzioni amministrative. 1. È
soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 1.000.000 (516,46 euro)
a lire 5.000.000 (2582,28 euro):
a) chiunque esercita l’attività professionale di accompagnatore turistico senza
aver provveduto alla denuncia di inizio di attività;
b) i soggetti di cui agli articoli 82 e 90 che, per lo svolgimento della propria
attività, si avvalgono delle persone di cui alla lettera a).
2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 500.000 (258,23
euro) a lire 2.500.000 (1291,14 euro) l’accompagnatore turistico che
contravviene al divieto di cui all’articolo 113, comma 2.
3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 200.000 (103,29
euro) a lire 1.000.000 (516,46 euro) l’accompagnatore turistico che contravviene
al disposto dell’articolo 113, comma 1.
4. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui ai al presente
articolo, nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono
raddoppiate.
5. Il Comune, nei casi di cui ai commi 1 e 2, che assumano particolare gravità
oppure siano reiterati nell’anno, può sospendere l’attività fino ad un massimo
di trenta giorni.».

Art. 116
Divieto di prosecuzione dell’attività.
1. La prosecuzione dell’attività professionale di accompagnatore turistico è
impedita dal Comune qualora l’interessato perda uno dei requisiti richiesti per
l’esercizio dell’attività.
2. In tal caso, è ritirata la tessera di riconoscimento.
————————

Art. 117
Norma transitoria.
1. Restano in vigore, fino al 28 febbraio 2001, le norme di cui alla legge
regionale 9 dicembre 1999, n. 63, «Norme urgenti in materia di turismo in
previsione del Giubileo dell’anno 2000».
————————

Capo III – Guida ambientale
Sezione I – Definizione e attività
Art. 118
Definizione dell’attività di guida ambientale.
1. È guida ambientale chi, per professione, accompagna persone singole o gruppi
assicurando la necessaria assistenza tecnica, nella visita di ambienti naturali,
anche antropizzati, di musei eco-ambientali, allo scopo di illustrarne gli
elementi, le caratteristiche, i rapporti ecologici, il legame con la storia e le
tradizioni culturali, le attrattive paesaggistiche, e di fornire, inoltre,
elementi di educazione ambientale. Sono esclusi quei percorsi che richiedono
comunque l’uso di attrezzature e di tecniche alpinistiche (70).
2. [A seconda dell'ambiente e dei mezzi con i quali viene esercitata l'attività,
la guida ambientale assume le seguenti connotazioni, di seguito dette
specialità:
a) escursionistica;
b) equestre;
c) subacquea] (71).
3. Con deliberazione della Giunta regionale possono essere individuate eventuali
articolazioni nell’ambito della specialità, al fine di adeguare la professione
al mercato della domanda.
4. Le guide ambientali collaborano:
a) con la Regione e gli Enti locali per la difesa e la tutela degli ambienti
naturali, in special modo per il mantenimento della rete escursionistica della
Toscana di cui alla legge regionale 20 marzo 1998, n. 17 «Rete escursionistica
della Toscana e disciplina delle attività escursionistiche»;
b) con gli enti preposti alla promozione del turismo;
c) con le istituzioni scolastiche per affiancare il corpo insegnante nelle
iniziative e programmi di educazione ambientale.
————————
(70) Comma così sostituito dall’art. 53, comma 1, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
Il testo originario era così formulato: «1. È guida ambientale chi, per
professione, accompagna persone singole o gruppi assicurando la necessaria
assistenza tecnica, nella visita di ambienti naturali, anche antropizzati, allo
scopo di illustrarne gli elementi, le caratteristiche, i rapporti ecologici, il
legame con la storia e le tradizioni culturali, e di fornire, inoltre, elementi
di educazione ambientale. Sono esclusi quei percorsi che richiedono, comunque,
l’uso di attrezzature e tecniche alpinistiche.».
(71) Comma abrogato dall’art. 53, comma 2, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 119
Requisiti e obblighi per l’esercizio dell’attività.
1. Per l’esercizio della professione è necessario il possesso dei seguenti
requisiti:
a) diploma di scuola media superiore;
b) abilitazione all’esercizio della professione, conseguita mediante la
frequenza dei corsi di qualificazione professionale e il superamento dell’esame,
di cui all’articolo 121 ovvero abilitazione conseguita in altra Regione o Stato
membro della Unione europea ovvero abilitazione tecnica di accompagnatore di
media montagna di cui all’articolo 22 della legge 2 gennaio 1986, n. 6
(Ordinamento della professione di guida alpina), limitatamente alla specialità
escursionistica (72);
b-bis) titolo di studio universitario tra quelli indicati con regolamento
regionale e superamento dell’esame, di cui all’articolo 121; il possesso del
titolo di studio universitario sostituisce la frequenza del corso di cui alla
lettera b) (73);
c) idoneità psico-fisica all’esercizio della professione attestata da
certificato rilasciato dalla Azienda unità sanitaria locale del Comune di
residenza;
d) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione, anche temporanea,
dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la
riabilitazione.
2. È inoltre necessario che sia stato assolto l’obbligo della stipula di una
polizza assicurativa di responsabilità civile a copertura dei rischi derivanti
alle persone dalla partecipazione alle visite, con massimale non inferiore a
quello stabilito con deliberazione della Giunta regionale.
3. Per l’esercizio della professione di guida ambientale nella specialità
prescelta è necessario presentare al Comune di residenza una denuncia di inizio
attività, ai sensi degli articoli 58 e seguenti della L.R. n. 9/1995, attestante
l’esistenza dei presupposti e dei requisiti previsti dalle norme contenute nel
presente capo.
4. I non residenti che, in possesso dei requisiti di cui il comma 1, intendano
svolgere l’attività di guida ambientale in Toscana, possono presentare la
denuncia ad un Comune della Regione nel quale abbiano eletto domicilio.
5. Il Comune, accertata l’esistenza dei presupposti e requisiti di legge,
provvede, ai fini della tutela dell’utente, al rilascio di una tessera di
riconoscimento con fotografia secondo il modello indicato dal dirigente della
competente struttura regionale (74).
6. Per il proseguimento dell’attività, ogni tre anni le guide ambientali
presentano al comune di residenza il certificato di idoneità psico-fisica di cui
al comma 1, lettera c) (75).
7. Nel caso di cambiamento di residenza, il Comune che abbia ricevuto la
comunicazione di inizio dell’attività trasferisce gli atti relativi a questa al
nuovo Comune.
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(72) Lettera così sostituita dall’art. 54, comma 1, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
Il testo originario era così formulato: «b) abilitazione all’esercizio della
professione, conseguita mediante la frequenza dei corsi di qualificazione
professionale di cui all’articolo 121 ed il superamento dei relativi esami,
ovvero abilitazione conseguita in altra Regione italiana o Stato membro della
Ue, abilitazione tecnica di accompagnatore di media montagna di cui all’articolo
22 della L. 2 gennaio 1989, n. 6 "Ordinamento della professione di guida alpina"
limitatamente alla specialità escursionistica.».
(73) Lettera aggiunta dall’art. 54, comma 2, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
(74) Comma così modificato dall’art. 54, comma 3, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
(75) Comma così sostituito dall’art. 54, comma 4, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
Il testo originario era così formulato: «6. Per il proseguimento dell’attività,
ogni tre anni le guide ambientali devono presentare al Comune di residenza il
certificato di idoneità psico-fisica di cui al comma 1, lettera c), l’attestato
di frequenza dell’apposito corso di aggiornamento di cui all’articolo 121, comma
3.».

Art. 120
Rapporti con le professioni di guida di parco e guida alpina.
1. Le guide alpine maestri di alpinismo e gli aspiranti guide alpine iscritte
nell’apposito albo professionale regionale di cui all’articolo 143 possono
esercitare la professione di guida ambientale escursionistica.
2. Le guide di parco o di riserva naturale di cui all’articolo 21 della legge
regionale 11 aprile 1995, n. 49 «Norme sui parchi, le riserve naturali e le aree
naturali protette di interesse locale», possono esercitare la professione di
guida ambientale nella specialità attinente. In tal caso i corsi di formazione
di cui all’articolo 21, comma 3, della L.R. n. 49/1995 devono garantire la
conoscenza generale dell’intero territorio regionale.
3. I soggetti di cui al comma 2 che intendano esercitare la professione di guida
ambientale devono possedere i requisiti e sono soggetti agli obblighi di cui
all’articolo 119, fatta eccezione per il possesso dell’abilitazione
professionale.
4. L’Ente gestore di parco o riserva naturale può rilasciare alle guide
ambientali abilitate ai sensi del presente testo unico il titolo di guida di
parco o di riserva ovvero valutare la formazione acquisita dalle guide
ambientali ai fini dell’esonero parziale dai corsi di formazione di cui
all’articolo 21, comma 3, della L.R. n. 49/1995.
————————

Art. 121
Corsi di qualificazione e specializzazione.
1. La provincia riconosce corsi di qualificazione professionale e di
specializzazione per guide ambientali, ai sensi della normativa regionale
vigente.
2. I corsi di qualificazione assicurano la formazione tecnico-pratica e teorica
della guida ambientale nella singola specialità, si concludono con un esame di
abilitazione e il rilascio del relativo attestato.
3. L’ammissione ai corsi di qualificazione è subordinata al superamento di una
prova attitudinale teorico-pratica espletata secondo le modalità stabilite dalla
provincia.
4. I corsi di specializzazione sono finalizzati all’ampliamento delle competenze
e all’approfondimento delle conoscenze; comprendono l’acquisizione di nuove
tecniche, l’uso di mezzi e la specializzazione su porzioni di territorio.
5. I corsi di specializzazione sono riservati a coloro che già esercitano
l’attività di guida ambientale e si concludono con un esame e con il rilascio di
un attestato (76).
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(76) Articolo così sostituito dall’art. 55, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 121. Corsi di qualificazione,
aggiornamento e specializzazione. 1. La Provincia organizza corsi di
qualificazione professionale, di aggiornamento e di specializzazione per guide
ambientali, ai sensi della L.R. n. 70/1994 e successive modificazioni. Tali
corsi possono essere organizzati anche mediante convenzione con enti ed
associazioni competenti nei settori disciplinati dalle norme contenute nel
presente capo.
2. I corsi di qualificazione assicurano la formazione tecnico-pratica e teorica
della guida ambientale nella singola specialità, si concludono con un esame di
abilitazione e il rilascio del relativo attestato. L’ammissione ai corsi di
qualificazione per guida ambientale è subordinata al superamento di una prova
attitudinale teorico-pratica, espletata secondo le modalità stabilite dalla
Provincia.
3. I corsi di aggiornamento sono obbligatori ed hanno, di norma, per oggetto le
stesse materie dei corsi di qualificazione. Tali corsi si concludono con il
rilascio di un attestato di frequenza.
4. Il mancato conseguimento dell’attestato di frequenza per oltre tre anni dalla
data svolgimento del primo corso utile, comporta la decadenza dall’abilitazione
all’esercizio della professione.
5. La guida ambientale che si trovi nella impossibilità di frequentare il corso
di aggiornamento periodico obbligatorio, a causa di malattia od altro comprovato
motivo di forza maggiore, fatta salva comunque la necessità dell’accertamento
dell’idoneità psico-fisica di cui all’articolo 119, comma 1 lettera c), è tenuta
a frequentare il corso di aggiornamento immediatamente successivo alla
cessazione dell’impedimento.
6. I corsi di specializzazione sono finalizzati all’ampliamento delle competenze
e all’approfondimento delle conoscenze; comprendono l’acquisizione di nuove
tecniche, l’uso di mezzi e la specializzazione su porzioni di territorio. Sono
riservati a coloro che già esercitano l’attività di guida ambientale e si
concludono con un esame e con rilascio di un attestato.».

Art. 122
Modalità e contenuti dei corsi.
1. La Giunta regionale, con propria deliberazione, sentiti i soggetti competenti
nei settori disciplinati dalle norme contenute nel presente capo e le
organizzazioni dei consumatori, determina le materie oggetto dei corsi di
qualificazione, di specializzazione, il numero delle ore, le modalità di
accesso, la composizione della commissione esaminatrice, la quota parte di spesa
a carico dei partecipanti ai corsi, ove non siano finanziati dal fondo sociale
europeo (77).
2. Nel provvedimento di cui al comma 1, sono determinati eventuali casi di
parziale esonero dalla frequenza dei corsi di qualificazione e dalle relative
prove attitudinali di ammissione per i soggetti che dimostrino di avere già
acquisito le relative conoscenze teoriche o tecnico-pratiche.
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(77) Comma così modificato dall’art. 56, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 123
Obblighi professionali.
1. Le guide ambientali garantiscono lo svolgimento dell’escursione nella
sicurezza per i propri clienti graduando la difficoltà dei percorsi alle
effettive capacità degli stessi (78).
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(78) Comma così sostituito dall’art. 57, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il testo
originario era così formulato: «1. Le guide ambientali devono garantire lo
svolgimento dell’escursione nella massima sicurezza per i propri clienti
graduando la difficoltà dei percorsi alle effettive capacità degli stessi,
secondo le norme deontologiche richiamate nell’ambito dei corsi di formazione
professionale.».

Art. 124
Pubblicità dei prezzi.
1. Il materiale pubblicitario e informativo delle prestazioni professionali deve
contenere relativi prezzi.
2. È vietato applicare prezzi superiori a quelli pubblicizzati.
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Sezione II – Vigilanza e sanzioni
Art. 125
Vigilanza e controllo.
1. Le funzioni di vigilanza e controllo sulla osservanza delle disposizioni di
cui al presente capo, ivi compresa l’applicazione delle sanzioni, sono
esercitate dai comuni.
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Art. 126
Sanzioni amministrative.
1. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.000,00
euro:
a) chiunque esercita l’attività professionale di guida ambientale senza aver
provveduto alla denuncia di inizio di attività;
b) i soggetti di cui agli articoli 82 e 90 che, per lo svolgimento della propria
attività, si avvalgono delle persone di cui alla lettera a).
2. È soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.500,00
euro la guida ambientale che contravviene al divieto di cui all’articolo 124,
comma 2.
3. È soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00
euro la guida ambientale che contravviene al disposto dell’articolo 124, comma
1.
4. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo
nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate (79).
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(79) Articolo così sostituito dall’art. 58, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 126. Sanzioni amministrative. 1. È
soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 1.000.000 (516,46 euro)
a lire 5.000.000 (2582,28 euro):
a) chiunque esercita l’attività professionale di guida ambientale senza aver
provveduto alla denuncia di inizio di attività;
b) i soggetti di cui agli articoli 82 e 90 che, per lo svolgimento della propria
attività, si avvalgono delle persone di cui alla lettera a).
2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 500.000 (258,23
euro) a lire 2.500.000 (1291,14 euro) la guida ambientale che contravviene al
divieto di cui all’articolo 124, comma 2.
3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 200.000 (103,29
euro) a lire 1.000.000 (516,46 euro) la guida ambientale che contravviene al
disposto dell’articolo 124, comma 1.
4. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo,
nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.».

Art. 127
Divieto di prosecuzione dell’attività.
1. Fatto salvo il caso previsto dall’articolo 121, comma 5, nel caso di mancata
presentazione della documentazione di cui all’articolo 119, comma 6, l’esercizio
della professione di guida ambientale è sospeso fino alla presentazione della
documentazione e, comunque, per un periodo massimo di tre anni. Decorso tale
termine massimo, il Comune vieta la prosecuzione dell’attività.
2. La prosecuzione dell’attività è impedita dal Comune qualora l’interessato
perda uno dei requisiti richiesti per l’iscrizione.
3. In caso di sospensione o divieto di prosecuzione dell’attività, è ritirata la
tessera di riconoscimento.
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Art. 128
Norma transitoria.
1. In sede di prima attuazione e comunque non oltre ventiquattro mesi
dall’entrata in vigore del presente testo unico, ai corsi di qualificazione, con
esame di abilitazione finale, sono ammessi anche coloro che, privi di diploma di
maturità, abbiano svolto in Toscana, per un periodo non inferiore a due anni
nell’ultimo quinquennio, attività di cui al presente capo, documentate
fiscalmente.
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Capo IV – Maestro di sci
Sezione I – Definizione e attività
Art. 129
Definizione dell’attività di maestro di sci.
1. È maestro di sci, ai sensi dell’articolo 2 della legge 8 marzo 1991, n. 81
«Legge-quadro per la professione di maestro di sci e ulteriori disposizioni in
materia di ordinamento della professione di guida alpina», chi insegna
professionalmente, anche in modo non esclusivo e non continuativo, a persone
singole ed a gruppi di persone, le tecniche sciistiche in tutte le loro
specializzazioni, esercitate con qualsiasi tipo di attrezzo, su piste di sci,
itinerari sciistici, percorsi di sci fuori pista ed escursioni con gli sci che
non comportino difficoltà richiedenti l’uso di tecniche e materiali alpinistici,
quali corda, piccozza e ramponi.
2. Le aree sciistiche ove è prevista l’attività dei maestri di sci sono
individuate e delimitate dalle province, ai sensi della legge regionale 13
dicembre 1993, n. 93 recante «Norme in materia di piste da sci e impianti a fune
ad esse collegati».
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Art. 130
Albo professionale regionale dei maestri di sci.
1. È istituito l’albo professionale regionale dei maestri di sci, nel quale
devono essere iscritti tutti i soggetti che intendono esercitare in modo stabile
in Toscana la professione di maestro di sci. Si intende esercizio stabile della
professione l’attività svolta dal maestro di sci che abbia un recapito in
Toscana ai fini dell’offerta delle proprie prestazioni.
2. L’albo è tenuto ed aggiornato dal Collegio regionale dei maestri di sci di
cui all’articolo 135, sotto la vigilanza della Regione che la esercita nelle
forme previste dal successivo articolo 140.
3. L’albo professionale regionale dei maestri di sci è suddiviso, per
specialità, nelle seguenti sezioni:
a) maestri di sci alpino;
b) maestri di sci di fondo;
c) maestri di sci di "snowboard".
4. L’iscrizione nell’albo professionale ha efficacia per tre anni, è limitata
alla sezione in cui il maestro è iscritto ed è mantenuta a seguito di
presentazione del certificato di idoneità psico-fisica di cui all’articolo 131
comma 1, lett. a) nonché dell’attestato di frequenza degli appositi corsi di
aggiornamento obbligatori di cui all’articolo 132.
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Art. 131
Requisiti per l’iscrizione all’albo.
1. Possono essere iscritti all’albo professionale regionale dei maestri di sci
coloro che sono in possesso dei seguenti requisiti:
a) idoneità psico-fisica attestata da certificato rilasciato dall’Azienda unità
sanitaria locale del Comune di residenza;
b) assolvimento dell’obbligo scolastico;
c) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione, anche temporanea,
dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la
riabilitazione;
d) abilitazione all’esercizio della professione, conseguita mediante la
frequenza dei corsi di qualificazione professionale di cui all’articolo 132 ed
il superamento dei relativi esami.
1-bis. Il collegio, accertata l’esistenza dei presupposti e requisiti di legge,
provvede al rilascio di una tessera di riconoscimento con fotografia secondo il
modello indicato dal dirigente della competente struttura regionale (80).
————————
(80) Comma aggiunto dall’art. 59, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 132
Corsi di qualificazione, aggiornamento e specializzazione.
1. La provincia riconosce corsi di qualificazione e di specializzazione
professionale per maestri di sci, nonché i corsi di aggiornamento obbligatori di
cui all’articolo 130, comma 4, ai sensi della normativa regionale vigente (81).
2. Gli interventi formativi sono attuati in collaborazione con il Collegio
regionale dei maestri di sci, prevedendo, per le materie di carattere tecnico e
didattico, l’impiego di istruttori nazionali della Federazione italiana sport
invernali.
3. I corsi di qualificazione professionale devono assicurare la formazione
tecnico – pratica e teorica del maestro di sci nella singola specialità. Essi si
concludono con un esame e il rilascio del relativo attestato.
4. L’ammissione ai corsi di qualificazione è subordinata al superamento di una
prova attitudinale pratica.
5. I corsi di aggiornamento si riferiscono alle stesse materie di insegnamento
previste per i corsi di qualificazione. L’attestato di frequenza finale viene
rilasciato ai soli soggetti che abbiano assicurato la propria presenza ad almeno
il settantacinque per cento delle ore di insegnamento.
6. Il maestro di sci che si trovi nella impossibilità di frequentare il corso di
aggiornamento periodico obbligatorio a causa di malattia od altro comprovato
motivo di forza maggiore, è tenuto a frequentare il corso di aggiornamento
immediatamente successivo alla cessazione dell’impedimento; in tal caso, la
validità dell’iscrizione nell’albo professionale, è prorogata fino a quando il
corso obbligatorio sia superato ed, in ogni caso, per un periodo massimo d tre
anni, fatto salvo l’accertamento dell’idoneità psico-fisica di cui all’articolo
131, comma 1, lettera a).
7. I corsi di specializzazione sono finalizzati all’acquisizione di particolari
tecniche, sono riservati ai soggetti già iscritti all’albo professionale e si
concludono con il rilascio del relativo attestato.
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(81) Comma così sostituito dall’art. 60, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il testo
originario era così formulato: «1. La Provincia organizza corsi di
qualificazione e di specializzazione professionale per maestri di sci, nonché i
corsi di aggiornamento obbligatori di cui all’articolo 130, comma 4 ai sensi
della L.R. n. 70/1994.».

Art. 133
Modalità e contenuti dei corsi.
1. La Giunta regionale, con propria deliberazione, sentite le province, il
Collegio regionale dei maestri di sci di cui all’articolo 135 e le
organizzazioni dei consumatori, determina le materie oggetto dei corsi di
qualificazione, di specializzazione e di aggiornamento, il numero delle ore, le
modalità di accesso, la composizione della commissione esaminatrice, la quota
parte di spesa a carico dei partecipanti ai corsi, ove non siano finanziati dal
fondo sociale europeo. Le materie e gli argomenti dei corsi sono determinati nel
rispetto dei criteri e dei livelli delle tecniche sciistiche definiti dalla
Federazione Italiana Sport Invernali.
2. Nel provvedimento di cui al comma 1 sono determinati i casi di parziale
esonero dalla frequenza dei corsi di qualificazione e dalle relative prove
attitudinali di ammissione per i soggetti che dimostrino di aver già acquisito
le relative conoscenze teoriche o tecnico-pratiche.
3. I maestri di sci già abilitati in una specialità che hanno superato la prova
attitudinale per l’ammissione ai corsi di qualificazione di altra specialità,
sono esonerati dal corso di formazione e dall’esame limitatamente alle materie
già oggetto del corso di formazione per il quale è stata ottenuta l’abilitazione
(82).
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(82) Comma così sostituito dall’art. 61, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il testo
originario era così formulato: «3. I maestri di sci già abilitati in una
specialità sono esonerati dalla prova attitudinale per l’ammissione ai corsi di
qualificazione per una diversa specialità.».

Art. 134
Maestri di sci di altre regioni e Stati.
1. I maestri di sci già iscritti negli albi professionali di altre regioni che
intendono esercitare stabilmente la professione di maestro di sci anche in
Toscana devono richiedere l’iscrizione nell’albo professionale regionale della
Toscana.
2. Il Collegio regionale dei maestri di sci provvede all’iscrizione dopo aver
verificato la permanenza dei requisiti di cui all’articolo 131.
3. I maestri di sci iscritti negli albi di altre regioni che intendono
esercitare per periodi superiori ai dieci giorni per stagione in Toscana devono
darne preventiva comunicazione al Collegio regionale dei maestri di sci,
indicando le località sciistiche nelle quali intendono esercitare ed il periodo
di attività.
4. I maestri di sci stranieri non iscritti in alcun albo regionale possono
esercitare l’attività professionale in Toscana, per periodi superiori ai dieci
giorni ed inferiori a trenta per stagione, previo nulla osta del Collegio
regionale dei maestri di sci.
5. Il nulla osta per i cittadini di Stati non membri dell’Unione europea è
subordinato al riconoscimento da parte della Federazione italiana sport
invernali, d’intesa con il Collegio nazionale dei maestri di sci,
dell’equivalenza del titolo rilasciato nello Stato di provenienza.
6. I maestri di sci che provengono da altri Stati o da altre regioni e che
accompagnano propri gruppi di allievi non sono soggetti agli obblighi di cui ai
commi 3 e 4.
————————

Art. 135
Collegio regionale dei maestri di sci.
1. È istituito, quale organo di autodisciplina e di autogoverno della
professione, il Collegio regionale dei maestri di sci. Del Collegio fanno parte
tutti i maestri iscritti nell’albo della Regione, nonché i maestri di sci che
abbiano momentaneamente sospeso l’attività oppure l’abbiano cessata (83).
2. Sono organi del Collegio:
a) l’assemblea, costituita da tutti i membri del Collegio;
b) il consiglio direttivo, i cui componenti sono eletti dalla assemblea con le
modalità previste dal regolamento di cui al comma 3, lettera d);
c) il presidente, eletto dal consiglio direttivo al proprio interno.
3. Spetta all’assemblea del Collegio:
a) eleggere il consiglio direttivo;
b) approvare annualmente il bilancio del Collegio;
c) eleggere i propri rappresentanti nel Collegio nazionale dei maestri di sci;
d) adottare il regolamento relativo al funzionamento del Collegio, su proposta
del consiglio direttivo;
e) pronunciarsi su ogni questione che sia sottoposta dal consiglio direttivo o
sulla quale, una pronuncia dell’assemblea sia richiesta da almeno un quinto dei
componenti.
4. Spetta al consiglio direttivo del Collegio:
a) svolgere tutte le funzioni concernenti la tenuta dell’albo;
b) vigilare sull’esercizio della professione;
c) applicare le sanzioni disciplinari;
d) collaborare con la Regione, oltre che con le province, nell’organizzazione
delle attività formative di cui agli articoli 132 e 133;
e) svolgere ogni altra azione diretta a tutelare gli interessi degli iscritti;
f) stabilire le caratteristiche e le modalità d’uso del distintivo di
riconoscimento e della divisa di maestro di sci.
5. Il Consiglio regionale, su richiesta di una Regione contigua, sentito il
consiglio direttivo del Collegio regionale dei maestri di sci, può deliberare la
trasformazione del Collegio regionale in Collegio interregionale.
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(83) Comma così modificato dall’art. 62, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 136
Scuole di sci.
1. Agli effetti del presente testo unico, per scuola di sci si intende qualunque
associazione o società cui fanno capo almeno sei maestri di sci per esercitare
in modo coordinato la loro attività professionale. L’organico dei maestri di sci
della scuola può essere ridotto a quattro unità, con atto del Comune, nelle
stazioni sciistiche minori. Le scuole di sci devono avere sede nelle aree
sciistiche di cui all’articolo 129, comma 2.
2. Le scuole di sci devono disporre di una sede adeguata e stipulare una polizza
di assicurazione contro i rischi di responsabilità civile verso terzi
conseguenti all’esercizio dell’insegnamento da parte dei maestri di sci aderenti
alla scuola con massimale non inferiore a quello stabilito con deliberazione
della Giunta regionale.
3. Il legale rappresentante di una associazione o società di maestri di sci che
intenda istituire una scuola di sci deve trasmettere al Comune in cui intende
ubicare la sede della scuola la denuncia di inizio di attività ai sensi degli
articoli 58 e seguenti della L.R. n. 9/1995, attestante il possesso dei
requisiti e l’assolvimento degli obblighi di cui al presente articolo, nonché
l’impegno a prestare opera in interventi straordinari di soccorso sulla neve.
4. Alla denuncia di inizio attività deve essere allegata la copia dello statuto,
che deve essere ispirato a criteri di democraticità e di partecipazione
effettiva dei maestri di sci alla gestione e all’organizzazione della scuola.
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Art. 137
Pubblicità dei prezzi.
1. Il materiale pubblicitario e informativo delle prestazioni professionali di
maestro di sci deve contenere i relativi prezzi.
2. Le scuole di sci devono esporre nelle loro sedi e negli eventuali recapiti,
in modo ben visibile al pubblico, la tabella dei prezzi praticati.
3. È vietato applicare prezzi superiori a quelli pubblicizzati.
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Sezione II – Vigilanza e sanzioni
Art. 138
Vigilanza e controllo.
1. Le funzioni di vigilanza e controllo sul rispetto delle disposizioni di cui
al presente testo unico, compresa l’applicazione delle sanzioni amministrative,
sono di competenza dei comuni.
2. I comuni provvedono ad inviare al Collegio regionale copia dei verbali di
accertamento delle infrazioni riguardanti i soggetti iscritti nell’albo
professionale regionale.
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Art. 139
Sanzioni disciplinari.
1. I maestri di sci iscritti nell’albo regionale, che si rendano colpevoli di
violazione delle norme di deontologia professionale, ovvero delle norme di
comportamento previste dal presente testo unico o dalla legge n. 81/1991, sono
possibili delle seguenti sanzioni disciplinari:
a) ammonizione scritta;
b) censura;
c) sospensione dall’albo per un periodo compreso tra un mese ed un anno;
d) radiazione.
2. I provvedimenti disciplinari sono adottati dal consiglio direttivo del
Collegio regionale a maggioranza assoluta dei componenti; contro di essi è
ammesso ricorso al consiglio direttivo del Collegio nazionale, entro trenta
giorni dalla notifica. La proposizione del ricorso sospende fino alla decisione
l’esecutività del provvedimento.
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Art. 140
Vigilanza della Regione sul collegio regionale.
1. La vigilanza sul Collegio regionale dei maestri di sci spetta alla Giunta
regionale.
2. Al fine di cui al comma 1, il presidente del Collegio regionale dei maestri
di sci trasmette alla Giunta regionale, entro il termine perentorio del 30
settembre di ogni anno:
a) copia degli atti concernenti la tenuta dell’albo, corredati della relativa
documentazione;
b) i provvedimenti del Collegio regionale in materia di sanzioni disciplinari
adottate ai sensi del presente testo unico.
3. La Giunta regionale approva i regolamenti relativi al funzionamento del
Collegio regionale.
4. La Giunta regionale delibera lo scioglimento del Consiglio direttivo del
Collegio che non sia in grado di funzionare regolarmente, sentito il parere del
Collegio nazionale; in tal caso, le funzioni del Consiglio sono affidate ad un
commissario straordinario fino alla elezione del nuovo Consiglio, che deve aver
luogo entro novanta giorni dallo scioglimento del precedente.
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Art. 141
Sanzioni amministrative.
1. Fermo restando quanto previsto dalle norme penali, è soggetto alla sanzione
amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.000,00 euro:
a) chiunque esercita stabilmente la professione di maestro di sci senza essere
iscritto all’albo regionale di cui all’articolo 130;
b) il maestro di sci straniero che esercita temporaneamente l’attività senza
aver ottenuto il preventivo nulla osta di cui all’articolo 134.
2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.500,00
euro il maestro di sci che contravviene alla disposizione dell’articolo 137,
comma 3. La sanzione è raddoppiata nell’ipotesi in cui contravvenga a tale
disposizione una scuola di sci.
3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00
euro:
a) il maestro di sci iscritto ad albo regionale, che esercita temporaneamente
l’attività senza aver provveduto a darne preventiva comunicazione ai sensi
dell’articolo 134, comma 3;
b) il maestro di sci o le scuole di sci che violano l’articolo 137, comma 1 o
comma 2.
4. L’esercizio abusivo di scuole di sci, comunque denominate, comporta la
sanzione amministrativa pecuniaria da 800,00 euro a 4.800,00 euro.
5. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo
nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate (84).
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(84) Articolo così sostituito dall’art. 63, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 141. Sanzioni amministrative. 1.
Fermo restando quanto previsto dalle norme penali, è soggetto alla sanzione
amministrativa pecuniaria da lire 1.000.000 (516,46 euro) a lire 5.000.000
(2582,28 euro):
a) chiunque esercita stabilmente la professione di maestro di sci senza essere
iscritto all’albo regionale di cui all’articolo 130;
b) il maestro di sci straniero che esercita temporaneamente l’attività senza
aver ottenuto il preventivo nulla osta di cui all’articolo 134.
2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 500.000 (258,23
euro) a lire 2.500.000 (1291,14 euro) il maestro di sci che contravviene alla
disposizione dell’articolo 137, comma 3; la sanzione è raddoppiata nell’ipotesi
in cui contravvenga a tale disposizione una scuola di sci.
3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 200.000 (103,29
euro) a lire 1.000.000 (516,46 euro):
a) il maestro di sci iscritto ad albo regionale, che esercita temporaneamente
l’attività senza aver provveduto a darne preventiva comunicazione ai sensi
dell’articolo 134, comma 3;
b) il maestro di sci o le scuole di sci che violano l’articolo 137, comma 1 o
comma 2.
4. L’esercizio abusivo di scuole di sci, comunque denominate, comporta la
sanzione amministrativa pecuniaria da lire 1.500.000 (774,69 euro) a lire
9.000.000 (4648,11 euro).
5. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo,
nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.».

Sezione III – Norme transitorie
Art. 142
Norma transitoria.
1. I maestri di sci già iscritti nell’albo professionale regionale alla data di
entrata in vigore del presente testo unico e che alla stessa data abbiano
frequentato corsi di specializzazione inerenti lo "snowboard" possono iscriversi
alla sezione c) maestro di sci di "snowboard" dell’albo stesso, senza sottoporsi
ad ulteriori corsi od esami.
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Capo V – Guida alpina
Sezione I – Definizione e attività
Art. 143
Definizione dell’attività di guida alpina.
1. È guida alpina, ai sensi dell’articolo 2 della legge 2 gennaio 1989, n. 6
«Ordinamento della professione di guida alpina», chi svolge professionalmente,
anche in modo non esclusivo e non continuativo, le seguenti attività:
a) accompagnamento di persone in ascensioni sia su roccia che su ghiaccio o in
escursioni in montagna;
b) accompagnamento di persone in ascensioni sci-alpinistiche o in escursioni
sciistiche;
c) insegnamento delle tecniche alpinistiche e sci-alpinistiche, con esclusione
delle tecniche sciistiche su piste di discesa e di fondo.
2. La professione si articola in due gradi:
a) aspirante guida;
b) guida alpina – maestro d’alpinismo.
3. L’aspirante guida può svolgere le attività di cui al comma 1, con riferimento
ad ascensioni di difficoltà non superiore al sesto grado; detto limite non
sussiste nel caso che l’aspirante guida alpina faccia parte di comitive condotte
da una guida alpina-maestro d’alpinismo e nelle arrampicate in strutture o
palestre attrezzate per l’arrampicata sportiva.
4. L’aspirante guida può esercitare l’insegnamento sistematico delle tecniche
alpinistiche o sci-alpinistiche solo nell’ambito di una scuola di alpinismo o di
sci-alpinismo.
5. L’aspirante guida deve conseguire il grado di guida alpina – maestro
d’alpinismo entro il decimo anno successivo a quello in cui ha conseguito
l’abilitazione tecnica all’esercizio della professione. In difetto, il diritto
all’iscrizione nell’albo professionale di cui all’articolo 144 decade.
6. Le guide alpine sono tenute, in caso di infortuni in montagna o comunque di
pericolo per alpinisti, escursionisti o sciatori, a prestare la loro opera di
soccorso, compatibilmente con il dovere di mantenere le condizioni di massima
sicurezza per i propri clienti.
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Art. 144
Albo professionale regionale delle guide alpine.
1. È istituito l’albo professionale regionale delle guide alpine nel quale
devono risultare iscritti tutti i soggetti che intendono esercitare in modo
stabile in Toscana la professione di guida alpina. L’albo è distinto in due
sezioni, nelle quali sono iscritte, rispettivamente, gli aspiranti guide e le
guide alpine-maestri di alpinismo. L’albo è tenuto ed aggiornato dal Collegio
regionale delle guide alpine di cui al successivo articolo 149, sotto la
vigilanza della Regione che la esercita nelle forme previste dall’articolo 153.
2. È considerato esercizio stabile della professione l’attività svolta dalla
guida alpina che abbia un recapito, anche stagionale, in Toscana ai fini
dell’offerta delle proprie prestazioni.
3. L’iscrizione nell’albo professionale regionale ha efficacia per tre anni ed è
mantenuta a seguito di presentazione del certificato di idoneità psico-fisica di
cui all’articolo 145, comma 1, lettera b), nonché dell’attestato di frequenza
degli appositi corsi di aggiornamento obbligatori di cui all’articolo 146.
4. La guida che si trova nella impossibilità di frequentare il corso di
aggiornamento periodico obbligatorio a causa di malattia od altro comprovato
motivo di forza maggiore, è tenuta a frequentare il corso di aggiornamento
immediatamente successivo alla cessione dell’impedimento; in tal caso, la
validità dell’iscrizione nell’albo professionale è prorogata fino a quando il
corso obbligatorio sia superato ed, in ogni caso, per un periodo massimo di tre
anni, fatto salvo l’accertamento dell’idoneità psico-fisica di cui all’articolo
145, comma 1, lettera b).
5. In caso di mancato rinnovo dell’iscrizione all’albo professionale, permane la
facoltà di reiscrizione allo stesso nei successivi sei anni, dietro
presentazione delle certificazioni di cui al comma 3.
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Art. 145
Requisiti per l’iscrizione all’Albo.
1. Possono essere iscritti all’Albo professionale regionale delle guide alpine
coloro che sono in possesso dei seguenti requisiti:
a) età minima di ventuno anni per le guide alpine-maestri di alpinismo;
b) idoneità psico-fisica attestata da certificato rilasciato dall’Azienda Unità
sanitaria locale del Comune di residenza;
b) assolvimento dell’obbligo scolastico;
d) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione anche temporanea
dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la
riabilitazione;
e) abilitazione all’esercizio della professione, conseguita mediante la
frequenza dei corsi di qualificazione professionale di cui all’articolo 146 ed
il superamento dei relativi esami.
1-bis. Il collegio, accertata l’esistenza dei presupposti e requisiti di legge,
provvede al rilascio di una tessera di riconoscimento con fotografia secondo il
modello indicato dal dirigente della competente struttura regionale (85).
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(85) Comma aggiunto dall’art. 64, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 146
Corsi di qualificazione e aggiornamento.
1. La Regione organizza corsi di qualificazione professionale per aspiranti
guide e guide alpine-maestri di alpinismo, nonché i corsi di aggiornamento
obbligatorio di cui all’articolo 144, comma 3, ai sensi della normativa
regionale vigente (86).
2. Ai corsi di qualificazione per guide alpine-maestri di alpinismo sono ammessi
unicamente gli aspiranti guida che abbiano esercitato la professione per almeno
due anni.
3. L’ammissione ai corsi di qualificazione per aspiranti guida è subordinata al
superamento di una prova pratica attitudinale.
4. Gli interventi formativi sono attuati in collaborazione con il Collegio
regionale delle guide alpine di cui all’articolo 149 ed avvalendosi del Collegio
nazionale delle guide alpine di cui all’articolo 15 della L. n. 6/1989.
5. I corsi di aggiornamento obbligatorio di cui all’articolo 144, comma 3,
terminano con il rilascio di un attestato di frequenza alle sole guide che
abbiano assicurato la propria presenza ad almeno il settantacinque per cento
delle ore di insegnamento.
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(86) Comma così modificato dall’art. 65, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 147
Modalità e contenuti dei corsi.
1. La Giunta regionale, con propria deliberazione, sentite le province, il
Collegio regionale delle guide alpine e le organizzazioni dei consumatori,
determina le materie oggetto dei corsi di qualificazione, di specializzazione e
di aggiornamento, il numero delle ore, le modalità di accesso, la composizione
della commissione esaminatrice, la quota parte di spesa a carico dei
partecipanti ai corsi, ove non siano finanziati dal fondo sociale europeo.
2. Nel provvedimento di cui al comma 1 sono determinati i casi di parziale
esonero dalla frequenza dei corsi di qualificazione e dalle relative prove
attitudinali di ammissione per i soggetti che dimostrino di aver già acquisito
le relative conoscenze teoriche o tecnico-pratiche.
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Art. 148
Guide alpine di altre regioni e Stati.
1. Le guide alpine già iscritte negli albi di altre regioni che intendono
esercitare stabilmente la professione anche in Toscana devono richiedere
l’iscrizione nell’albo professionale regionale della Toscana.
2. Il Collegio regionale di cui all’articolo 149 provvede all’iscrizione dopo
aver verificato la sussistenza dei requisiti di cui all’articolo 145.
3. L’esercizio, della professione da parte di guide alpine che provengono
dall’estero o da altre regioni italiane e che accompagnano loro clienti non è
subordinato all’iscrizione nell’albo.
4. L’iscrizione, per i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea, è
subordinata al riconoscimento da parte del Collegio nazionale delle guide alpine
dell’equivalenza del titolo rilasciato nello Stato di provenienza.
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Art. 149
Collegio regionale delle guide alpine.
1. È istituito, quale organo di autodisciplina e di autogoverno della
professione, il Collegio regionale delle guide alpine; del collegio fanno parte
tutti gli aspiranti guida e le guide alpine-maestri di alpinismo iscritti
nell’albo regionale, nonché le guide alpine maestri di alpinismo e le aspiranti
guida che abbiano cessato l’attività per anzianità o per invalidità, residenti
in Toscana.
2. Sono organi del collegio:
a) l’assemblea, costituita da tutti i membri del collegio;
b) il consiglio direttivo, i cui componenti sono eletti dall’assemblea con le
modalità previste dal regolamento di cui al comma 3, lett. d);
c) il presidente, eletto dal consiglio direttivo e scelto fra le guide alpine
maestri di alpinismo componenti il consiglio stesso.
3. Spetta all’assemblea del collegio:
a) eleggere il consiglio direttivo;
b) approvare annualmente il bilancio del collegio;
c) pronunciarsi su ogni questione che sia sottoposta dal consiglio o sulla quale
una pronuncia dell’assemblea sia richiesta da almeno un terzo dei componenti;
d) adottare il regolamento relativo al funzionamento del collegio, su proposta
del consiglio direttivo.
4. Spetta al consiglio direttivo del collegio:
a) svolgere tutte le funzioni concernenti la tenuta dell’albo;
b) vigilare sull’esercizio della professione ed applicare le sanzioni
disciplinari;
c) collaborare con la Regione e con ogni altro ente, anche ai fini della tutela
dell’ambiente montano, nonché della promozione dell’alpinismo e del turismo
montano;
d) svolgere ogni altra azione diretta a tutelare gli interessi degli iscritti;
e) stabilire le caratteristiche e le modalità d’uso del distintivo di
riconoscimento di guida alpina.
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Art. 150
Scuole di alpinismo e di sci-alpinismo.
1. Agli effetti della presente legge, per scuola di alpinismo e di sci-alpinismo
si intende qualunque associazione o società cui fanno capo almeno tre guide
alpine per esercitare in modo coordinato la loro attività professionale.
2. Le scuole di sci devono disporre di una sede adeguata e stipulare una polizza
di assicurazione contro i rischi di responsabilità civile verso terzi
conseguenti all’esercizio dell’attività da parte delle guide alpine aderenti
alla scuola con massimale non inferiore a quello stabilito con deliberazione
della Giunta regionale.
3. Il legale rappresentante di una associazione o società di guide alpine che
intenda istituire una scuola di alpinismo e di sci-alpinismo deve trasmettere al
Comune in cui è ubicata la sede della scuola la denuncia di inizio attività, ai
sensi degli articoli 58 e seguenti della L.R. n. 9/1995, attestante il possesso
dei requisiti e l’assolvimento degli obblighi di cui al presente articolo,
nonché l’impegno a prestare opera in interventi straordinari di soccorso in
montagna.
4. Alla denuncia di inizio attività deve essere allegata la copia dello statuto,
che deve essere ispirato a criteri di democraticità e di partecipazione
effettiva delle guide alpine alla gestione e all’organizzazione della scuola.
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Art. 151
Pubblicità dei prezzi.
1. Il materiale pubblicitario e informativo delle prestazioni professionali di
guida alpina deve contenere i relativi prezzi.
2. Le scuole di alpinismo e sci-alpinismo devono esporre nelle loro sedi e negli
eventuali recapiti, in modo ben visibile al pubblico, la tabella dei prezzi
praticati.
3. È vietato applicare prezzi superiori a quelli pubblicizzati.
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Sezione II – Vigilanza e sanzioni
Art. 152
Vigilanza e controllo.
1. Le funzioni di vigilanza e controllo sul rispetto delle disposizioni di cui
al presente testo unico, compresa l’applicazione delle sanzioni amministrative,
sono di competenza dei comuni.
2. I comuni provvedono ad inviare al Collegio regionale copia dei verbali di
accertamento delle infrazioni riguardanti i soggetti iscritti nell’albo
professionale regionale.
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Art. 153
Sanzioni disciplinari.
1. Le guide alpine iscritte nell’albo regionale che si rendano colpevoli di
violazione delle norme di deontologia professionale, ovvero dalle norme di
comportamento previsto dal presente testo unico o dalla legge n. 6/1989, sono
passibili delle seguenti sanzioni disciplinari:
a) ammonizione scritta;
b) censura;
c) sospensione dell’albo per un periodo compreso tra un mese ed un anno;
d) radiazione.
2. I provvedimenti disciplinari sono adottati dal consiglio direttivo del
Collegio regionale a maggioranza assoluta dei componenti; contro di essi è
ammesso ricorso al consiglio difettivo del Collegio nazionale, entro trenta
giorni dalla notifica. La proposizione del ricorso sospende fino alla decisione
l’esecutività del provvedimento.
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Art. 154
Vigilanza della Regione sul Collegio regionale.
1. La vigilanza sul Collegio regionale delle guide alpine, istituito ai sensi
della presente legge, spetta alla Giunta regionale.
2. Ai fini di cui al comma 1, il presidente del Collegio regionale delle guide
alpine trasmette alla Giunta regionale, entro il termine perentorio del 30
settembre di ogni anno:
a) copia degli atti concernenti la tenuta dell’albo, corredati della relativa
documentazione;
b) i provvedimenti del Collegio regionale in materia di sanzioni disciplinari
adottate ai sensi del presente testo unico.
3. La Giunta regionale approva i regolamenti relativi al funzionamento del
Collegio regionale.
4. La Giunta regionale delibera lo scioglimento del Consiglio direttivo del
Collegio che non sia in grado di funzionare regolarmente, sentito il parere del
Collegio nazionale; in tal caso, le funzioni del Consiglio sono affidate ad un
commissario straordinario fino alla elezione del nuovo Consiglio, che deve aver
luogo entro novanta giorni dallo scioglimento del precedente.
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Art. 155
Sanzioni amministrative.
1. Fermo restando quanto previsto dalle norme penali, è soggetto alla sanzione
amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 2.600,00 euro chiunque eserciti
stabilmente la professione di guida alpina senza essere iscritto all’albo
regionale di cui all’articolo 144.
2. È soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.500,00
euro la guida alpina che contravvenga alla disposizione dell’articolo 151, comma
3. La sanzione è raddoppiata nell’ipotesi in cui contravvenga a tale
disposizione una scuola di alpinismo e sci-alpinismo.
3. Sono soggette alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00
euro le guide alpine e le scuole di alpinismo e sci-alpinismo che contravvengono
alle disposizioni dell’articolo 151, commi 1 e 2.
4. L’esercizio abusivo di scuole di alpinismo e sci-alpinismo, comunque
denominate, comporta la sanzione amministrativa pecuniaria da 800,00 euro a
4.800,00 euro.
5. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo
nei due anni successivi, le relative sanzioni amministrative pecuniarie sono
raddoppiate (87).
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(87) Articolo così sostituito dall’art. 66, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14. Il
testo originario era così formulato: «Art. 155. Sanzioni amministrative. 1.
Fermo restando quanto previsto dalle norme penali, è soggetto alla sanzione
amministrativa pecuniaria da lire 1.000.000 (516,46 euro) a lire 5.000.000
(2582, 28 euro) chiunque eserciti stabilmente, la professione di guida alpina
senza essere iscritto all’albo regionale di cui all’art. 144 del presente testo
unico.
2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 500.000 (258,23
euro) a lire 2.500.000 (1291,14 euro) la guida alpina che contravvenga alla
disposizione dell’art. 151, comma 3; la sanzione è raddoppiata nell’ipotesi in
cui contravvenga a tale disposizione una scuola di alpinismo e sci-alpinismo.
3. Sono soggette alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 200.000 (103,29
euro) a lire 1.000.000 (516,46 euro) le guide alpine e le scuole di alpinismo e
sci-alpinismo che contravvengono alle disposizioni dell’art. 151, comma 1 e
comma 2.
4. L’esercizio abusivo di scuole di alpinismo e sci-alpinismo, comunque
denominate, comporta la sanzione amministrativa pecuniaria da lire 1.500.000
(774,69 euro) a lire 9.000.000 (4648,11 euro).
5. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo,
nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.».

TITOLO IV
Abrogazioni, rinvii, norme di salvaguardia
Art. 156
Abrogazioni.
1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:
a) L.R. 10 gennaio 1987, n. 1 «Disciplina delle strutture ricettive
extra-alberghiere» come modificata dalla legge regionale 9 marzo 1988 n. 15,
dalla legge regionale 28 gennaio 1991 n. 5 e dalla legge regionale 28 gennaio
1993 n. 4, fatta eccezione per quanto disposto dall’articolo 158 comma 2;
b) L.R. 8 febbraio 1994, n. 16 «Nuove norme in materia di disciplina delle
attività di organizzazione di viaggi» come modificata dalla legge regionale 10
agosto 1994 n. 63, dalla legge regionale 19 luglio 1995 n. 79 e dalla legge
regionale 25 gennaio 1996 n. 8;
c) L.R. 19 luglio 1995, n. 80 «Disciplina delle professioni di guida turistica,
accompagnatore turistico e interprete turistico»;
d) L.R. 14 novembre 1996, n. 83 «Ordinamento delle professioni di maestro di sci
e di guida alpina»;
e) L.R. 22 gennaio 1997, n. 7 «Semplificazione delle procedure in materia di
pubblicità dei prezzi e delle caratteristiche delle strutture turistiche
ricettive e degli stabilimenti balneari» come modificata dalla L.R. 14 agosto
1998 n. 69;
f) L.R. 30 luglio 1997, n. 54 «Disciplina della professione di guida
ambientale»;
g) L.R. 12 novembre 1997, n. 83 «Nuove norme in materia di disciplina e
classificazione delle strutture ricettive» come modificata dalla L.R. 14 agosto
1998 n. 69;
h) L.R. 14 ottobre 1999, n. 54 «Norme di riordino delle funzioni amministrative
in materia di informazione, accoglienza e promozione turistica locale della
Regione Toscana. Istituzione delle agenzie per il turismo»;
h-bis) legge regionale 21 dicembre 1994, n. 102 (Norme in materia di requisiti
igienico-sanitari delle strutture ricettive) (88);
h-ter) legge regionale 6 aprile 2000, n. 51 (Modifiche della legge regionale 21
dicembre 1994, n. 102 Norme in materia di requisiti igienico-sanitari delle
strutture ricettive) (89).
2. È abrogato l’articolo 21 della legge regionale 1° dicembre 1998, n. 87
concernente «Attribuzione agli enti locali e disciplina generale delle funzioni
e dei compiti amministrativi conferiti alla Regione dal D.Lgs. 31 marzo 1998 n.
112».
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(88) Lettera aggiunta dall’art. 67, comma 1, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.
(89) Lettera aggiunta dall’art. 67, comma 2, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 157
Norme non inserite nel testo unico che restano in vigore.
1. L’attività escursionistica resta disciplinata dalla legge regionale 20 marzo
1998, n. 17.
2. L’attività agrituristica è disciplinata dalla legge regionale 23 giugno 2003,
n. 30 (90). I porti e gli approdi turistici restano disciplinati dalla legge
regionale 11 agosto 1997, n. 68.
3. Il sistema di rilevazione, elaborazione, analisi e diffusione dei dati
statistici necessari alla informazione, programmazione, promozione dell’attività
turistica è fornito dal sistema statistico regionale secondo le disposizioni
contenute nella legge regionale 2 settembre 1992, n. 43.
4. Alle attività di promozione turistica si applicano le disposizioni contenute
nella legge regionale 14 aprile 1997, n. 28.
5. [Resta in vigore la legge regionale 21 dicembre 1994, n. 102] (91).
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(90) Periodo così modificato dall’art. 68, comma 1, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

(91) Comma abrogato dall’art. 68, comma 2, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 158
Regolamento di attuazione.
1. La Regione approva il regolamento di attuazione (92) entro centottanta giorni
dall’entrata in vigore del presente testo unico (93).
2. Fino all’entrata in vigore del regolamento di attuazione del presente testo
unico restano in vigore gli articoli 3, 7, 11 della L.R. n. 1/1987.
3. Restano in ogni caso in vigore i regolamenti attuativi delle leggi regionali
abrogate all’articolo 156, anche se recano norme non conformi al testo unico.
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(92) Vedi, al riguardo, il D.P.G.R. 23 aprile 2001, n. 18/R.
(93) Comma così modificato dall’art. 69, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14.

Art. 159
Rinvii.
1. I rinvii contenuti nel presente testo unico a leggi nazionali e regionali si
intendono riferiti anche a tutte le successive disposizioni modificative delle
stesse.
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Art. 160
Modifiche del testo unico.
1. Le disposizioni contenute nel presente testo unico non possono essere
abrogate, derogate, sospese o comunque modificate se non in modo esplicito,
mediante l’indicazione precisa delle norme da abrogare, derogare, sospendere o
modificare.
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Art. 161
Norma di salvaguardia.
1. Sono fatti salvi gli effetti abrogativi, modificativi, di interpretazione
autentica prodotti dalle norme abrogate o modificate dal presente testo unico.
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Allegato A
Tabella degli ambiti turistici
- Ambito turistico n. 1, comprendente i territori dei comuni di Camaiore, Forte
dei Marmi, Massarosa, Pietrasanta, Seravezza, Stazzena e Viareggio;
- Ambito turistico n. 2, comprendente i territori dei comuni di Campo nell’Elba,
Capoliveri, Capraia Isola, Marciana, Marciana Marina, Portoazzurro,
Portoferraio, Rio Marina e Rio nell’Elba;
- Ambito turistico n. 3, comprendente i territori dei comuni di Buggiano,
Chiesina Uzzanese, Lamporecchio, Larciano, Massa e Cozzile, Monsummano Terme,
Montecatini Terme, Pescia, Pieve a Nievole, Ponte Buggianese e Uzzano;
- Ambito turistico n. 4, comprendente i territori dei comuni di Cetona,
Chianciano Terme, Montepulciano, Chiusi, Pienza, San Casciano dei Bagni,
Sarteano, Sinalunga, Torrita di Siena, Trequanda;
- Ambito turistico n. 5, comprendente i territori dei comuni di Bagno a Ripoli,
Barberino di Mugello, Barberino Val d’Elsa, Borgo San Lorenzo, Calenzano, Campi
Bisenzio, Capraia e Limite, Castelfiorentino, Cerreto Guidi, Certaldo, Dicomano,
Empoli, Fiesole, Figline Valdarno, Firenze, Firenzuola, Fucecchio, Gambassi
Terme, Greve in Chianti, Impruneta, Incisa Valdarno, Lastra a Signa, Londa,
Marradi, Montaione, Montelupo Fiorentino, Montespertoli, Palazzuolo sul Senio,
Pelago, Pontassieve, Reggello, Rignano sull’Arno, Rufina, San Casciano Val di
Pesa, San Godenzo, San Piero a Sieve, Scandicci, Scarperia, Sesto Fiorentino,
Signa, Tavarnelle Val di Pesa, Vaglia, Vicchio e Vinci;
- Ambito turistico n. 6, comprendente i territori dei comuni di Campagnatico,
Capalbio, Castiglion della Pescaia, Civitella Paganico, Follonica, Gavorrano,
Grosseto, Isola del Giglio, Magliano in Toscana, Manciano, Massa Marittima,
Monte Argentario, Monterotondo Marittimo, Montieri, Orbetello, Pitigliano,
Roccastrada, Scansano, Scarlino e Sorano (94);
- Ambito turistico n. 7 comprendente i territori dei comuni di Bibbona,
Campiglia Marittima, Castagneto Carducci, Cecina, Colle Salvetti, Livorno,
Piombino, Rosignano Marittimo, San Vincenzo, Sassetta e Suvereto;
- Ambito turistico n. 8, comprendente i territori dei comuni di Aulla, Bagnone,
Carrara, Casola in Lunigiana, Comano, Filattiera, Fivizzano, Fosdinovo, Licciana
Nardi, Massa, Montignoso, Mulazzo, Podenzana, Pontremoli, Tresana, Villafranca
in Lunigiana e Zeri;
- Ambito turistico n. 9, comprendente i territori dei comuni di Bientina, Buti,
Calci, Calcinaia, Capannoli, Casale Marittimo, Casciana Terme, Cascina,
Castelfranco di Sotto, Castellina Marittima, Castelnuovo di Val di Cecina,
Chianni, Crespina, Fauglia, Guardistallo, Lajatico, Lari, Lorenzana, Montecatini
Val di Cecina, Montescudaio, Monteverdi Marittimo, Montopoli in Valdarno,
Orciano Pisano, Palaia, Peccioli, Pisa, Pomarance, Ponsacco, Pontedera,
Riparbella, San Giuliano Terme, San Miniato, Santa Croce sull’Arno, Santa Luce,
Santa Maria a Monte, Terricciola, Vecchiano, Vicopisano e Volterra;
- Ambito turistico n. 10, comprendente i territori dei comuni di Asciano,
Buonconvento, Casole d’Elsa, Castellina in Chianti, Castelnuovo Berardenga,
Chiusdino, Colle di Val d’Elsa, Gaiole in Chianti, Montalcino, Monteriggioni,
Monteroni d’Arbia, Monticiano, Murlo, Poggibonsi, Radda in Chianti, Radicondoli,
Rapolano Terme, San Gimignano, San Giovanni d’Asso, San Quirico d’Orcia, Siena e
Sovicille;
- Ambito turistico n. 11, comprendente i territori dei comuni di Anghiari,
Arezzo, Badia Tedalda, Bibbiena, Bucine, Capolona, Caprese Michelangelo, Castel
Focognano, Castelfranco di Sopra, Castel San Niccolò, Castiglion Fibocchi,
Castiglion Fiorentino, Cavriglia, Chitignano, Chiusi della Verna, Civitella in
Val di Chiana, Cortona, Foiano della Chiana, Laterina, Loro Ciuffenna,
Lucignano, Marciano della Chiana, Montemignaio, Monterchi, Monte San Savino,
Montevarchi, Ortignano Raggiolo, Pergine Valdarno, Pian di Scò, Pieve Santo
Stefano, Poppi, Pratovecchio, San Giovanni Valdarno, Sansepolcro, Sestino, Stia,
Subbiano, Talla e Terranuova Bracciolini;
- Ambito turistico n. 12, comprendente i territori dei comuni di Abetone,
Agliana, Cutigliano, Marliana, Montale, Pistoia, Piteglio, Quarrata, Sambuca
Pistoiese, San Marcello Pistoiese e Serravalle Pistoise;
- Ambito turistico n. 13, comprendente i territori dei comuni di Altopascio,
Bagni di Lucca, Barga, Borgo a Mozzano, Camporgiano, Capannori, Careggine,
Castelnuovo di Garfagnana, Castiglione di Garfagnana, Coreglia Antelminelli,
Fabbriche di Vallico, Gallicano, Giuncugnano, Lucca, Minucciano, Molazzana,
Montecarlo, Pescaglia, Piazza al Serchio, Pieve Fosciana, Porcari, San Romano in
Garfagnana, Sillano, Vagli di Sotto, Vergemoli, Villa Basilica, Villa
Collemandina, Fosciandora;
- Ambito turistico n. 14, comprendente i territori dei comuni di Cantagallo,
Carmignano, Montemurlo, Poggio a Caiano, Prato, Vernio e Vaiano;
- Ambito turistico n. 15, comprendente i comuni di Abbadia San Salvatore,
Arcidosso, Castel del Piano, Castell’Azzara, Castiglione d’Orcia,
Piancastagnaio, Radicofani, Roccalbenga, Santa Fiora, Seggiano, Semproniano,
Cinigiano (95).
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(94) L’art. 70, comma 1, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14 ha così modificato il
presente alinea, eliminando il comune di Cinigiano nel presente ambito (inserito
nell’ambito n. 15 dal comma 2 del medesimo articolo).
(95) L’art. 70, comma 2, L.R. 17 gennaio 2005, n. 14 ha così modificato il
presente alinea, inserendo il comune di Cinigiano nel presente ambito (eliminato
nell’ambito n. 6 dal comma 1 del medesimo articolo).