L.R. 17 maggio 1999, n. 28 “Norme per la disciplina del commercio in sede fissa in attuazione del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114″

LEGGE REGIONALE 17 maggio 1999, n. 28
Norme per la disciplina del commercio in sede fissa in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114.
19.5.1999 Bollettino Ufficiale della Regione Toscana – n. 15

ARTICOLO 1
(Oggetto)

1. La presente legge disciplina, in attuazione del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina
relativa al settore del commercio, a norma dell’articolo 4, comma
4, della legge 15 marzo 1997, n. 59) le funzioni amministrative
della Regione e degli enti locali in materia di commercio in sede
fissa.

ARTICOLO 2
(Finalita’ e obiettivi)

1. Al fine di favorire la migliore distribuzione delle merci e
dei prodotti e lo sviluppo delle attivita’ commerciali su tutto
il territorio regionale, l’esercizio delle funzioni di cui alla
presente legge e’ svolto sulla base dei seguenti principi e
obiettivi:

a) il contenimento di consumo del suolo;
b) la trasparenza del mercato, la concorrenza, la liberta’ di
impresa e la libera circolazione delle merci;
c) la tutela del consumatore, con particolare riferimento ad una
corretta informazione e pubblicizzazione dei prodotti e dei
prezzi, alla possibilita’ di approvvigionamento, al servizio
di prossimita’, all’assortimento e alla sicurezza dei
prodotti;
d) l’efficienza, l’innovazione e la modernizzazione della rete
distributiva, il pluralismo e l’equilibrio tra le diverse
tipologie delle strutture distributive e le diverse forme di
vendita, con particolare riguardo alla valorizzazione del
ruolo delle piccole imprese;

e) la salvaguardia e lo sviluppo dei livelli occupazionali del
settore;
f) la promozione dei processi di integrazione degli esercizi di
vicinato riconoscendo alla rete costituita da tali esercizi un
ruolo fondamentale rispetto alla qualita’ dei servizi per la
popolazione residente, per i consumatori e per la domanda
turistica, nonche’ la garanzia del consolidamento delle
piccole e medie imprese commerciali anche per la promozione e
commercializzazione delle produzioni tipiche regionali;
g) la valorizzazione della funzione commerciale anche ai fini
della riqualificazione del tessuto urbano e del recupero del
patrimonio edilizio esistente;
h) la valorizzazione e la salvaguardia del servizio commerciale
nelle aree urbane, rurali, montane e insulari;
i) la diffusione e la valorizzazione delle produzioni agro-
alimentari e artigianali tipiche o locali della Toscana;
l) la garanzia alle imprese di un piu’ facile accesso al mercato
anche attraverso procedure amministrative semplificate;
m) la qualificazione dei servizi commerciali al turista su tutto
il territorio regionale;
n) la promozione della concertazione tra gli enti locali, le
categorie economiche, le rappresentanze dei consumatori e
delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, affidando a
tale modello, nel rispetto delle disposizioni urbanistiche ed
edilizie, il ruolo di strumento di programmazione;
o) rispetto nell’indicazione degli obiettivi di presenza e di
sviluppo delle grandi strutture di vendita del principio della
libera concorrenza, favorendo l’equilibrato sviluppo delle
diverse tipologie distributive.

ARTICOLO 3
(Regolamento di attuazione)

1. Per le finalita’ di cui all’articolo 2 la Regione adotta
apposito Regolamento di attuazione, che fornisce indicazioni per:

a) le aree commerciali metropolitane, relativamente
all’integrazione tra le periferie e il resto delle aree
urbane;
b) i bacini di utenza omogenei, relativamente all’integrazione
delle varie forme di vendita con i servizi pubblici;
c) i centri storici, le aree montane, rurali, insulari e termali,
relativamente all’integrazione tra le attivita’ turistico-
ricettive, le attivita’ di produzione artigianale di qualita’,
i servizi turistici e di informazione e accoglienza;
d) i centri con popolazione inferiore a 3000 abitanti e le aree
montane ed insulari relativamente allo svolgimento congiunto,
in un unico esercizio, delle attivita’ commerciali e di
servizi per la collettivita’;
e) l’eventuale adozione, da parte dei Comuni, per i centri
storici, le aree metropolitane o le aree sovracomunali
comprese in bacini omogenei di utenza, di accordi di programma
e di connessi programmi di qualificazione della rete
commerciale, necessari per sospendere o inibire gli effetti
della comunicazione di apertura degli esercizi di vicinato,
sulla base di specifiche valutazioni di impatto sull’apparato
distributivo, per un periodo non superiore a due anni.

2. Il regolamento disciplina inoltre:

a) i criteri e le modalita’ per il riconoscimento della priorita’
alle domande di rilascio di autorizzazione all’apertura di
medie e grandi strutture di vendita a seguito della
concentrazione di medie o grandi strutture preesistenti,
nonche’ i casi in cui e’ dovuta l’autorizzazione all’apertura
di medie strutture di vendita e all’ampliamento di medie e
grandi strutture di vendita a seguito della concentrazione o
accorpamento di esercizi gia’ autorizzati per la vendita di
generi di largo e generale consumo ai sensi dell’articolo 24
della legge 11 giugno 1971, n. 426 (Disciplina del commercio);
b) le norme sul procedimento per il rilascio dell’autorizzazione
per le grandi strutture di vendita;
c) le vendite straordinarie;
d) i parametri e le procedure per il riconoscimento da parte
della Regione dei Comuni a prevalente economia turistica e
delle citta’ d’arte;
e) i requisiti e le procedure per l’autorizzazione regionale dei
Centri di assistenza tecnica di cui all’articolo 23 del
decreto legislativo 114/1998;
f) l’individuazione delle aree nelle quali, ai sensi
dell’articolo 10 comma 4 del decreto legislativo 114/1998, si
applicano limiti massimi di superficie per le medie strutture
di vendita.

ARTICOLO 4
(Direttive per la programmazione urbanistica commerciale)

1. La Regione, nell’ambito dei principi stabiliti dall’articolo 6
comma 2 del decreto legislativo 114/1998, al fine di garantire la
migliore integrazione della rete distributiva rispetto al
territorio e alla riqualificazione del tessuto urbano, gli
adeguati standard dei servizi e delle infrastrutture nonche’ la
tutela e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico,
archeologico, culturale e ambientale, determina con apposite
direttive i criteri di programmazione urbanistica riferiti al
settore commerciale.

2. Per l’individuazione dei criteri si tiene conto dell’esigenza
prioritaria del contenimento di consumo del suolo e della
riqualificazione del sistema degli insediamenti verso citta’
plurifunzionali, del rafforzamento dell’offerta di servizi
terziari alle persone ed alla produzione e del miglioramento
dell’accessibilita’.

3. Le direttive forniscono in particolare i criteri a cui i
Comuni devono attenersi per l’individuazione, attraverso gli
strumenti urbanistici:

a) delle aree da destinare alla localizzazione delle medie e
grandi strutture di vendita ivi comprese le aree commerciali
integrate in cui coesistono tali tipologie di strutture di
vendita;
b) di altre aree compatibili con gli insediamenti commerciali,
con particolare riferimento ai piani per gli insediamenti
produttivi;
c) delle aree di interesse storico, archeologico, artistico e
ambientale.

4. Le direttive individuano i criteri per la definizione di
standard e parametri in relazione alla localizzazione e al
dimensionamento delle strutture di vendita, all’accessibilita’
veicolare e pedonale, all’eliminazione delle barriere
architettoniche e all’arredo urbano.

5. Le direttive individuano altresi’ i criteri per la
rilocalizzazione di strutture di vendita al fine di
razionalizzare e diversificare il sistema distributivo in
relazione alle esigenze dell’utenza e della tutela e
valorizzazione del patrimonio storico, artistico e ambientale.

6. Nei centri storici e nelle aree di cui al comma 3 lettera c) i
Comuni, nell’ambito dei programmi di tutela e valorizzazione dei
centri storici, possono subordinare la localizzazione e
l’apertura degli esercizi di vendita a specifiche prescrizioni
per renderli compatibili con le caratteristiche particolari
dell’area.

7. La Regione inserisce le direttive di cui al presente articolo
nel Piano di indirizzo territoriale (PIT) di cui all’articolo 6
della legge regionale 16 gennaio 1995, n. 5 (Norme per il governo
del territorio) al momento della sua approvazione.

ARTICOLO 5
(Approvazione del regolamento e delle direttive)

1. Al fine di assicurare il concorso delle rappresentanze delle
autonomie locali e delle forze economiche e sociali alla
definizione delle scelte di programmazione e di indirizzo, la
Giunta regionale predispone le proposte di regolamento e di
direttive di cui agli articoli 3 e 4, sentite l’Associazione
Nazionale Comuni Italiani, l’Unione Regionale delle Province
Toscane, l’Unione Nazionale Comuni Comunita’ Enti Montani e
l’Unioncamere ed a seguito delle piu’ ampie forme di
consultazione delle organizzazioni dei consumatori, delle
associazioni di categoria delle imprese del commercio e delle
organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore, maggiormente
rappresentative.

2. Il Consiglio regionale, su proposta della Giunta e nel
rispetto di quanto disposto dall’articolo 6 comma 4 del decreto
legislativo 114/1998, approva il regolamento e le direttive di
cui agli articoli 3 e 4.

3. Le modifiche alle direttive seguono le procedure di modifica
del PIT, fermo restando il rispetto di quanto previsto
dall’articolo 6 comma 4 del decreto legislativo 114/1998.

ARTICOLO 6
(Obblighi dei Comuni e poteri sostitutivi)

1. I Comuni adeguano i regolamenti di polizia locale al
regolamento di cui all’articolo 3 entro centottanta giorni
dall’entrata in vigore dello stesso.

2. I Comuni adeguano gli strumenti urbanistici generali e
attuativi alle direttive di cui all’articolo 4 entro centottanta
giorni dalla pubblicazione delle stesse.

3. In caso di mancato adeguamento entro i termini stabiliti, la
Regione provvede in via sostitutiva, ai sensi dell’articolo 6
comma 1 lettera a) della legge regionale 1 dicembre 1998, n. 87
(Attribuzione agli enti locali e disciplina generale delle
funzioni e dei compiti amministrativi in materia di artigianato,
industria, fiere e mercati, commercio, turismo, sport,
internazionalizzazione delle imprese e camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura, conferiti alla Regione dal
decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 112) e con le modalita’ di
cui all’articolo 6 comma 2 della stessa legge.

4. L’intervento della Regione in via sostitutiva produce effetti
fino all’emanazione delle norme comunali.

ARTICOLO 7
(Formazione professionale)

1. Le Province, nell’ambito delle funzioni loro attribuite in
materia di formazione professionale, garantiscono la formazione
professionale per l’accesso al settore merceologico alimentare,
nel rispetto dei criteri di priorita’ di cui all’articolo 5,
comma 7, del decreto legislativo 114/1998; le Province
garantiscono inoltre la formazione, l’aggiornamento e la
riqualificazione degli operatori del commercio ai sensi
dell’articolo 5 comma 9 del sopra citato decreto.

ARTICOLO 8
(Osservatorio regionale in materia di commercio)

1. Il Consiglio regionale, sentiti gli enti locali, istituisce
l’osservatorio regionale sul commercio all’interno del sistema
informativo regionale dell’economia e del lavoro, per il
monitoraggio dell’entita’ e dell’efficienza della rete
distributiva, con l’apporto dei dati forniti dagli enti locali,
dalle camere di commercio, dalle organizzazioni dei consumatori,
dalle imprese del commercio e dalle rappresentanze delle
organizzazioni sindacali dei lavoratori.

2. Le informazioni derivanti da questo sistema vengono
organizzate, ai fini della programmazione e della verifica,
secondo criteri coordinati con l’Osservatorio nazionale del
Commercio di cui all’articolo 6 comma 1 lett. g) del decreto
legislativo 114/98.

3. Apposita Commissione nominata dalla Giunta regionale e
costituita da rappresentanti della Regione, degli enti locali,
delle organizzazioni dei consumatori, delle imprese del
commercio, dei lavoratori dipendenti e delle camere di commercio,
valuta annualmente i risultati del monitoraggio effettuato
dall’Osservatorio e fornisce indicazioni sui fenomeni emergenti
da osservare, anche per ambito provinciale e per bacino di utenza
omogeneo, dandone comunicazione al Consiglio regionale.

ARTICOLO 9
(Subingresso e cessazione)

1. La cessazione dell’attivita’, il trasferimento della gestione
o della proprieta’ per atto fra vivi o per causa di morte di un
esercizio di vendita sono soggetti alla sola comunicazione al
Comune competente per territorio.

2. La comunicazione di subingresso e’ presentata, a pena di
decadenza, entro un anno dalla morte del titolare od entro 60
giorni dall’atto di trasferimento della gestione o della
titolarita’ dell’esercizio.

3. In caso di morte del titolare la comunicazione e’ effettuata
dall’erede o dagli eredi che abbiano nominato, con la maggioranza
indicata dall’articolo 1105 del codice civile, un solo
rappresentante per tutti i rapporti giuridici con i terzi, ovvero
abbiano costituito una societa’, sempre che abbiano i requisiti
di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 114/1998.

4. Qualora si tratti di esercizi relativi al settore merceologico
alimentare, gli eredi che ne siano sprovvisti devono acquisire i
requisiti professionali di cui all’articolo 5 del decreto
legislativo 114/1998 entro un anno dalla comunicazione di
subingresso.

5. Alle comunicazioni di cui al comma 1 si applicano le
disposizioni di cui all’articolo 7 comma 2 del decreto
legislativo 114/1998.

ARTICOLO 10
(Previsione di esenzioni fiscali)

La Regione, con norme successive, disciplina l’attuazione
dell’articolo 10, comma 1, lettera a) del decreto legislativo
114/1998, anche nell’ambito della normativa complessiva vigente
relativa alle possibili esenzioni fiscali per le zone montane.

ARTICOLO 11
(Norme transitorie e finali)

1. La Regione approva il regolamento e le direttive di cui agli
articoli 3 e 4 entro 15 giorni dall’entrata in vigore della
presente legge.

2. Fino all’inserimento nei programmi di formazione professionale
delle azioni formative di cui all’articolo 5, commi 7 e 9, del
decreto legislativo 114/1998, e ferme restando le competente
amministrative delle Province, la Giunta regionale, sentite le
Province, con propria deliberazione da approvare nei termini di
cui al comma 1, stabilisce le modalita’ organizzative, la durata
e le materie dei relativi corsi.

3. La disciplina dettata dalla presente legge si applica anche
alle domande per l’apertura di grandi strutture di vendita gia’
presentate alla data di pubblicazione del decreto legislativo
114/1998 e non trasmesse alla Regione per il prescritto nulla
osta entro il 16 gennaio 1998.

4. Le domande di cui al comma 3, previo adeguamento della
documentazione alla nuova disciplina, da effettuarsi, a pena di
decadenza, entro sessanta giorni dalla richiesta di integrazione
trasmessa dal Comune, sono esaminate, ai sensi dell’articolo 9
del decreto legislativo 114/1998, in conferenza di servizi
indetta dai Comuni entro 30 giorni dall’adeguamento della
documentazione; tali domande sono esaminate con priorita’
rispetto alle altre relative allo stesso bacino di utenza o area
metropolitana. In particolare, sono esaminate, nell’ordine:

a) le domande, trasmesse dal Comune alla Regione per il rilascio
del nulla osta dopo il 16 gennaio 1998 e fino al 24 aprile
1998;
b) le domande presentate al Comune ma non trasmesse alla Regione
alla data del 16 gennaio 1998;
c) le domande presentate al Comune successivamente al 16 gennaio
1998 e fino al 24 aprile 1998.

5. All’interno delle fattispecie di cui alle lettere a), b) e c)
del comma 4, sono considerate prioritarie le domande per le quali
sia stato approvato, alla data di entrata in vigore della legge,
apposito Programma di Riqualificazione o di Recupero Urbano, ai
sensi della vigente normativa statale; a parita’ di condizioni e’
data priorita’ alle domande corredate dal miglior bilancio
rifiuti ai sensi dell’articolo 4, comma 6, della legge regionale
18 maggio 1998, n. 25 (Norme per la gestione dei rifiuti e la
bonifica dei siti inquinati).

6. Fino all’approvazione delle prescrizioni di cui all’articolo 4
comma 3 e comunque non oltre 180 giorni dalla pubblicazione delle
direttive di cui all’articolo 4, conservano efficacia le
disposizioni emanante dai Comuni ai sensi dell’articolo 4 del
decreto legge 9 dicembre 1986, n. 832, convertito con legge 6
febbraio 1987, n. 15 (Misure urgenti in materia di contratti di
locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello di
abitazione).

7. Il Comune deve revocare le autorizzazioni all’apertura delle
medie e grandi strutture di vendita, ai sensi dell’articolo 22,
comma 4 lettera a) del decreto legislativo 114/1998, anche se
gia’ conseguite in vigenza della L. 426/1971.