Kidiliz Italia: almeno 450 dipendenti a rischio di licenziamento. Senza risposte immediate sarà sciopero

07/11/2020
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In questi giorni si sono svolte udienze e incontri del Tribunale del commercio di Parigi in merito alla vicenda Kidiliz Group, impegnata in una procedura di concordato in Francia che coinvolge anche la filiale italiana del Gruppo; da quanto abbiamo appreso la maggior offerta tra quelle presentate che riguardavano anche l’Italia, è stata ritirata. Anche l’offerta complementare, principalmente interessata ai punti vendita francesi ma che includeva un ridotto numero di punti vendita italiani, sarà molto ridimensionata. Sembra che un nuovo investitore, il Gruppo Zucchi, sia subentrato in extremis con un’offerta che salvaguarderebbe però solo una cinquantina di negozi e circa 150 dipendenti. Questo significa che almeno 450 persone in tutta Italia sono a forte rischio di perdere il proprio posto di lavoro, sulle oltre 600 attualmente alle dipendenze di questa azienda di abbigliamento per bambini.
Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno unitariamente chiesto all’azienda l’attivazione immediata della Cassa integrazione con causale COVID-19, viste anche le restrizioni di orario imposte dal recente DPCM, o comunque di altro ammortizzatore in grado di salvaguardare la continuità occupazionale e di reddito dei dipendenti. Al momento nessuna risposta è pervenuta dall’azienda e sembra peraltro che gli amministratori giudiziali, nominati dal Tribunale del Commercio di Parigi, non siano intenzionati ad aprire alcuna procedura parallela in Italia, se non alla conclusione di fatto della procedura francese.
Tutto questo si sta volgendo nella più completa mancanza di informazioni e relazioni con le parti sindacali e le istituzioni italiane competenti: troviamo inaccettabile l’arroganza con cui il destino occupazionale di oltre 600 persone viene gestito a Parigi senza nessuna condivisione reale. Con la decisione di non aprire procedure parallele e di non coinvolgere il Ministero dello Sviluppo economico, si è di fatto deliberatamente limitata la possibilità di trovare, in tempi utili, altri potenziali investitori nel nostro Paese.
Filcams, Fisascat e Uiltucs, che hanno proclamato lo stato di agitazione su tutto il territorio nazionale lo scorso 13 Ottobre, chiedono la convocazione urgente di un tavolo ai Ministeri competenti, MISE e Lavoro, e dichiarano fin da ora che in assenza di risposte sull’utilizzo degli ammortizzatori e in mancanza di un confronto per trovare tutti gli strumenti utili alla salvaguardia dei diritti e dell’occupazione delle lavoratrici KIDILZ, a rischio di licenziamento nel giro di poche settimane, procederanno all’indizione di uno sciopero nazionale già la prossima settimana.