Jovanotti e l’hamburger – La Repubblica, 8.12.2000

La Repubblica, 8.12.2000

Jovanotti e l’hamburger
Il cantante parla a Siena della qualità dei cibi e dell’omologazione


«E’ una bella cosa la riscoperta dei prodotti locali, delle cose buone da non perdere. Ricordo ancora la bontà del buristo, fatto con il sangue di maiale. Un sapore della mia infanzia a Cortona. Bisogna contrattaccare l’omologazione. Sono appena tornato dalla Cina, le patatine fritte di McDonald’s sono le stesse anche lì. La vita invece è differenza e la cucina è un grande ipertesto. L’hamburger non è cibo, è un simbolo. E’ la volontà di confondersi, è una cosa che piace ai ragazzi, una forma di religiosità. Certo è capitato anche a me, con l’America: cosa c’era di più grande per uno a 12 anni? La musica, il cinema, le belle ragazze, le moto. McDonald’s era un pellegrinaggio. Poi scopri il giochino.
Io sono cresciuto a sofficini e fettine. Per forza: mio padre in ufficio e mia madre alle prese con quattro figli mangioni. Il cibo mi incuriosisce. Ci puoi conoscere il mondo, le storie delle popolazioni, le tradizioni. Perché siamo quello che mangiamo, la musica che ascoltiamo, i libri che leggiamo. Non so però se a 15 anni avrei pensato tutto questo. Sono vegetariano ma non completamente. Una volta alla settimana mangio il pesce. Come mia figlia Teresa di due anni. Francesca, la mia compagna invece lo è da 10 anni. Essere vegetariano è un cammino, uno sforzo di conoscenza, perché devi sapere la composizione degli alimenti, di quanti sali minerali o proteine ha bisogno il tuo corpo. Non è farsi l’insalatina e le carote, questa è una sciocchezza. Ma non faccio una crociata anticarnivori. E’ che si deve sperimentare su di sé le cose, non prenderle senza fare domande, si deve ascoltare il proprio corpo. I cibi transgenici sono manipolazioni fatte a scopo di lucro dalla multinazionali, dobbiamo essere attenti e ipercritici. Ci raccontano un sacco di balle sulla fame nel mondo. Io sono un cantante e balbetto queste cose, ma credo che ci sia una precisa volontà politica di lasciare la gente affamata».
(Testo raccolto a Siena mercoledì sera durante l’incontro di Lorenzo Cherubini alias Jovanotti "Siamo quello che si mangia", al Teatro dei Rozzi, in occasione della manifestazione "Qualivita")