Jolly Hotels: turismo in difficoltà, soci senza cedola

10/05/2002

Speciale Assemblee




Jolly Hotels
Turismo in difficoltà, soci senza cedola
(NOSTRO SERVIZIO)

MILANO – Rimangono senza dividendo gli azionisti del gruppo Jolly Hotels alla fine di un anno particolarmente difficile. Il 2001 per la più grande catena alberghiera italiana è stato infatti caratterizzato dalla diminuzione della redditività operativa e dal deficit finale. Il gruppo ha risentito della pesante crisi che ha colpito il settore in seguito ai tragici eventi dell’11 settembre, penalizzando in particolare i ricavi degli alberghi situati nelle principali capitali come, New York, Londra, Parigi, Firenze e Roma. La strategia. La strategia di sviluppo del gruppo veneto continua ad essere orientata all’espansione dell’attività alberghiera, focalizzata su strutture di medie e grandi dimensioni localizzate nei più importanti centri turistici e commerciali in Italia, ma anche nelle principali città europee. Entro la fine del 2002, e l’inizio del 2003, saranno gestiti 54 hotel distribuiti tra Italia, Europa e Stati Uniti. Nell’ultimo quadriennio il gruppo ha dato particolare impulso all’ammodernamento e alla ristrutturazione delle strutture esistenti e all’apertura di nuovi hotel, con un impegno finanziario di oltre 170 milioni di euro. Per la gestione corrente sono previsti ulteriori 30 milioni di investimenti, anche in relazione alle aperture di Bergamo, Bologna e Berlino. Aperture che, dopo l’acquisizione del gennaio 2001 dell’Hotel St. Ermin’s di Londra, consentiranno a Jolly Hotel di proporre alla propria clientela un’offerta di circa 8.400 camere (compresi gli hotel in franchising). Sono invece in fase di perfezionamento gli accordi per la cessione in blocco degli Hotel di Avellino (72 camere), Messina (96) e Siracusa (100), al prezzo complessivo di 12,4 milioni, con una plusvalenza di circa 9,8 milioni, al lordo di imposte. I fondamentali. Nella passata gestione, il fatturato consolidato è cresciuto del 10,6% ad oltre 222 milioni di euro mentre, a parità di alberghi, i ricavi per prestazioni alberghiere del gruppo sono diminuiti del 3,9%. Nel periodo il tasso di occupazione delle camere è passato dal 68,9% al 66,1%, mentre il ricavo medio per camera disponibile è aumentato da 66,4 a 67 euro, anche in relazione all’orientamento verso la clientela individuale più remunerativa rispetto a quella di gruppo. I maggiori contraccolpi degli attentati di Settembre sono stati accusati dall’albergo di New York, il cui fatturato in valuta è diminuito del 42,8%, a fronte del calo delle presenze del 37% e del ricavo medio per camera disponibile del 26,2%. Andamento negativo anche per gli hotel di Firenze e Roma. Positive le aspettative del management per l’esercizio in corso confortate dal netto miglioramento manifestato nei primi mesi. Sotto il profilo reddituale, a fine 2001, il margine operativo si è attestato a 53 milioni (+5%), mentre il risultato operativo è sceso dell’11% a 18,5 milioni in parte influenzato dai maggiori ammortamenti (+13% a 30 milioni) in seguito agli investimenti dell’esercizio, che hanno assorbito risorse per 69,5 milioni (56,4 milioni nel 2000). Punto debole del gruppo è rappresentato dal rapporto debt/equity, elevatosi nel 2001 a 3,3 (1,7 nel 2000), in corrispondenza del peggioramento dell’indebitamento finanziario netto a 254 milioni (+94%), sul quale ha pesato, oltre al programma di investimenti, l’esborso per l’acquisto dell’albergo di Londra, con il conseguente balzo degli oneri finanziari netti a circa 13 milioni (+134%).

Cinzia De Angelis
Venerdí 10 Maggio 2002