Jolly Hotels: se la Borsa si fa nel sottoscala

03/01/2006
    martedì 3 gennaio 2006

    Pagina 17 – Economia e Finanza

      SCHERMAGLIE A PIAZZA AFFARI LA CORDATA DEI VECCHI PROPRIETARI BLINDA LA SOCIETÀ E PREPARA IL DELISTING

        Jolly Hotels, se la Borsa si fa nel sottoscala

        Marco Sodano

          Si fronteggiano italiani e spagnoli, c’è un’altra Opa in nome dell’italianità. Questa volta degli alberghi, quelli della catena Jolly Hotels: il marchio più conosciuto dagli italiani, si legge nelle ricerche di settore. E anche uno di quelli – finanziariamente – più travagliati: 43 alberghi, 38 dei quali in Italia, il bilancio 2004 chiuso in perdita netta di 10 milioni. Ieri la Consob ha autorizzato la pubblicazione dell’offerta pubblica di acquisto obbligatoria promossa da Joker Partecipazioni (la cordata dei vecchi proprietari guidata dalla famiglia Zanuso con la Canova Partecipazioni di Antonio Favrin) e Andrea Donà dalle Rose. Per ogni azione della Compagnia italiana dei Jolly Hotels pagano 7,705 euro. Opa anomala, al di sotto dei valori di mercato (ieri il titolo era a 8,635), perché nessuno è desideroso che il mercato l’accolga. L’offerta prevede il delisting del titolo: comincia il 5 e si concluderà il 26 gennaio.

            L’offerta si propone di blindare il controllo della società e tagliare fuori dai giochi gli spagnoli di Nh Hotels – hanno il 20,7 del capitale – che non fanno mistero di esser desiderosi di controllare la catena. Hanno fatto un’offerta agli Zanuso, vedendosela rifiutata, criticato spesso e volentieri la gestione tanto da sentirsi rispondere da Antonio Favrin: «Penso che loro siano più scomodi di noi, con il 20% non si può pretendere di comandare». La scorsa primavera ha anche presentato un esposto in Consob, denunciando un patto paraocculto a vantaggio della famiglia Zanuso.

              Il 12 ottobre gli Zanuso e Favrin hanno concentrato nella Joker le quote in Jolly Hotels detenute dalla famiglia Zanuso. Zanuso, Canova e Joker hanno stipulato un patto parasociale con Andrea Donà dalle Rose: quest’ultimo s’è impegnato a rilevare il 60% delle azioni apportate all’Opa. Joker ha così il 49,984% del capitale di Jolly Hotels, oltre a 45.716 azioni di risparmio convertibili (0,229%). Totale, 50,1%. S’è arrivati così all’obbligo di Opa stabilito da Consob. Ma la partita Jolly fa gola a molti dei nomi che contano tra gli albergatori italiani: sono interessati il gruppo Ligresti (Ata hotels) e Boscolo (che ha rilevato l’area vacanze del Touring).

                Nel frattempo gli Zanuso vanno avanti con un piano industriale – che comporta la vendita di qualche hotel – e assicurano che non avranno difficoltà a risanare la società. L’Opa dovrebbe garantir loro lo spazio di manovra necessario per agire senza trovare ostacoli. I rapporti burrascosi con gli azionisti, d’altra parte, sono una costante degli ultimi anni di Jolly Hotels. Nel 2003 un lungo braccio di ferro estivo tra la famiglia Zanuso e una pattuglia di azionisti risparmio – con questi ultimi sulle barricate per impedire la conversione delle loro azioni in ordinarie – finì a colpi di assemblee convocate e sconvocate, una delle quali si tenne nel sottoscala di un condominio di Cosenza.

                  L’aveva convocata il rappresentante unico dei piccoli azionisti Gianfranco D’Atri. Professore universitario di informatica in servizio all’Università della Calabria, D’Atri contestava gli Zanuso in tutto e per tutto. Nel corso delle assemblee nel sottoscala del condominio (che poi è quello nel quale abita lui) arrivò a chiedere ai rappresentanti della famiglia di autotagliarsi lo stipendio con effetto retroattivo, restituendo alle casse della società un milione, di rivedere l’assetto economico della società e addirittura di procedere a un censimento degli immobili di proprietà della Jolly Hotel.

                    Nel giugno di quest’anno, lo scontro diretto più duro con gli spagnoli di Nh, guidati da Gabriele Burgio: propongono in assemblea di raddrizzare la situazione con una ricapitalizzazione da 60 milioni. Gli Zanuso rispondono picche e l’hanno vinta. Gli spagnoli denunciano il patto occulto. Il 13 ottobre scorso l’annuncio dell’Opa perfezionata ieri. Il 14 ottobre, il mercato la prende male e il titolo crolla.