Jolly Hotel, tre anni per raddoppiare in Italia

08/06/2006
    AFFARI &FINANZA di luned� 5 giugno 2006

      Pagina 38 -Rapporti

      Jolly Hotel, tre anni per raddoppiare in Italia

        PAOLO POSSAMAI

          Il piano industriale non dovrebbe essere approvato prima di un paio di mesi. Il Consiglio di amministrazione dovrebbe decidere i destini di Jolly Hotels nell’ultima riunione prima della pausa estiva, chiamata anche per esaminare i conti del secondo trimestre. La parola chiave � "raddoppio". Nell’arco di un triennio, la catena fondata da Gaetano Marzotto nel 1949 punta a arrivare a una rete di un centinaio di alberghi. Il tutto senza mettere in campo l’aumento di capitale prefigurato nell’autunno scorso, quando la famiglia Zanuso strinse l’alleanza con Antonio Favrin e Dario Federico Segre. Un altro aspetto fondamentale delle strategie in corso di elaborazione prevede lo spinoff del patrimonio immobiliare. Un altro cardine riguarda, infine, la volont� di procedere in autonomia, mettendo come minimo tra parentesi il disegno di una fusione a due coltivato da Nh Hoteles. La terza catena alberghiera europea mira a integrare Jolly, con l’appoggio di Banca Intesa, che di Nh Italia � partner al 49% e di Jolly possiede il 4,4%. Gabriele Burgio, presidente e amministratore delegato di Nh, e Antonio Favrin da presidente di Jolly, hanno avuto di recente un incontro per chiarire l’uno all’altro le rispettive ambizioni.

          "Vogliamo essere polo aggregante, un fattore ordinatore nel frammentatissimo settore dell’accoglienza e del turismo in Italia", dice Favrin, un manager che ama definire se stesso come colui che entra nelle aziende con la chiave inglese in mano. Favrin sottolinea che "in prima battuta Jolly deve razionalizzare la propria struttura, per proporsi quindi quale calamita nel comparto alberghiero italiano. Il turismo pu� e deve essere uno dei mestieri dell’Italia di domani". Vale a dire che non c’� spazio nelle strategie di Jolly per una fusione con Nh Hotels, che della compagnia valdagnese possiede il 20,7% fin dal ’99 e senza avere avuto mai voce in capitolo nella gestione? Favrin nicchia. Dice che nei riguardi di Nh "non c’� alcuna preclusione", ma afferma anche che "prima di pensare a Nh dovremo badare a esprimere la massima crescita in Italia, il nostro core business".

          Numeri non ne vuole fare e sull’intenzione di arrivare a un network di 100 alberghi non esprime commenti, per� spiega che "non sono necessarie grandi risorse finanziarie per sostenere il nostro progetto di crescita. Possiamo pensare a integrazioni, ma anche a estendere il modello del franchising o del management alberghiero". In questa logica, non sorprende che non sia previsto a breve alcun aumento di capitale. Ne deriva il mantenimento dello status quo nell’assetto azionario. In particolare, i pesi interni alla finanziaria Joker che controlla il 49,9% del gruppo quotato a Piazza Affari resteranno invariati. L’85% rimarr� in mano alla famiglia di Vittorio e Ugo Zanuso, il resto a Favrin e Segre. Solo eventuali operazioni straordinarie inserite nel business plan, secondo i patti parasociali sottoscritti dagli aderenti a Joker, consentiranno al tandem FavrinSegre di attivare l’aumento di capitale da 30 milioni e di rilevare il 49% di Joker.

          Immettere nuove risorse, a parere del nuovo staff di vertice di Valdagno, non � urgente n� indispensabile. Dei 45 alberghi in portafoglio, per un totale di 6.700 camere, ben 21 immobili sono di propriet� diretta della compagnia di Valdagno. Secondo la stima redatta dai consulenti Praxi e Jones Lang La Salle, il valore degli asset immobiliari consiste in 583 milioni, contro un dato iscritto a bilancio di 246 milioni. Dal che si desume una plusvalenza potenziale di 337 milioni. Favrin non mancher� di tentare di esprimere questo valore latente, come gi� ha fatto per esempio in Marzotto, scorporando le attivit� alberghiere da quelle immobiliari. Non se ne deve dedurre l’intenzione di ammainare la bandiera da New York, Berlino, Parigi, Londra, Amsterdam e dalle altre capitali straniere dove Jolly � presente. Ma se i piani non contemplano la vendita sistematica degli immobili all’estero, ferma rimane la volont� di puntare ogni risorsa sulla crescita in Italia.

            Resta da definire il ruolo di Banca Intesa, che spinge per un incrocio fra Nh e Jolly, in vista della creazione di un grande gruppo europeo. Disegno che sembra persuadere poco Zanuso e il tandem FavrinSegre, alieni dall’idea di cedere la gestione a un partner spagnolo, grande 56 volte il gruppo. La banca guidata da Passera replica che Nh, in effetti, conta nel suo libro soci la stessa Banca Intesa e Generali al 2%, mentre Angelini sfiora il 6%, Tamburi sta allo 0,5%, accanto a Deutsche Bank al 4,9%. La platea, quindi, non � egemonizzata dagli investitori spagnoli, come il management e la stessa origine dei ricavi (solo per il 30% provenienti dal mercato iberico). Ma a quanto pare non basta a Valdagno.