Jolly, hotel ma senza muri

09/04/2001


domenica 8 aprile 2001

INDUSTRIA ALBERGHIERA . La catena prepara uno spin-off del valore di 400 miliardi sul patrimonio immobiliare

Jolly, hotel ma senza muri

Il piano di svlluppo intanto accelera con il franchising per il Sud e contratti di gestione

MILANO . JoIly Hotels ven-
de metà degli immobili, con
un’operazione da 400 miliardi.
La principale compagnia alber-
ghiera italiana, che è anche
l’unica a essere quotata in Bor-
sa, cambia infatti strategia e
punta con maggiore decisione
sulla formula dell’affitto o del
franchising, preferendo libera-
re risorse per ridurre l’indebita-
mento e finanziare lo sviluppo.
Con l’ulteriore obiettivo di ri-
dare un po’ di ossigeno a un
titolo che Piazza Affari conti-
nua a snobbare.
La conferma arriva dallo
stesso amministratore delega-
to del gruppo, Ugo Zanuso. «I
nostri immobili sono stati va-
lutati dalle banche d’affari cir-
ca 800 miliardi e stiamo pen-
sando a uno spin-off entro
l’anno in cui trasferirne più o
meno la metà — dice Zanuso –
Di questa nuova società,
che potrà essere quotata oppu-
re semplicemente avere una
serie di azionisti istituzionali,
la Jolly Hotels potrebbe avere
meno del 50%».
In sostanza, il gruppo di Val-
dagno sembra pensare a un in-
casso di circa 200 miliardi di
lire, pari quasi alla sua capita-
lizzazione di Borsa, che viag-
gia sui 260 miliardi di lire. «Il
titolo a nostro avviso è ampia-
mente trascurato — continua
Zanuso – ma evidentemente
gli analisti finanziari preferi-
scono mettere l’accento sull’in-
debitarnento, che ora è intorno
al doppio del patrimonio netto
ma è destinato a scendere sotto
al rapporte di 1:1 in breve tem-
po, e questo indipendentemen-
te dall’operazione che stiamo
studiando sugli immobili».
Ma lo spin-off immobiliare
non rientra solo in una strate-
gia finanziaria. Anzi, fa parte
di un preciso piano industriale
per lo sviluppo delle attività.
Jolly oggi ha 45 hotel, destina-
ti a diventare 53 nel 2002 (so-
no tutti contratti già firmati).
La compagnia punta al raddop-
pio — con una presenza capil-
lare in Italia e una testa di
ponte nelle principali città eu-
ropee e per farlo in tempi
relativamente brevi e senza ec-
cessivi costi, sceglie una stra-
da già ampiamente battuta da
tutti i colossi internazionali:
mette da parte l’acquisto degli
immobili e punta su formule
legate strettamente al marchio
e alla gestione. Quindi affitto,
management, franchising.
Quest’ultimo sarà sviluppa-
to soprattutto nel Sud Italia,
dove — sottolinea l’ammini
stratore delegato — «il merca-
to è poco trasparente, e abbia-
mo deciso che in futuro le nuo-
ve iniziative le faremo metten-
do in campo il marchio, ma
lasciando la gestione a operato-
ri locali».
L’acquisto di immobii reste-
rà legato a casi eccezionali, co-
me quello di Londra (il gruppo
ha pagato quasi 200 miliardi
per il St.Ermin’s), ma dove il
pagamento delle rate d’affitto
sarebbe stato pari a quelle del
finanziamento bancario per
l’acquisto. «Su Londra abbia-
mo avuto una grande soddisfa-
zione — dice Zanuso — anche
se all’estero la nostra visibilità
è bassa, siamo riusciti a lavora-
re con una banca straniera, la
Barclays, che tra l’altro ci ha
accordato il finanziainento sen-
za neanche chiedere garanzie
sull’immobile».
Dal punto di vista commer-
ciale il gruppo — che ha chiuso
il 2000 con ricavi a 391
miliardi (+12,4%) — continua
la politica di privilegiare la
clientela individuale rispetto ai
gruppi. Già nel 2000 la prima
è aumentata del 6,2%, i secon-
di sono diminuiti del 14,5%,
con il risultato che i ricavi so-
no aumentati del 7,5% a fronte
di un aumento delle presenze
limitato allo 0,9%. L’occupa-
zione media è stata del 68,1%,
con ricavi medi per camera oc-
cupata in aumento dell’ 11,7%.
Al 15 marzo il fatturato italia
no era in aumento del 14,9%
(+5,9% a parità di numero di
alberghi) con un ricavo medio
per camera occupata in aumen-
to del 9,7%.
Continua, anche se con qual-
che difficoltà in più rispetto al
passato, l’alleanza commercia-
le con il gruppo spagnolo Nh
Hoteles, che è anche azionista
di Jolly con il 20% del capita-
le. Il gruppo spagnolo, una vol-
ta parte del gruppo De Bene-
detti, è cresciuto velocemente
a colpi di acquisizioni e le sue
dimensioni — un tempo assi-
milabili a quelle della Jolly —
sono oggi molto superiori.
Con il risultato che sta emer-
gendo, anche se ancora su livel-
li modesti, una sovrapposizio-
ne fra le reti dei due gruppi. In
prospettiva, l’alleanza che pre-
vede una commercializzazione
reciproca potrebbe risentirne.

MAATINO CAVALLI