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Jobs Act: il Grande Bluff. Il demansionamento

25/03/2015

Il decreto  legislativo sul riordino delle tipologie contrattuali, ancora al vaglio delle commissioni di Camera e Senato, all’articolo 55, si occupa di mansioni riscrivendo e stravolgendo pezzi importanti del codice civile e dello Statuto dei Lavoratori.

Il Jobs Act anche su questo capitolo non fa altro che sbilanciare la normativa esistente a favore del datore di lavoro,  diminuendo fortemente  le tutele per gli addetti.

La nuova  disciplina delle mansioni - Scarica il Volantino

Prima della modifica introdotta, la normativa  disciplinava  la facolta’ dell’impresa di modificare le mansioni del  lavoratore introducendo nel contempo tutele per entrambi.
Per il lavoratore veniva garantito il diritto ad essere adibito alle mansioni di assunzione con il riconoscimento alla tutela sia della parte retributiva che della professionalità; mentre il datore di lavoro aveva  la facoltà di poter intervenire sulle mansioni assegnate  laddove ricorressero specifiche esigenze organizzative (ad esempio in caso di licenziamento collettivo per salvare il posto di lavoro, in caso di gravidanza per evitare attività rischiose).

“Con l’andata a regime di questo Decreto” spiega Cristian Sesena segretario nazionale Filcams Cgil, “si potranno adibire i lavoratori a mansioni inferiori, ‘in caso di modifiche degli assetti aziendali’. Mentre la legge delega prevedeva altro: in maniera assai più circoscritta, si accennava infatti a ‘ristrutturazione, riorganizzazione e conversione aziendale”.
“Il campo di intervento viene notevolmente ampliato” prosegue, “e tutto a sfavore dei lavoratori!”
Alla contrattazione nazionale e aziendale poi viene riservato anche  l’ingrato compito di poter individuare ulteriori casistiche di demansionamento.

Ma non solo!
Individualmente, anche  in sede di commissione di certificazione il lavoratore potrà rinunciare a diritti importanti quali il livello di inquadramento e quote di salario ad esso legate, per motivi riguardanti il proprio benessere e alla salvaguardia dell’occupazione.
Aumenta pertanto la ricattabilità di chi lavora” precisa Sesena, che potrà essere messo costantemente di fronte a “prendere o lasciare” nei momenti di difficoltà ( quando rischia di essere licenziato, quando per malattia non è più in grado di essere “produttivo”, etc.)

Si potrà  rivendicare ancora un inquadramento superiore?
Si, afferma il segretario, “ma diverrà molto più difficile di adesso. Bisognerà dimostrare di aver eseguito continuativamente  sei mesi  (ne bastano tre ora!) le  mansioni appartenenti alla qualifica cui si aspira.”
La partita è però ancora  aperta: la contrattazione può fare molto riequilibrando le garanzie in favore di chi lavora, riportando equità nell’organizzazione del lavoro, partendo proprio dal corretto rapporto fra mansioni, professionalità e salario.