Jobs Act, il governo tira dritto: il 20 febbraio decide sui contratti

03/03/2015   (Il Manifesto)

Il Manifesto

Dopo la pausa dedi­cata alle stra­te­gie qui­ri­na­li­zie, il governo Renzi pre­para per il 20 feb­braio un con­si­glio dei mini­stri ricco di decreti sul fisco, scuola, par­tite Iva e Jobs Act. Sulle par­tite iva Renzi ha rin­no­vato la sua peni­tenza: «Nei decreti dele­gati sul fisco c’è anche spa­zio per modi­fi­ciare in meglio le norme sulle par­tite Iva e spero riu­sci­remo a pre­sen­tare» ha detto ieri. Capi­tolo scuola: il Pre­si­dente del Con­si­glio ha riba­dito che si tratta di una «prio­rità» e la «riforma entrerà in vigore il primo settembre».

Al netto delle «anti­ci­pa­zioni» tele­gui­date sui gior­nali, nulla di reale ancora si cono­sce sui nodi che il governo non è riu­scito a risol­vere dal 3 set­tem­bre 2014, giorno della piro­tec­nica pre­sen­ta­zione del libretto «La Buona Scuola». I pre­cari iscritti alle gra­dua­to­rie ad esau­ri­mento e quelli del con­corso atten­dono le immis­sioni in ruolo pro­messe (148 mila). Ma i docenti di ruolo igno­rano ancora se gli scatti sti­pen­diali reste­ranno o se il «merito» ser­virà per otte­nere un aumento di sti­pen­dio, bloc­cato dal con­tratto del 2009. Dopo l’inaspettata boc­cia­tura al refe­ren­dum online sulla «Buona Scuola» il governo ha incas­sato il colpo e si è chiuso in un silen­zio imba­raz­zato. In com­penso, ha fis­sato una nuova gior­nata di auto-promozione sulla scuola al tempo di Adriano a Roma per il 22 feb­braio. Si chia­merà «La scuola che cam­bia, cam­bia l’Italia».
Capi­tolo Jobs Act. Il Cdm del 20 feb­braio appro­verà il decreto attua­tivo sulla revi­sione delle tipo­lo­gie con­trat­tuali, il cosid­detto «Codice dei con­tratti». Lo ha detto ieri a Monza il mini­stro del Lavoro Giu­liano Poletti che ne ha sot­to­li­neato «l’urgenza asso­luta». «La vicenda delle ele­zioni del pre­si­dente della Repub­blica fa rife­ri­mento a uno spe­ci­fico atto, nes­suno può scam­biare nulla – ha detto Poletti — sulle riforme biso­gna con­ti­nuare a cam­mi­nare con grande deter­mi­na­zione» Cdm il 20 feb­braio per con­ver­sione e ana­lisi altri decreti. Le Com­mis­sioni par­la­men­tari faranno le loro valu­ta­zioni e il governo con­ti­nuerà sulla sua strada».

Il piano resta quello ex ante l’elezione alla pre­si­denza della Repub­blica di Ser­gio Mat­ta­rella. Per Poletti il governo non torna indie­tro sulle sue «riforme». E, come sem­pre, non offre alcun mar­gini per capire in quale dire­zione andrà que­sto codice. Biso­gna dun­que fare in fretta, ma ieri Poletti non ha detto nulla sul decreto, o sull’abolizione o meno della figura dei Co​.co​.co. Buio asso­luto sulle altre 46 forme di pre­ca­rietà esi­stenti, alle quali si aggiun­gerà il nuovo «con­tratto a tutele crescenti».

Dichia­ra­zioni che hanno riac­ceso subito le pol­veri con la Cgil. «Dia­logo con il governo? È una parola grossa visto che pensa di essere in grado di fare tutto da solo, ma in realtà sta cen­tra­liz­zando, buro­cra­tiz­zando e cor­po­ra­ti­viz­zando il fun­zio­na­mento del Paese» ha rispo­sto il segre­ta­rio gene­rale della Cgil Susanna Camusso, ieri a Napoli per la cam­pa­gna nazio­nale «Lega­lità, una svolta per tutte» con­tro cri­mi­na­lità orga­niz­zata, cor­ru­zione ed eva­sione. Camusso ha rilan­ciato la cam­pa­gna degli edili della Fil­cams Cgil sugli appalti e con­tor il Jobs Act. «Tutta la nor­ma­tiva va riscritta e non sol­tanto la parte sulla clau­sola sociale».

La segre­ta­ria gene­rale Fil­cams Cgil Maria Gra­zia Gabrielli invita a con­si­de­rare il con­tratto a tutele cre­scenti insieme alla can­cel­la­zione dell’articolo 18 per i neo-assunti e il decreto Poletti che ha esteso a 36 mesi la pos­si­bi­lità di atti­va­zione senza cau­sali e con diverse pro­ro­ghe del con­tratto a ter­mine. «Nel cam­bio di appalto – sostiene Gabrielli – i vec­chi assunti rischiano di tro­vare lavoro presso l’azienda suben­trante solo accet­tando un con­tratto a tutele crescenti».

Indi­pen­den­te­mente dalla loro anzia­nità di ser­vi­zio, que­sti lavo­ra­tori saranno licen­zia­bili loro mal­grado e rias­sunti senza le tutele pre­ce­denti garan­tite dall’articolo 18. Per con­tra­stare il Jobs act anche in que­sto set­tore, la Cgil ha pro­mosso una pro­po­sta di legge di ini­zia­tiva popo­lare «Gli appalti sono il nostro lavoro, i diritti non sono in appalto».