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JobAct, i Contratti di solidarietà non sono stati rifinanziati. Pesanti conseguenze sull’occupazione

16/03/2015

Tra i regali natalizi e di fine anno che il Governo ha riservato alle lavoratrici e ai lavoratori di questo paese non compare soltanto il superamento dell’articolo 18 con il primo decreto Jobs Act della vigilia di Natale: il mancato rifinanziamento dei contratti di solidarietà rischia infatti di avere conseguenze pesantissime sull’occupazione.

I Contratti di Solidarietà difensiva sono uno strumento che permette in caso di esuberi di salvare l’occupazione  spalmando equamente il sacrificio su tutti i dipendenti evitando il licenziamento di alcuni.
Questa tipologia di contratti ha conosciuto il loro “momento di gloria” con la vertenza Electrolux ed è stato determinante per la soluzione di quella delicata partita.

Nel terziario (commercio, servizi) nel Turismo (agenzie di viaggio, alberghi) i contratti di solidarietà hanno permesso di evitare la perdita di migliaia di posti di lavoro in questi anni di crisi. Con la legge 147 del 2013 l’ammontare del trattamento integrativo in favore dei lavoratori verso cui operava una riduzione di orario era stato aumentato dall’originario 60% al 70%, mentre dal 2009 al 2013 per effetto di vari provvedimenti era stato portato all’80%.
Salvo miracoli, quindi dal 1 gennaio 2015 l’integrazione torna ad essere solo del 60%, risultando poco incentivante per le aziende che preferiranno licenziare.
Ancor più grave se possibile la situazione delle imprese che non rientrano nel campo della Cigs e in quelle con meno di 15 dipendenti ( la maggior parte dei settori del commercio, turismo e servizi) per cui all’oggi non è stato previsto né dalla legge 190/2014 (legge di stabilità) né dal DL 192/2014 (Mille Proroghe) alcun finanziamento!
Il 2015 rischia di essere un anno drammatico per l’occupazione” afferma Cristian Sesena segretario nazionale della Filcams Cgil, vista la riduzione delle coperture della cassa integrazione in deroga, l’assenza di finanziamenti per i contratti di solidarietà, le restrizioni sui criteri di accesso degli altri ammortizzatori ordinari e l’incertezza sul funzionamento del Fondo di Solidarietà INPS.
Non si tratta di difendere privilegi” prosegue, “Gran parte dei nostri settori sono stati deprivati o rischiano di essere deprivati di strumenti minimi di tutela. Stiamo parlando di decine di migliaia di addetti. Difficile fare il sindacato che contratta in azienda, immagine tanto cara al Premier, senza la possibilità di negoziare soluzioni per chi rischia di perdere il posto di lavoro.”
Come Filcams riteniamo necessario che siano al più presto reperite e destinate risorse economiche adeguate per rendere di nuovo utilizzabili i contratti di solidarietà, da imprenditori e rappresentanze sindacali dei lavoratori. Bisogna, ora più che mai, ragionare in termini di universalità degli ammortizzatori sociali, battaglia che ha visto la CGIL sempre in prima linea.
Le tutele vanno estese non contratte. Dalla crisi non si esce continuando ad espellere su un mercato saturo, forza lavoro. Il lavoro va difeso senza se e ma.