Italiatour (Cit) verso il pareggio nel 2004

07/07/2003



      Domenica 06 Luglio 2003
      Turismo
      Italiatour (Cit) verso il pareggio nel 2004

      In vista un accorpamento delle sedi estere


      ROMA – «Il nostro sforzo è salvaguardare tutti i posti di lavoro e rilanciare le professionalità all’interno di Italiatour. Ma far quadrare i conti il più rapidamente possibile è il nostro dovere, anche per rispetto verso gli investitori». Così il neo presidente Luca Danese sintetizza il nuovo corso di Italiatour, società di tour operating di Alitalia, di cui la Cit ha acquistato l’80% per 9,2 milioni di euro. «Comprarla in questo momento così difficile per il turismo è stato un atto di coraggio», puntualizza Danese, nipote di Giulio Andreotti, un passato da sottosegretario ai Trasporti e un presente da presidente di altre 4 delle 26 società che compongono il gruppo Cit. Ma il business plan di Italiatour appena varato ha fissato traguardi precisi: breakeven nel 2004, ritorno all’utile per il 2005, con l’impegno a tutelare i 200 dipendenti, 100 in Italia, 100 all’estero. «L’obiettivo è riportare Italiatour ai valori del 2000», spiega l’amministratore delegato, Lino Giacobbe. Allora il tour operator di Alitalia produceva quasi il doppio dei ricavi (105,7 milioni, contro i 59,3 del 2002), un valore aggiunto di 10 milioni e un sostanziale pareggio di bilancio (+79mila euro di risultato netto). Da due anni Italiatour è in perdita (-2,2 milioni nel 2001, -1 nel 2002) mentre il valore aggiunto copre appena il costo del lavoro. Ma l’impegno del primo anno in Italiatour «non è guardare ai risultati in termini di numeri. Piuttosto portare la società nel mondo Cit», dice Giacobbe. Alitalia rimasta socia al 20%, secondo Giacobbe rappresenta «una grande opportunità per tutto il gruppo Cit, il cui core business guarda all’Italia come punto di arrivo di un sistema di società estere». Alla compagnia aerea, però, il neo amministratore delegato rimprovera di aver «determinato i limiti di crescita del suo tour operator, che ha sofferto di un nanismo quasi congenito». Il progetto di integrazione tra Cit e Italiatour è partito dai sistemi gestionali, di budgeting e contabilità e sta ora passando per le tecnologie informatiche. Un investimento di un milione di euro permetterà la comunicazione via web tra tutte le società del gruppo e doterà Italiatour di un sistema di prenotazione online. Sul fronte delle sedi estere, la parola d’ordine è accorpare: a partire dalla filiale newyorkese di Italiatour, autentico pezzo pregiato della società, che sarà tutt’uno con Cit North America Corporation nel giro di pochi mesi, anche se i due marchi continueranno a convivere. Allo stesso tempo, saranno unificate le società olandesi, tedesche e francesi, razionalizzate le altre sedi, potenziati gli accordi commerciali con i tour operator del mondo. Anche Offshore, il marchio per l’outgoing di Italiatour, sarà mantenuto, sia pure in sinergia con quello di Cit. «Nel tempo faremo scelte più radicali perché la confusione dei marchi non giova – afferma Giacobbe – Ma cassare dei brand in questo momento vuol dire rischiare di perdere segmenti di mercato». Nel frattempo, il business plan di Italiatour punta sull’incoming, che genera oltre il 70% del fatturato: «Il punto di forza è la capacità di creare sinergie nella contrattazione per l’acquisto del prodotto. Proprio l’anello che mancava alla filiera di Cit», dice Giacobbe. Le società estere di Cit, infatti, comprano camere d’albergo e servizi turistici nel nostro Paese ognuna per conto suo, mentre Italiatour ha da tempo centralizzato gli acquisti. «Ora la contrattazione sarà di gruppo – promette Giacobbe – e Italiatour diventerà il punto focale dell’accoglienza in Italia di tutta la Cit».
      ALESSANDRA GERLI