«Italiani, vi prometto meno ferie»

29/03/2004


  Politica




29.03.2004
«Italiani, vi prometto meno ferie»
di Roberto Rossi

Il clima di suspense era stato creato dal ministro Giulio Tremonti il giorno prima. Silvio Berlusconi era atteso a Cernobbio, sulle riva del lago di Como dove si svolgeva il sesto Forum della Confcommercio, per annunciare riforme in grado di dare la scossa a una economia italiana dal fiato corto. E ieri, «il rivoluzionario liberale», secondo una sua autodefinizione, le ha rese note.

Quali? Queste: riduzione della pressione fiscale, con l’Irpef che scenderà dal 46 al 33%, lotta agli sprechi statali, riforma delle pensioni, sforamento del tetto del 3% del rapporto deficit-Pil imposto dal Patto di stabilità e, dulcis in fundo, meno ferie per gli italiani.

La platea, quella dei commercianti, che solo due giorni prima aveva invocato riforme shock per evitare una deriva argentina, sembra apprezzare. Si inizia da quella più attesa: la riduzione delle tasse con l’abbassamento dell’Irpef al 33%. «Una riforma giusta», un impegno, preso all’inizio del mandato e non ancora rispettato, che servirà anche a combattere «l’evasione fiscale». «Se lo Stato ti chiede il 62% – ha detto Berlusconi – è chiaro che il cittadino fa tutto il possibile per non pagare. Se ti chiede invece il 33% è giusto invece pagare». «E che nessuno pensi che la riduzione dell’Irpef al 33% la faccio per me. Vi posso garantire che quello che risparmio sull’imposta lo darò tutto in beneficenza».

La riforma, assicura il premier, sarà pronta prima delle elezioni europee. «Solo così i consumi torneranno a crescere, lasciando più soldi nelle tasche dei cittadini». Con la gente che consuma di più e che, finalmente, paga tutte le tasse («confidiamo nell’etica dei cittadini»), lo Stato recupererà il 50-60% dei mancati introiti generati dalla riduzione dell’aliquota. E il restante 40%? «Bisogna lavorare di fantasia», ha sostenuto ancora Berlusconi, «bisogna ridurre gli sprechi». Come quelli nella pubblica amministrazione, dove il 40% dei dipendenti non è produttivo.

Ma non solo. Si dovrà, ed ecco la vera novità, lavorare di più sull’esempio dello stesso presidente che «lavora fino alle due di notte, sabato e domeniche comprese». «Ci sono molte festività in eccesso, dovremo far lavorare di più gli italiani. Ci sono troppi ponti festivi» fa sapere Berlusconi. Un taglio dei giorni di vacanza produrrà, giura il premier, questa volta risparmiando le teste dei figli, «un benefico effetto sul pil».

E se questo non dovesse bastare, l’Italia, alla faccia del Commissario europeo alla Concorrenza Mario Monti, anche lui presente al Forum, è pronta a sbriciolare quello che resta del Patto di stabilità. «Non è un reato superare il 3% del deficit». «Noi non vogliamo superarlo – puntualizza il premier – ma a volte un deficit di breve periodo può essere positivo per superare una fase di stanchezza economica». E poi perché non farlo? «L’Italia è riuscita a restare a posto con i conti pubblici, paesi più importanti come Germania e Francia si apprestano ancora a violarlo anche nel prossimo anno».

Infine le pensioni. Una riforma che ci è chiesta dall’Europa, che è stata cambiata – «abbiamo accettato l’80% delle richieste fatte dai sindacati» -, ma che è indispensabile. «I costi della previdenza – aggiunge Berlusconi – ci dicevano, in maniera impossibile da non vedere, che tra qualche anno non ci sarebbe stato più denaro per pagare le pensioni ad una popolazione anziana in continua crescita». Una popolazione che non si potrà neanche consolare con le ferie. «Non so se sorridere o arrabbiarmi», è stata la reazione del segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta. «Non mi sembrano che siano proposte che vanno nella direzione che noi auspichiamo. Il problema non è se lavorare una giornata in più o in meno. Qui il problema vero è quello di creare lavoro in più».

«Cosa ci vuole togliere, il 25 aprile e il primo maggio?» ha detto la segretaria confederale della Cgil, Morena Piccinini. «La verità è che che non solo Berlusconi non ha capito nulla delle nostre proposte e preoccupazioni ma nemmeno vuole affrontare i problemi veri del Paese. Ha la testa spostata sul calcio e a questo punto dico, povero Paese».