Italiani sfiduciati e poveri

21/12/2005
    mercoledì 21 dicembre 2005

      Pagina 4- Primo Piano

      RAPPORTOIRRILEVANTE LA RIDUZIONE DELL’IRPEF, IMMUTATI I COMPORTAMENTI

        Italiani sfiduciati e poveri
        «Uno su due non risparmia»

          ROMA
          Gli italiani si sentono più poveri, e il loro giudizio sul reddito che percepiscono ha segnato un «netto peggioramento» quest’anno. Le famiglie diventano così «cicale per necessità» e quelle che non riescono nemmeno a risparmiare conquistano la maggioranza assoluta: salgono al 51%, il record storico. A ravvivare i consumi o a rimpinguare il salvadanaio non è servita nemmeno la riduzione dell’ Irpef: l’81% dei contribuenti non ha modificato il proprio comportamento perchè il calo «è stato di importo troppo limitato e non è stato indice di un cambiamento duraturo della politica fiscale».

            A fotografare le difficoltà degli italiani e il loro rapporto con il risparmio è il rapporto 2005 Bnl-Centro Einaudi, basato su un’indagine Doxa realizzata fra un migliaio di risparmiatori. «Il dato del 2005 – si legge nella parte del rapporto relativa al giudizio degli italiani sul reddito corrente – indica un netto peggioramento, che riporta la valutazione sul reddito corrente al valore medio del periodo 1993-1996, uno dei periodi più difficili per l’Italia». In particolare, è scesa dal 92 all’89% la percentuale degli intervistati che esprimono un giudizio di «sufficienza o più che sufficienza» del reddito percepito. Nello stesso tempo, nel 2005 sono aumentati dall’8,3 al 10,6% coloro che ritengono di avere un reddito «insufficiente» o «del tutto insufficiente».

              Quanto al futuro, la percentuale di chi ritiene di poter disporre al momento del pensionamento di un reddito «più che sufficiente» scende all’8% dall’11% dello scorso anno. Serpeggia dunque fra le famiglie una sensazione di «forte preoccupazione per il futuro», nonostante la crescita, definita «sensibile» dagli economisti autori del rapporto, del loro patrimonio, grazie all’andamento dei prezzi immobiliari, delle azioni europee e dei prezzi dei bond.

                Di pari passo, gli italiani si indebitano di più e risparmiano di meno. Nel 2004 (ultimo anno disponibile) è proseguita la tendenza delle famiglie ad accumulare indebitamento lordo, giunto al 28% del Pil. Uno scenario che vede gli italiani comportarsi sempre più come cicale, ma «per necessità, e non per scelta», si legge nel documento di quasi 150 pagine. Il 51,4% degli italiani – spiega infatti il rapporto, giunto quest’anno alla sua XXIII edizione – non ha risparmiato nel 2005. Una percentuale elevata, che continua ad aumentare: era al 48% nel 2004 (quando era stato superato il precedente massimo storico del 50% del 2001), al 45% nel 2003, al 38% nel 2002. E non è riuscita a fermare questa tendenza la politica di riduzione delle tasse attuata nel corso del 2004: che per il 4% degli intervistati ha avuto un impatto positivo sul consumo, e per il 15% sul risparmio.

                  Secondo gli economisti che hanno curato il rapporto, ci sono le pensioni in cima alle preoccupazioni del risparmiatore italiano. «Cinque italiani (e otto giovani italiani) su dieci sono incerti sul livello della pensione pubblica, ma solo la metà di questi cerca di reagire a questa situazione d’incertezza». A fronte dell’incertezza per la pensione pubblica, infatti, i fondi pensione sono ancora poco diffusi: il 25% degli intervistati ha una polizza sulla vita (era il 28% lo scorso anno), il 16% (22% nel 2004) aderisce a un fondo di pensione di categoria, il 6,5% (6,9% nel 2004) a un fondo pensione aperto. L’incertezza è confermata anche dal fatto che quattro italiani su dieci non toccano il proprio dossier titoli da almeno due anni. La sicurezza nell’investimento resta al primo posto tra gli obiettivi d’investimento per il 55% degli intervistati. E il 47% dei circa 1000 risparmiatori intervistati si dichiara «per niente favorevole a correre rischi nel campo degli investimenti finanziari pur di aumentarne il rendimento atteso».

                    Risparmio, reddito e pensioni riscuotono però un maggiore ottimismo fra i giovani: solo il 10% di chi ha fra i 20 e i 30 anni ritiene che al momento della pensione avrà un reddito insufficiente, contro il 17% di chi ha 30-50 anni. E solo il 5% dei giovani ritiene che nei prossimi 10 anni il reddito scenderà o non crescerà, contro il 20% di chi ha 30-40 anni, il 27% di chi ha 50-60 anni e il 47% di chi ha oltre 60 anni.