Italiani senza lavoro, senza fiducia

21/12/2004

    martedì 21 dicembre 2004

    Italiani senza lavoro, senza fiducia
    L’occupazione non cresce. Nel Sud giovani e donne perdono la speranza

    Marco Tedeschi

    MILANO Ancora brutte notizie dal fronte dell’occupazione, e questo nonostante i proclami trionfalistici dell’esecutivo Berlusconi. Nel terzo trimestre 2004 il numero degli occupati (dati destagionalizzati) è stati pari a 22,417 milioni, in aumento di un modesto 0,1% rispetto al trimestre precedente. Se si guarda invece ai dati non destagionalizzati, il numero degli occupati è di 22,485 milioni, in aumento dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2003.

    L’Istat ha fornito anche i dati relativi al tasso di disoccupazione: al netto dei fattori stagionali è risultato stabile all’8,1% rispetto al trimestre precedente, mentre il dato non destagionalizzato indica un tasso di disoccupazione al 7,4%, sei decimi di punto in meno rispetto al terzo trimestre 2003. Il tasso di occupazione (età tra i 15 ed 64 anni) è al 57,7%, -0,2% rispetto allo stesso periodo 2003.


    «I dati istat, per altro ancora frammentari, ci dicono che il tasso di occupazione, cioè il numero di occupati sugli italiani in età da lavoro, è fermo – ha commentato Pierluigi Bersani, responsabile economico ds -, mentre il tasso di disoccupazione cala perché cala in modo impressionante il numero di chi cerca attivamente il lavoro, segnalando «un grave scoraggiamento delle fasce più deboli della popolazione, soprattutto del sud e delle donne».
    Dello stesso tenore le parole di Tiziano Treu, responsabile Lavoro della Margherita: «Nell’attuale situazione di crisi dell’economia italiana, dove alla mancanza di crescita si accoppia la scarsa competitività, i dati Istat relativi all’andamento della disoccupazione non posso essere letti in termini positivi. L’andamento dell’occupazione non dipende dai provvedimenti del governo, la legge 30 è solo in rodaggio e in ogni caso il calo della disoccupazione non è un segnale di per sé sufficiente per trarre indicazioni confortanti sull’andamento della nostra economia».


    Treu conclude ricordando come «la crisi economica ha purtroppo bloccato la crescita dell’occupazione che negli anni passati grazie ai provvedimenti del centrosinistra era stata consistente. Attenzione dunque a trascurare le cause della crisi cioè la bassa competitività e di conseguenza il blocco dell’occupazione. La verità è che la sfiducia e la mancanza di occasioni spimgono la gente a non presentarsi sul mercto del lavoro».


    Non dissimili le reazioni delle forze sociali. «Non è vero che diminuisce il tasso di disoccupazione, è vero piuttosto che aumenta il tasso di sfiducia soprattutto di donne e giovani, soprattutto meridionali nella possibilità di trovare un lavoro, che, dunque, non viene più neanche cercato». Marigia Maulucci, segretario confederale della Cgil, ha anche sottolineato come in base ai dati diffusi dall’Istat risulta «diminuire l’occupazione in tutti i settori produttivi, il terziario non compensa l’emorragia dell’industria, il mezzogiorno ripiomba nella disoccupazione e le donne stanno a casa».


    «Il dato Istat del terzo trimestre conferma ed aggrava quello precedente – ha invece dichiarato il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni -. In Italia, infatti, l’occupazione non cresce, ma cala rispetto allo stesso periodo dello scorso anno in relazione all’incidenza sulla popolazione. E questo accade per la prima volta dal 1999. Quella che diminuisce è la disoccupazione, ma come afferma lo stesso Istituto centrale di Statistica, ciò avviene per via di un effetto generalizzato di scoraggiamento soprattutto dei giovani, delle donne, e particolarmente nel Mezzogiorno. L’esatto contrario dell’effetto che la propaganda del Governo attribuiva alle nuove norme sul lavoro».