Italiani sempre al lavoro

21/10/2004

            giovedì 21 ottobre 2004

            Pagina 41 – Economia

            Sondaggio di una Fondazione di Dublino su un campione di 17 mila persone, ma da noi meno risposte. Donne più "virtuose" degli uomini
            Italiani sempre al lavoro
            solo il 9% va in malattia
            Finlandesi i più assenteisti, greci presenzialisti

            ROMA – E´ un´Europa a testa in giù quella che viene fuori dall´ultima indagine sul lavoro. Un´indagine che voleva scoprire quante persone – uomini e donne, lavoratori e lavoratrici – non si presentino al lavoro perché malate. Idea comune è che quelli del Nord siano più solidi, più fedeli. Lo studio, finanziato da una fondazione di Dublino, dice l´esatto contrario. Il primato delle assenze per malattia va ai finlandesi. Ventiquattro lavoratori finnici ogni 100 dichiarano almeno un giorno di malattia in un anno di lavoro. Seguono gli olandesi (20,3 per cento), i tedeschi (18,3); quindi lussemburghesi e svedesi (con circa il 17). A metà classifica troviamo austriaci, belgi e francesi. Ecco poi i danesi (12,4 per cento), e ancora spagnoli e inglesi (poco sopra l´11). E gli italiani, invece? Ogni 100 lavoratori, meno di 9 dicono di essere restati a casa un giorno (o più) per febbre, indigestione, mal di denti o altri acciacchi. Più presenti degli italiani, soltanto portoghesi, irlandesi e infine i greci, i più bravi di tutti.

            L´indagine è stata finanziata da una fondazione di Dublino che studia come migliorare le condizioni di vita e lavoro degli europei. I quattro ricercatori – tre con base in Spagna ed uno texano – arrivano a poche ma precise conclusioni. Notano intanto che i lavoratori del Nord Europa sono più fragili di quelli del Sud. Le loro assenze – ipotizzano ancora i ricercatori – sono effetto di un sistema di garanzie totale, che non procura alcuna penalità in caso di malattia. Infine, i lavoratori maschi sono lievemente più assenti delle colleghe. In Italia non timbra il cartellino (per un malanno) il 9,9% degli uomini contro il 6,4% delle donne.


            Ma qual è il metodo d´indagine? I ricercatori (Gimeno, Benavides, Benach e Amick III) hanno organizzato interviste personali con più di 21 mila lavoratori nei 15 Paesi comunitari (siamo nel 2000). Una buona fetta di intervistati è stata scartata per varie ragioni. Esclusi ad esempio i precari, ingaggiati per semplici tirocini di prova; e i soggetti che non davano informazioni sufficienti sul loro tipo di contratto. Questa selezione ha ridotto il campione di intervistati a 16 mila 257 unità.


            Tutte credibili e complete le risposte? I ricercatori avvertono che i lavoratori italiani sono stati tra i meno disponibili all´intervista, come dimostra un tasso di «mancata risposta» del 61%. Ora l´indisponibilità al confronto con gli intervistatori è un elemento che può incidere sui risultati della indagine. Ma non al punto da compromettere il suo fondamentale verdetto. Quello per cui i lavoratori greci e italiani si ammalano meno, anche molto meno di olandesi, tedeschi e finlandesi.


            L´indagine, com´è ovvio, non risponde ad un´altra domanda chiave. Se, cioè, questi giorni di malattia siano tutti sinceri oppure frutto di pigrizia e disonestà. Loro, i primatisti europei dell´assenza, i finlandesi, potranno sempre citare (a loro favore) l´indagine dell´organizzazione "Trasparency International" (Trasparenza Internazionale). Per il quinto anno consecutivo, l´organizzazione assegna alla Finlandia la medaglia di Paese più onesto del Mondo, meno sensibile cioè alle sirene della corruzione. La classifica – stilata in base alle valutazioni di esperti ed uomini di affari – vede l´Italia al quarantaduesimo posto, su un totale di 145.


            (a.fon.)