Italiani pessimisti sull’economia sia in famiglia che nel mondo

25/01/2005

    martedì 25 gennaio 2005

    sezione: EUROPA – pagina 4

    Sondaggio internazionale / La percezione del futuro

      Italiani pessimisti sull’economia sia in famiglia che nel mondo

        Sul giudizio generale pesa la guerra, che porta a guardare con sfiducia alla crescita globale

          R.SOR.

            MILANO • Fiduciosi sul futuro delle loro famiglie, scettici sul destino economico dei loro Paesi e del mondo intero. È una visione un po’ paradossale quella dei cittadini di 22 nazioni diverse, intervistati nel sondaggio di GlobeScan/Eurisko realizzato per conto di Bbc World Service/Il Sole-24 Ore. Noi italiani, controcorrente, sembriamo invece privi di contraddizioni: siamo in maggioranza pessimisti, su tutto.

            I risultati del sondaggio sono molto chiari. Il 47% degli intervistati (sono 22.953) crede che le condizioni economiche delle loro famiglie stia migliorando, il 36% che stia peggiorando. Il contrario avviene quando il discorso si sposta ai rispettivi Paesi di appartenenza: il 48% è pessimista, il 41% è ottimista. Il mondo, nella percezione degli intervistati, sembra invece andar davvero male: il 44% vede nero, mentre solo per il 34% il futuro sarà roseo.

            Fiducia e guerra. La contraddizione è piuttosto evidente: la situazione economica di una nazione non è diversa dalla somma dalle condizioni degli individui che la compongono. Tra i pochi a essere immuni da questo paradosso ci sono gli italiani. Purtroppo, perché il 58% è pessimista sulla situazione familiare, l’81% sulle condizioni del Paese, il 67% su quelle del mondo intero. L’ottimismo decisamente scarseggia: tra gli italiani è fiducioso solo il 15% sulla famiglia, il 12% sul Paese e il 17% sul mondo.

            Complessivamente è una situazione delicata. «Le persone stanno mostrando una tendenza a sottovalutare l’economia mondiale e, fino a un certo punto, quella del loro Paese», spiega Steven Kull, direttore del Program on International Policy Attitudes (Pipa) dell’Università del Maryland che ha collaborato al sondaggio. «Sembra esserci una paradossale tendenza, tra la gente, a dire: "Io sono ok, ma il mondo non lo è"».

            È un fenomeno da prendere in seria considerazione, secondo Kull. «I politici — aggiunge — devono prendere nota di questa tendenza a sottostimare l’economia mondiale: potrebbe spingere i cittadini a non riconoscere i benefici di politiche politicamente controverse come una maggiore apertura al commercio internazionale o i programmi di aiuto per sostenere i Paesi poveri a sviluppare le loro economie».

            Forse c’è un motivo per questa tendenza: la guerra. «Il sondaggio — suggerisce Doug Miller, presidente di GlobeScan — mostra che anche prima dello tsunami asiatico pochi cittadini erano fiduciosi nell’economia globale o anche in quella del loro Paese. Possono fare affidamento nelle loro finanze, ma vedono un mondo in conflitto e sono preoccupati di come tutto questo potrà colpire l’economia globale».
            I numeri. Le cifre complessive nascondono evidentemente una realtà molto variegata. Nazionalità, reddito, istruzione incidono fortemente sulla percezione dell’andamento dell’economia.

            I più pessimisti sull’andamento dell’economia mondiale sono i sudcoreani (82%), seguiti da italiani (67%), filippini (65%) e messicani (62%). Sono, più o meno, le stesse persone che vedono nero quando pensano al loro Paese: i meno fiduciosi sono infatti i sudcoreani (88%), gli italiani (81%) e i francesi (74%) nelle economie più sviluppate; i libanesi (77%), i filippini (82%) e i messicani (66%) tra i Paesi emergenti.
            Quando si passa alle singole famiglie, la lista cambia un po’.

            Restano più che perplessi i sudcoreani (il 71%), i messicani (69%) e gli italiani (58%). I filippini però, a sorpresa, sono invece molto sicuri del loro piccolo mondo: il 68% di loro vede rosa, insieme all’86% dei cinesi, il 77% degli indiani e anche — ma prima della tragedia dello tsunami — il 71% degli indonesiani.

            Incide naturalmente il livello culturale: il 51% degli intervistati con alta istruzione e il 50% di quelli "medi" è ottimista sulla situazione famigliare, contro il 36% dei meno fortunati. Analogamente accade per i livelli di reddito: vede un futuro roseo — e non è certo una sorpresa — il 64% dei più ricchi, e il 37% dei poverissimi. Leggermente più positivi inoltre gli uomini (49% contro il 46%) e i più giovani: il 61% nella fascia di età 18-24 anni, contro il solo 28% tra coloro che hanno più di 65 anni.