Italiani angosciati dal lavoro: no alla flessibilità e alla riforma delle pensioni

21/01/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
017, pag. 5 del 21/1/2003


Lo rivela un’indagine di Cnel e Eurisko sui temi rilevanti della vita nazionale.

Italiani angosciati dal lavoro
No alla flessibilità e alla riforma delle pensioni

Il lavoro è al primo posto tra le preoccupazioni degli italiani, che dicono no alla riforma delle pensioni e a una maggiore flessibilità delle imprese di licenziare o assumere.

Lo rivela la tradizionale indagine ´L’Agenda degli italiani’, realizzata dal Cnel in collaborazione con l’Eurisko per misurare il grado di priorità attribuito dagli italiani a temi rilevanti della vita nazionale. La maggioranza degli italiani vuole poi che le decisioni in materia di economia vengano adottate con il metodo della concertazione, mentre la quasi totalità è convinta che con l’entrata dell’euro i prezzi siano aumentati e stiano ancora aumentando. Secondo l’indagine del Cnel, realizzata alla fine del 2002 e basata su un campione rappresentativo della popolazione (oltre 4 mila casi), il lavoro preoccupa il 30% dei cittadini, portandosi al primo posto nella speciale graduatoria, contro il 28% del 2001 quando occupava la seconda piazza.

Le preoccupazioni per il lavoro superano quelle per la criminalità che nel 2001 era avvertita dal 35% della popolazione, mentre nel 2002 la quota è scesa drasticamente al 22%. Inoltre, il 52% è contrario all’introduzione di nuove forme di flessibilità nel mercato del lavoro con una quota che sale al 52% contro il 45% dell’anno precedente. Gli italiani favorevoli sono solo il 32%, in calo rispetto al 39% di un anno prima. Sale poi dal 20 al 23% la quota di cittadini contrari al salario d’ingresso, vale a dire all’idea che un giovane debba accettare una retribuzione più bassa, pur di cominciare a lavorare. Ancora più netto il no degli italiani alla riforma delle pensioni: il 63% (61% nel 2001) ritiene che non si debba intervenire sul sistema previdenziale ´perché non devono essere sempre i pensionati a pagare’.

Tendenza confermata dal calo (dal 30 al 26%) di coloro i quali ritengono, invece, che il sistema attuale sia troppo oneroso e che sia necessario pertanto ridurne i costi. Dall’indagine viene fuori una sostanziale fiducia nel sistema sanitario pubblico: lo appoggia il 63% degli italiani (58% nel 2001), mentre a favore di un affidamento ai privati è appena il 25%, in flessione rispetto al 29% del 2001.

Se il lavoro preoccupa di più, cala tuttavia la certezza delle garanzie nel mercato: meno persone sono convinte che lo stato debba assicurare un posto a tutti (52% contro 55% del 2001), ma pure che le imprese debbano essere libere di operare (37% contro il precedente 38%). E passiamo all’inflazione: il 95% degli italiani è convinto che con l’entrata dell’euro i prezzi sono aumentati, mentre l’89% ritiene che stiano ancora aumentando. Nel 2001 il pericolo inflazione era avvertito invece dal 91% della popolazione. L’impatto della moneta unica sembra, dunque, preoccupare di più, anche se resta notevolmente maggioritaria la quota di chi si dichiara ormai competente nell’uso dell’euro (88%).

Le difficoltà di utilizzo si concentrano nell’eccesso di monete metalliche: preferirebbero banconote da 1 e 2 euro, rispettivamente, il 59% e il 65% degli italiani.

Gli italiani ritengono poi che per affrontare i problemi dell’economia bisogna ricorrere al metodo della concertazione: il 76% (72% nel 2001) ritiene che il governo, prima di prendere decisioni importanti, ´dovrebbe consultare sindacati e imprenditori’. Ma la maggior parte della popolazione continua a non sentirsi rappresentata adeguatamente (66% contro 64% del 2001). In proposito, resta stabile il grado di rappresentatività dei sindacati (11%), mentre aumenta quello del volontariato (5%). Infine le privatizzazioni, di cui diminuiscono i fautori (18% contro il 20% del 2001), mentre crescono i sostenitori del controllo statale (dal 71 al 73%).